Maledetti Umanisti

5
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Da qualche tempo a questa parte continuano a moltiplicarsi gli attacchi contro la cultura umanistica, rea di non portare lavoro, produttività e una ricchezza reale alle nuove generazioni. Ancora oggi riecheggia la spietata affermazione dell’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti: “Con la cultura non si mangia”. Più recentemente il finanziere Davide Serra, imitando lo stile demenzial-politico degli ultimi periodi, se ne è uscito con: “La cultura umanistica ha fatto il suo tempo. Lo dico sempre ai miei bambini: bisogna essere cool, diventare matematici”. E infine negli ultimi giorni hanno scatenato notevoli polemiche i quattro articoli di Stefano Feltri sulla questione in esame.

Il pensiero che il liceo classico o gli studi umanistici (storia, filosofia, lettere, ecc) siano inutili è il frutto dell’ideologia imperante del nostro modello economico, asceso come unico Dio e Fine della specie umana, e dei frutti malati di una certa classe politica e intellighenzia italiana che ha combinato infiniti danni nei precedenti decenni. È palese che un mondo dove viene ogni 2×3 veicolato il mantra della produttività, della competizione “tutti contro tutti” in nome del Pil e della ricchezza materiale ad ogni costo (che va però sempre più in alto, con la lenta distruzione della classe media) spinga alcuni politici/pensatori a ritenere poco rilevanti materie dove non sono subiti evidenti i vantaggi per la produttività e l’industrializzazione. A questo si aggiunge la fase perennemente finto-modernista dei politici intrattenitori (ricordiamo Berlusconi con le sue tre I: leoset2inglese, impresa, informatica) i quali infatuati dalla Silicon valley e da qualche viaggio in Cina, sproloquiano spesso di riforme scolastiche, rivelatesi puntualmente fallimentari. Senza dimenticare poi la cappa culturale di una certa intellighenzia arcaica, la quale per decenni ha postulato l’immensa idiozia che pone la cultura umanistica sopra tutte le altre, creando gravi danni e ritardi a diverse discipline. Bisogna, inoltre, denunciare quella particolare corrente che spinge per un maggiore indirizzo di specializzazione con scopi puramente produttivistici anche alle scuole superiori, a scapito della cultura generale, accentuando così l’avvento di una società di iper-specializzati su un singolo e particolarissimo ambito, ma spesso profondamente ignoranti su tutto il resto, con gravi ripercussioni sul funzionamento democratico, sull’economia e sulla nostra stessa esistenza.

Gli stessi articoli di Feltri includono un messaggio netto nonostante le precisazioni verso la fine: è sconsigliabile frequentare i corsi di laurea umanistici se si vuole perseguire una vita dignitosa secondo gli standard occidentali. Una lezione che se fosse recepita in toto dagli studenti dei licei porterebbe al tracollo della cultura umanistica a livello universitario, riservata solo ai ricconi come nel lontano ’800. La constatazione lapalissiana che il percorso di un laureato in materie umanistiche è più irto di ostacoli rispetto ad altri, dovrebbe spingere a riflettere sulle disfunzionileoset3 del nostro sistema scolastico e su come valorizzare questa ricchezza: perchè di fatto le materie umanistiche sono uno dei fattori che ha reso il Sistema Occidentale il cardine del Mondo Moderno, con buona pace delle classi dirigenti mediocri che si stanno affacciando nella Tarda Modernità. Forse si potrebbe pensare a limitare gli ingressi liberi per i suddetti corsi di laurea (come succede per tutti i corsi scientifici, i quali predispongono dei test di ingresso), invece che usarli come parcheggi per baroni nullafacenti e studenti svogliati. In questo modo si potrebbe ottenere un prima scrematura, oltre che diminuire l’eccessivo numero di laureandi. Forse si potrebbe rivoluzionare il sistema dei docenti universitari, invece che tenere delle mummie ammanicate con il potere politico di turno. Forse si potrebbe valorizzare, potenziando le strutture, la lunghissima tradizione culturale, artistica, storica della nostra nazione, che viene spesso lasciata marcire da un sistema statale-politico a dir poco grottesco. Alcune piccole misure fra le tante, che in altre nazioni con meno eredità culturale rispetto alla nostra hanno dato
grandi frutti, senza necessariamente inscenare l’eterno mantra sul “filosofo” disoccupato e fallito, oltre che inutile.

