“Il Gruppo” di Joseph O’ Connor

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L’ultimo romanzo del grande scrittore Irlandese: un flashback nella cultura e nella musica rock degli anni 80

“Come la vedo io, l’arte ha un solo motivo di esistere: farti apprezzare che ti stai facendo un giro sul pianeta. Picasso, i grandi scrittori, i poeti, i musicisti. Se quando ascolti i Beatles che fanno “She loves you” non riesci a sentirti contento, almeno un po’, hai una segreteria telefonica al posto del cuore.”

Dall’ultima intervista di Fran Mulvey

Quando mi voglio rilassare metto un vinile sul giradischi, sento il suo fruscìo rassicurante, sprofondo nella mia poltrona rossa in salotto e anche se ho avuto una giornata pesante non posso che pensare che alla fine non va così male. E’ il misterioso potere della musica che non è dato sapere quali corde riesce a toccare, ma riesce a tranquillizzarti nei momenti giusti, ti dà la carica in quelli in cui hai bisogno di una spinta , ti accompagna nei momenti speciali come una soundtrack infinita, una playlist che ti segue, a volte ti asseconda, altre volte ti ossessiona. E’ cucita addosso a te, non ti molla mai.
Quando un libro parla di musica, intreccia questa fantastica sensazione a quella delle parole. Un connubio perfetto.

Siamo agli inizi degli anni Ottanta in una terra musicale ambigua dove gli ultimi strascichi del punk lasciano spazio a sperimentazioni elettroniche e il grunge è ancora agli albori . A dimenarsi in questa zona franca ancora tutta da scoprire nella piccola Luton, un sobborgo scalcinato di Londra due giovani diciassettenni danno sfogo alla loro voglia di musica e iniziano a suonare. Sono Robbie Goulding e Fran Mulvey. Il primo ha l’animo gentile, lo sguardo limpido, una massa di capelli arruffati e una tragedia familiare alle spalle; il secondo è un provocatore per vocazione, egocentrico e geniale, di origini vietnamite, adottato da una famiglia irlandese dopo anni di abusi alle spalle. Legati da subito da una profonda e totalizzante amicizia, Robbie e Fra, non sono ancora del tutto a conoscenza di ciò che li tiene uniti. Forse la passione per la chitarra o la totale ammirazione per David Bowie, Patti Smith e i Velvet Underground o forse molto di più. Successivamente incontrano due gemelli, fratello e sorella: il batterista Seán e la violoncellista e bassista Trez, bella e colta, di cui Robbie si innamorerà. Da questo aggroviglio di intenzioni e di entusiasmi nascono nel 1981 gli Ships in the Night.

La loro storia è quella di tante bands che tentano di farsi spazio: gli inizi difficili, le demo spedite ad ogni stazione televisiva di Londra, le trasferte per improbabili concerti, dormite in macchina, sacchi a pelo, autostrade e pub, droghe e trasgressioni, fino all’ arrivo della notorietà e agli incontri con i grandi della musica, tra cui Patti Smith, “bella come una domenica autunnale in una città americana” .
Un’avventura inimmaginabile, cinque anni di successi internazionali, iniziata dalla periferia di Londra, che li porterà ad esibirsi all’ East Village di New York.

Poi a un passo dal successo definitivo, la nave affonda, Fran tradirà, iniziando una scintillante carriera da solista.

Dopo la ‘lunga’ storia degli Ships, l’autore ritorna ai tempi nostri, nel 2012 con le Olimpiadi nel Regno Unito sullo sfondo, quando gli ex membri del gruppo devono fare i conti con la Storia e con la loro storia personale: gli eventi sul piano narrativo si fanno più serrati in un racconto che vive sui colpi di scena, dove ciò che appare scontato, logico o previsto dalla mente del lettore, viene sconvolto improvvisamente con una tecnica stilistica eccezionale.

Una storia emozionante, che parla di amicizia, di musica, di passione e di demoni interiori da sconfiggere. Un flashback che percorre 25 anni di storia, dal college fino alla vita matura. Un narratore, Robbie, che diventa un amico, a cui vorresti dare una pacca sulla spalla per dirgli che andrà tutto bene, un personaggio così ben delineato, un “magnifico perdente” come lo definisce l’autore. Ma siamo scuri che lo sia veramente?

Nell’ ultima magica notte a Dublino, nella Reunion del gruppo più tormentata della storia, si rimescolano le carte in tavola e succederà qualcosa di magico. Come ritrovarti tra le mani qualcosa che pensavi perduto per sempre.

A sostenervi nella lettura, su Spotify si trova una playlist dedicata alla trama del romanzo, che spazia da Johnny B. Good di Chuck Berry, Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, The Song of Silence di Simon & Garfunkel, Paranoid dei Black Sabbath,Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan, Ashes to Ashes di David “il Duca Bianco” Bowie e tanti altri pezzi.

Allora, siete pronti a salire sulla nave? Il buio non ci fa paura e il rock è assicurato.

 

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