La trilogia della Città di K. rivive nel film di J.Szasz

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Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia”.A. Kristóf, Trilogia della Città di K.

 

Il grande quaderno, poster

Il Grande Quaderno

Regia:  Janos Szasz

Titolo originale: Le Grand Cahier
Paese: Francia, Germania, Ungheria, Australia
Genere: Storico, drammatico
Durata: 113 minuti
Distribuzione internazionale: 2013
Uscita nelle sale italiane: 27 agosto 2015

Soggetto: Agota Kristof (dal romanzo “La trilogia della Città di K”)

Interpreti: 
László Gyémánt, András Gyémánt, Piroska Molnár, Ulrich Thomsen, Ulrich Matthes

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Il Grande Quaderno è uno dei film passati in sordina nelle sale italiane a ridosso di questo autunno. L’opera è la trasposizione cinematografica della prima parte della Trilogia della Città di K., il romanzo della scrittrice ungherese Ágota Kristóf. Il nome di chi si è cimentato nell’impresa è Janos Szasz, regista ungherese che con la sua opera lascia ben poco spazio all’immaginazione.

Il film è vincitore del Globo di Cristallo, il premio principale del 48° Karlovy Vary International Film Festival. Chi ha amato il libro forse resterà incredulo nello scoprire con quanta fedeltà la storia sia stata trasposta sullo schermo. Due gemelli, Lucas e Klaus, sono portati dalla loro madre a vivere dalla nonna per sfuggire alla guerra. L’anziana donna, chiamata da tutto il villaggio “Strega”, vive in un paesino di provincia di un indefinito paese dell’Europa orientale. Qui i due bambini dovranno subire vessazioni e angherie, vivendo tutte le meschinità dell’animo umano che la guerra porta alla luce, dovendo trovare da soli una strada per sopravvivere. Szasz tributa così la Kristóf, con una sceneggiatura scarna, essenziale, proprio come il libro, tagliando solo pochissimi passaggi probabilmente troppo pesanti da reggere emotivamente in forma visiva.le_grand_cahier_ulrich_thomsen_dal-romanzo-di-agota-kristof

Per il resto, sembra difficile immaginare in altro modo proprio quei personaggi, tra cui il protagonista principale: la Guerra. Pur non rivelando mai il nome di un misterioso paese dell’Est dove le vicende si svolgono – probabilmente l’Ungheria – pur non citando mai né la Seconda Guerra Mondiale né il nazismo, si desume facilmente il contesto storico che l’autrice ha voluto da una parte nascondere e da una parte, non mostrandolo, mettere ancora più in evidenza. Il motivo è che ad essere al centro dell’attenzione non è tanto la guerra esteriore, concreta, quella delle bombe e dei morti, quanto la distruzione interiore che essa porta alle persone, e la difficile accettazione di un principio dichiarato, nascosto tra le righe: l’assoluta mancanza di senso di tutto questo dolore. Da questo tipo di conflitto non si scampa, dalla guerra stessa non ci si può nascondere, non si può sfuggire, essa colpisce tutto e tutti indistintamente e a essere annientati con più prepotenza non sono i muri delle città, ma i cuori degli uomini.

La città di K., in particolare nella sua prima parte intitolata Il Grande Quaderno, non fa altro che descrivere la perfidia umana, e la conseguente sofferenza, sia nel libro che nel film, ma senza nominare nemmeno una volta un’emozione, un sentimento, senza l’utilizzo di un aggettivo, di un avverbio, e nel caso del film, di inutili fronzoli quali potrebbe essere ad esempio una musica melodrammatica che genera pathos. Niente a che vedere con il violino struggente di John Williams in Schindler’s List, ad esempio.

il-grande-quaderno-janos-szasz-dal-romanzo-di-agota-kristof-posterIl Grande Quaderno non ha praticamente colonna sonora, esclusi i colpi di percussioni secchi e feroci a ogni cambio di scena.
I personaggi si dipanano, uno dopo l’altro, ognuno con i propri terribili vizi, i propri alienanti egoismi e inconfessabili perversioni. Niente sembra lasciare speranza, nemmeno gli apparenti salvatori; nella storia non sono mai nominati, ma il riferimento all’Armata Rossa che arriva a guerra terminata è molto chiaro. In inappuntabile e orwelliana maniera, non saranno certo loro a spazzare via la morte e la distruzione, sono solo nuovi carnefici e nuovi aguzzini, gli stessi dai quali è scappata la Kristóf dall’Ungheria del ’56.

Cos’è che allora rimane di tutto questo? La risposta, se mai ce ne può essere una, sta proprio nel titolo: Il Grande Quaderno, Le grand Cahier. Quel quaderno che nel film si mostra regalato dal padre ai due gemelli, quelle pagine sopra le quali i bambini, come promesso, annotano con perizia giornalistica, come una cronaca asciutta, quel che accade, senza commenti, tentennamenti o dubbi. Le forti emozioni sono lasciate definire a chi guarda i semplici e puri fatti che scorrono uno dopo l’altro sotto gli occhi, nella nitida grafia impressa sulla carta, ripresa più e più volte anche dal regista.

Per decidere se il nostro scritto è buono o no, ci siamo dati una regola semplice: deve essere vero”.

È questa l’unica legge, l’unica certezza che si impongono Lucas e Klaus, e forse sta qui il senso di tutto il libro, di una storia che alla fine lascia impotenti, svuotati e sconvolti.

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L’autrice della “Trilogia della città di K” Agota Kristof

Il senso risiede nella memoria e nella testimonianza, nel vero, in tutto ciò che è opposto alla storia manipolata come sempre dai vincitori. Il senso sta in quel quaderno più grande che appartiene a tutti noi, quel quaderno che si chiama memoria storica, e che nessuno mai deve e può permettersi di bruciare, di cancellare.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Fabrizio

    Il libro incarna perfettamente la logica – non logica della guerra che è distruzione a prescindere sempre e comunque, qualsiasi cosa e persona. La grandezza dell’autrice sta nell’essere riuscita a fotografare gli avvenimenti senza dare giudizi ma registrando la crudeltà della guerra per quella che è e per gli effetti che arreca sull’animo delle persone che cambiano, si adattano a quanto accade per difendersi. Una lettura fondamentale. Non ho visto il film che vedrò con molto interesse.

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