Wimbledon: un viaggio leggendario

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Tra mito e miti, il torneo inglese rimane il più bello e affascinante del pianeta tennis

L’estate scorsa (proprio nel mese di agosto), sono andato, insieme alla mia fidanzata, a Londra. Non essendoci mai stato, la mia curiosità era tanta. Sentivo parlare da tutti della bellezza di questo posto. Infatti è stato cosi anche per me; sono rimasto affascinato da questa città, molto elegante e con uno stile molto British. Nei quattro giorni di permanenza, abbiamo cercato di visitare i luoghi più belli e caratteristici della città, senza farci mancare momenti di relax negli splendidi e giganteschi parchi verdi e fioriti che danno respiro a questa città parecchio caotica. Il penultimo giorno, abbiamo deciso, essendo io appassionato e praticante del tennis, di andare a visitare i campi di Wimbledon. Per me era davvero un sogno, ed a inizio vacanza non pensavo saremo riusciti a visitare questo posto per me fantastico e molto significativo.

Siamo riusciti, dopo vari giri di metropolitana, ad arrivare a Wimbledon. Il tempo per la prima parte della giornata non c’ha aiutati. Forse voleva ricordarci che a Wimbledon, come durante il torneo, la pioggia risponde quasi sempre presente. Nonostante questo siamo riusciti ad entrare e a visitare i campi più importanti e abbiamo visitato il museo che annovera dei veri e propri cimeli dei campioni che hanno fatto la storia del torneo. Sensazioni stupende, che anche senza il torneo in corso (o forse proprio per quello) mi hanno fatto capire la maestosità di questo luogo e la bellezza sopraffina (niente era fuori luogo e tutto era curato e ben disposto) di ogni singolo particolare.

Le storie, in certi casi, hanno un inizio strano, quasi inaspettato. Per caso, se lo si vuole chiamare cosi, possono nascere storie incredibili che rimangono inalterate dopo tanti, tantissimi anni.

In maniera sintetica, per quanto possibile, cercherò di raccontare la storia di questo grande torneo, dagli inizi sino ai giorni nostri. Tanti atleti, tante emozioni che indelebilmente rimangono nella storia di questo luogo e dello sport.

Il torneo di Wimbledon, è nato per un piccolo inconveniente. Al tempo, nel 1877, lo sport più diffuso e praticato dalla nobiltà inglese era il croquet. Gli appartenenti all’All England Croquet Club, si divertivano a praticarlo sui campi in erba del circolo. Per mantenere i campi curati e adatti a poter giocare, venivano usati dei rulli trainati dai cavalli che servivano per lisciare e livellare l’erba dei campi. Un giorno, un rullo si ruppe. Per ovviare all’inconveniente e alla costosa riparazione dell’attrezzo, ai soci venne l’idea di organizzare un torneo di tennis, disciplina che cominciava a crescere (era decisamente più movimentata del croquet). Facendo pagare una piccola quota per la partecipazione al torneo (uno scellino) raccolsero 17 sterline, più che sufficienti per riparare il rullo e per dare inizio ad un torneo che di li a breve diventerà sempre più leggendario.

Fragoline del Kent.

Fragoline del Kent.

Il torneo si disputa ogni anno sei settimane prima del primo lunedì di agosto, ne dura due e non si gioca nella domenica centrale in onore della Regina (salvo tre eccezioni nella storia). Il pubblico che assiste al torneo arriva da tutto il mondo. Un grandissimo numero di appassionati ogni anno fa a gara per acquistare i biglietti prima possibile. Durante il torneo gli spettatori sono soliti mangiare fragoline del Kent annegate nello champagne o sorseggiare Pimm, un cocktail a base di gin, limonata e frutta. Si calcola che i 500 mila appassionati che accorrono ogni anno consumino complessivamente ventisette tonnellate di fragole, dodicimila bottiglie di champagne e ottantamila bicchieri di Pimm. Un pubblico che davvero non si lascia mancare niente e che si gode appieno questa kermesse.

L’evento di Wimbledon, città della contea di Londra, è organizzato in 5 eventi principali: singolare maschile, singolare femminile, doppio maschile, doppio femminile e doppio misto. Riuscire ad aggiudicarsi questo torneo, per un tennista è il massimo che si possa raggiungere in termini di soddisfazione per la carriera. Ogni anno i migliori tennisti del circuito professionistico (che vengono invitati direttamente dagli organizzatori) si sfidano, rigorosamente vestiti di bianco come vuole la tradizione, per ambire al prestigioso premio (quest’anno il montepremi complessivo era di 36 milioni di euro, di cui ben 2 milioni e 600 mila sono andati ai due vincitori, uomo e donna).

