Ma tu sei felice?

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logoDomanda semplice, chiara, diretta. Un po’ meno semplice, chiara, diretta quando è l’oggetto di una mail che leggi alle 7.30 di una qualsiasi domenica autunnale mentre stai ancora sotto il piumino con le caccole negli occhi. Quel giorno, infatti, io ero proprio lì, sotto il piumino, la tana calda e confortevole dalla quale non vorresti uscire mai. Avevo ancora la nausea per la lotta notturna contro il tacchino ripieno della cena e una fastidiosa sensazione che un camion si fosse parcheggiato sulla mia testa. La sera prima avevo preso un sonnifero per concedermi la dormita del mese, ma il risultato, accidenti, è sempre lo stesso, scadente. Sonno disturbato e umore sotto i tacchi per aver “dormito” troppo.

tanaDormire, infatti, è un lusso che il mio cervello non ritiene di meritare, tanto che riesce ad annullare l’effetto del sonnifero già il secondo giorno. Così mi sono dovuta adeguare. Nessuna cura prolungata del sonno. Prendo una pasticca di benzodiazepine una volta al mese: dormo male, anche se dormo, e la mattina sono contrariata per non essermi svegliata come al solito intorno alle 3 del mattino ed aver perso così un sacco di tempo utile!

Fatto sta che quel giorno, nonostante fossi irritata per la cilecca del sonnifero, ho avuto la brillante idea di accendere il telefono quando ero ancora sotto il piumino e dopo la consueta occhiata al meteo, ho aperto pure la posta. Spero sempre di trovare qualcosa di interessante, come nella cassetta di casa. Almeno sul web, per ora, ho la certezza di non trovare avvisi di raccomandata –in genere contravvenzioni- e quelli dell’Agenzia delle Entrate. Così è stato. Infatti, tra mail pubblicitarie, concessione prestiti, offerte viaggi e Laura di Bottega Verde –piacevole ossessione- spiccava quella con oggetto: Ma tu sei felice?

Di norma è Bernie che invia mail introspettive con domande dal risvolto esistenziale. Bernie è l’emanazione virtuale di un sito internet di psicologia al quale sono registrata e inserita nella relativa mailing list. Bernie mi scrive una volta alla settimana chiedendomi, innanzitutto, come mi sento e se ho trascorso una buona giornata. Poi passa ai consigli per affrontare nel migliore dei modi le sfide della vita e chiosa suggerendo strategie vincenti per avere sempre successo, gratificazioni e serenità. Dovrebbe scrivermi più spesso!
telefonoQuesta volta, però, la mail non era di Bernie, bensì di Renato. Renato è un amico di corta data ma, a quanto pare, di lunga esperienza. Sa come catturare l’attenzione di una fanciulla irrequieta che ama le domande e ancor più, ama trovare le risposte. Da qualche parte ho letto qualcosa del genere: “non ha importanza quanto aspetti, ma chi aspetti”. Potrei dire una cosa simile, sperando di riscuotere lo stesso consenso popolare di quello scrittore: non ha importanza la domanda, ma chi te la fa! A dir il vero, in questo caso, già la domanda “Ma tu sei felice?” mi sembra importante. Quindi, senza nulla togliere a Renato, mi fermo lì.

Comunque, sbaglio o di norma le classiche domande tra persone che si conoscono appena sono: “come stai, cosa hai fatto il fine settimana, conosci quella pizzeria… , sei stato al cinema, quale libro stai leggendo, ecc.?” Ammetto di essere una tipa piuttosto riservata che gode della solitudine in tutte le sue forme. Ultimamente, a quanto pare, devo aver esagerato con la misantropia, oppure il mondo si è evoluto e non me ne sono accorta, troppo presa a dare un senso agli echi di parole, passi e gesti che sentivo risuonare nel vuoto di un mondo sovraffollato. Ma tu sei felice? Fino ad oggi me lo avevano chiesto solo i miei amici immaginari.

amico immaginarioQuattro parole capaci di creare una moltitudine disordinata di pensieri, dubbi, interrogativi. Eppure, a prima vista, sembrava una di quelle domande cosiddette “chiuse” che implicano una risposta secca, senza argomentazioni a riguardo. Si sa, però, che il mondo non è “tutto bianco o tutto nero”. Ci sono le sfumature, soprattutto per me, e soprattutto dopo quell’invasiva operazione all’occhio di qualche anno fa. Ormai anche le sfumature sono troppo nitide rispetto a macchie, pallini e filamenti che arricchiscono la percezione che ho della realtà.
Dunque, non potevo certo limitarmi ad un si né, tanto meno, ad un no. E ancora, mi chiedo “ma tu sei felice?” quando? e rispetto a chi/cosa?!
Sempre? in questo momento? a casa? al lavoro? con il partner?… chissà, intanto potrei provare con queste ipotesi. Allora: sempre? No; in questo momento? Si; a casa? Si; al lavoro? No; con il partner? Si. Ovviamente dopo tutti questi si e tutti questi no c’è sempre un ma, cioè, tuttavia. Unica eccezione la risposta alla domanda “in questo momento?” che, però, già adesso non è più attuale!

