Morto per gioco – Controbilanciamenti

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Pietro, un 18enne di Torre del Greco, muore in circostanze alquanto oscure la notte a cavallo tra l’8 e il 9 agosto scorsi. Dalle prime ricostruzioni si ricava che il ragazzo è stato raggiunto da un colpo di pistola, esploso accidentalmente da un amico 15enne che era in sua compagnia e che avrebbe inavvertitamente premuto il grilletto. Dalla deposizione del minorenne (servizio Rai del Tgr-Campania) si apprende che “i due avevano trovato per caso la pistola e poco dopo cominciato a giocarci […]”.

vesuvio_4_1364379951[1]Il concetto che si possa “giocare” con un’arma da fuoco, ci rimanda ad un’espressione analoga, pronunciata all’indomani di un altro fatto drammatico, accaduto pochi mesi prima anch’esso nel napoletano. In quel frangente un ragazzino di quattordici anni – la cui colpa agli occhi del branco era l’obesità – diviene destinatario, suo malgrado, di un gravissimo gesto: gli viene infilata nell’orifizio più intimo una pistola ad aria compressa che (a causa del forte getto) gli provocherà perforazioni al colon. Per il deprecabile e inumano atto (accompagnato da frasi del tipo «Sei un ciccione, ora ti gonfio ancora di più», ndt) sarà accusato principalmente  l’esecutore materiale, un 24enne del gruppo, la cui madre commenterà che «Era solo uno scherzo senza malizia» (ndt).

Il gioco e lo scherzo, dunque, addotti come cause di fatti le cui evoluzioni, invece, affondano le radici in ben altri sedimenti, il primo dei quali è costituito da una dilagante mancanza di rispetto del prossimo, considerato – dai prepotenti di ogni risma – alla stregua di uno strumento atto a soddisfare desideri o istinti materiali.
Il tratto trasversale più evidente è la pessima educazione – madre di ogni nefandezza – in un territorio derelitto, dove l’arte, lo studio e… persino le più basilari regole del vivere civile sono, purtroppo, soltanto fondamenta per pochi che, per un verso o per l’altro, vengono esclusi da tutti gli altri.

Un altro elemento da considerare è, quindi, il luogo nel quale questi due episodi sono avvenuti: Napoli e la sua provincia, la sua regione, terra in cui le azioni (e le reazioni) criminose dalle mille sfaccettature vengono messe in atto col solo scopo di fare del male; azioni che sarebbero causate – secondo la logica distorta del reo – da un torto subito, rientrante o meno nei cosiddetti regolamenti di conti, questi ultimi sfocianti in ben altri codici, stabiliti dalla Camorra o dalle Mafie, la cui portata già di per se sfugge alla giustizia.
Come si può pensare, dunque, che un’azione dall’epilogo infausto – seppur non premeditato dall’esecutore – sia stata eseguita per gioco?

Al di là della pur rilevante condanna del singolo, è utile sottolineare quella del gesto nefando, al fine di non sminuirne la portata (né di ingigantirla) nonché – aspetto più importante su tutti – di arrestarne fulmineamente l’attecchimento nell’immaginario collettivo, in cui possono rischiare di mescolarsi pensieri, gesti voluti o meno… senza più venirne a capo.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Se lei crede che la Campania sia simile alle altre regioni, può leggersi le statistiche ufficiali o andare in giro per i paesi della provincia. Inoltre, ci sono libri e articoli recenti e risalenti (di molti autori attenti) che, purtroppo, confermano il degrado maggiore e l’inciviltà che con impegno si cerca di mettere in luce, nella speranza di ridare un po’ di dignità a luoghi e persone.

