Anteprima Nazionale di “The Lobster”: L’insostenibile leggerezza della solitudine

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Yorgos Lanthimos è un regista sconosciuto al grande pubblico: ateniese, quarantenne, riferimento della new wave cinematografica greca, assiduo frequentatore di festival. A quello di Cannes quest’anno ha vinto il premio della Giuria per il suo primo lungometraggio in lingua inglese e con un cast internazionale: “The Lobster”, un’opera a cui è difficile affibbiare un’etichetta. Tra dark comedy e sci-fi, il film costruisce la bizzarra distopia di un mondo prossimo e grottesco in cui gli uomini e le donne single che abbiano superato i 40 anni vengono rinchiusi…

the lobster poster cannes

The Lobster

Regia: Yorgos Lanthimos

Titolo originale: The Lobster
Paese: Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Olanda
Genere: Fantascienza, sentimentale, thriller
Durata: 118 minuti

Premio della giuria al Festival di Cannes 2015

Interpreti: 
Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Angeliki Papoulia

Consigliato a: a chi è single, da solo, in coppia oppure in tanti
Sconsigliato a: a chi sta bene così senza porsi tante domande


Tra dark comedy e sci-fi, il film costruisce la bizzarra distopia di un mondo prossimo e grottesco in cui gli uomini e le donne single che abbiano superato i 40 anni vengono rinchiusi in un albergo e sottoposti a un ricovero su cui pende un terribile ricatto: per redimersi dalla loro ostinata solitudine e trovare un’anima gemella, hanno tempo 45 giorni, allo scadere dei quali, se non dovessero riuscirci, verranno trasformati in un animale a loro scelta. Solo in pochi, tra cui David (Colin Farrell), riusciranno a scappare e a nascondersi nei boschi assieme ad un gruppo di ribelli che invece disprezza e condanna l’accoppiamento. Proprio lì dov’è vietato, il nostro protagonista troverà l’amore (Rachel Weisz).the lobster rachel weisz colin farrel kiss

Già in queste poche righe di trama c’è tutto quello su cui il film punta (mercificazione del desiderio da parte d’intermediari dell’accoppiamento, il condizionamento sociale, l’esigenza di essere come tutti si aspettano che si sia, la ribellione come forma futile di creazione di un altro sistema coercitivo e via dicendo) strizzando l’occhio ad un argomento quasi vergine come l’inaccettabilità della solitudine (e quindi della devianza dall’usuale).

Gli equilibri e l’interpretazione del film cambiano completamente quando ci si sposta dall’albergo ovattato all’interno del bosco, dove vivono i dissidenti, i solitari per scelta. Organizzati in piccoli gruppi che perpetuano terribili vendette schivando i controlli della polizia (perché sì, bisogna girare accoppiati o con il certificato di matrimonio in tasca), i single sono altrettanto rigidi, quasi militarizzati da un codice d’onore che prevede pene orribili per chi cede all’amore. La paura più grande e il tabù invalicabile in definitiva sembra proprio quello di cedere ai sentimenti, di non razionalizzare un rapporto sulla base degli aspetti in comune, di scegliere il romanticismo che ti permette di tentennare e ti aliena dalle due fazioni.

Colin Farrell e Rachel Weisz camminano insiemeDa Buñuel, alla mitologia epica, alla zoologia fantastica fino al bosco di Truffaut di “Fahrenheit 451”: queste possono rivelarsi citazioni pertinenti e dirette alla ricerca di un mondo nuovo, dove veder nascere l’essere umano liberato da ogni dogma e divenendo quindi potenzialmente in grado di realizzarsi sotto una forma non manipolata. Non a caso nei film di Lanthimos, i protagonisti sono destinati a scontrarsi, o meglio a subire, le regole di un gruppo di potere e di controllo che si rivela radicato alla natura più profonda e oscura delle origini umane, con i suoi caratteri di brutalità, sopraffazione, naturalità.

Ogni minuto della pellicola porta a uno spiazzamento, a un momento di bellezza, a un punto di vista imprevisto o ad una risata. E’ obbligatorio citare due aspetti particolarmente affascinanti, ovvero l’uso spregiudicato della voce off (la quale dice il banale, copre l’essenziale, anticipa gli eventi, li segue, vi si sovrappone, in breve, invece di essere la solita via di mezzo tra lo spiegone dei registi incapaci o il flusso di coscienza Malickiano, è un elemento dinamico e sorprendente del film) e la particolare riflessione insita nella sceneggiatura: se la felicità non illusoria non v’è nè da soli nè in coppia ergo nessuna delle due condizioni è il nemico. Ma a ben guardare un nemico attaccato direttamente c’è: la classificazione. Nel mondo di “The Lobster”, e spesso nel nostro, non ci sono sfumature, ombre o complicazioni ammesse: sei eterosessuale o omosessuale, solo o in coppia, un aspetto ben preciso ti identifica, uno altrettanto preciso ti lega o ti isola. In una società commerciale e normativa come la nostra definire bene le categorie è assolutamente necessario, ed è qui che Lanthimos colpisce.the-lobster-de-yorgos-lanthimos-une-dystopie-sardoniqueM221855

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anna

    A me il film non è piaciuto granché.
    A parte qualche sorriso strappato dall’assurdità delle situazioni, i protagonisti di questo film non mi hanno trasmesso grandi emozioni, neanche gli unici due sedicenti innamorati (ricordo forse una scena con parvenza di sentimento). Era un effetto voluto?
    Quando sono uscita dal cinema la prima parola che mi è venuta in mente è “anaffettività”: francamente, ne ho abbastanza di quella reale.
    Speriamo che almeno ci faccia riflettere un po’.

    Rispondi
  2. marinda

    Gran film, uno di quelli che non si dimenticherò, nemmeno volendo. E bell’articolo. Quanto al titolo dell’articolo… la parola leggerezza non è certo la prima che sia venuta in mente.

    Rispondi

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