Renato pensava davvero fosse possibile esaurire le riflessioni sulla felicità in maniera sensata e completa con una mail? Un interrogativo come quello che spalanca le porte sulla propria interiorità non è comprimibile in parole, fossero pure centinaia di milioni.
Ricordo che elaborando sinteticamente la mia reazione immediata (pianto emorragico), le perplessità (?!), il turbinio di pensieri e le domande alle quali sto ancora cercando di mettere ordine ho risposto così: “disperatamente”. Renato non mi ha chiesto se “disperatamente si” o se “disperatamente no”, forse era soddisfatto, o forse lo avevo spinto al confine degli abissi della mia coscienza e lui non voleva entrarci.
domadePoi, però affiorano i dubbi. Se Renato avesse pensato, anzi non avesse pensato affatto ad un quesito filosofico? Accipicchia, ho preso un granchio! Se la sua intenzione fosse stata solo quella di riempire due minuti di un’uggiosa domenica mattina, magari perché triste in quanto affetto da sindrome meteoropatica? Potevo venirgli incontro vista l’esperienza decennale con la mamma. Se avesse semplicemente voluto un cenno di conforto, tipo “no, con questo tempo anch’io sono giù di morale”, oppure al contrario “certo che sono felice, mi hai scritto una mail”! Effettivamente ci sono momenti in cui tutti abbiamo bisogno di un aiutino per alimentare la nostra autostima. Chissà…
E se, invece, molto più banalmente, Renato avesse voluto solo conferma del mio nome? Beh, in questo caso è semplice e forse posso ancora recuperare.
No, non sono Felice, sono Erica. Felice di conoscerti!brindisi

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Endimion

    Diciamo che la felicità esiste solo quando si prova l’intensità dell’infelicità. Quella vera, che ti porta via l’animo.
    Tutto il resto è solo noia, giri mentali che ci facciamo perchè siamo appunto, annoiati. Ecco perchè l’articolo finisce con una frase cosi’ infelice.

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  2. Viviana Alessia

    Cosa significa, dunque, essere ” disperatamente felici”. Può significare la felicità di chi si aggrappa disperatamente ad un’ illusione. Può essere la felicità di chi sa che qualsiasi felicità può svanire come la bruma della brughiera ai primi raggi di sole. Può significare la felicità di chi rivive con la mente e i sensi un momento di gioia profonda che è ormai lontano, passato,e che non potrà ripetersi mai più. Può significare la felicità di una presente solitudine che ha saputo svincolarsi da una relazione tormentata e rimpianta tuttavia. Può significare la gioiosa sensazione di essere sopravvissuti ad una terribile malattia temendone tuttavia il suo ripresentarsi arrogante. Può significare semplicemente la consapevolezza dell’ effimero essere d’ ogni gioia che viene ad illuminare la nostra vita.
    Io penso che dichiararsi ” disperatamente felice” sia, tutto sommato, un’ istintiva ammissione di precarietà della propria esistenza, per quanto vera e presente sia la felicità e per quanto sia verosimile che soltanto uno sciocco potrebbe affermare :- Sì, sono felice, punto e basta!
    La felicità appartiene per sua natura al qui ed ora, all’ attimo fuggente, ad un tempo indefinito che si cristallizza nell’ anima ed ivi brilla come la splendida azzurrina luce di Venere occhieggia incessantemente nel buio della notte e nella lattescenza dell’ alba, restia a svanire, sollecita nell’ indicarci giorno dopo giorno, notte dopo notte la possibilità dell’ Eternità, la possibilità che la nostra anima, che alberga ora traballante e cangiante nel nostro tormentato corpo, possa con quell’ Eternità immutabile e lucente ricongiungersi perché ne è parte.
    ” Sei felice?”. Una domanda terribile, che non riesci a rivolgere a nessuno, nemmeno a chi più ami al mondo, perché temi la risposta.
    ” Sono disperatamente felice” è, in fondo, l’unica risposta possibile ad una domanda che contiene tutto il bene e tutto il male del mondo inestricabilmente abbracciati fra loro ed abbarbicati con inesauribile tenacia alla nostra esistenza.

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