L’epoca delle donne: Miyazaki e le principesse selvagge

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La donna selvaggia è nel contempo amica e madre di coloro che hanno perso la strada, si sono sperdute, di tutte coloro che hanno bisogno di sapere, di tutte coloro che hanno un enigma da risolvere, di tutte coloro che vagano e cercano nella foresta o nel deserto.

Clarissa Pinkola Estés

Se ci si sofferma a pensare e ricordare dei mondi in cui il cuore di una donna è parte integrante di un meccanismo universale, aldilà del concetto di procreazione e mantenimento, allora non possiamo non immergerci nello studio che di figure femminili ne ha create e donate di così meravigliose: lo Studio Ghibli. Non a caso, il 5-6-7 ottobre è tornata al cinema una delle sue prime eroine, Nausicaa della Valle del vento, opera seminale per la poetica di Miyazaki che vi lavorò nel 1984, anno d’uscita di film quali La storia infinita, Ghostbusters e Terminator. A differenza dei film appena citati Nausicaa non ebbe una distribuzione ufficiale, ostacolo che si ripresenterà anche in molti dei suoi lavori successivi.

Nausicaa della Valle del vento

NAUSICAA DELLA VALLE DEL VENTO – 1984

Ma, quali sono le caratteristiche di questo legame così stretto tra Miyazaki e la figura femminile?

Come prima cosa si percepisce un distaccamento dai personaggi tradizionali a cui siamo stati abituati in particolar modo dalla Walt Disney. Caratteristica predominante fu la principessa, salvata dal principe e mai da sé stessa salvata il cui mondo non dipendeva dalle sue azioni ma, bensì, da un lavoro più grande che spesso veniva svolto da un personaggio maschile per giungere, infine, al matrimonio. Non vi è introspezione, né analisi della propria coscienza, sono figure monocromatiche mai padrone del proprio destino. Si avrà un cambiamento a partire da Pocahontas che, innamorata di John Smith, rifiutò di sposare il pellerossa scelto dal padre o Mulan che entrò a far parte dell’esercito indossando i panni di un uomo. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una ancor più profonda analisi del personaggio femminile disneyano in uno slancio quasi femminista racchiuso nelle principesse Merida di Ribelle ed Elsa di Frozen.

Con lo Studio Ghibli lo scenario è un tantino diverso. Basti pensare alla stessa Nausicaa: una principessa che si sacrifica per il bene del suo popolo in uno scenario post apocalittico dove forte è il legame fra la donna e la natura, talmente forte al punto da attenersi alle sue regole trascurando quelle della propria società, oltre che rifuggire il dialogo con gli altri esseri umani. Il suo agire ha come scopo il benessere comune: proteggere tutti gli esseri viventi perché legati in un gioco di equilibri che vanno a colpire, attraverso una reazione a catena, l’intero universo. Un concetto profondo che rimanda all’Ipotesi Gaia definita da James Lovelock come: “un’entità complessa comprendente la biosfera della Terra, l’atmosfera, gli oceani e il suolo, l’insieme costituendo una retroazione (feedback) o un sistema cibernetico che cerca un ambiente fisico e chimico ottimale per la vita su questo pianeta. L’ipotesi Gaia è per coloro che amano camminare o semplicemente stare a guardare e pensare ai fatti della Terra e della vita di essa, nonché meditare sulle conseguenze della nostra stessa presenza qui. E’ un’alternativa alla visione pessimistica che considera la natura come una forza primitiva da soggiogare e da conquistare. Questa potrebbe essere una fase di transizione verso la rinascita di un altro meraviglioso periodo di armonia tra l’uomo e il suo ambiente.”

LA PRINCIPESSA MONONOKE

LA PRINCIPESSA MONONOKE – 1997

Mi piace pensare alle principesse Ghibli come principesse curandere, in particolar modo Mononoke, la ragazza lupo del film omonimo del 1997.

Mononoke/San, abbandonata dai genitori e cresciuta insieme alle divinità lupo possiede la particolarità di un carattere forte, adulto e deciso; uno spirito libero e selvaggio che rimanda ad una natura primitiva e combattiva, eredità di donne che non sono scese a patti con le imposizioni di una società via via sempre più patriarcale ma che hanno mantenuto dietro di sé l’ombra che, ovunque e sempre va a quattro zampe. San, una sorta di curandera che rispetta la legge della selezione naturale e, in perfetta simbiosi con la natura e i suoi abitanti, decisa a proteggerne ogni sua parte.

I territori spirituali della Donna Selvaggia, nel corso della storia, sono stati spogliati e bruciati, i cicli naturali costretti a diventare innaturali per compiacere gli altri.

La principessa Mononoke mette in evidenza anche un altro aspetto del femminino dello Studio Ghibli, ossia la condizione della donna in ambito lavorativo e la società matriarcale che fa da sfondo al mondo aldilà della foresta. Capo di tale società è Eboshi che, come ha affermato lo stesso Miyazaki, si tratta di un personaggio ispirato alle shirabyoshi, cortigiane apprezzate per le loro qualità artistiche, usavano danzare con abbigliamento maschile e vissute durante l’epoca Heian ed in quelle successive. È una figura assai complessa il cui obiettivo è quello di dar vita ad una sorta di Paradiso Terrestre salvaguardando il bene dei suoi abitanti, rispettosi nei suoi confronti grazie alla sua generosità e comprensione. Allo stesso tempo, se da una parte aiuta i lebbrosi ed offre alle donne una possibilità di riscatto dalle imposizioni imposte solitamente all’interno della società offrendo loro un lavoro e dandogli la forza di poter assumere un atteggiamento di sfida nei confronti di uomini e samurai, dall’altra Eboshi si pone contro gli Dei e la foresta e, di conseguenza, contro San.

Principessa_Mononoke_condividiamo_la_vita_06

EBOSHI

Molte altre sono le guerriere di Miyazaki, impossibile citarle tutte in un solo articolo perché meriterebbero, ognuna di esse, uno spazio molto più vasto. Ma, ciò che si può ancora sottolineare è come le varie San, Kiki, Chihiro, Sheeta, sono costantemente impegnate nella ricerca della propria conoscenza distinguendosi per una profonda sensibilità, riflesso di una crescita interiore in seguito al percorso di maturazione al quale Miyazaki le pone davanti. Un regista che, insieme alle sue eroine, sovverte gli schemi patriarcali insegnando una nuova possibilità di armonia tra donna e uomo, uomo e natura.

 

 

 

 

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?