In sella al libro e al gioco. Un sogno?

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1. Semaforo verde ai saperi nascosti

Il giardino della felicità è di scena nel teatro dell’Educazione dove si recita il copione di infanzie che assaporano, fino all’ultima goccia, il calice del libro e del gioco in libertà. Parliamo della dimensione “ludica”, tendenzialmente contromano, che gode di logiche divergenti e di rotture cognitive: espulse, con dileggio, dal monitor battezzato Buona/Scuola.

giocare a scuolaPer questo, il nostro sguardo pedagogico é rivolto al curricolo implicito, non/prescrittivo: irrintracciabile nei Programmi ufficiali redatti in sede ministeriale. Parliamo di itinerari formativi tendenzialmente “invisibili” nei testi programmatici della Scuola che la scienza didattica considera determinanti per valutare la sua effettiva qualità formativa. Esiste, dunque, un Curricolo “nascosto” da scoprire e da legittimare. Titolare di passaggi obbligati per qualsivoglia sistema di istruzione che intenda donare interessi e passioni cognitive ai percorsi curricolari. Parliamo degli alfabeti da imparare tramite le materie scolastiche sancite nei Programmi nazionali.

Un replay ancora. I saperi/nascosti non prescrittivi: irrintracciabili nei programmi del Ministero dell’istruzione vivono nei piani alti intitolati alle Competenze. Di qui l’urlo di Munch della Pedagogia. E’ urgente l’ingresso ufficiale nella Scuola del curricolo “implicito”. Vale a dire, l’accreditamento docimologico (valutativo) del le conoscenze trasversali: i saperi ecosistemici, dotati di solidi nessi di interdipendenza cognitiva.

La trasversalità delle conoscenze va intesa, pertanto, come la capacità di intuire e di elaborare saperi, di romperli e di trasformarli. Se è vero che la Scuola è chiamata non solo a trasmettere conoscenze, ma anche a “ritrovare” culture, appare conseguente la validazione curricolare dei saperi e dei meta saperi interiorizzati nel proprio ambiente antropologico popolato di cose e di valori. Traguardo transitabile, a patto che l’insegnante assicuri equipollenza ai saperi sia di sciplinari (inscritti nel curricolo nazionale), sia socioantropologici (inscritti nel curricolo locale: la voce dell’abitazione, del quartiere, della città) di cui sono soggetti di conoscenza gli scolari.

2. La lettura per incontrare altri pensieri

Apriamo il sipario per dare palcoscenico e voce al Libro. Ci sentiamo sgomenti ogni qualvolta veniamo a conoscenza che i bambini della Scuola dell’infanzia e della Scuola primaria sono esposti alla lampada televisiva ben più della popolazione adulta e senile.Bored-Girl-Snoozes-Homework

Questo, lo spettro: l’ammasso del cervello a tre anni. Con la conseguente consegna della mente e del cuore di bambini/Faust al ghignante Belzebù mediatico. Come dire, la Tv/spazzatura dall’elevata tossicità ideologica spegne, fin dall’infanzia, la luce dell’immaginario e dell’utopia. Di qui il risultato a perdere. I bambini e i preadolescenti si trovano prigionieri di una nube caliginosa che sottrae loro i raggi della lettu ra che riscaldano l’inedito, la fantasia e la creatività. Sì, soltanto disponendo di un Libro per amico si potrà aprire lo scrigno del pensare con la propria testa e del sognare con il proprio cuore.
Come impedire allora il precoce massacro di cui conosciamo i mandanti delle menti e dei cuori delle nuove generazioni? Risposta: chiedendo ai genitori e agli insegnanti di diventare un po’ più lettori allo scopo di trasmettere ai figli e agli allievi il “piacere” di leggere.

Torniamo alla vistosa anoressia italiana quanto a consumo del Libro nell’odierna stagione egemonizzata dal mediatico. Dati statistici alla mano i genitori e gli insegnanti riluttanti alla Lettura raramente si fanno consiglieri della pagina scritta. Di più. Portano i ragazzi lungo sentieri vistosamente diseducativi. Nel percorrerli, propagandano un’ideologia mercantile del leggere. a esplicitiamo.

