For Italians only

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Solo per gli italiani.Capita sempre più spesso di parlare con qualcuno, che di solito non appare come infoiato reazionario o leghista arrabbiato, il quale obietta che un povero italiano riceve meno di un profugo, di un clandestino, di un extracomunitario, eccetera.

Lasciamo da parte il linguaggio, le definizioni, le osservazioni sul fatto che siamo tutti cittadini del mondo e abitanti della terra, “no borders, no woman, no cry” direbbe Bob Marley, lasciamo quindi da parte il così detto buonismo, facciamo i concreti.
Anzi i cattivi. Un italiano che viva come in Burkina Faso non esiste. Malissimo che gli vada, usufruisce dell ‘ospedale gratis , una mensa lo sfama, spesso i genitori lo aiutano. L’acqua esce dal rubinetto, ha un frigo e una lavatrice.

Chi è l’italiano povero? Un marito divorziato strozzato dagli alimenti, un tossicodipendente o ex tale che si è venduto anche l’oro di nonna, uno che ha speso più di quanto ha guadagnato, magari al Bingo, o…uno che ha perso il lavoro, circostanza che, pur attutita da casse integrazioni e altri ammortizzatori, oggi è un’emergenza, frutto di scelte scellerate , che molti combattono e altri no…finché non tocca a loro.

Per ciascuna di queste situazioni esistono cause che si spiegano con legislazioni da modificare, ma pure vizi privati e scelte sbagliate: ne ha colpa lo “straniero”? Egli arriva da situazioni spaventose che sono protette a livelli internazionali – e con tutto ciò spesso crepa nel tentativo di uscirne – e non riceve altro che ciò che è stabilito, cioè , il più delle volte, vegetare in un CIE (centri di identificazione ed espulsione) dove un italiano non andrebbe nemmeno morto, piuttosto sotto un ponte.

E’ logico che passare dal benessere alla povertà fa semplicemente schifo, a chiunque. Ma da qui a invidiare chi si è venduto le ossa per cercare di sopravvivere, ci dovrebbe passare parecchio, se solo ci si ragionasse un po’ su.

Magari, sarebbe meglio coltivare sempre la solidarietà, non solo quando lo spettro della miseria tocca a noi.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Brava Carmen, compenetrarsi nei problemi, seri, degli altri è difficile, ma non provarci affatto è drammatico e inumano e, forse, italiano. Per la mia esperienza personale, non ho ricevuto solidarietà dalla nascita ad oggi… per questo mi dibatto ma, forse un giorno, mi ritirerò davvero in una sorta di eremo.

    Grazie ancora per le tue importanti riflessioni.

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  2. Francesco

    Qui non si tratta di incolpare nessuno, non mi importa nulla di quanto ricevano o meno i profughi o richiedenti asilo o le mille altre denominazioni che le fervide menti dei politicamente corretti sfornano per identificare dei poveri che vagano raminghi verso pretese terre promesse, provenendo (solo alcuni e non la maggioranza) da luoghi resi inabitabili da conflitti endemici e dalla siccità. Mi importa invece sottolineare come l’arrivo in Italia di qualche milione di stranieri, quindi di un Lumpenproletariat, abbia colpito e affondato quel minimo di senso civico e decoro urbano che l’Italia aveva raggiunto verso gli anni 80 con la fine delle grandi migrazioni interne. Non c’erano più le baracche delle periferie romane e così via. Ora tutto questo è tornato e la storica assenza di senso civico e di cura del bene pubblico tipico degli italiani di ogni epoca, che ora si confrontano con larghi starti di popolazione straniera che vive nella totale illegalità, senza pagare neanche le spese condominiali, ora ha reso le nostre città molto più sporche, degradate, abbandonate a sè stesse di quanto fossero in un recente passato. Unito all’esplosione edilizia questo fenomeno sociale ha reso l’Italia un paese brutto, triste, maleducato, gaglioffo e sporco.

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    • Carmen NY

      Mi sovviene, però, che nelle baraccopoli romane c’erano soprattutto romani. Magari non di settima generazione, ma non prevalentemente migranti.

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