Klaus Pesavento

2
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Ma ve le ricordate? Con quella vernice verde un po’ scrostata, tutte rigorosamente in tonalità verde triste, con una portata di tre persone all’ora? Le vecchie seggiovie monoposto! Quelle che rischiavano di spezzarti il femore ogni volta che ci salivi! E poi che nomi, che nomi ragazzi! Hölzl, Oberburger, Doppelmayr, Leitner!!! Saresti salito anche su una seggiovia fatta di cartapesta se avesse avuto un nome così rassicurante. Tutte cigolanti…

...non ci sono più le seggio di una volta!

…non ci sono più le seggio di una volta!

E ora? Ora, dopo aver varcato le soglie di questo benedetto terzo millennio? Seggiovie a 4 posti, con sedili in gomma piuma rivestita, velocità spaziali, dolci e mansuete come una carezza, munite di tappeti in movimento che ti accompagnano esattamente nella posizione adeguata, nemmeno un livido. E, vergogna delle Vergogne: ve lo giuro! Seggiovie costruite in Italia!!!! “Poma – Italia” c’era scritto!!!! Nemmeno un “umlaut” (i due pallini sopra le vocali), nemmeno un suono gutturale, niente!!! “Poma – Italia”…sono ancora sotto shock! Equivarrebbe ad andare in una pizzeria che si chiama:  “Schöne Hamburg” (“Bella Amburgo”, nda)?!?! È vero o no?

Tu invece ti piazzavi lì, da solo, e tra il Sella e la Marmolada, le Tofane e il Faloria, ti godevi una mezzoretta di assoluto silenzio, in un paesaggio da favola: mancavano solo Heidi e Peter e il quadro era completo. Meditazione assoluta. Neve immacolata e infinite orme di capriolo. Abeti e rumore di niente. Nessuno. Tu, il suono della seggiovia che scorre sulle carrucole dei piloni, un freddo artico, il Saslong e la tua anima. Per mezz’ora a risalita.

Che pace! Che bello! Quando arrivavi in cima non vedevi l’ora di tornare a valle per riprendere il discorso con te stesso!

Invece, adesso??..Adesso ciò che maggiormente mi indispone è la costrizione a condividere il piacere con qualcun altro!!! Magari è la persona più buona e riservata della Terra, magari ha appena ricevuto il Premio Nobel per la Pace, ma non sei più solo! Non sei più solo! La sacralità è perduta! Come stare in quattro in un water gigante! È lo stesso! È la stessa cosa! Lo stare sul water così come la risalita in seggiovia è sacra e non può essere condivisa con nessuno. Cristo! Ma come si fa a cagare in 4 tutti assieme???? “Oh, avete fatto? Tiriamo l’acqua?” “No, aspettate: ho un pezzo che è ancora lì a metà…”. Ma come si fa??? Ma come si fa ad andare in seggiovia in 4? E la meditazione dove la mettiamo??? Non si può, non si può!

E così, l’altro pomeriggio, ho preso la mia macchina, ci ho messo le catene, ho valicato novantanove passi, percorso novantanove tornanti, bevuto novantanove Vov caldi con cioccolato e panna e l’ho trovata! Studemann si chiamava! S’inerpicava come un’edera sulle pendici della montagna, seguendone le secolari forme, perdendosi nelle nuvole e nella neve. Clac! Clac! (rumore degli attacchi) e via! Ho acquistato una tessera a punti di carta che ho fissato al braccio con un bell’elastico giallo, ho tirato un bel sospiro e mi sono fatto accompagnare dallo sguardo stanco e fuori dal tempo del mitico Uomo della Seggiovia che, con un gesto tanto inutile quanto essenziale, ha semplicemente sfiorato la seggiovia che piombava come una mannaia sulle mie gambe: boom!!

