Viaggi straordinari. Dalla Terra a Plutone

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Per parlare di Plutone bisogna partire dalla Francia.

Era il settembre 1865. Centocinquant’anni fa. Mese più mese meno. A Parigi regna la pallida ombra di Napoleone. L’Italia sgambetta piccola e gracile. La Prussia vuole diventare la Grande Germania. Dall’altra parte del mondo il Sol Levante sta per levarsi.

Sono anni eccitanti. Il mondo cambia velocemente. Le città si riempiono dei fumi delle fabbriche e delle ciminiere delle locomotive. Si diffondono i lampioni a gas, che rompono il buio della notte e rovinano il lavoro dei grassatori nascosti nell’ombra. Per le strade puzzolenti di sterco di cavalli passano le prime biciclette, pesanti 45 chili, con le ruote di legno ricoperte di ferro.

Dalla Terra alla Luna in cannone.

Dalla Terra alla Luna in cannone.

Gli strilloni annunciano le notizie del giorno, portate via telegrafo da ogni capo del mondo. La televisione, il computer, internet sono ancora sogni inconcepibili, ma la radio è dietro l’angolo, mentre l’italiano Meucci sperimenta il telefono, che tanti contributi darà alle pene d’amore prima dell’invenzione di facebook.

Momenti magici. Con la recentissima pubblicazione della sua teoria sull’elettromagnetismo, James Maxwell ha posto le basi del nostro mondo elettrico. Dal buio dei vicoli alle sfavillanti luci delle metropoli. Dal medioevo alla modernità. Elettricità. Gas. Vapore. Le forze del progresso che sostituiscono il cavallo, il bue, il vento. La tecnologia mette il vapore ai piedi degli europei che si diffondono per il mondo intero, con i devastanti effetti che ben conosciamo.

La tecnologia e le idee. Quelle di un mondo più rapido, più efficiente, più razionale, ingenuamente convinto, proprio come oggi, che la tecnologia sia sempre benefica, liberatrice e democratica.

Plutone e Caronte visti il primo luglio 2015 dalla sonda New Horizons.

Plutone e Caronte visti il primo luglio 2015 dalla sonda New Horizons.

E quindi, nel settembre 1865 l’editore Hetzel di Parigi pubblica un nuovo volume della serie dei “Viaggi straordinari” di Jules Verne. Il quarto. “Dalla Terra alla Luna”. Una grande novità. Non che in passato non ci fossero stati esempi di viaggi interplanetari. Per esempio Cyrano de Bergerac aveva descritto nel XVII secolo un viaggio sulla Luna.

Verne fa qualcosa di diverso.  Dà sostanza scientifica al romanzo e per la prima volta rende plausibile l’idea di un traversata nello spazio. Senza dimenticare un po’ di sano umorismo francese. Già allora era nota la passione americana per le armi da fuoco. La NASA del XIX secolo è il Baltimora Gun Club, associazione di maniaci della polvere da sparo, rimasti orfani dopo la fine della guerra di secessione. A me l’idea di un gigantesco cannone che spari un colpo sulla Luna sembra un’idea geniale. Non è un razzo Saturn V e sappiamo che nessun cannone sulla Terra avrebbe la possibilità di lanciare un proiettile alla velocità di fuga, cioè in grado di superare la forza della gravità terrestre (40.320 chilometri all’ora per i precisi tra noi). Per non parlare del fatto che i tre primordiali astronauti del XIX secolo non sarebbero sopravvissuti all’accelerazione provocata dall’esplosione. Ciò nonostante, rispetto alle ampolle usate da Cyrano, è un’idea che ha la verosimiglianza della tecnica allora disponibile.

Plutone in avvicinamento. Una foto del 13 luglio.

Plutone in avvicinamento. Una foto del 13 luglio.

Rendendo possibile un immaginario viaggio sulla Luna, Verne non solo crea la benemerita arte della fantascienza, ma scatena la fantasia degli adulti, quelli che governano e tengono i cordoni della borsa, che del romanzo di Verne leggono “cannone” e pensano subito a puntarlo al nemico, reale ed immaginario. Accende la pericolosa immaginazione dei ragazzi, quelli che diventeranno ingegneri, fisici, chimici. Insomma, a farla breve, se il viaggio inizia con la fantasia, nel settembre 1865 inizia l’era spaziale.

La stessa era che si è conclusa il 14 luglio scorso, giorno della Rivoluzione francese, con l’arrivo della sonda “New Horizons” nei pressi di Plutone, l’ultimo grande corpo del nostro sistema che non avevamo raggiunto.