Il primo vincitore dei Championships fu un inglese (inizialmente il torneo era praticato da una grande maggioranza di atleti d’oltremanica), Spencer Gore, che trionfò in finale davanti a duecento spettatori ciascuno dei quali aveva sborsato uno scellino per godere dello spettacolo. L’unico evento disputato a quel tempo era il torneo di singolare maschile, sette anni più tardi invece Wimbledon aprì anche alle donne. La prima miss ad aggiudicarsi il Rosewater Dish, vassoio di argento che va in premio alla vincitrice, fu Maud Watson. Maud vinse il torneo sconfiggendo in finale la sorella Louise. L’anno successivo Maud bissò il successo. In campo maschile cominciò ad esserci il primo dominatore assoluto del torneo: William Renshaw, capace di aggiudicarsi i campionati maschili per ben sette volte di cui sei consecutive dal 1881 al 1886. La prima vittoria straniera che si ricordi del torneo fu della statunitense Mary Sutton in campo femminile nel 1905 e due anni più tardi quella dell’australiano Norman Brooks. Brooks vinse anche nello stesso anno il torneo di doppio maschile che si disputava dal 1879. Per il doppio femminile invece bisognerà attendere il 1913, anno in cui partì anche il torneo di doppio misto.

Finale femminile 2015: Williams contro Muguruza.

Finale femminile 2015: Williams contro Muguruza.

Nei primi trentacinque anni di vita del torneo si ricordano soprattutto i nomi dei leggendari fratelli Doherty, Reggie e Laurie, che si aggiudicarono nove titoli su dieci tra il 1897 e il 1906, accaparrandosi contemporaneamente anche otto tornei di doppio. In quegli anni vigeva la regola del Challenge round, in pratica gli sfidanti si affrontavano tra di loro in un impegnativo tabellone dal quale il campione (o la campionessa) uscente era esentato. Questa modalità permetteva a chi difendeva il titolo, di avere buone chance per riconquistarlo.

La prima guerra mondiale sospese inevitabilmente il torneo fino al 1919. Due anni dopo la ripresa del torneo fu deciso di abolire il Challenge round. Assumono un ulteriore significato i sei titoli vinti in campo femminile dalla francese Suzanne Lenglen, cui se aggiungiamo anche gli altri sei titoli vinti in doppio (insieme alla compagna Elizabeth Ryan, la doppista più vincente del torneo con dodici titoli) e i due in quello di doppio misto, si guadagna un posto di diritto nella storia del tennis. Soprannominata “ballerina dai gesti bianchi”, Suzanne detiene un record particolare: quello di non aver mai ceduto un match point nel dopoguerra. Morì giovanissima a 39 anni per anemia, ma il suo gioco perfetto ed elegante la annovera ancora tra le migliori giocatrici di tutti i tempi.

Contemporaneamente al dominio di Suzanne Lenglen, nacque quello dei suoi connazionali in campo maschile: i quattro moschettieri francesi Jean Borotra, Henri Cochet, Renè Lacoste e Jacques Brugnon. I primi tre si spartirono equamente i sei tornei dal 1924 al 1929, il quarto ebbe più fortuna nel doppio, aggiudicandosi quattro titoli. Erano comunque anche gli anni di William “Bill” Tilden, un esteta del tennis. Si narra di lui che studiasse ogni colpo direttamente sul manuale del tennis e si allenasse a riprodurlo quanto più fedelmente possibile alla descrizione dello stesso. L’americano di intelligenza sopraffina e capace di aperture geometriche sul campo da gioco, vinse tre volte nel 1920, 1921 e 1930. Dal 1927 al 1938 Hellen Wills Moody fu capace di vincere otto titoli di singolare femminile, record che rimarrà imbattuto fino agli inizi degli anni ’90.

Il campo centrale.

Il campo centrale.

