Il favoloso mondo delle stelline

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Sono stato a casa di Sophie. Il letto era comodo, la cucina funzionale, la posizione perfetta. Insomma, è andato tutto bene, tutti soddisfatti e felici. Ma poi, quando me ne sono andato, mi sono dimenticato di portare fuori la spazzatura. E lei mi ha dato un voto basso: due stelline e mezzo.

In tanti ormai utilizziamo Airbnb per scegliere dove dormire quando siamo in viaggio. O cose simili: Booking, Venere, Tripadvisor, ecc.. Ossia troviamo o offriamo una sistemazione all’interno di una “comunità” che – sulla base di voti dati e ricevuti – assicura che non stai mettendoti in casa qualcuno che te la distrugga o che non andrai a dormire in una topaia. Perché se ti sbagli, se commetti un errore, se non ti comporti bene, ti verrà assegnato una voto basso che abbasserà la tua valutazione e sporcherà la tua reputazione. E chi vuole prendersi in casa o andare a casa di qualcuno che ha un numero basso di stelline?

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Il funzionamento ed il successo di Airbnb e comunità simili (Ebay, Amazon, Booking e la stessa Facebook) è dunque figlio dell’assunzione per cui tutti si comporteranno secondo le regole perché, altrimenti, saranno segnalati e valutati negativamente. Io posso dunque lasciare le chiavi di casa mia ad uno sconosciuto perché egli/ella è parte di una “community” di fronte alla quale verrebbe sputtanato nel caso dovesse comportarsi male. L’onnipresenza della valutazione a colpi di stelline e faccine è infatti resa possibile dall’utilizzo massiccio della rete e simili che colloca ognuno di noi all’interno di una gigantesca ed unica “comunità”. Non mi stupirei se, tra qualche anno, esisterà un qualche strumento (a pagamento) che ci permetterà di conoscere il “rating” di ogni persona solamente incrociandola per strada, per esempio indossando occhiali che ci faranno apparire le stelline associate a qualsiasi altro essere umano.

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Il sistema – va detto – funziona bene e sarebbe miope non riconoscerlo. È vero che, fino a qualche anno fa, i consigli su quale albergo scegliere venivano da esperte guide turistiche o amici affidabili, mentre oggi le valutazioni che ci guidano nella scelta dell’hotel o del ristorante sono di persone totalmente sconosciute, ma è anche vero che spesso, in passato, si andava “a naso”, mentre oggi qualche informazione ce l’abbiamo e inoltre disponiamo di una “database” gigantesco. Tuttavia qui vogliamo chiederci se davvero questo sistema di valutazione di tutto e di tutti (in particolar modo delle persone) è cosa buona e giusta oppure no.

Oggi si valuta e si è valutati in tantissimi luoghi e situazioni: quando si è turisti appunto, quando si scrive qualcosa su Facebook, quando si va alle Poste, quando si compra o si vende qualcosa, se si è studenti o professori, taxisti o clienti di un taxi, quando si lavora, ecc. ecc.. Come funziona questo meccanismo? Siamo certi che sia davvero efficace e “sano? È vero che ogni valutazione è inevitabilmente parziale e soggettiva, ma quella a cui ci riferiamo è una valutazione assai superficiale (spesso con stelline o faccine), rapida, che non ammette discussione o dialogo tra valutato e valutatore. Se avessi potuto parlare con Sophie, le avrei spiegato che – nella sua città che non conoscevo – non sapevo dove era più corretto lasciare la spazzatura e l’ho lasciata nel bidone di casa proprio per evitare di buttarla dove non avrei dovuto. Ma questo comunicazione non è contemplata nel mondo delle stelline e Sophie mi ha punito di fronte a tutti con un “rating” scarso.

Non solo la valutazione ossessiva con stelline non prevede la comunicazione, ma – anzi – la sostituisce e la rende non necessaria: lo studente è insoddisfatto del professore o il cliente del taxista? Invece di parlarne, discuterne e scambiarsi opinioni cercando insieme soluzioni (prerogativa del nostro essere umani e della nostra capacità di risolvere conflitti), si assegna una stellina o una faccina triste e tutto finisce lì: il destinatario la riceverà e recepirà come un anonimo “pizzino” che spiega poco e rende difficile migliorarsi.

Chiediamoci inoltre questo: nel mondo delle stelline, ci comportiamo bene perché lo riteniamo giusto o invece perché abbiamo timore di una valutazione bassa? Quando siamo ospiti di qualcuno trovato attraverso Airbnb, lasciamo la casa pulita e in ordine perché siamo ben educati e crediamo sia cosa buona e giusta o solamente perché non vogliamo che il nostro “rating” scenda?

