Expo Milano 2015: gli 11 padiglioni da visitare

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A pochi giorni dalla chiusura del grande evento di “Expo Milano 2015” c’è ancora polemica sull’iniziativa: chi è già andato più volte e vorrebbe tornare, chi è andato più volte ed è rimasto deluso dal non essere riuscito a vedere tutto, chi deve ancora andare e chi si rifiuta categoricamente di andarci.

Personalmente ci sono stata due volte nel tentativo di visitare più padiglioni possibile senza comunque riuscire ad accedere a tutti. Complessivamente ne ho visitati circa una sessantina contando anche quelli più piccoli che si osservano in 5 minuti, senza fila e passando da una stanza all’altra (come i padiglioni del centro Africa o quelli degli Stati affacciati sul Mediterraneo che condividono la stessa piazza). Confermo che alcuni padiglioni erano assolutamente inaccessibili, come Giappone, Italia, Spagna, Brasile. Personalmente ho scelto e selezionato le file d’attesa più brevi, detesto stare in fila alla posta, figuriamoci ad Expo, dove posso anche scegliere. Mi è andata bene con alcuni padiglioni che avevano tempi d’attesa dalle 2 ore in su al mattino e, verso sera, si trovavano con 30/40 minuti di coda, che alla fine poi si smaltiva velocemente.

Dati gli Stati a cui ho potuto accedere, vi propongo la mia lista degli 11 padiglioni da visitare.

  1. Corea del Sud. Padiglione ipertecnologico che presenta un’idea sostanzialmente semplice e che, personalmente, condivido: l’Hansik. Questo termine coreano rappresenta la cultura del cibo inteso come un elemento imprescindibile della vita quotidiana, ma che necessita di essere curato, rispettato e tramandato come una tradizione. L’uomo deve imparare a nutrirsi in base agli alimenti di stagione, abbinando colori, sapori e forme in modo da creare armonia nei piatti. L’armonia, la tradizione, il rispetto per l’ambiente e per se stessi, attraverso la scelta di un cibo che ci aggradi, non che ci venga imposto, aiuteranno le persone a riflettere e rispettare se stessi e la natura, creando un circolo virtuoso. Interessanti anche le opere d’arte ad “impatto” che rappresentano: la fame nel mondo (un albero visto solo dalle radici scheletriche), l’abuso di cibi preconfezionati (una grande montagna di scatole di latta), l’obesità dilagante (rappresentata da una serie di sfere in gomma tanto gonfie da riempire tutto lo spazio che le circonda).
  2. Particolare del padiglione dell'Azerbajan

    Particolare del padiglione dell’Azerbajan

    Azerbaijan. Anche in questo padiglione si è puntato molto sulla tecnologia, elemento inserito (a mio parere) più per stupire il visitatore che per rappresentare la loro idea di alimentazione e produzione sostenibile. In realtà la proposta fatta è quella di una coltivazione sostenibile in base alla richiesta del mercato, cioè la possibilità di coltivare alimenti “in serie scalare” avendo raccolti multipli durante l’anno, ma in proporzione ridotta e non forzata, come avviene ora per sostenere la grande distribuzione. Con gli esempi preparati per Expo si è mostrato una tecnica di coltivazione già conosciuta ma poco sfruttata, quella verticale, per il recupero e riutilizzo dell’acqua.

  3. Qatar. Questo Paese non propone particolari innovazioni, ma la propria cucina come attività sostenibile perché basata su piatti semplici e con le stesse basi (riso e cereali vari) per sostenere tutta la popolazione. Tuttavia il padiglione è molto suggestivo per via dei richiami alla loro cultura e dei vari angoli creati per mostrare la vita del Qatar, i mestieri, gli abiti. Molto bella la reinterpretazione dell’Albero della Vita posto al centro del padiglione.
  4. Marocco. Uno dei pochi padiglioni per cui ho accettato di mettermi in fila. Lo spazio non è enorme ma merita una visita per gli allestimenti che coinvolgono piacevolmente. La proposta semplice, ma molto logica, è quella di abbandonare progressivamente le coltivazioni intensive alloctone e lasciare che ogni Paese produca ciò che si addice al territorio. Quindi solo produzioni autoctone sia per quanto riguarda le proteine (animali e legumi) sia per quanto riguarda cereali, frutta, verdura e, come nel caso del Marocco, l’Argan, che ne è il prodotto di spicco.
  5. Turchia. Propongo la Turchia non perché sia speciale, ma per la semplicità con cui ha occupato un piccolo spazio. Padiglione per il 90% all’aperto, costituito da strutture in ferro, all’interno delle quali sono esposti spezie e vasellame pregiato che rappresentano appieno le produzioni principali del Paese. Quando ho visto com’era strutturato mi è dispiaciuto un po’: è uno degli Stati che mi piacerebbe moltissimo visitare perché ricco di arte, storia, tradizioni sia letterarie che sociali.
  6. Angola. La cosa che mi ha colpito di più è stata che non c’era una “proposta” effettiva ma solo una sorta di “dimostrazione pratica” dell’utilità di avere coltivazioni di vario genere (nel caso di Expo alberi da frutto), per mostrare che ogni stagione ha i suoi doni. Vero che lo sappiamo, per gli italiani è normale mangiare le zucche in autunno e le prugne in estate, tuttavia è stato bello conoscere frutti che non avevo mai visto e vedere da quali alberi o arbusti provengano.
  7. Parte centrale del padiglione lituano