E venne il 1936, anno topico per il tennis anglosassone. Fred Perry si era appena aggiudicato i terzi Championship consecutivi sull’erba verde del Central Court, ma non immaginava, così come i suoi connazionali, che quello sarebbe rimasto per decenni l’ultimo titolo vinto da un inglese nel torneo di singolare maschile. Gli ultimi fuochi d’artificio del torneo, prima che altri fuochi di origine nefasta costrinsero gli organizzatori alla sospensione fino al 1946, li sparò Donald Budge, capace di aggiudicarsi i campionati al terzo tentativo nel 1937 e di bissare l’anno successivo compiendo un’impresa mostruosa, ossia aggiudicandosi tutti e quattro i tornei dello Slam, di cui Wimbledon fa parte insieme al Roland Garros di Parigi, agli Australian Open di Melbourne e gli U.S. Open di New York. In questo periodo storico un’impresa simile riuscì solo a Rod Laver nel 1962 e nel 1969.

Dopo lo stop a causa della guerra (che lasciò segni evidenti anche all’interno del circolo), il torneo ripartì nel 1946. In campo maschile fino agli anni ’60 non ci furono grandi dominatori. In campo femminile erano gli anni del dominio statunitense ininterrotto dal 1938 al 1958 con le affermazioni di campionesse quali, tra le altre, Louise Brough, Doris Hart, Maureen Connolly e Athea Gibson. La Connolly è riuscita ad eguagliare il Grande Slam.

Siamo agli anni ’60 il grande dominatore del tennis mondiale e allo stesso tempo dominatore mancato di Wimbledon è Rod Laver. Vinse il torneo nel 1961 e 1962, salvo poi non poter partecipare fino al 1968 perché fino a quell’anno il torneo era chiuso ai tennisti professionisti e tale era diventato Laver nel 1963. Con l’inizio dell’era Open Rod Laver, forse il più grande tennista australiano di tutti i tempi, vinse altri due tornei e la domanda che sorge spontanea e che rimarrà per sempre senza risposa è: “Chi avrebbe vinto i tornei dal 1963 al 1967 se vi avesse partecipato Rod?” La risposta non è cosi scontata perché in quegli anni parteciparono al torneo grandi campioni, ma il talento e la bravura del tennista di Rockhampton fa intuire che probabilmente non sarebbero rimasti solo quattro i Championship vinti se avesse potuto partecipare a quelle edizioni.

Finale maschile 2015. Vittoria di Djokovic su Federer.

Finale maschile 2015. Vittoria di Djokovic su Federer.

Tra le donne in quegli anni è lotta aperta tra l’australiana Margaret Smith-Court, l’americana Billie-Jean Moffitt-King e la brasiliana Maria Ester Bueno. Le tre si aggiudicarono rispettivamente tre, sei e ancora tre Championships, per poi lasciare gradatamente spazio alla generazione successiva con Evonne Goolagong, altra australiana, capace di imporsi due volte a nove anni di distanza l’una dall’altra (1971 e 1980), Chris Evert, bellissima tennista bimane (gioca i colpi con due mani) americana, capace di colpire la pallina elegantemente anche col rovescio a due mani, vincente nel 1974, 1976 e 1981, e Virginia Wade, ultima inglese capace di affermarsi in casa, nel 1977. Dopo di loro solo due nomi: Martina Navratilova e Steffi Graf. Due leggende del tennis mondiale: la prima, cecoslovacca naturalizzata poi americana, vincerà in totale nove tornei, record dei record, cominciando nel 1978 e terminando nel 1990, aggiungendo agli stessi altri dodici titoli tra doppio e doppio misto, l’ultimo dei quali nel 2003 alla straordinaria età di quarantasei anni. Martina terminerà la carriera più volte per poi riprenderla in ere tennistiche distanti ormai dalla sua ed essere capace di competere ancora ad altissimi livelli. Concluderà la sua partecipazione al torneo di Wimbledon con quell’affermazione in doppio misto dopo oltre 319 match giocati sull’erba dei campi lodinesi, un record difficilmente battibile. Stefi Graf, tedesca occidentale, capace di sette affermazioni due delle quali prima della caduta del muro di Berlino (1989). Chiuderà la sua carriera nel 1999, con quasi il 90% di match vinti sul totale di quelli giocati (900 su 1015) dopo la conquista del ventiduesimo titolo dello slam, il Roland Garros di quell’anno, dietro in questa classifica solo Margaret Smith-Court che ne collezionò due in più. Due tenniste davvero potenti che in campo femminile hanno lasciato una grande impronta sia come capacità sia come qualità di gioco: potenza e precisione allo stato puro.

Ande Murray a Wimbledon.

Ande Murray a Wimbledon.