DSCF8492Ed eccomi qua! Solo, tra la neve, finalmente solo! I piloni scorrono lenti a scandire un tempo eterno, fermo nel ghiaccio. Muovo le mani dentro i guanti e le dita dei piedi negli scarponi. È tutto magnifico e quieto. Ora la seggiovia prende a salire davvero. Tra le nuvole. La neve si fa più alta, gli abeti più vicini, le orme dei caprioli più nitide. Sono in terra straniera, qui chi comanda è la Montagna: io e la seggio possiamo solo averne rispetto e sacro timore. Perché la “seggio” monoposto ha rispetto.

La neve posata sul verde, il silenzio si fa più intenso, penetra nel profondo della mia anima, così come io m’insinuo tra le rocce aguzze e ammantate, guidato e cullato dai “clac” del cavo d’acciaio. Tutto si fa più forte, più intenso, più lontano…Non vedo più ad un palmo di naso: miraggio bianco.

La neve è sempre più vicina: non capisco se è perché è alta o perché è la seggio che si sta avvicinando a terra. Ora rallenta, sempre più, sempre più vicino, tocco terra con gli sci, dolcemente. Sono fermo tra i cinguettii di qualche coraggioso uccello delle Nevi ed  il silenzio cui gli abeti fanno sicura guardia.

Oddio! Che devo fare? Il seggiolino davanti è vuoto e quello dietro manco lo vedo. È una situazione anomala, ma non ho paura. Scendo! Sono perso tra la neve, ma non posso avere paura: mi guardo intorno: non posso avere paura in un mondo così. Faccio due passi e subito scorgo una figura umana, in piedi che mi guarda, sorride. Mi blocco! Oddio! Chi cazz…

“Salve! Ti stavo aspettando! Permetti che mi presenti? Il mio nome è Klaus Pesavento.” Si avvicina nella nebbia e nella neve. Tutto è bianco.

Klaus Pesavento, Klaus Pesavento..questo nome non mi è nuovo..”Ma..non è che…”

“Sì, sono io! Sono proprio io: Klaus Pesavento: la grande promessa dello sci italiano degli anni ’80″, sorride e sospira un po’.

C’è Klaus Pesavento davanti a me! In persona! In mezzo alle nuvole, la neve e gli abeti incantati. Che giornata! Che giornata! Questa la devo proprio raccontare! Mi faccio forza, è una situazione sempre più assurda, ma forse proprio quest’assurdità rende tutto così semplice: “Ma dove sei finito? Cosa ci fai qui? Ma…”

Livigno_squadra_gigante_ITA_3Scuote la testa, con un’espressione come dire: “È una ventina d’anni che m’aspetto questa domanda!” Comincia: “Era lo slalom gigante della mia definitiva consacrazione, proprio qui, su questa pista. Lo ricordo come fosse ora: nella prima manche avevo accumulato un vantaggio vergognoso: 3 secondi e mezzo: una vita!”

Silenzio. Un fruscio: un pugno di neve cade da un abete vicino e Klaus riparte: è la seconda manche, la sua manche, c’è una nebbia fittissima: miraggio bianco. Proprio come ora

Telecronaca: “Al cancelletto di partenza, ora il nostro Klaus Pesavento con il pettorale 99, ha un vantaggio abissale ed uno stato di forma strepitoso. Gli sarà sufficiente controllare e non commettere errori per avere in tasca la sua prima vittoria in Coppa del Mondo. Una nuova stella è sorta nel firmamento dello sci italiano, signore e signori ed il suo nome è: Klaus Pesavento! Speriamo solamente che la sua prestazione non venga pregiudicata dalla scarsa visibilità. Eccolo inquadrato dalla telecamera…è pronto: è partito! Vai Klaus! Vai campione!”

“Era la nona porta, la nona porta…e stavo scendendo come un Dio, probabilmente meglio di un Dio. Di un Dio delle nevi, ovviamente. Avevo ancor aumentato ancora il mio vantaggio…mi sentivo tutt’uno con la pista, con la neve, con la mia neve. Era lei, la neve, a guidare i miei sci.

