Quel brusio della mente che ci allontana da quell’unico meraviglioso ed eterno attimo presente

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Ho sempre pensato che il pensiero sia uno degli strumenti più straordinari a disposizione della nostra vita.

Con il pensiero creiamo, viaggiamo, ci emozioniamo, facciamo progetti, amiamo, ricordiamo, programmiamo, impariamo, valutiamo, cresciamo, cambiamo.

Pensiero1E’ meraviglioso sapere che c’è qualcosa che nasce dentro di noi, che ci appartiene e che lavora a nostro beneficio poiché siamo noi che lo guidiamo, lo nutriamo, lo indirizziamo. Qualcosa che non è soggetto alle leggi della fisica, né alle mode del momento, né ad un partito politico, né ad una determinata situazione contingente. Qualcosa che nasce libero, senza costrizioni poiché nessuno mai ha potuto incatenare un pensiero!

Non ha nulla a che fare con il mondo esterno il nostro pensiero! Esso racchiude in sé la potenzialità dell’infinito dove tutto può essere contenuto e dove noi, esseri senzienti, possiamo decidere di stazionare, aspettare, virare, plasmare, andare o venire a nostro piacimento. Qualcosa di sacro che nessuno può violare né distorcere.

Il pensiero non ha catene né bavagli perchè galleggia leggero dentro di noi sospinto da un nucleo di impenetrabile energia luminosa.

Spesso rifletto sul fatto che niente e nessuno potrà mai farci pensare come noi non vogliamo. In questo campo noi siamo i padroni assoluti.

Ma la realtà, ahimé, lo sappiamo bene, non è questa.pensiero5

La realtà è che noi abbiamo a portata di mano uno strumento eccezionale dalle infinite potenzialità che non sappiamo come funziona. Siamo inesperti e ci arrangiamo come meglio possiamo. Facciamo molta fatica, ci impegniamo, a volte annaspiamo, altre ci perdiamo, altre ancora cerchiamo le redini per tentare di condurre il nostro pensiero dove vogliamo spesso senza trovarle. E’ un po’ come possedere una Ferrari e usarla per portare materiali di risulta da casa nostra alla più vicina discarica, lesionandola irrimediabilmente per poi magari, tornando indietro, imboccare la provinciale e percorrerla a tavoletta rischiando la vita.

Allora dobbiamo fermarci un attimo e rimettere i piedi per terra. Dobbiamo rimanere immobili e guardarlo, il pensiero, questa strana creatura che vive dentro di noi e di noi si impossessa, senza il nostro permesso – ma noi, a questa cosa, forse non ci abbiamo mai pensato davvero – e ci porta là, dove lei vuole, non dove vogliamo noi.

Quel pensiero che dovrebbe renderci liberi in realtà ci rende schiavi.

E’ straordinariamente abile a creare mostri che non esistono ma che noi percepiamo come reali, produce film che vengono trasmessi solo nella nostra testa e che noi pensiamo possano essere visti anche dagli altri, ci trascina in territori sconosciuti dove ci sentiamo fragili e disorientati, ci riempie di emozioni che ci travolgono facendoci spesso perdere la lucidità e che, invece di creare gioia e appagamento, ci fanno precipitare negli angoli più bui dell’esistenza.

Il pensiero che nasce e si nutre con ciò che trova a portata di mano o con ciò che noi gli procuriamo, produce un brusio continuo che ormai noi non sentiamo più perché ci si abitua a tutto, anche alle cose peggiori.  Questo brusio incessante inquina ed intasa gli spazi della nostra mente che non sono più in grado di accogliere nuovi stimoli e nuove opportunità di crescita e di cambiamento. Il pensiero disfunzionale ci fa credere che quello che vediamo sia vero e si impegna a creare aspettative che non potranno mai essere appagate e che per questo ci faranno sentire deboli, traditi, dimenticati, offesi e maltrattati.

pensiero4I ricordi diventeranno dolore e i progetti paura.

Insomma un bel guaio se non saremo capaci di trasformare le strade battute dal nostro pensiero in percorsi alternativi dove potremo, con grande pazienza, coraggio e determinazione, riappropriarci delle grandi possibilità che esso è in grado di offrirci, nutrendolo con i giusti ingredienti, indirizzandolo verso la luce e mantenendolo efficiente per avere una vita equilibrata, più serena e più sana.