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    • Viviana Alessia

      Pregevole Antonio, i giornali della mia regione è da anni che richiamano a situazioni di degrado, e oggi dicono con chiarezza quale sia l’ origine di tale degrado nonche’ le modalita’ particolari e sottili di semina di esso. Mi chiedo ogni giorno se i coraggiosi giornalisti potranno continuare a scriverne. Si abbassano serrande di esercizi “produttivi” per indagare a fondo… Vede, signor Antonio , le parla una persona che ha patito nel peggiore dei modi il bullismo, ma mi sento meglio se scrivo cannibalismo, praticato da delinquentelli di ” buona famiglia” su mio figlio, “diverso” perché molto malato, ma, purtroppo, onesto e fiero e pertanto incapace di piegarsi a ciò che troppi compagni facevano e che le lascio immaginare: so bene che lei capira’. Vede, io non sono nemmeno riuscita a toglierlo da quel gia’ degradato contestucolo scolastico perché lui era terribilmente orgoglioso e terribilmente malato. Non può immaginare quanto male mi fanno ancora le sue lacrime per i maltrattamenti subiti, le giustificazioni ridicole delle ” sacre” mura che si ostinava a combattere : – Eh, si sa, si tratta di fenomeni skinheads che imperversano di questi tempi…” ( a quei tempi, cosi venivano chiamati gli sciagurati teppisti dalle mie parti). Con chi avevo veramente a che fare? Mi indigno ancora e sempre di piu’, per la faciloneria nel merito di questa specifica sofferenza di mio figlio da parte dei suoi curanti stessi che inutilmente supplicavo di aiutarmi a convincerlo a cambiare ambiente scolastico : “mamme che non avete avuto figli in guerra” era la bonaria, intelligente e competente conclusione. Fu la malattia a fargli cambiare, troppo tardi, l’ ambiente. La prova che non sbagliavo analisi sui fatti me la diedero proprio anche i compagni onesti, figli di brava gente, sia quei pochi rimasti dov’ erano, sia coloro che si erano allontanati da lì prima, quando io vedevo, intuivo, ma non potevo fare praticamente niente: per mio figlio, data la sua terribile malattia, era più terrificante cambiare ambiente. Lo disse sempre chiaramente e fino all’ ultimo non mollò. Vorrei urlare fino a morire quando penso che se lo avessero aiutato ad andarsene e mi avessero aiutata a portarlo lontano, forse, sarebbe ancora qui. Una domanda non mi lascia dormire: – Perche’ non l’hanno fatto? Cosa gli costava? Un cliente in meno? Con chi avevo a che fare? Se dico che va combattuto con precisione l’ ambiente familiare di certi ragazzi, che io chiamo semplicemente ” delinquenti” ( erano comunque maggiorenni, eccome, quando me lo tormentarono ferendone a morte cuore e dignità, e lo avevano vessato per anni ) so quel che dico. Se dico che va attenzionato l’ ambiente scolastico, so quel che dico perché, purtroppo, chi è costretto a guardare dentro il pozzo, sa quel che ci vede nel fondo. Dal nulla non nasce nulla. E non posso aggiungere altro. Tuttavia sono convinta che una persona degna e coraggiosa come lei, Antonio, intenda chiaramente. E certamente intendono le brave persone che con lei si dedicano all’ analisi di fatti tanto dolorosi e al prezioso e coraggioso impegno di portare alla luce il degrado. Mi trova infinitamente d’ accordo sul fatto che si tratta di ridare dignità a luoghi e persone, perché le brave persone provenienti dalla sua regione e che ho conosciuto in tanti anni di vita, in luoghi diversi e fra tante traversie, ebbene tutte costoro mi hanno sempre detto, chinando gli occhi e sussurrando appena, che tutto il mondo è paese e che, non appena avrebbero avuto quello che erano venuti a cercare in una terra diversa da quella natia, sarebbero volentieri tornate al loro paese, alla loro casa, alla loro terra. Sapevano bene che li capivo. In questa mia terra non rinvengo molte persone consapevoli e determinate a far luce, combattere, riprendersi la dignita’ perduta. . Dimenticavo di dirle che la mia frase iniziale non voleva riferirsi a termini quantitativi del problema, ma al problema in sé. Sono convinta che, a parte forse sporadiche zone, altri luoghi, che magari non ci si aspetterebbe, siano contaminati non poco e farebbero meglio a mettersi in seria e coraggiosa discussione. Il perbenismo altezzoso o camuffato da ipocrita orgoglio delle origini può essere più abominevole del degrado dichiarato, palpabile ed evidente perché il degrado, l’ inciviltà, la bruta violenza sapientemente nascosti dietro “origini sane di indefessi lavoratori” aggrediscono alle spalle, senza che in te ci sia la benché minima capacità di previsione del rischio, il benché minimo abbozzo di difesa. Magari alla tua terra eri tornato proprio perché dove vivevi avevi capito che non era il caso di tirar su famiglia. Hai ritrovato invece una terra che non riconosci. Eppure non e’ proprio vasta né densamente abitata come la sua terra, Antonio. Qui ci voglion anni e anni per capire in modo compiuto e molti sono ancora frastornati e increduli di fronte alla realtà che i quotidiani ti sbattono con amarezza sotto il naso. Ed altri affermano con ferocia che i giornalisti sono pronti a vendere tutto pur di vendere il loro giornale : non è vero niente. Mi sembra di vagare dentro un incubo in cui unica compagna è l’ angoscia. Solo al risveglio potrò vivere la vita che sognavo e sogno.

