Gita al lago

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

logoIo almeno l’ho vissuta così! In realtà è stata una gara di canottaggio sulla lunga distanza. 19 km per skiff singolo sull’Attersee, magnifico lago nei dintorni di Salisburgo: Early Bird Regatta, già il nome un programma.
Sveglia: 4.30; ritrovo: 5.20; breathing collettivo con tutti gli altri early birds: 6.00; partenza: 6.30.
Chiariamo subito che ho partecipato alla gara come atleta e non come portaremi, ragazza pon-pon o villeggiante in bikini che dalla riva del lago applaude, incoraggia e gioca a frisbee con il cane. Ebbene sì, io ero una delle 15 donne che hanno sfidato le acque dell’Attersee, nonché le onde e il vento per… una lauta colazione. All’arrivo, infatti, come nelle migliori tradizioni di queste competizioni un po’ fuori dall’ordinario, c’era un banchetto con i fiocchi.
Le massaie austriache avevano preparato uova, carne, salsicce, patate, salse e pasta in abbondanza, oltre al classico bidone di muesli con lo yogurt, pane, burro, salumi, dolci e bibite varie, calde e fredde. Menù completo per l’intero fine settimana e calorie sufficienti per affrontare la scalata dell’Everest.
barcaMa torniamo alla gara. 56 partenti, 53 arrivati, 3 affondati, o quasi. Ho accennato a onde e vento -situazione piuttosto insolita quando si pensa alle acque di un lago- ma l’Attersee è famoso proprio per questo: per gli sport acquatici, fra i quali spiccano la vela e il surf!
Accidenti, a saperlo prima, forse… no meglio così.
Effettivamente, l’esperienza e la prudenza avrebbero orientato la mia scelta verso il pontile d’arrivo, a terra, ma Robert, l’organizzatore della manifestazione, no! In poche mosse e ancor meno parole, infatti, ha portato la mia barca in acqua. Una volta salita a bordo mi ha spinto lontano dalla riva con un sorriso e il pollice destro rivolto verso l’alto, ok!
Che fare? Vogare naturalmente. Fingendo sicurezza ho iniziato a parlare al lago e mi sono lasciata cullare dalle onde immaginando fossero teneri abbracci di un amante. Così facendo, la paura è svanita improvvisamente lasciando il posto alla meraviglia per il panorama che mi circondava: montagne incantevoli, villaggi deliziosi, vegetazione rigogliosa e qualche adone in gara altrettanto incantevole, delizioso e “rigoglioso”.
Le acque erano effettivamente mosse e il vento soffiava forte, ma in principio questo era a favore. Quando, invece, ha iniziato a soffiare alle spalle, beh, allora riuscivo già ad immaginare il traguardo e a sentire il profumo della colazione “casalinga”.
buffetNulla avrebbe potuto fermarmi: non l’ultima invisibile boa gigante giallo fosforescente, incredibilmente mimetizzata con le acque cristalline del lago; non l’avanzo bagnato di un atleta che tentava invano di risalire sul suo guscio di noce né, tantomeno, i richiami in tedesco stretto da parte degli addetti alla sicurezza che da una barca d’appoggio cercavano di indicarmi la direzione giusta urlando con un megafono. Alla fine, infatti, ho scoperto che quello che avevo immaginato fosse il traguardo, era solo l’ennesimo promontorio da superare. L’arrivo e la colazione erano ben più distanti, ma lì, in mezzo al lago e a metà percorso, non potevo saperlo. A volte, l’entusiasmo, l’ottimismo e una fervida fantasia aiutano a superare i momenti difficili.
In effetti, a Trieste sono abituata allo stratempo in mare: bora e vento sono di casa. Deve essere così che ho sviluppato quelle preziosissime doti antistress!
surfDunque, quel lago in tempesta che nell’immaginario collettivo –e anche nel mio- è sempre placido e calmo per definizione, doveva essere solamente una percezione soggettiva. Percezione avvertita da 56 atleti in balia delle onde che vogavano contro corrente su barche lunghe, sottili e instabili come lo è un ottuagenario giocatore di basket in pensione nella furia violenta di una tromba d’aria.
Fatto sta che sebbene sia riuscita a perdere di vista, lasciandoli indietro, alcuni uomini, evidentemente più gitaioli di me, fra le donne in gara sono arrivata ultima. Chissà perché!
Forse speravo, come accade spesso, che agli ultimi fosse riservato un trattamento di favore, un premio di consolazione oppure una coccola, e io adoro le coccole; forse perché durante gli allenamenti quotidiani il mio battito cardiaco non supera mai gli 80 battiti al minuto o forse, molto più semplicemente, perché soprattutto le prime dieci donne, di femminile avevano solo il nome sulla carta. A dir la verità, in qualche caso, nemmeno quello. Simone, per esempio, circa 1.65m per 50 kg di muscoli, pur essendo donna negli attributi –intendo quelli nascosti, sul seno bisognava fantasticare- aveva un nome da uomo.
Poco importa, io ho goduto dei calorosi applausi del pubblico per l’ultimo arrivato -che fa sempre una certa simpatia- stando perfettamente a mio agio in una terza di reggiseno senza imbottitura; ho esultato per la menzione speciale perché, assieme a mio marito, unica partecipante dall’Italia e ho gongolato per il ricco premio: set di cioccolate speciali limited edition, una rosa effettivamente rosa, una tazza per la colazione con il logo della regata e una battuta di spirito in tedesco che nessuno, però, è riuscito a tradurmi in una qualsiasi altra lingua che non fosse il tedesco. Il loro humor, così come la distinzione dei sessi, deve essere più enigmatico di quello inglese!early bird
In conclusione: tempesta o bonaccia, colazione o pensione completa, uomo o donna, ultimo o primo, regata competitiva o gita al lago, è solo questione di prospettiva!
Ad ogni modo, nel borsone, oltre all’abbigliamento sportivo c’erano anche bikini e frisbee –il cane è immaginario- jolly indispensabili nel pomeriggio di una splendida e lunghissima giornata sul lago iniziata ancor prima dell’alba, nella migliore tradizione di un Early Bird D.O.P.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

Sito web

Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

Perché non lasci qualcosa di scritto?