Viva l’Oligarchia Rappresentativa!

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Uno dei totem del mondo civilizzato è sicuramente la democrazia rappresentativa. Osannata, invocata, difesa e addirittura utilizzata come scusa per condurre esportazioni di essa in paesi poco “moderni” e “democratici”. Però fin dalla sua comparsa ha attirato numerose critiche, fra cui quelle efficaci della scuola elitista (https://it.wikipedia.org/wiki/Elitismo), a causa delle sue inefficienze momentanee o intrinseche. Nonostante tutto si è diffusa su scala planetaria in maniera inarrestabile, salvo incontrare resistenze e un sostanziale stop proprio nel XXI sec. Da una parte molti regimi non democratici hanno continuato a resistere mantenendo il loro modello non conforme a quello occidentale. Dall’altra parte paesi che avevano ad un certo punto accettato il modello liberal-democratico rappresentativo hanno conosciuto un’involuzione definita molto spesso “democratura”. Lo stesso Occidente sembra essere entrato in una strana decadenza dove aumentano le crepe e le disillusioni dei cittadini. Ma questo emergere del lato oscuro della democrazia rappresentativa non è altro che lo svelamento palese della reale faccia del modello di governo attuale. Il famoso “governo del popolo in nome del popolo” in realtà è sempre stato una rete di oligarchie più o meno fluide (politiche, economiche, mediatiche, intellettuali e militari), di cui una sola “legittimata” dal voto.

Nei momenti migliori della storia democratica le élites sono sempre state molto attente a celare il fattore “oligarchia”, tenendo a freno certi leomidot2istinti predatori e rispettando in linea di massima alcune prescrizioni del buon funzionamento democratico. Con il passare dei decenni questa accortezza è venuta a meno, mentre le repubbliche sono degenerate in partitocrazie, lobbycrazie, oligarchie de facto o democrature. Il tasso di fiducia nei partiti politici è crollato ai minimi termini, così come il tasso di astensionismo ha continuato a salire, lentamente ma inesorabilmente.
Con la crisi economica del 2007/8, il perdurare del declino della classe media occidentale e il moltiplicarsi delle crisi ai confini del primo mondo (terrorismo, guerre, migrazioni) si è aggiunto un ulteriore problema: l’incapacità nel risolvere i problemi che stanno attanagliando la nostra società da parte dei leader votati. La mediocrità unita all’impotenza dei partiti politici nei confronti di altri poteri (soprattutto quelli economici transnazionali) ha probabilmente innescato una mutazione decisiva che si svilupperà nei prossimi anni: il passaggio da un governo liberal-democratico a un’oligarchia rappresentativa in modo ufficiale.

Se osserviamo attentamente molte delle democrazie attuali notiamo una lentezza esasperante nel fornire soluzioni a problemi estremamente complessi (ed estremamente veloci), oltre che tutta una serie di problematiche governative determinate dal mondo dei mass-media. La popolazione esasperata non fa altro che richiedere soluzioni rapide, mentre i politici se ne inventano di tutti i colori per illudere le masse. Quindi è probabile che nel caso di una prossima crisi si arrivi ad un svolta netta. Una svolta che potrebbe paradossalmente avere i suoi lati positivi (oltre a quelli negativi), essendo meno ipocrita, volta ad eleggere un potere chiaro, ovviamente oligarchico, e decisamente meno attento ai compromessi al ribasso. In sintesi un sistema del genere potrebbe configurarsi in questo modo:

- la fine del sistema proporzionale con un sistema che premia solo il partito vincitore consegnandogli il 60% dei seggi. Il tutto in un sistema monocamerale, evitando il bicameralismo e il continuo rimpallo delle leggi.

- le elezioni dilatate ad un periodo di 10 anni, in modo da conferirgli un valore superiore. Negli Usa attualmente un presidente può essere azzoppato dopo appena due anni con le elezioni di mid-term, che spesso consegnano una o tutte le due camere allo schieramento avversario. leomidot3Questo ha comportato il continuo rallentamento delle azioni del governo, oltre a ridicole chiusure delle amministrazioni pubbliche (http://www.ilpost.it/2013/10/07/shutdown-stati-uniti/).
Un mandato di 10 anni inoltre eviterebbe la campagna elettorale perenne, con premier e partiti costantemente impegnati a guadagnare consenso, invece che a governare. Dopo un decennio sarebbero tangibili i reali effetti del governo in carica, dato che spesso le riforme economiche più profonde hanno efficacia dopo anni, e non dopo qualche mese.

- onde evitare l’avvento di una piena dittatura, dovrebbero rimanere le garanzie date dalla carta costituzionale, modificabile solo con il consenso dell’80% delle forze politiche e referendum annesso.

Questa evoluzione migliorerà il governo? Non è detto. Al contrario della retorica imperante, tutti i sistemi di potere umani hanno presentato in millenni di storia classi dirigenti valide e classi dirigenti disastrose. La stessa democrazia rappresentativa, tanto celebrata come sistema efficiente o meno peggiore (Churchill dixit), in altre nazioni ha dato una pessima prova, trasformandosi nelle famose repubbliche della banane o in terribili farse.
Il sistema elettorale e i vari pesi/contrappesi non fanno una classe dirigente valida. Ma possono quantomeno evidenziare il reale potere e i veri ruoli di chi comanda, oltre che far cadere l’eterna ipocrisia sul governo del popolo, che non ha mai governato niente, ma subito e solo subito in saecula saeculorum (salvo rare eccezioni, gli stessi referendum sono o influenzati dalle forze mediatiche o dimenticati se non corrispondono ai voleri della classe dirigente nel suo complesso. E su tematiche estremamente importanti, tipo i trattati commerciali leomidot4internazionali, non vengono fatti o non è possibile farli).

Di fronte a simili scenari molti grideranno alla morte della democrazia, all’avvento del regime, ecc, ecc. I sinceri democratici, eterna esigua minoranza, finiranno tritati esattamente come sono finiti tritati i ribelli siriani moderati nel 2012. Purtroppo la democrazia rappresentativa funziona minimamente solo in presenza di una popolazione attenta, riflessiva e pronta ad attivarsi a livello di massa grazie alla guida di gruppi dirigenti validi e all’altezza. Una condizione ideale che si verifica raramente nella Storia.
Altri ci troveranno un parallelo con la situazione attuale (specialmente italiana); in questo caso le riforme del governo renziano non c’entrano niente, in quanto come tutti gli altri governi occidentali continua a reiterare la storiella della santa democrazia (la loro…) e la sostanziale ingovernabilità del Paese (a cui nessuno vuol realmente porre rimedio).
Il giorno in un cui un movimento, partito o forza proporrà la fine della democrazia rappresentativa e griderà “viva l’oligarchia rappresentativa!”, sarà il giorno decisivo che farà cambiare la storia dell’Occidente. Nel bene e nel male.

Come sempre.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Francesco

    Condivido e colgo, pur non avendo studiato, Gaetano Mosca, Pareto e anche Massimo Fini. In effetti la democrazia, almeno su base locale, è quasi autentica solo in Svizzera.

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