Ma, una volta compreso e accettato il fatto che il nostro pensiero ha bisogno di stabilizzarsi, di produrre salute e non malattia, di cambiare strada, da dove possiamo incominciare?

Credo che i nostri pensieri siano come un gomitolo di lana che ha perso la sua forma originale, è scomposto, annodato, in alcuni punti spezzato, scolorito e indebolito.

Ed è proprio quel continuo accavallarsi di pensieri senza forma e senza una sana progettualità, nati senza esser stati sapientemente seminati e concimati, presi a prestito dalle immagini dei media, trasformati dai racconti di chi sta peggio di noi, che provoca emozioni patologiche che a loro volta producono nuovi pensieri e poi l’ansia, il dolore e la paura.

Se solo potessimo fermarci e restare ben concentrati sull’attimo presente ci accorgeremmo che possiamo trovare un’oasi di pace. Se solo potessimo restare nel silenzio, che non è un vuoto ma uno spazio di accoglienza, potremmo esporre il nostro cuore e la nostra mente alla luce. Anche se per poco, all’inizio. Sarà come essere nell’occhio del ciclone e trovare un attimo di pace. L’ansia e la paura nascono sempre dal pensiero che pesca nel nostro passato o nel nostro futuro. Provate a farci caso!pensiero 20

Non sarà facile restare a lungo nel presente ma possiamo iniziare facendo un po’ di esercizio. Ci vuole impegno e allenamento per ottenere buoni risultati in qualsiasi disciplina perciò non scoraggiatevi se ci vorrà del tempo. Di grande aiuto può essere imparare a meditare che, a differenza di quanto molti credono, non è pensare, ma restare semplicemente concentrati sull’adesso, restare nel nostro corpo, nel nostro respiro, nel nostro essere qui ed ora dove nulla può interferire. E se siamo qui ora, completamente immersi nel nostro centro di gravità, completamente presenti a noi stessi, passato e futuro perderanno la loro forza e con essa se ne andrà anche l’ansia e l’inquietudine regalandoci una boccata d’ossigeno che potrà farci ripartire con più equilibrio.

Dunque, non ci resta che tentare di posizionarci, ogni volta che ce la sentiamo e che ne abbiamo la possibilità, in quell’unico meraviglioso ed eterno attimo presente che testimonia che siamo qui, in questo mondo, che viviamo, che possiamo prendere delle decisioni, che le strade davanti a noi sono infinite e smettendola, per una volta, di vedere solo quella che sta sotto i nostri piedi.

Buon lavoro!

 

 

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10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Massimo

    Si molto bello e condivisibile. Eckart Tolle ha scritto 200 pagine mirabili su questo tema.:-) veramente da leggere.. è l unico che mi ha spiegato in modo semplice e potente come fare silenzio.

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    • Daria Cozzi

      Leggere i grandi autori, che poi sono grandi maestri di vita, è un modo speciale per nutrire la nostra anima, per comprendere, per riflettere e per imparare! Grazie Massimo per il tuo contributo!

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  2. Vito

    Il silenzio, così bandito dalla nostra società, è un modo di vivere se stessi e gli altri… sentito nel corpo è come la locanda della poesia di Gialāl ad-Dīn Rūmī (poeta mistico persiano), dove poter accogliere le vicissitudini della nostra vita con una nuova/rigenerata consapevolezza. “Fare silenzio” non è sinonimo di “stare zitti” ma è uno spazio all’interno di noi stessi dove ripararci quando ne sentiamo il bisogno. Siamo costantemente e incessantemente bersagliati da mille messaggi, da molteplici pensieri ed emozioni ai quali il più delle volte “reagiamo” piuttosto di agire, trovandoci il più delle volte sconnessi con il nostro sé più profondo, dove alberga la nostra “anima”, quella cioè che da vita al nostro essere e al nostro agire.
    Per questo riuscire a fare silenzio e riportarsi al centro di se stessi, allontanandoci dal confine dove avviene l’incotro con il quoitidiano, consente di trovare quello spazio dove è possibile “ascoltare” perchè come scrive Madeleine Delbrel: “Il silenzio è qualche volta tacere, ma è sempre ascoltare” … Grazie Daria.

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  3. Marco

    Una delle cose più interessanti e intelligenti che abbia letto recentemente! Condivido e sottoscrivo!

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