Mario Draghi, il Quantitative Easing e il bazooka sul Monopoli

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Circa dieci mesi fa (22 gennaio) il presidente Mario Draghi dava forma al suo “Whatever it takes” annunciando la versione europea del Quantitative Easing. Il concetto di QE, che da accademia è definito come “Alleggerimento Quantitativo” (che, nella “Euro-Edition” si attua mediante l’acquisto di titoli di stato da parte della BCE), non è però ancora familiare a tutti apparendo, piuttosto, come un artificio finanziario studiato in qualche grattacielo di Francoforte con effetti difficilmente comprensibili nell’economia reale.

Proviamo a metterla in questi termini: se stessimo giocando al Monopoli, Draghi (con la BCE) sarebbe colui che permette ai giocatori di ricevere 20.000 lire ogni volta che si passa dal via.

[Il Monopoli in lire dà alla cosa, oltre che ad un innegabile fascino retrò, anche una capacità forse maggiore di estraniare il contesto dall’Euro e permettere di “alleggerire” – appunto – il paragone che andremo a costruire].

monopoliTra tasse varie (20.000 Lire per la Patrimoniale e 10.000 per quella del lusso), pedaggi e ipoteche, a sostenere gli investimenti ci sono quindi anche i soldi della Banca Centrale. Ad ogni giro viene riversata nuova liquidità nel sistema dalla banca, liquidità che aiuterà gli operatori del mercato – e della partita – a perseguire i propri progetti: comprare terreni, sviluppare hotel o darsi al “private equity” acquistando società (nel gioco si può anche scegliere tra quella per l’acqua potabile o quella per l’energia elettrica, al sistema ferroviario ci arriveremo).
Gli investimenti appetibili sarebbero questi anche perché con l’attivazione del QE da parte della BCE, i rendimenti dei titoli di stato si sono abbassati garantendo ritorni sempre minori agli investitori. I fondi pensione e i player che investivano, ad esempio, in bund tedeschi si sono ritrovati addirittura a fare i conti con tassi negativi e lo spread dei BTP italiani viaggia ormai con una “tranquilla” oscillazione che resta compresa tra i 100 e i 130 punti base.
Tutto ciò porta gli investitori a cercare altre “asset class”, altri tipi di prodotti, in cui investire in maniera alternativa come, appunto, il comparto immobiliare o quello dei corporate-bond (le obbligazioni emesse dalle società private). Se si vuole un esempio di gioco: tra le “probabilità” si possono pescare anche cedole di azioni che rendono 2.500 lire, ma lo stesso rendimento lo si può ottenere investendo su un lotto in “via Roma” che vi restituirà tanto quanto con il solo possesso dello stesso.

Il tutto viene movimentato anche dal fatto che non è stato Draghi il solo ad armarsi di bazooka, come viene maestosamente chiamato il QE, ma lo fece già anche Hanry Paulson (il Segretario al Tesoro USA) nei primi anni di crisi o il sistema economico giapponese.
Il mercato finanziario risulta quindi internazionalmente “drogato” dalla liquidità extra che ha riempito anche le casse di mostri dell’investimento d’oltreoceano che son venuti anche in Italia a pescare occasioni speculative come quelle del sopracitato lotto in via Roma: buona location a poche caselle prima di “Parco della Vittoria”, non il più caro del distretto, ma con un ottimo rendimento una volta sviluppato e ottimo anche da ri-piazzare sul mercato in una fascia più alta (così, tanto per soddisfare anche chi ha un approccio più speculativo alla questione). Oltre ai lavori di costruzione di hotel e residenze può capitare però che un “imprevisto” obblighi a ristrutturare tutte le proprietà costruite dall’operatore (2.500 lire per ogni casa e 10.000 per ogni albergo) e così, con quei soldi, si dovranno attivare consulenti, progettisti e imprese per i lavori andando quindi a toccare, almeno marginalmente, la vera economia reale.

DSCN_0008Al prossimo giro, poi, la Banca Centrale riverserà altra liquidità nel mercato e, proseguendo nel valzer dell’economia (o nel giro del Monopoli), si può arrivare così alla Stazione, sia nel gioco da tavolo sia parlando di QE: la BCE infatti non si sta limitando al solo acquisto di titoli di stato, ma ha esteso il raggio d’azione anche ai bond emessi da società con partecipazione statale, che in Italia comprendono anche ENEL (la società elettrica) e, appunto, anche FS (le stazioni in tutti i “quattro punti cardinali” del paese).

