Jorge Mendes, il “re” del pallone

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Digitando su “Google” il nome Jorge, tra i suggerimenti lui risulta al terzo posto. Forse, data la pochezza dei nomi che lo precedono, è davvero una persona importante. Lui di cognome fa Mendes. Cliccandoci sopra scopriamo un personaggio particolare, che con il suo lavoro, per dare un’idea, muove soldi paragonabili a quelli di una multinazionale.

Jorge Mendes Ranks No 2 In The Forbes ‘Sports Agent Rich List’Ora ripercorreremo brevemente la sua storia, per capire da dove sia partita questa macchina da soldi.

Jorge Mendes, 49 anni, è stato nominato di recente il procuratore più ricco del mondo. Tutto nacque quando all’età di 30 anni, decise di smettere di giocare a calcio. Il talento non era dalla sua. Appese le scarpe al chiodo e di lì a poco prese una decisione che lo portò a svoltare, di brutto. Cominciò a interessarsi di affari, ed in particolare di affari che riguardavano il mondo del calcio, diventando procuratore dei calciatori (colui che ne cura gli interessi sportivi legati principalmente alla carriera agonistica). Iniziò e portò subito a compimento il suo primo affare: il suo socio Antonio Alberto lo fece accasare al Lourosa, club di Seconda Divisione portoghese. Il lavoro cominciava a fruttare e di conseguenza decise di fondare la Gesti-Fute, società di procure calcistiche. Era l’ennesima attività, dopo che aveva già sotto la sua gestione discoteche e bar. Un vero uomo d’affari che non si accontenta di amministrare un piccolo “orticello”.

Jorge Mendes, el agente más poderoso del mercado_Il passo nel gota del calcio lo fece quando, viaggiando e girovagando da un club all’altro, conobbe all’Alfandega Nuno Hernandez, portiere che proprio grazie a Mendes approdò al Deportivo La Coruña. Da quel momento Jorge cominciò a prenderci gusto e si rese conto dei suoi mezzi, della sua bravura di trattare e soprattutto del suo fiuto per gli affari, quelli veri. La riprova di questa percezione è la scalata esponenziale del giocatore Costinha. Per la maggior parte considerato uno sconosciuto e non di grandi potenzialità, Jorge lo convinse a farsi rappresentare e successivamente, da li a poco, lo fece ingaggiare dal Monaco. Un salto importante, visto che il giocatore precedentemente militava nel Nacional, squadra di seconda divisione portoghese. Dicono che questa sua forza nell’attrarre grandi campioni e nel portare a compimento affari, per molti improbabili, sia dovuta al fatto che sa trattare i giocatori come un padre, come un amico. Un pregio che lo porta ad essere capace di trarre il meglio dalle trattative, per i suoi assistiti e per se stesso.

Nel 2004 avvenne la sua definitiva consacrazione: portò Mourinho, Paulo Ferreira, Costinha e Tiago al Chelsea. Oltre a questo affarone, portò un certo Deco al Barcellona, dopo averlo pescato dal modesto club dell’Alverca. Affari su affari che lo portarono ad entrare prepotentemente nell’Olimpo dei procuratori.

jorge mendesL’anno precedente, 2003, ebbe la migliore intuizione della sua carriera da procuratore: riuscì a portare sotto la sua scuderia il giocatore più promettente di quel periodo: Cristiano Ronaldo. Approdò, anche grazie al suo contributo, al Manchester United dove vinse praticamente tutto quello che c’era da vincere. Un affare che negli anni ne fece nascere altri: per ben quattro volte viene premiato come agente dell’anno oltre a fruttargli centinaia di milioni a lui ed al suo entourage. Di recente è uscita la notizia che sembra che per il matrimonio dell’agente, Cristiano Ronaldo abbia voluto omaggiarlo con un regalo alquanto particolare: un’isola greca. Una cifra che dovrebbe oscillare tra i 3 e i 50 milioni. Follie oserei dire, ma credo che per uno come Ronaldo si possa parlare tranquillamente di un semplice regalo. Dopo questo “piccolo” particolare ci si può fare più che un’idea su quello che rappresenta il signor Medes.

Jorge Mendes est peut-être l’agent sportif le plus puissant de l ___Tra i tanti giocatori che possiede nel suo scacchiere, presenta nomi come Di Maria, James Rodriguez, Falcao, Thiago Silva, Diego Costa, Pepe. Tutti sotto la sua Gesti-Fute, che il mese scorso il quotidiano portoghese Record ha “svelato” fatturi circa 400 milioni all’anno. Con le mosse dell’ultima campagna acquisti li ha raggiunti, in pochi mesi: Martial dal Monaco al Manchester United per 80 milioni; Di Maria dallo United al Psg per 63 milioni; Otamendi dal Valencia al City per 45; Turan dall’Atletico Madrid al Barcellona per 41. Cifre stratosferiche, da leader d’affari. Il 24 settembre 2015, un’altra rivista (economica), Forbes ha stabilito che è lui il numero uno nel mondo dei procuratori del pallone (Raiola 13°, Felicevich 21°).

Una riconferma, forse inutile, forse scontata. Ciò non toglie che siamo davvero davanti ad un uomo potente che nel suo mondo è incontrastabilmente il numero uno. Sicuramente c’è tanto di suo in quello che sino ad ora ha compiuto, ma credo anche che ci si possa metter dentro, nelle cifre esorbitanti che muove, il fatto che il calcio sia di predominio mondiale sul resto degli sport. Questo aiuta, senza dubbio, a far si che i prezzi dei giocatori lievitino e le casse delle società (e dei procuratori) si riempiano. Riflettendo su ciò, credo si possa ridimensionare la visione di questo personaggio che forse, se rappresentasse un mondo meno ambito e meno sponsorizzato, guadagnerebbe come chi umilmente ogni mattina si alza per consentire a se e alla famiglia un futuro, sereno e amorevole.

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