La scelta di un libro è una storia d’amore

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L’autunno è davvero un bel momento per leggere. L’estate ci ha rilassato e portato lontano, alleggerito dalle pesantezze quotidiane. Settembre riporta un po’ di rigore, insieme alla voglia di nuove esperienze, nuovi progetti e ovviamente insieme alla voglia di andare in palestra, che pianifichiamo sempre, ma tanto poi non ci si va mai.

Quello che mi piace fare a Settembre è il classico giro di perlustrazione in libreria, guardarmi intorno per gli acquisti letterari che mi terranno compagnia nel letargo invernale. E intanto tra gli scaffali, con lo sguardo curioso, applico il mio strano studio antropologico sulle modalità di approccio al libro, alle infinite pieghe che può assumere la valutazione e la scelta. Vi assicuro, è davvero divertente.

Ci sono gli amori a prima vista, quelli che ti piacciono solo per l’aspetto fisico, una copertina particolarmente accattivante.

Ci sono quelli che a discapito dell’edizione economica da quattro soldi trovi interessanti, in gergo diresti “è un tipo”, che solitamente superano le 400 pagine e che a volte sono veri e propri saggi.

Ci sono quelli, come i più fighi della scuola, che gli fai la posta e lo prenoti il giorno stesso dell’uscita in libreria e non mancheresti mai alla loro presentazione. Se poi riesci a farti fare l’autografo sei proprio una spanna sopra.

Ci sono le storie datate, quelle che te le porti dietro nel tempo, anche se il primo libro lo hai letto a 14 anni e ora ne hai 45. Spesso si tratta di storie letterarie messe a dura prova, dove la passione è assopita, ma rimane la potenza dell’affetto.

Ci sono le new entry, quelli che scopri per caso tra gli scaffali e ti innamori così, di punto in bianco, leggendo una frase strampalata in mezzo al libro. E pensi “Ma perché non l’ho conosciuto prima?!”

Ci sono le delusioni, le ferite aperte, le storie che non riesci a mandar giù e lasci a macerare sul comodino e quelle che dopo le prime trenta pagine, capisci che il tipo non fa per te e inizi a pensare a come scaricarlo, riciclarlo, regalarlo.

Ci sono le storie letterarie timide, quelle che nascono in sordina e poi esplodono nella storia perfetta.

Non si sa come, ma poi vedi tutti i libri in fila sulla tua libreria Billy Ikea e provi uno strano senso di completezza. Pensi a quelli che ti hanno sconvolto l’animo e ti hanno regalato tanto, ma anche a quelli che ti hanno lasciato indifferente. Perché anche il libro più disgraziato, inutile e vuoto ti ha insegnato qualcosa, forse proprio quello che non vuoi essere o quello che non vuoi accanto e vi sembra poco?

E in fondo cos’è che rende grande un romanzo, se non il fatto di sentirsi vicini alla storia nonostante le differenze, la distanza, la lontananza tra quello che racconta e quello che siamo noi? Scavalcare il pregiudizio e scoprire un mondo nuovo.

Alla fine la curiosità è la sola, vera salvezza.
Buona scelta allora e Buona lettura.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gianluca Blasio

    Carinissimo questo articolo! Complimenti, brava davvero! L’idea di paragonare i libri a dei tipi umani funziona sul serio, mi ritrovo un sacco in quello che hai scritto :D

    Rispondi
    • Martina

      Grazie Gianluca! Scusami ma mi ero persa nei meandri dell’etere questo commento e ti ringrazio tanto per l’approvazione, fa sempre bene avere dei supporter che provano le stesse sensazioni. E’ una gran bella vita quella dei “lettori”.. ! :)

      Rispondi

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