Va però anche considerato che il Monopoli è un gioco real money, in italiano “a moneta costante”: ciò non dà modo di affrontare quindi tutti i discorsi relativi all’inflazione e all’impatto che il QE ha su essa (in fondo stiamo pur sempre parlando di un gioco da tavolo, non di un simulatore per analisti finanziari). Comunque, questa politica monetaria dovrebbe infatti permettere di spingere il sistema-Euro fuori dallo stato di deflazione in cui si trova, puntando ad un obbiettivo ideale – probabilmente ottimistico – di un’inflazione al 2%.
Va poi anche considerato che, a parte ogni divertente sillogismo con il gioco da tavolo, la liquidità generata del QE non è “regalata” o e non viene pagata con “i soldi del monopoli”, appunto. I titoli sono e saranno infatti acquistati in proporzione alle quote che le rispettive banche nazionali detengono nel capitale della BCE, allocando quindi gran parte del rischio sui singoli istituti nazionali (con una forbice compresa tra l’80 e il 92%). Vero è però anche che solo la stessa “esistenza” del QE contribuisce, in Europa come negli altri continenti, a tranquillizzare i mercati e le relative oscillazioni andando a “congelare” (ma non certo a eliminare) tutta la volatilità che può fungere da amplificatore del rischio per le economia globali. Basta infatti vedere come i mercati borsistici rispondano con sensibilità anche alle sole parole che si spendono riguardo le politiche di alleggerimento: addirittura esiste ora il rischio che i sistemi finanziari abbiano sviluppato una sorta di dipendenza da questa “morfina” di liquidità a basso costo.

Le politiche monetarie straordinarie come il QE possono quindi determinare una serie di possibilità utili a rinvigorire il sistema economico-finanziario (si parla di 130 miliardi “risparmiati” in tutta l’eurozona per la minor spesa legata agli interessi schiacciata dal QE), ma possono anche sollevare interrogativi sulla loro piena potenzialità reale (saranno sufficienti le munizioni – ossia trance da 60 miliardi di euro/mese fino al settembre 2016 – del bazooka di Draghi e, soprattutto, le stesse munizioni stanno “arricchendo” tutti o solo chi aveva già quantità di soldi tali da investire prima del QE?). E’ indubbio infatti che l’effetto positivo di simili strategie potrebbe e dovrebbe essere sostenuto e potenziato con la messa in campo di altre forme di intervento.

Ad esempio, se quell’investimento ingiustificatamente esagerato sul modesto “Vicolo Corto” fosse ormai diventato impossibile da ripagare anche con tutto il valore ipotecario dello stesso bene e fosse quindi diventato a tutti gli effetti una sofferenza per il sistema bancario, perché non apportarlo in pancia ad una bad bank in modo da alleggerire il sistema da almeno una parte dei 191,6 miliardi di Euro (sì, stavolta niente calcoli in Lire) che la Banca d’Italia ha quantificato a inizio giugno? Questa però sarebbe ancora tutta un’altra partita da giocare.

P.S. Il pezzo è stato scritto nella (precocemente) fredda metà di ottobre. Il 22 ottobre Mario Draghi dava l’annuncio di una possibile revisione del Quantitative Easing: qualche calcolo sulle “munizioni” lo stanno facendo anche a Francoforte. Al solo annuncio di una “possibilità” i mercati hanno risposto immediatamente e i rendimenti dei titoli di stato sono crollati.
Come Volevasi (in parte) Dimostrare.

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Chi lo ha scritto

Andrea Calzavacca

Nato mentre a Milano si scatenava Tangentopoli e arrivato a Milano vent'anni dopo per laurea, master e lavoro. Ora lavora con i numeri, ma in genere preferisce le lettere. Segue grafici e flussi, ma si perde davanti all'arte moderna: in pratica adora tutto ciò che è astratto, e magari nemmeno lo capisce. Oppure, in realtà, è addirittura ciò che forse comprende meglio. Con la cravatta annodata guarda il mondo degli investimenti da una finestra quasi privilegiata; senza cravatta lo trovate ai fornelli in cucina. Scrive per L'Undici con passione e, forse, anche con competenza.

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