    Parte centrale del padiglione lituano

    Lituania. Il consiglio di passare dalla Lituania è puramente futile: mi è piaciuto l’allestimento! La sfera centrale fatta di piccoli schermi rotondi che raccontano la storia della nazione e mostrano cosa è cambiato e cosa no, nel corso dei secoli e quali sono gli alimenti di base è molto simpatica. Probabilmente non ho compreso la loro proposta (effettivamente se era spiegata nei video non sono riuscita a sentire l’audio), tuttavia ho trovato semplicemente bello il piccolo padiglione.

  8. Iran. Molto particolare anche questa costruzione, che ricrea al suo interno la struttura del terreno iraniano, in una serie di saliscendi contornati da aiuole piene di aromi (rosmarino, salvia, timo, origano, menta…). La parte alta è occupata da un lungo schermo che spiega l’utilizzo dell’irrigazione tramite canali sotterranei. Questa la proposta del paese: la predisposizione dei “Qanat”, una serie di tunnel sotterranei, collegati alle falde acquifere, che si sviluppano in orizzontale per lo sposamento dell’acqua e in verticale per il ripescaggio, senza l’impiego di materiali invasivi come cemento o acciaio. In tal modo si ridurrebbe l’impatto ambientale. A chiusura del filmato anche un video dove viene mostrato un Qanat nel sud Italia.
  9. Turkmenistan. Lo spazio è ampio e ricco di tappeti pregiati di ogni dimensione. Non viene fatta una proposta particolare, ma è pur sempre interessante vedere gli allestimenti sul tetto dell’edificio: una tenda tipica e un piccolo giardino circolare. Anche in questo caso lo consiglio puramente perché piacevole da visitare.
  10. expo2Sultanato dell’Oman. Anche se posizionato in fondo al decumano, un po’ in disparte, merita un po’ del vostro tempo. Oltre all’affermazione del potere centrale del sultano, che viene messo in primo piano all’ingresso, è interessante l’importanza che viene data ad un prodotto che, negli altri padiglioni, non viene nemmeno nominato: il miele. La maggior parte degli spazi interni è allestita con riproduzioni giganti di api e alveari. Particolari i manichini con teste ologramma, che spiegano la storia e l’agricoltura del Paese.
  11. Belgio. Su quest’ultimo padiglione so che scado nel banale ma, essendo un’amante della birra belga, non potevo dimenticarmene. Partiamo dal simpatico gesto di offrire un biscotto a tutti i visitatori: penserete che è una scemenza valutare un padiglione per quello. Se non siete ancora stati ad Expo e non avete passato un’intera giornata in giro nella speranza di trovare una fila accettabile, sia per gli ingressi che per i pasti, non potete capire quanto possa essere importante un biscotto! Decisamente strana la struttura, si parte visitando il perimetro e andando verso l’alto, per concludere la visita nel centro della costruzione ma nel “seminterrato”. Molto suggestiva l’esposizione di gioielli e pietre preziose. Giusto per spezzare un po’ il tema “cibo”.

Con un po’ d’impegno e pazienza (sicuramente più della mia) potrete visitare molto. Confermo che mangiare dentro Expo è decisamente costoso perciò valutate bene i vari ristoranti prima di accomodarvi. Per quanto fossi scettica nei confronti di questa manifestazione, ammetto che ho passato due giorni veramente piacevoli, scoprendo anche Paese nei quali sarebbe interessante recarsi. State alla larga dal Giappone e dall’Italia e godetevi i piccoli Stati.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

    • Tamara V. Mussio

      Ciao Andrea, grazie per la conferma. Il Kazakistan era uno dei padiglioni in programma insieme agli Emirati Arabi, purtroppo, come dici tu, la coda era infinita e io non amo stare in coda, quindi l’ho ignorato un po’ a malincuore!

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