In campo maschile il ventennio compreso tra gli anni ’70 e ’80 lo si può definire la “crème della crème” della storia del tennis: grandi tennisti che hanno rivoluzionato questo sport. Jimmy Connors, Arthur Ashe, Bjorn Borg, John McEnroe, Boris Becker. Basterebbero questi nomi, senza aggiungere altro. Il primo, americano come la dominatrice di quel periodo in campo femminile, Chris Evert, era capace di un potentissimo rovescio a due mani e in aggiunta di una risposta fulminante anche sulla prima palla, oltre che di un servizio molto efficace. Jimmy vinse due volte nel 1974 e nel 1982, poco prima di Arthur Ashe, il primo nero ad imporsi nel verde torneo britannico battendo in finale proprio il connazionale Connors. Al dominio americano che pareva aprirsi in quegli anni rispose in maniera violentissima Bjorn Borg, capace di aggiudicarsi cinque tornei consecutivi dal 1976 al 1980, grazie al suo favoloso gioco da fondo campo, e di arrendersi l’anno successivo solo in finale a John McEnroe. John merita un capitolo a parte: genio e sregolatezza, indisciplina e talento, tutti concentrati nel braccio sinistro del campione americano (soprannominato “The Genius”). Non aveva un fisico irresistibile, non si allenava tanto se non partecipando a tornei di doppio. La sua arma era il rovescio ad una mano che, svolgendolo alla perfezione, gli permetteva di trovare soluzioni geniali che causavano serie difficoltà agli avversari. Capace di splendide discese a rete (gioco ideale per i campi in erba) guidate da volée meravigliose, accompagnate da un gioco di piedi ineguagliabile. Quello che si ricorderà di SuperMac a Wimbledon sono le due finali, una vinta e una persa, contro il suo antagonista per eccellenza, Bjorn Borg. Glaciale, imperturbabile e tranquillo lo svedese, quanto emotivo, indisciplinato ed esaltato l’altro, tanto da passare alla storia anche per gli insulti agli arbitri. McEnroe vincerà il suo ultimo Wimbledon, il terzo, nel 1984 battendo in finale Connors. Riuscì ad arrivare in semifinale altre due volte prima del ritiro nel 1992.

Boris Becker era un ragazzino nel 1985, diciassette anni e sette mesi, quando per la prima volta sollevò al cielo il trofeo dei campioni, diventando il più giovane di sempre a conquistarlo. Con Boris si assiste ad un cambiamento radicale. Si chiude definitivamente un’epoca e se ne apre un’altra. Le racchette non saranno più di legno ma in materiali sempre più evoluti e leggeri. Becker ha inaugurato quello che diventerà il tennis d’oggi, caratterizzato da due elementi su tutti: velocità e potenza.

Gli attrezzi più leggeri e gli studi sempre più mirati ed approfonditi sui metodi di preparazione non solo tennistica ma anche e soprattutto fisica hanno fatto si che il tennis subisse un netto e radicale cambiamento. Si cominciò a colpire la palla con rotazioni e velocità sempre più importanti ed incisive grazie soprattutto alla sostituzione dei telai in legno.

Con queste armi il giovane tedesco si afferma nel torneo dell’85 per poi confermarsi l’anno dopo; si prodiga in sfide avvincenti con McEnroe e Lendl prima e soprattutto poi contro Stefan Edberg. A Wimbledon vincerà una terza volta nell’89, raggiungendo la finale in altre tre occasioni senza però battere Edberg, il connazionale Stich e il grande Pete Sampras.

Ci avviciniamo sempre di più ai giorni nostri: Andre Agassi, altro grande protagonista del tennis mondiale, batte in finale Goran Ivanisevic in cinque set nel 1992. Dopo di lui, per circa otto anni, ci fu solo Pete Sampras, con l’eccezione del bombardiere Krajicek che nel 1996 sbaragliò la concorrenza grazie alla potenza micidiale del servizio. Pete fu soprannominato “The King”, il Re. Il suo tennis, fatto di servizio e discesa a rete, si trovava particolarmente a suo agio sull’erba londinese e lo dimostrò sconfiggendo sei diversi contendenti in sette finali. L’unico ad impensierirlo seriamente ed essere in grado di compiere una vera e propria impresa che rimane unica nella storia del torneo è Goran Ivanisevic. Nel 2001 vince in torneo partendo sorprendentemente con una wild card, ossia un ripescaggio, e con una posizione nella classifica mondiale, 125esimo, che non di certo lo annoverava tra i favoriti a vincere il titolo di quell’anno. Un’impresa pazzesca che l’ha visto battere Sampras in semifinale e Rafter in finale. Resta, sino ad ora, l’unica wild card nella storia a vincere il torneo.

