Roma

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Roma la cagna in mezzo ai maiali; Roma e l’antropologico desiderio di non risolvere i problemi perché, tanto, è la città più bella del mondo; Roma e la mala: una storia mai finita; Roma e le sue strutture pubbliche inzuppate di sciatteria e corruzione; Roma e i ministeri ufficiali, Roma e i ministeri massoni e salottieri, Roma e il Vaticano, Roma e la suburra.

Ciò che ti permette l’indulgenza nei confronti di Roma è un vuoto a perdere. La città è mal(in)governata da anni e ha visto susseguirsi dirigenti per forza di cose ambientati e appiattiti su una realtà che presenta le peggiori storture amministrative e gestionali rispetto a ogni capitale d’Europa.

Marino è solo un epifenomeno mentre la radice del problema non sta negli uomini che si susseguono al Campidoglio ma nella struttura dirigenziale immutata da anni e nei problemi di natura compositiva – dal punto di vista urbanistico, sociale e culturale.

Non è possibile governare una città così complessa con i municipi se poi i medesimi sono solo centri comandati da piccoli gendarmi a difesa della filiera del voto (spesso clientelare e corrotta) così granitica e cocciutamente eterna. Il decentramento è giusto quando permette la partecipazione di più bernott2cittadini alle scelte inerenti il governo della città; laddove si trasformi in smistamento di poltrone e potere diventa un ingombrante orpello costoso e dannoso.

Non è possibile governare una città così complessa senza il coraggio – a onor del vero dimostrato con sparute evidenze da Marino chiudendo la più grande discarica europea, Malagrotta, seppur in un momento in cui il suo plenipotenziario Manlio Cerroni era già finito nella polvere dei processi.

Non è possibile governare una città così complessa senza spazzare via le richieste di partito, corporazioni, lobby, i tentacoli della criminalità dicendo sempre, ma sempre, no e non a corrente alternata, i ricatti del passato (basti vedere la gestione Alemanno, un uomo che ha vissuto cinque anni a rifondere i suoi debiti con il mondo dell’estrema destra in limine con la mala locale: elemento noto sin dagli anni Settanta).

Non è possibile non avere in testa che le priorità per Roma e su Roma sono patrimonio culturale, trasporti, turismo, corruzione, cosche e rifiuti. Bene colpire (in parte) l’impero dei camion bar a firma Tredicine (nota famiglia romana), male se lo si fa senza accorgerci che gli uffici del Comune bernott1armeggiano per costruire bandi ad hoc per gli amici degli amici.

La caduta di Marino è avvenuta a causa del suo rapporto conflittuale con il politburo renziano. L’uomo è poco avveduto, non ragiona delle conseguenze di ciò che dice e fa, ha la sfrontatezza degli incoscienti più che l’ardore dei coraggiosi, è fuori dal potere costituito ma lo ricerca goffamente – pare, da notizie di stampa, che abbia in questi mesi continuamente ricercato Bergoglio tempestando di telefonate la segreteria papalina; pare che chiedesse appoggio per la trascrizione dei matrimoni omosessuali in Comune. Tentativo fallito, naturalmente. Se fosse stato coraggioso avrebbe trascritto i matrimoni nel registro dell’ente da lui presieduto senza il bisogno di intraprendere vie che portano all’ingerenza.

Roma sarà la Capitale d’Italia solo se raggiungerà nei prossimi quindici anni gli standard di una capitale europea: parchi, piste ciclabili, rifiuti zero, preminenza di fili conduttori per il turismo, salvaguardia dell’immenso patrimonio dei beni culturali, sicurezza nelle lande del degrado e della mala – i quartieri di San Basilio e Tor Bella Monaca non hanno nulla da invidiare alle vele di Secondigliano o a Scampia; il prossimo sindaco dovrà richiedere a gran voce interventi legislativi nella pubblica amministrazione (problemi comuni a ogni amministrazione comunale d’Italia, ma se lo chiedesse il sindaco di Roma avrebbe un peso enorme) in modo da poterla rinnovare e eradicare dirigenti, funzionari e impiegati che non sono più recuperabili per una svolta vera da attuare.

Il resto – il malcostume, l’incultura, l’inciviltà ecc. – è non curabile attraverso atti amministrativi e regolamenti (strumenti che possono realmente mutare un’amministrazione), ma occorrono anni di buoni esempi e buone scelte.

Chi promette che a Roma non ci saranno più buche, immigrati e splenderà sempre il sole sull’Urbe o mente o è un marziano. E si sa come è andata a finire con Marino e sopratutto con Flaiano.

 

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