E’ un buon Libro se facilita le conoscenze dell’istruzione ufficiale funzionale al successo scolastico; è un cattivo/Libro se fa perdere tempo prezioso all’apprendimento mnemonico delle materie di studio. In sintesi. La “mala” adultità difficilmente propone Libri nonutili, nonfunzionali a qualcosa d’altro e privi di alfabeti di spendita immediata. Peccato, perché sono i passaporti per entrare nel pianeta dei sogni dove regna la lievità, l’avventura, l’incanto e il gioco.

3. Toc, toc. Aprite! Sono il gioco.

In scia a un acuto Saggio di Alberto Oliverio, ci sembra di potere affermare che la Scuola tradizionale per lo più imbrattata di conoscenze pedantesche rimuove e censura un’istruzione colorata di ludicità. Ovvero, densa di “felicità” per le giovani generazioni. La sua colpa sta nel dare ospitalità alla sua controfigura: la parodia del l’emozione di apprendere.Imprevisti-e-Probabilità-fumetti-libri-giochi-cd-dvd-usati_27931_image

“Gioco e apprendimento, scrive Alberto Oliverio, sono strettamente intrecciati: giocare é utile sia per gli apprendimenti aspecifici, cioè per promuovere la maturazione delle funzioni cognitive, sia per promuovere apprendimenti specifici: cioè per imparare nozioni, concetti, strategie in modo ludico, senza fatica” (*).

Quali le cause dell’identità caricaturale del gioco a Scuola? Ci sembra di potere rispondere che sul banco degli imputati va posto il suo alfabetorigidamente mnemonico delle conoscenze. Parliamo di un modello verbalistico e no zionistico che soffre un inesorabile rovescio della medaglia: il declassamento e il confinamento dei linguaggi espressivi ed emotivi al ruolo  occasionale di esperienza compensava, di stampella di sostegno. Sviliti nel furfantesco compito di disintossicare lo stress mentale accumulato durante l’istruzione ufficiale. Cosicché, gli alfabeti emotivi e ludici svuotati di competenze euristiche (lenti con cui guardare, comprendere e inventare il mondo) vengono relegati a mo’ di Cenerentole ad accudire la bassa cucina dell’intrattenimento degli alunni negli spazi/break dell’insegnamento ufficiale.

Morale pedagogica. Blindate nei banchi (immobili e in silenzio) le nuove generazioni scivolano, senza difese, lungo la china dell’infelicità. Rinforziamo il concetto. La Scuola tradizionale é spesso imbrattata di discipline pedantesche che obbligano a mimare in un canto il sorriso e la felicità che gli allievi forzatamente spengono quando si trovano al cospetto di saperi da imparare a memoria. Di più. Essendo abitualmente relegato ad alleviare la sedentarietà accumulata in classe, al gioco vengono fatte indossare le maschere (tragiche) delle sue caricature. Una spremuta di quattro salti all’aperto, conditi con una micro/esplosione di motricità e di spontaneità, permette di avere di ritorno (nel luogo ufficiale dell’istruzione: il banco) alunni silenziosi, disciplinati e spenti.divertirsi a scuola

Siamo al cospetto di una parodia grottesca. La pratica programmata del gioco rinchiuso nei dieci minuti dell’intervallo è assai remunerativa per una Scuola che la usa da valvola di scarico della fatica mentale ascoltando in silenzio la lezione dell’insegnante.  Sì. È salato il prezzo pedagogico fatto pagare ai vissuti ludici durante i tempi curricolari. Sillabiamo di nuovo la tortura alla quale vengono sottoposti gli allievi.

Semaforo verde a qualche momentanea presenza del gioco (nel break della lezione) per poi subire sistematicamente quel semaforo rosso che rimuove e cancella la sua fragranza alfabetica, i suoi canoni semiologici e semantici, le sue grammatiche e sintassi, il suo gusto per l’imprevisto e per l’avventura, la sua voglia dell’emozionante, dell’azzardo, del comico e del magico.

Domanda di fine viaggio. Sarà possibile disseminare ancora negli spazi ufficiali del la tanto criticata Buona Scuola il profumo del gioco? Si potranno rintracciare ancora tra i banchi allievi clowns? Accendiamo la speranza con un “forse”!

(*) A. Oliverio, Neuropedagogia. Cervello, esperienza, apprendimento, Firenze, Giunti, prima edi
zione digitale 2015, pp. 9798

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