Una telecamere "pesca" un cassiere in combutta con un cliente, che fa passare i prodotti senza che passino sopra la "scanner"

Una telecamere “pesca” un cassiere in combutta con un cliente, che fa passare i prodotti senza che passino sopra la “scanner”

La situazione è abbastanza simile agli effetti dell’onnipresenza di telecamere proprio come aveva previsto George Orwell (con solo qualche decennio di anticipo): quante volte siamo stati tentati di compiere una piccola ed innocente marachella, ma non lo abbiamo fatto perché – nel corridoio dell’ufficio, nel supermercato o sul pianerottolo dell’hotel – c’è una telecamera? Anche scaccolarsi in ascensore è diventato difficile. A quando le telecamere in bagno per vedere se usiamo lo spazzolone? La domanda è (lasciando perdere i reati penali): ci comportiamo bene perché è giusto o perché siamo sotto gli occhi di una telecamera? Non ci scaccoliamo e lasciamo la caccola sullo specchio dell’ascensore perché è una cosa che consideriamo riprovevole o perché la telecamera sta riprendendoci?

Chiediamoci inoltre cosa valutano davvero le stelline e le faccine: se avessi rimosso la spazzatura dalla casa di Sophie buttandola nel prato dietro casa sua, sarei stato valutato come un membro della “community” da “5 stelline” o da “faccina felice”? Certamente sì! Se avessi risposto rapidamente e con espressioni “cool” ai suoi whatsapp, ma avessi anche pisciato nel suo lavandino o lasciato altri liquidi organici nei suoi barattoli di spezie organiche, il mio “rating” online sarebbe salito? Sì, senza alcun dubbio. Ma davvero queste stelline corrispondono a ciò che sono e valgo?

Quello che l’esasperazione della valutazione sta generando è un mondo in cui ciò che conta è la facciata e la superficie, senza che si vada oltre, senza che si approfondisca, senza che si ammetta, anche a livello teorico, la più piccola trasgressione. Una nevrosi borghese 2.0.

La necessità di comportarsi bene per salvaguardare la nostra reputazione e la facciata a prescindere da ciò che accade “dietro”, non è forse la più classica e antica prassi del comportamento borghese? Prima di internet, bisognava essere rispettati e ben valutati nella nostra città o paese, oggi in un “villaggio globale” sconfinato, ma – a pensarci bene – si tratta sempre di guadagnarsi l’approvazione di chi ci sta intorno presentando una facciata impeccabile.

In questo senso, è curioso ed in un certo senso rassicurante, che – rispetto al passato – internet non abbia realmente cambiato i nostri comportamenti, bensì solo la dimensione del contesto nel quale essi si mettono in atto. E anzi, l’uso di questo strumento potentissimo porta paradossalmente a risultati opposti a quelli che potremmo ottenere con un suo uso più disciplinato e intelligente. Su internet parliamo tutti delle stesse cosa (su Facebook o Twitter) nonostante potremmo discutere di tutto. Evitiamo la comunicazione (come appunto accade con la valutazione nevrotica) nonostante potremmo comunicare molto meglio. Siamo spesso soli, nonostante potremmo conoscere milioni di persone. Facciamo fatica a trovare informazioni utili (perché ne siamo sommersi), nonostante abbiamo a disposizione tutto lo scibile umano.

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E così l’uso ubiquo di stelline e faccine rischia di appiattire e banalizzare i rapporti e le esperienze tra le persone, che, per loro natura, sono complessi, controversi e profondi. Come sempre, oggi come ieri, con internet o con le guide del Touring, ciò che conta è l’intelligenza. E ora, mi raccomando, datemi 5 stelline*!

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Giancarlo

    Strano che una persona intelligente come te mostri meraviglia per questi fenomeni sociali.Tutto converte perchè si addivenga ad un pensiero comune il più semplice e sintetico possibile. Il confronto cui ti riferisci e controproducente in quanto presuppone gente che abbia voglia di analizzare un qualsiasi argomento e giudicarlo alla luce del suo “database” per aprire quel confronto e sopratutto richiede lo sforzo di entrare in empatia con l’altro. Pirandello dice che nella vita incontreremo molte maschere e pochi volti: Ci avviamo ad una generazione di maschere! Qui prodest? Alieni come Pasolini, per citare solo l’ultimo affacciatosi al mondo, non ne esistono più e il dramma è che quello visse nutrendosi dei suoi predecessori ed oggi pochi usano farlo.I nostri Eroi al confronto sono oca cosa sian essi giornalisti o presentatori o scrittori o persino Papi!

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  2. Anna

    Hai letto di quella nuova app che stanno per sguinzagliare, “Peeple”? Sono senza parole.

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