Poi quella nebbia…la nona porta! Andavo come un Dio!…Nessuno aveva mai sciato così bene prima di quel giorno! …come un Dio…la nona porta!…”

“Attenzione gentili signori telespettatori non riusciamo più a vedere Pesavento, la nebbia è davvero fittissima…ecco la telecamera che lo cerca…si distinguono appena le sagome delle porte…il traguardo…ma…non…è incredibile!…Pesavento sembra come scomparso nella nebbia…

Sa2-2010-Sabato-6-Febbraio-10“Mi ritrovai qui, in mezzo alla neve alta, fuori dal tempo, con il mio pettorale numero 99 e la pista laggiù completamente vuota, chissà come, chissà quando! Inghiottito da chissà cosa…alla nona porta! Catapultato in un mondo a parte, soffiato via dal mio slalom, dalla mia prima vittoria, dal firmamento dello sci italiano?.”.

Ma come?!

“Da quel giorno è così: vivo qui, tra gli abeti, con le rocce coperte di neve e affianco a questo cielo che posso toccare con un dito. In alto, un altro. Non è né meglio, né peggio: è diverso: non c’è più lo slalom gigante, ma ci sono tante altre cose! Vedi ragazzo: tutti ce l’hanno la loro nona porta, tutti: nessuno escluso. Da qualche parte, in qualche perduto angolo del mondo e del tempo. E’ lì, ti aspetta, è scritto nel destino, sin dalla tua nascita. Ti può capitare di incontrarla oppure no; a me è capitato, e non c’è altro da dire!”

Pausa.

“Io, Klaus Pesavento, pettorale numero 99, ero lo sciatore più meticoloso, preciso, razionale, attento, concreto e bravo di tutti, eppure…eccomi qua! Nona porta e via! Capisci? Non importa chi sei, cosa fai, quanto ti prepari, quanti progetti hai, la nona porta è lì per tutti, e chissà come, chissà perché, può accadere di trovartela di fronte…”…

………

…”Giovane! Giovane! Tirare su barra! Fine corsa! Aussteigen bitte! Scendere! Fine corsa!”

Oh cazzo! La fine della seggiovia…

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

Twitter Sito web

Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Sfuggito. Un bel brano che era sfuggito alle mie ricerche. Un brano poetico e commovente. Realistico ed incredibilmente delicato. La nona porta aspetta tutti, indistintamente. Non importa l’età, non importa se sei stato un probo, un giusto, un obbediente. La nona porta ti aspetta dove, quando e come vuole lei.
    Ti coglie all’ improvviso tutta la spiritualità che il brano esprime con lievità, eppur intensamente. Nel rispettoso silenzio, nel raccoglimento, nell’ ascolto di impercettibili rumori della natura, nell’ isolamento ovattato di una natura vergine, proprio là in quei luoghi terreni dove una solitudine che non spaventa ti aspetta da tempo per parlarti, proprio là, in disparte, puoi incontrare le persone che se ne sono andate per sempre. Le anime belle che sanno ritornare a noi, nella veglia rispettosa o ai margini del sogno tormentato, ci raccontano che
    c’ è una dimensione diversa che ci accoglierà dopo questo tempo, oltre questo spazio. La loro luminosa serenità mostra la loro vicinanza amorevole alle nostre esistenze angustiate. E il loro essere eterni, oltre la nona porta.
    Un brano speciale che fa riflettere, ricordare, guardarsi dentro, cercare l’ anima che talvolta si disperde nella nebbia che cela la luce. Un brano che accarezza il cuore e alimenta la speranza.
    Ogni Credo sovente in me vacilla, tuttavia questo brano mi riporta alla mente una significativa frase del Cristo dei Vangeli : ” Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’. “

    Rispondi
  2. COSTANZA

    Sono arrivata a “Oh cazzo. La fine della seggiovia….” con le lacrime agli occhi. Passionale, vivo, intensissimo. Meraviglioso Giampi!!

    Rispondi