La superficie di Plutone ha sorpreso gli scienziati. Pianure, montagne di ghiaccio, fenditure inspiegabili. Un Frankenstein dello spazio.

La superficie di Plutone ha sorpreso gli scienziati. Pianure, montagne di ghiaccio, fenditure inspiegabili. Un Frankenstein dello spazio.

Chissà perché mi è venuto in mente Jules Verne mentre seguivo la marcia di avvicinamento della sonda a Plutone. Ogni giorno il sito ufficiale della missione pubblicava una nuova immagine del pianeta in avvicinamento, ogni volta più grande e dettagliata. Era come leggere il nuovo capitolo di un romanzo di appendice, in cui la scoperta del giorno è entusiasmante quanto l’attesa per la puntata del giorno dopo. Una storia che mi veniva portata non dal telegrafo e dalle gazzette inchiostrate come ai tempi di Verne, ma da nostra sorella internet, sempre sia laudata.

Le meraviglie dei sotterranei. L'oceano fossile al centro della Terra.

Le meraviglie dei sotterranei. L’oceano fossile al centro della Terra.

New Horizons trasmetteva lo stesso senso di meraviglia dei Viaggi Straordinari di Verne. Un occhio umano aveva percorso cinque miliardi di chilometri, portandoci davanti, senza filtri, le immagini di un luogo alieno è sorprendente, di cui non sapevamo nulla. Le prime immagini da poche migliaia di chilometri hanno rivelato un pianeta assurdo, un’accozzaglia di mondi diversi e contraddittori appiccicati assieme, che il settimanale britannico New Scientist ha battezzato “il mostro di Frankenstein del sistema solare esterno”.

Un viaggio straordinario in ogni senso. Siamo stati capaci di spedire un pacco da 470 chili a cinque miliardi di chilometri di distanza, con un viaggio di nove anni, sbagliando il bersaglio per soli 70 chilometri e spendendo la modica cifra di 650 milioni di dollari (per dare un senso delle proporzioni, si tratta di quattro caccia F-35).

Le meraviglie degli abissi marini. Il Nautilus del capitano Nemo.

Le meraviglie degli abissi marini. Il Nautilus del capitano Nemo.

Orgoglio della tecnica, di cui legittimamente fregiarsi, noi discendenti di scimmie arvicole. Gli ingegneri che hanno progettato la sonda hanno calcolato il viaggio al millimetro, come non saprebbe fare il più previdente dei tour operator. L’hanno fatta volare ad una velocità tale per cui un aereo da Londra a New York impiegherebbe solo sei minuti. Hanno calcolato il carburante necessario (plutonio, senza ironia) per arrivare fino in fondo. Campioni di tirchieria. New Horizons usa l’energia corrispondente a due lampadine da cento watt.

Eppure, non manca il senso dei nostri limiti. La sonda era una gigantesca scommessa, come vincere 650 milioni di dollari al lotto e lasciare il biglietto vincente per nove anni appiccicato al davanzale con lo scotch. Sarebbe bastato un piccolissimo asteroide per far saltare tutto. Immaginiamo la gioia del Capo missione, Alan Stern, orgoglioso padrone della tecnologia come il capitano Nemo del Nautilus.

Jules Verne giovane.

Jules Verne giovane.

Anche in Verne è sempre presente la coscienza dei limiti della tecnologia, come della fragilità umana. Le grandi avventure di Verne finiscono sempre in rovina. L’arroganza del capitano Nemo termina nel gorgo del Maelstrom. La discesa al centro della Terra scatena l’eruzione dello Stromboli. Phileas Fogg pianifica tutto tranne il fatto di essere arrestato all’arrivo in patria dall’ispettore Fixx. Per non dimenticare che la piccola America fondata nell’Isola misteriosa viene inghiottita dall’oceano dopo uno spaventoso terremoto.

E adesso?

L’epoca dell’esplorazione del sistema solare si è conclusa. Abbiamo visitato tutti i pianeti, raggiunto le comete e attraversato gli anelli di Saturno. Tre satelliti artificiali navigano nelle zone esterne del nostro sistema. Da adesso possiamo tornare ma non arrivare in posti nuovi. Potremmo mandare una sonda sui satelliti che, come Titano, forse nascondono qualche forma di vita nei suoi oceani sotterranei. Ci vorrebbe il coraggio degli ingegneri, la generosità dei politici e la fantasia di uno scrittore in grado di rilanciare i Viaggi Straordinari. Un altro Jules Verne che sappia dar fuoco alle braci della fantasia.

Oppure forse, nell’epoca delle immagini, un regista?

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?