“I Minions”: il grado zero del cinema

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A risollevare le sorti dei botteghini cinematografici dopo la consueta fuga estiva dalle sale è un cartone animato che ha per protagonisti dei piccoli mostriciattoli gialli, servili e pasticcioni che parlano una ridicola lingua fatta di versi e di parole prese a caso dai vari idiomi europei. Un collage di gag divertenti che escludono ormai qualsiasi idea di cinema.

Questi sono i Minions, i piccoli alieni color banana comparsi come aiutanti di Gru nei due capitoli di “Cattivissimo Me” e che con la loro presenza avevano contribuito al grande successo di quel “brand”. Ora la Universal coglie la palla al balzo, moltiplica e dilata le gag, le racchiude in una trama elementare ed ecco qua il lungometraggio dei Minions.

Se questo è un film, io sono la Regina Elisabetta

Se questo è un film, io sono la Regina Elisabetta

Visto che in Cattivissimo Me non ci veniva detto nulla su chi fossero e da dove venissero, ecco che in un paio di minuti (i più divertenti del film) ci viene introdotta la loro origine (sono alieni) e la loro evoluzione. Piombati sulla terra molto prima che comparisse il genere umano hanno un’unica vocazione: servire l’essere dominante più cattivo della terra. La loro simpatica inettitudine e i loro eccessi di zelo portano solo disastri e sono causa della fine dei loro padroni, dall’ultimo tirannosaurus rex a Napoleone. Finiscono così sperduti in Antartide dove la loro vita senza un padrone perde di ogni scopo finché tre intraprendenti minions (Kevin, Bob e Stuart) decidono di partire per trovare un nuovo cattivo da servire. Dai tempi di Napoleone sono passati più o meno un paio di secoli quando nel 1968 i tre minions arrivano a New York alla ricerca dell’ultimo cattivissimo da servire. Lo troveranno in una donna che ha come scopo della vita quello di rubare la corona della regina di Inghilterra.

Sto con gli stupidi (e non sono l'unico)

Sto con gli stupidi (e non sono l’unico)

Tutto è un pretesto per inanellare le scene in cui i protagonisti combinano pasticci, parlano il loro esperanto alieno, fanno faccette buffe e tenere, ridono e scherzano. Anche l’ambientazione nel 1968 viene sfruttata unicamente per giustificare qualche vestito colorato e l’uso di una colonna sonora che raccoglie  senza troppa fantasia il meglio della musica rock di tutti i tempi dai Beatles ai Rolling Stones, dai Doors a Jimi Hendrix. Se l’animazione si poggia su una tecnica ormai consolidata, allora, senza storia, senza personaggi (già li conoscevamo) e senza parole, ecco che il cinema scompare per diventare una sorta di collage di video più o meno divertenti stile compilation di YouTube. Se in Cattivissimo Me i buffi siparietti servivano a spezzare la trama e strappare qualche risata (e ad allungare la broda), qui l’ora e mezza della durata del film diventa davvero esagerata. Se i più piccoli ridono e si distraggono, per gli adulti dopo l’inizio divertente stare ad ascoltare questi esserini gialli che dicono “banana” fa davvero venire voglia di accendere il telefonino e cercare qualcos’altro.

Stando così le cose è inutile fare lo sforzo di cercare una visione sociologica del film per identificare la massa dei minions con salopette operaia e occhiali da saldatore come la forza lavoro che senza padrone si sente inutile e perduta. Il padrone è ricco, potente e cattivissimo, mentre i Minions sono buffi, innocenti e soprattutto chiedono solo di potere essere utili al loro padrone che a sua volta li usa finché gli fanno comodo, ma in realtà non li sopporta. Ma forse questa visione reazionaria del film (massa felice di essere serva che senza il padrone non avrebbe scopo) è forse solo negli occhi zelanti di un “critico” annoiato da un film che non nasconde di avere il solo scopo di fare ridere un pubblico infantile (indipendentemente dall’età anagrafica).

Alla fine questa idea di (non) cinema vince su tutta la linea: il film dei Minions ha portato oltre un miliardo di dollari di incasso in tutto il mondo a fronte di soli 74 milioni investiti.

Adesso ditemi se non ho ragione

Adesso ditemi se non ho ragione

Nota personale: il film è per larghi tratti divertente, molte delle gag sono riuscite e, almeno all’inizio, originali. La cosa più insopportablie del film è il doppiaggio in italiano in cui le voci dei protagonisti parlanti sono doppiate con eccesso di zelo da Luciana Litizzetto e Fabio Fazio. Ma questa è un’opinione del tutto personale

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Tamara V. Mussio

    Ammetto la mia colpa… anch’io sono andata al cinema a vedere i Minions. Effettivamente mi aspettavo un minimo di trama in più e il commento di chi mi ha accompagnata (dopo i primi 5 minuti9 è stato: “Ma allora non parlano’”.
    Ammetto che mi sono divertita e la simpatia che ispirano è contagiosa. Ovviamente non è un lungometraggio da far arrovellare il cervello, ma per passare un pomeriggio spegnendo un po’ di neuroni sovraccarichi va benissimo.
    Curiosa la visione dei Minions come la “classe operaia servile”, non ci avevo fatto caso. Trovo vero che, spesso, le informazioni più semplici passano in secondo piano se proposte in modo semplice. Siamo talmente abituati a leggere tra le righe, che a volte ciò che dovrebbe essere lampante, non lo è.

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    • Paolo Flamigni (Gigi)

      I bambini ridono e anche noi grandi ogni tanto apprezziamo un po’ di risate sciacquacervello. Non dobbiamo mica vergognarci se ci piacciono i Minions, c’è ben di peggio
      Poi alcune trovate sono davvero divertenti

      Rispondi

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