Antonio Canova e la favola di Amore e Psiche

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Nelle sue molteplici versioni, il mito più noto, la favola dell’anima è Amore e Psiche. Narra di una principessa così bella da provocare la terribile gelosia di Venere che ordinò ad Amore, di trafiggerla con una freccia per farla innamorare di un uomo brutto. Amore, appena la vide, folgorato dalla bellezza se ne innamorò, la fece condurre dal vento in un palazzo magico per incontrarla ogni notte in segreto. Ma, data l’impossibilità di un dio di amare un essere mortale, fece giurare alla donna che non avrebbe mai guardato il suo volto nel sonno. Una notte, Psiche, istigata dalle sorelle volle osservare alla luce di una lanterna l’amato, che svegliatosi, fuggì.

Immortali, furono artisticamente gli ultimi anni del 700, per il cantore della bellezza scolpita, Antonio Canova, anche se coperti di lutti ed eventi nefasti. Il senso di amarezza che lo avvolgeva era acuito dall’inquietudine per le notizie giunte dalla Francia, dove la Rivoluzione era quasi una certezza. “Ho lavorato in questi tempi come un disperato perché se non avessi avuto sempre la mente occupata, non avrei potuto reggere alle lacrimevoli circostanze che divorano la mia famiglia, oramai nella notte e del mondo intero “.

Splendeva ugualmente il giorno nei suoi più grandi e poetici capolavori. Dal 1787 la passione si tinge di bianco, viaggia l’anima dell’arte nelle terre dell’amore. Inizia la sbozzatura del marmo, incede il mito. La fiaba, la freddezza ipnotica, la perfezione attraverso la levigatezza della materia dura e insensibile, animano ancora di più le sue opere, nate in un orizzonte nuovo, ideale.

Ciò che per Charles Baudelaire avrebbe segnato i limiti della scultura (non ha un solo punto di vista, e per capirla devi girarle intorno) il celebre scultore lo presenta come il massimo delle virtù. E partendo da Possagno, il suo paese natale, bisogna girare molto per ammirare le sue opere, oggi, esposte nelle più importanti realtà museali del mondo. Molti grandi della letteratura, da Foscolo a Leopardi, da Flaubert a Chateaubriand, lo hanno glorificato. Canova è stato definito il cantore del linguaggio universale più intimo dell’Arte, il più grande scultore neoclassico, colui che ha saputo interpretare nel modo migliore i canoni della scultura.

Il maestro veneto, entusiasmato dalla lettura del sesto libro delle Metamorfosi di Apuleio, rappresenta l’istante in cui Psiche, dopo aver superato le prove dettate da Venere, riesce a ricongiungersi con l’amato. L’episodio, fra i meno rappresentati, raffigura Amore che scende in volo ad abbracciare Psiche sopraffatta dai vapori infernali, sprigionati dal vaso di Proserpina aperto e la sottrae alla morte con un abbraccio.

Baci sospesi strappati al silenzio, alla lotta, all’attesa, dove tutto è un inizio che sembra un addio, per catturare il tempo di un istante, nella magia di una scena rubata al mito, idealizzata dalla storia, che vibra in uno spazio inedito dopo ogni visione, nella certezza delle forme pensate nel marmo. Da qualsiasi punto li si ammiri, i due amanti sono inavvicinabili, vaporosi, aerei, quasi veloci e leggeri come l’anima. Gustave Flaubert confessò di avere baciato Psiche: lo scrittore si sbagliava, quella che baciò era solo una copia, erano i versi scolpiti del più grande poeta della ricerca estetica.

Eleganti frammenti di un percorso amoroso, e divino. Raffinato, l’erotismo propaga nel fluido intrecciarsi di volumi, di linee. Un battito di ali attraversa la scena. Tutto si muove per restare immobile come per incanto, in un’atmosfera di abbandono. Le gestualità, le carezze, la lieve vicinanza dei corpi. Le braccia, abbracciano senza stringere, le dita, sfiorano senza toccare. Regna la passione attraverso il candore del marmo. L’anima insegue l’arte, incontra la perfezione, domina il potere dell’amore. Splendono i corpi mentre cercano un bacio che resta sospeso. Scolpito nell’eternità.

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