Purtroppo nell’epoca dell’utilitarismo più gretto e paradossalmente anche contro-producente (in quanto minando le culture umanistiche, i potenti finiscono per minare anche le fondamenta del sistema produttivo stesso) è sempre più difficile avere un dibattito serio e ben ponderato, senza ricorrere a slogan giornalieri o soluzioni da spot televisivi di breve durata.
Molti secoli fa qualcuno proclamava: “Historia magistra vitae”. Una delle materie umanistiche. Una materia importante. Che se non fosse spesso dimenticata, ci avrebbe risparmiato le continue riedizioni tragiche della natura umana.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    L’ articolo coglie, a mio avviso, uno spinoso problema che oggi affligge le società. Ogni giorno mi chiedo cosa ci facciano al potere uomini e donne che sono abissalmente lontani da un’ acculturazione umanistica acconcia. Certo chi deve dedicarsi alla finanza, alla statistica, alle entrate e alle uscite deve saper far di conto, ma chi decide sulle sorti della gente e dei paesi non può essere un ragioniere, un commercialista, un fiscalista, un faccendiere, un commerciante, un oste che saprà fare i conti per le sue capienti tasche, ma che ti vende vino andato in aceto, decidendo che, siccome lui sta sullo scranno che tu gli paghi, non solo devi pagare, ma devi guardarti pure bene dal contestargli
    gli scontrini che non quadrano.
    Chi decide può e deve tenere in buon conto i conti dei signori padroni del conteggiare, ma non può esimersi dal tenere in massima e precipua considerazione le situazioni umane connesse ed annesse ai conti, deve dare le giuste priorità, deve riuscire a comprendere PERCHÉ non puo’ permettersi di non investire o investire male su salute, ricerca e scuola. E per riuscire a fare gli opportuni distinguo, colui che decide per gli altri deve aver sviluppato tutte le competenze del caso, che sono umanistiche, c’ è poco da discutere o contestare. Umanistiche perché un uomo può essere ricco quanto vuole e pure in salute quanto vuole, ma che se ne fa di ricchezze inutili perché chiuse al sé, di salute sprecata perché non sa recar sollievo ai malanni altrui? Un uomo può saper contare tutti i danari del mondo, i debiti e i crediti, può saper inventare giochi finanziari mirabolanti, ma che cosa possono augurargli tutti coloro che vengono schiacciati dai virtuosismi da pirata, ché altro non sono, altroche’ talenti, competenze, capacità! Servono uomini, non fantocci avvolti da metri e metri di rotoli di scontrini che segnano sempre il rosso per gli altri, il totale dovuto, e cospicuo, solo per loro! Non si può ancora tollerare che chi comanda e chi consiglia sia spoglio di istinto e capacita’ verso il suo prossimo, sia spoglio di conoscenza delle reali e vere esigenze umane, sia spoglio di preparazione alle umane sofferenze e umane reazioni alle stesse. Non voglio fare di ogni erba un fascio, ma no ho ancora conosciuto un “ragiunat” ( cosi’ chiamava i contabili in generale la mia anziana zia piemontese ) che abbia letto non dico il Leopardi, ma almeno qualche poesiola da presepe. I conti non bastano, s’ è visto bene! Tantomeno quando le eccelse e tanto agognate menti da economia ( indegna invero di contar galline nel pollaio di casa ) non riescono a farli quadrare neanche un po’ e aggiungono in fretta e furia tasse e patacche varie alle già numerose tasse e patacche esistenti, aggiungono anni e anni di lavoro ai già innumerevoli anni di lavoro che i comuni mortali hanno già prestato, magari più che onorevolmente perche’ per la brava gente il lavoro è un valore. E si aggiunge disasrtro a disastro mandando in fumo i sudati risparmi dei soliti lavoratori indefessi con incredibili capitomboli bancari che piu’ che di fallimenti, a me, che ignoro tanta eccelsa e luminosa materia, paiono piu’ che altro colossali sgambetti utili a garantire ben altri, ben altro ( ma non fateci troppo caso alle mie ipotesi che’ avete a che fare con una che non riesce a ricordare il numero di telefono di casa, tanto per restar in tema di numeri e conti stramatematici ! ). Tuttavia, a voi sembra poi cosi’ tanto una mentalità da emerito contabile, un tal modo di risolvere i problemi come quello cui ci hanno costretti per anni e anni? A me, se permettete, sembra più che altro una mentalità da antiquato saraceno che non riesce più a menar non dico la scimitarra, ma neanche un solo can per l’ aia.
    È ora passata di contare e ricontare galline vive e morte, di prendere in giro chi ha lavorato e chi lavora, di far prendere il volo a tesorini, tesoroni e tesoretti che dovrebbero rimpolpare le languide e depredate casse italiche, che mandano in fumo i sudati risparmi di chi ha vissuto con le sue forze, con dignità, pensando sempre al domani, pensando che è sconcio chieder favori e pretender che siano gli altri a dover lavorar per te. Senza dubbio e senza far d’ ogni erba un fascio, molti di coloro che son stati seduti su vari scranni , scrannini, scrannetti multicolori non hanno aperto il libro di Storia, altrimenti avrebbero capito che quando gli onesti si stufano alla grande succede ciò che la loro testa gonfia d’ aria non riesce neanche ad immaginare. E mi dispiace per il signor Daniele, ma gli attacchi sono stati, e sempre saranno, si sa, proprio contro la cultura e non contro l’ istruzione umanistica ché si fa presto a far comprare l’ antologia letteraria anche ai ” ragiunat ” della mia zia senza poi far loro leggere neanche la copertina del libro. La cultura non suscita simpatia perché plasma all’ infinito le menti di capacità molteplici, lasciando ai soggetti il sacrosanto valore della autonomia di giudizio, della capacità di vagliare, della capacità di discernere il bene dal male, di apportare una critica inoppugnabile:competenze scomode per chi è aduso a considerare gli altri strumenti anziché persone.

    Rispondi
  2. Daniele Santoro

    Attenzione gli attacchi sono contro L’ISTRUZIONE umanistica, non certo contro la cultura. Sono due cose completamente diverse.

    Rispondi
  3. Bianca Maria Rizzoli

    Bell’articolo su cui, come persona che ha fatto della storia dell’arte e della storia della moda le sue principali passioni, non posso che essere d’accordo. Sottolineo che – anche se è stato già detto – in un paese come l’Italia l’abolizione della storia dell’arte dalle scuole è un delitto, un suicidio culturale oltre che economico, vista l’importanza che da noi ha il turismo. Chi dice che con la cultura non si mangia è un uomo privo di idee, ma che purtroppo ha il potere (e quindi la voce in capitolo) per affermare simili sciocchezze. La verità è un’altra: la nostra classe politica si rifiuta di creare opportunità di lavoro nel campo della cultura, cosa che – anche copiando da quello che fanno all’estero, e ovviamente investendo quattrini – si potrebbe fare. Ma parliamo del libro dei sogni.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?