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  2. Viviana Alessia

    Fatti del genere non avvengono solo in Campania. Tutto il paese è attraversato da importanti fenomeni di quello che oggi vien definito bullismo, ma che ieri erano atti delinquenziali tout-court. I motivi reali sono sempre gli stessi: mancanza totale di educazione familiare, mancanza di controllo ed indirizzo da parte delle scuole, una società inesistente, omertà da parte degli adulti che vedono e sanno e sovente proteggono col loro silenzio i vili persecutori, magari per logiche niente affatto diverse da quelle che sostengono i misfatti in una terra che ci hanno abituati a considerare diversa, ma che, in buona sostanza è simile alle altre. Prospera e predomina ovunque l’ arroganza, il senso di potere illimitato, la violenza contro chi non è ” adattato” e ” conformato” ai pesanti cliché circolanti. E, poco o troppo, questi episodi non sono solo di oggi. Oggi se ne parla. Ieri erano striscianti e fortemente sottaciuti. Vede, Antonio, personalmente io sono per una primaria ed immediata punizione esemplare di quelle madri scellerate che giustificano i loro figli dalla cui educazione loro si sono evidentemente ben tenute alla larga, togliendo i bullastri da queste famiglie e donne indegne, applicando una sostanziosa pena civile e, di poi, penale, per difetto di genitorialita’, concorso in reato di violenza ecc…ecc…( penso che il codice penale non manchi di articoli e commi cui appigliarsi con buona volontà, che diamine! ). Non si tratta di ingigantire un fenomeno che mi pare già di per sé anche fin troppo gigante. Si tratta di mettere tutti di fronte alle conseguenze delle loro azioni, punto e basta. I giovani che si macchiano di stupida ferocia contro i coetanei vanno senza dubbio allontanati dai contatti coi pari ed avviati a severi programmi di rieducazione e ristrutturazione della personalità. Non si tratta di essere forcaioli e punitivi, si tratta di salvare loro e la società dal cancro che li ha già contaminati. Parimenti vanno rieducati tutti quegli ” educatori ” che hanno voltato lo sguardo altrove, per non cercarsi grane o, magari, per un qualche interesse che non mancheremmo forse di rinvenire se andassimo a spulciare per bene la situazione e le contiguita’ di costoro. Chi può metter la mano sul fuoco affermando che cosi non è? Io ipotizzo per indicare percorsi di osservazione più accorta perché, vedete, non ho mai capito come un docente possa dichiarare, dopo i fattacci, che lui mai avrebbe immaginato niente di simile : vada a raccontare questa storiella alla bisnonna sorda. Si sa che un docente può vedere le dinamiche relazionali dei ragazzi molto più che le famiglie stesse. Anche la scuola dovrebbe essere indagata e setacciata per bene quando avvengono certi fatti fra giovani. Fosse per me, che ho perso ogni residuale pazienza quando sento, vedo, fiuto bullismo, quei docenti li lascerei a casa a contemplare il muro, senza ascoltarli neppure, licenziandoli in tronco per incapacità. Tout-court. Siano loro dopo a dannarsi per dimostrare di non avere alcuna responsabilita’ nel merito. L’ eccesso di garanzie non ha portato fiumi di bene, c’ è ben poco da ridire. Ha portato macerie e dolori immensi agli onesti di tutte le età.

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