Dopo un Re ne arriva un altro: è Roger Federer. Svizzero, elegante e potente, capace di colpi sopraffini e tanto belli da sembrare facili. È stato il numero 1 al mondo per 237 settimane consecutive, dal 2 febbraio 2004 al 17 agosto 2008 (record di settimane consecutive). Ha riguadagnato la prima posizione il 6 luglio 2009, per poi perderla nuovamente il 6 giugno 2010. L’8 luglio 2012, con il suo settimo titolo a Wimbledon (cinque di fila), riconquista la prima posizione, eguagliando e superando il primato di 286 settimane totali in vetta alla classifica ATP sino a quel momento detenuto da Pete Sampras, arrivando a 302 settimane. Lo svizzero detiene il record di titoli in singolare nei tornei del Grande Slam (17) e Masters (6). Al torneo di Wimbledon 2012 stabilisce tre primati: il 4 luglio, battendo il russo Michail Južnyj, raggiunge la 32esima semifinale in un torneo del Grande Slam, superando così Jimmy Connors; il 6 luglio, con il successo su Novak Đoković in semifinale, raggiunge la sua ottava finale nel torneo londinese (unico a riuscirci nell’era Open); due giorni dopo riesce a trionfare per la settima volta nello Slam londinese, eguagliando così William Renshaw e Pete Sampras, battendo il britannico Andy Murray. È uno dei sette giocatori della storia del tennis ad aver completato il Career Grand Slam (con Fred Perry, Don Budge, Roy Emerson, Rod Laver, Andre Agassi), traguardo raggiunto il 7 giugno 2009 con la vittoria nel Roland Garros. Ad oggi ha conquistato in totale 86 titoli in singolare compresi, tra gli altri, anche 23 ATP World Tour Masters 1000. In carriera ha inoltre conquistato due medaglie olimpiche. Ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 l’oro nel doppio in compagnia del connazionale Stanislas Wawrinka, a Londra 2012 l’argento nel singolare. I fatti dimostrano come sia il giocatore più forte ancora in attività.

In campo femminile gli anni ’90 sono appannaggio di varie atlete, ma dal 2000, a oltre un secolo di distanza tra i primi incontri fratricidi tra Maud e Loiuse Watson, sono altre due sorelle a spartirsi la conquista del torneo: Le due veneri nere Venus e Serena Williams. Allenate inizialmente dal padre, impongono un tennis basato sulla fisicità e sulla potenza dei colpi, sbaragliando la concorrenza e affrontandosi in finale per due volte (2002 e 2003) con lo stesso esito in entrambi i casi, vale a dire vittoria della sorella minore, Serena (vincitrice anche quest’anno sulla venezuelana Muguruza).

Le sorelle, in sedici anni, hanno vinto 112 tornei in singolare, 4 tornei di doppio misto e hanno occupato in totale più di 245 settimane al numero uno in singolare e per otto settimane anche nella classifica di doppio. Entrambe fanno parte del gruppo ristretto di tenniste che hanno vinto più di 50 titoli. Facendo coppia nei tornei di doppio femminile, si sono aggiudicate 13 prove del Grande Slam e in un’occasione ne hanno vinte 4 consecutivamente (da Wimbledon 2009 a Parigi 2010), ma non nello stesso anno. Tra di loro, hanno acceso anche un’intensa rivalità. Si sono scontrate, infatti, 25 volte, di cui 8 volte in una finale Slam. È, quindi, la seconda coppia che si è affrontata più volte nelle finali di singolare femminile dietro a Evert-Navrátilová, le quali si sono sfidate 14 volte. Serena è in vantaggio per numero di match vinti (14-11). Solamente sette tenniste sono riuscite a battere entrambe le sorelle nello stesso torneo. Kim Clijsters ci è riuscita sia nel 2002 che nel 2009.

