Via dalla pazza folla: viaggio nelle atmosfere idilliache e tragiche dal romanzo al film

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Via dalla pazza folla, romanzo scritto da Thomas Hardy nel 1874, è proprio in questi giorni nelle nostre sale cinematografiche grazie alla rivisitazione della storia realizzata dal regista Thomas Vinterberg, dopo le versioni del ‘15 e del ‘67.

BookCoverViaUna trama incentrata sul personaggio di Bathsheba Everdene, prima vera eroina ribelle ed indipendente di Hardy, alle prese con l’eredità di una grossa fortuna in termini di proprietà terriera, che la vede dimenarsi nel mondo rurale e bucolico degli uomini, mentre cerca incondizionatamente di barcamenarsi tra la corte di tre gentiluomini che la vogliono tutta per sé.

Il mondo rappresentato da Hardy coincide con una maestosa e lussureggiante campagna che la sua penna devota all’arte della narrazione superiore, rende a meraviglia, pulsante e vivida e nondimeno la sceneggiatura di David Nicholls riesce ad incarnarne perfettamente la forma e l’effetto sullo sguardo incantato del pubblico spettatore.

Le scene riflettono le descrizioni del libro: sono ampie, respirano, infondono calore e magia. Il verde incontaminato, l’oro del sole al tramonto, il riverbero incontrastato dell’azzurro del cielo che sbatte violento sulla terra che ospita gli alberi attraverso cui filtrano i colori del paradiso.

Ed è un vero paradiso quel contesto rurale e bucolico, quella natura così ospitale e degna di essere vissuta, accudita, protetta.

Bathscheba

Bathscheba

Bathsheba, interpretata dalla dolcezza e dalla bravura di Carey Mulligan è lì, in tutta la sua ribellione e insensatezza. La Mulligan porta sulla schermo l’eroina e ancora di più di quanto Hardy abbia trasmesso con le sue splendide parole. Una perfetta armonia di fisicità e di sguardi, di gesti e parole, significati e rimostranze che rendono reale l’approccio romanzato, portato sul grande schermo dopo aver acquistato ancora più valore.

La musica iniziale che accompagna la prima scena del film, quella che lascia intravedere una lieve angolazione di quelli che saranno i due protagonisti della storia, Bathsheba e Gabriel, inonda i sensi accompagnando la vividezza delle immagini paesaggistiche dorate e sognanti, riempendo ancor prima di iniziare, l’atmosfera di un senso compiuto fatto di sentimenti ed emozioni pronte ad esplodere.

Rispetto al romanzo, nel quale la figura centrale è quella di Gabriel Oak, che dopo aver perso tutte le sue ricchezze è costretto a cercare lavoro proprio presso Bathsheba, ossia la donna che lo aveva poco tempo prima rifiutato, nel film la colonna portante diventa Carey Mulligan con il suo personaggio irrequieto ed istintivo, desideroso di autonomia e di libertà. Il suo sofferto rifiuto dell’amore di Oak all’inizio, mostra quanto la sua anima soffra terribilmente qualsivoglia impegno amoroso e matrimoniale, temuto per la prospettiva di una insopportabile restrizione della libertà. Così per uno strano gioco fatto di orgoglio e di difesa della propria dignità di donna, Bathsheba compie il suo primo sbaglio, allontanando Gabriel, nonostante provi per lui un’inammissibile attrazione che tenterà anche in futuro di celare.