Negli ultimi anni, i giocatori maschili che hanno dato in assoluto più filo da torcere a Roger Federer sono Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray. Il primo, spagnolo con un tennis agonistico per eccellenza e con uno stile molto aggressivo e con colpi pieni di rotazioni, da capogiro, ha creato dei grossi grattacapi per anni al Re. A Wimbledon in particolare rimane negli annali la finale del 2008 dove i due si sono scontrati in un match pazzesco. Considerata la partita più bella di tutti i tempi, durata quasi sette ore tra vari scrosci di pioggia e caratterizzata da suggestivi colpi di scena. Alla fine vinse Rafael Nadal per 9 giochi a 7 al quinto set. Lo rivinse nel 2010. Nel 2009 vista la durata della finale dell’anno precedente vennero installati tetti mobili sul campo principale per evitare agli spettatori di bagnarsi in caso di pioggia.

Novak Djokovic, attualmente numero uno al mondo, ha vinto Wimbledon per tre volte, nel 2011, nel 2014 e quest’anno sfidando in finale Roger Federer. Or ora sembra non avere avversari. Recentemente, a sorpresa, ha perso la finale del Roland Garros contro Wawrinka (il serbo ha disputato tre finali ma non è riuscito ancora ad aggiudicarsi il torneo parigino), dove lo svizzero ha disputato un match più che sontuoso. Fisicamente perfetto, con uno stile pulito ed elegante, anche sull’erba di Wimbledon è capace di mettere in mostra un gran tennis, efficace ed entusiasmante. Dal 2013 ha scelto come personal coach Boris Becker, forse anche per fare ancora meglio a Wimbledon.

Andy Murray, il britannico tutto istinto e potenza, è entrato, il 7 luglio 2013, nella storia del torneo londinese. Proprio quel giorno ha vinto la finale contro il numero uno Djokovic, diventando così il primo tennista maschio britannico a vincere il prestigioso torneo di casa nell’era Open, ben 77 anni dopo l’ultimo successo britannico, avvenuto per mano di Fred Perry nel 1936. Attualmente numero 3 del mondo, il suo carattere abbastanza impulsivo non gli ha fatto raccogliere, sino ad ora, quanto avrebbe meritato. In quest’ultimo anno ha raccolto una finale agli Australian Open e una semifinale al Roland Garros. Forse ora che è sotto la guida di Amèlie Mauresmo (da poco più di un anno), comincia a gestirsi da campione, ottenendo risultati degni del suo talento. Proprio di recente Andy ha confessato: “Mi confido meglio con le donne. Amelie ha dimostrato di sapermi ascoltare e darmi quella guida di cui avevo bisogno per trovare tranquillità”.

Wimbledon come abbiamo visto, è il torneo più antico del circuito nonché il più carico di tradizione e storia (il giudice di sedia quando annuncia il punteggio o presenta i contendenti, appella tutti i giocatori come “Gentleman” o semplicemente con il cognome, mentre le giocatrici sono chiamate “Miss” o “Mrs”). I tempi, soprattutto negli ultimi anni, sono cambiati sempre più velocemente e le esigenze televisive e degli sponsor guadagnano sempre più importanza nell’apparentemente invulnerabile conservatorismo del torneo. Nel 1997 viene inaugurato il nuovo campo centrale capace di ospitare 18.000 spettatori e quindi di aumentare gli introiti di quasi il doppio rispetto al passato. Dal 2007 una novità importante è la raggiunta parità di premi tra Gentlemen e Mrs, dovuta anche all’interesse che oggi suscita nel pubblico la nuova generazione di modelle-tenniste, come Maria Sharapova e Ana Ivanovic, che sono in grado di far ruotare attorno al tennis, sfruttando anche la loro mondanità e il loro fascino, un giro di denaro pari se non maggiore a quello dei colleghi maschi. Segno dei tempi che cambiano e che si evolvono sempre più rapidamente.

Allo stesso tempo però, se si vuole respirare al giorno d’oggi l’invitante aroma del tennis che fu, il luogo più indicato si trova sempre li, in quell’anacronistico mondo che per due settimane l’anno rivive in un periferico quartiere di Londra, tra la fragranza dei tulipani, il sapore delle fragole e dello champagne, l’immancabile odore dell’erba bagnata.

Un viaggio, seppur di un giorno, che davvero ha reso quest’esperienza unica. Un luogo, Wimbledon, dove tutto è curato alla perfezione e nulla è lasciato al caso da molti anni a questa parte. Un’eleganza intrisa di maniacalità che credo, abbiano permesso che questo torneo e questo luogo possano essere rimasti tali e ancora oggi. La location, visitata da turisti di tutto il mondo, è annoverata come la più bella e caratteristica del mondo del tennis.

Natura verde, silenzio, eleganza, tranquillità. Una volta nella vita vale la pena visitarlo!

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