Locandina filmMatthias Schoenaerts interpreta Gabriel Oak. La sua versione del personaggio di Hardy è perfetta. La sua fisicità imponente e protettiva trasmette quel senso di sicurezza necessario per rendere il suo carattere completo esattamente com’è nel romanzo. Il suo sguardo calmo e sicuro, i suoi comportamenti, la sua apparente pacatezza diventano un punto di riferimento per la sua amata e per l’intero sostentamento della fattoria. Schoenaerts è un attore che apprezzo molto, ultimamente alla ribalta per diverse interpretazioni e che ho ritenuto dignitosamente capace di rappresentare la completezza di Oak, la sua avvedutezza, il suo sentimentalismo però filtrato dal silenzio e dalla perseveranza. La sua figura è un porto sicuro per Bathsheba ma non per questo egli è disposto a sottostare ai suoi capricci o a lasciarsi calpestare dalle sue frivolezze. Il suo è un amore eterno che si scontra fin troppo spesso con la passionalità e l’irruenza dell’altra e che deve soprattutto nascondere nella solitudine e nell’oscurità il proprio desiderio di possederla. I suoi rivali sono due e sono altresì personaggi ben definiti, ognuno di loro diverso e capace di trasmettere al lettore e nel film, allo spettatore, la migliore sfilata dei propri pregi e difetti.

Un’umanità variegata dalla quale oltre al coro di personaggi rurali con le loro canzonette, ballate e battute bucoliche, emergono i due pretendenti decisi e diretti della bella Bathsheba.

Michael Sheen interpreta l’oscurità e la stranezza di Boldwood, la sua inquietudine, il suo silenzio e alla fine la sua follia amorosa.

Sergente Troy

Sergente Troy

Tom Sturridge invece, con la sua imperturbabile e loquace giovinezza, il suo viso da schiaffi e il suo sguardo penetrante interpreta il Sergente Troy, il furfante, don giovanni che conquisterà la passione di Bathsheba e la convincerà addirittura a sposarlo.

Alcuni passaggi del romanzo, anche importanti, per cogliere diversi aspetti all’interno dei rapporti che intercorrono tra i protagonisti, sono stati naturalmente tagliati nella trasposizione cinematografica, senza però fortunatamente danneggiare il senso generale dell’opera.

Rispetto alla versione scritta, nel film si colgono maggiormente i silenzi, soprattutto quelli pieni di significato tra Bathsheba e Gabriel. Silenzi carichi di sguardi, di parole bloccate in gola, di respiri ingoiati e di occhi che parlano laddove le labbra restano ostinatamente chiuse.

Ho amato molto questi momenti nel film più che nel romanzo. Ho amato vederli interpretati da Carey Mulligan, il cui sguardo diventa manifestazione di un intero mondo racchiuso nel suo cuore che non vuole cedere all’amore di Oak per un motivo che di certo non potrebbe apparire futile ma intanto è causa che distrugge e che rischia di farle perdere l’unico uomo che abbia mai desiderato davvero.

Bathscheba e Gabriel

Bathscheba e Gabriel

Il rapporto di amore ed odio che intercorre tra i due è più intenso nel film, gli attori riescono a trasmettere il loro dissidio interiore, quella passione che cova sotto la cenere e quel maledetto desiderio di libertà. Le reazioni di Oak sono più crude e anche più violente, più sentite mentre l’attrazione di lei per lui è più visibile, proprio grazie all’interpretazione perfetta dell’attrice.

Via dalla pazza folla è un romanzo tragico ed idilliaco insieme, una visione concreta della vita e dell’amore ma anche la consapevolezza che per raggiungere anche il più piccolo spicchio di felicità è necessario attraversare la terra selvaggia del dolore e della delusione, e bisogna farlo senza protezione alcuna, a piedi nudi e con il cuore in mano.

La versione cinematografica di Vinterberg esprime a pieno l’eleganza, il pregio di questa storia ed è essa stessa un’esecuzione perfetta, senza sbavature di sorta. Una realizzazione che si attiene alle atmosfere intrinseche del romanzo, esaltandone alcuni punti chiave come il paesaggio e la personalità dei suoi protagonisti, incarnando meticolosamente quell’aria a volte grave ed altre leggera della passione amorosa, racchiusa in mezzo a quella folla ansimante ed immaginaria dalla quale bisogna fuggire prima o poi per vivere fino in fondo la propria natura.

 

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