Non ti piacciono le tue origini?

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Nasce così, quasi per sbaglio, una riflessione che porta lontano. Una cara amica, fraintendendo la mia tiepida reazione a una musica tradizionale italiana, mi pone la domanda.

Di primo acchitto mi coglierebbe una reazione stizzita, che reprimo. Non ho mai rinnegato le mie origini, ho sempre rivendicato gli avi lucani, il melting pot etnico che li ha prodotti, ne parlo perfino il dialetto, pur non essendo lì nata: lo facevo ogni tanto a beneficio di parenti e amici, perché ti si perdona che tu parli una lingua straniera con il buffo accento di un altro paese, ma non che parli un dialetto con l’accento di un altro, così aderivo alle loro richieste per farli sganasciare dalle risate.

Però, miei cari, non chiedetemi di non essere quello che sono. Non fate i meridionali che ce l’hanno col nordista, più di quanto qui, al nord, facessero i razzisti con noi terroni.

lanternagenovaSono pur sempre nata a Genova; come molti ho sopportato battutine e battutacce soprattutto nell’infanzia – la più bella, “ma come, avete gli occhi azzurri?” – , ho respirato l’aria di Zena che è nel mio sangue e nelle mie vene, con le sue strade, i bricchi e fosce(*), che le amministrazioni che si susseguono non riparano quasi mai; ho ascoltato per anni l’idioma ligure nella mia famiglia acquisita fino a, finalmente, riuscire a parlarlo, sempre con un accento forestiero che divertiva gli astanti indigeni, e dunque nasco già come prodotto meticcio.

La mia maestra elementare era una monaca francescana bergamasca, così mi affezionai anche a quella inflessione, amo pure la Lombardia, nonostante Bossi, Salvini & co. ce l’abbiano messa tutta per farmela detestare.

Vado pazza per l’accento triestino, la simpatia bolognese e le montagne cuneensi; per la civiltà toscana e la bonomia marchigiana; non ho mai messo in discussione né Roma né i romani perché il cinema me li ha fatti amare a prescindere, per non parlare di Napoli: Totò, Eduardo, Pino e tutti gli altri emendano largamente qualunque pecca. E ancora a scendere, il solatio profondo sud, può non essere anche un po’ mio? Come la splendida Sardegna e i miei amici sardi, che mai hanno tradito una parola?

librocuoreBene, la premessa batte il buonismo di De Amicis, però ora, dopo aver pagato il mio pegno e aver constatato che dell’Italia, del suo buon nome, del suo progresso materiale e morale è importato soltanto ad alcuni illusi, la maggior parte dei quali s’è beccato qualche pallottola mafiosa o terrorista, mi lasciate in pace a guardare ciò che oggi è il mio destino, l’Africa , la nostra scommessa futura?

Sì, sì, lo so che i miei post con le foto dei viaggi e dei ragazzini , delle vie sabbiose, delle donne procaci, e anche di povertà che non si vorrebbero ricordare, danno fastidio ai più. Tolto lo sparuto gruppo di amici stretti che la pensa uguale e agisce di conseguenza, all’inizio molti sorridono e lodano impegno e buona volontà, senz’altro in buona fede, poi pian piano si chiedono perché insisti ad abbracciare civiltà lontane che non ti appartengono.
Non mi curo invece più di chi so ostile, ma tace: la frase razzista che ha in gola provocherebbe la mia ira funesta (atto dovuto, nulla può cambiarli) e in fondo non gli piace apparire reazionario. In genere sparisce dalla tua vita e dai tuoi contatti FB.

Ma, cari ragazzi scettici, cari vecchi ragazzi magari, nati pure nell’epoca in cui certa Italia era davvero come l’Africa, vi avviso che siete su una pericolosa china. Io posseggo un’identità così forte che non ho bisogno di difenderla, è dentro di me e me la porto ovunque, non c’è rischio di perderla; perciò mi permetto di abbracciare il resto del mondo, cosa che tosto o tardi pure voi dovrete fare, non c’è scelta, anzi è lui che già vi serra e forse non ve ne siete accorti.

Non sarà che voi avete qualche piccola incertezza ideologica, una fragilità intrinseca che ormai, grazie anche alle scellerate politiche, non vi fa sentire più orgogliosi di essere italiani e provoca il vostro disorientamento? O forse non avete dimenticato quel vecchio pezzo ora negletto “…Imagine there’s no countries, it isn’t hard to do…

In fondo vi capisco. Cosa siete oggi? Cittadini di un paese pieno di problemi che vorreste sempre risolvesse qualcun altro; dipendenti dai servizi umili di cittadini immigrati che, però, non sono solo fantasmi, ma persone vere che occuperanno un loro spazio nel vostro mondo; e niente d’altronde avete in comune con le civiltà nordeuropee, che possono permettersi un’albagia inopportuna, ma giustificata dalla storia.

tarantellaIo, fossi in voi, l’etichetta di sfigato, me la toglierei. Farei il cittadino del mondo. Darei uno schiaffo morale a tutti. Un domani la tarantella sarà ballata a Uagadugu quanto oggi il djembé risuona nelle feste etniche abbandonate dai modaioli italiani e finalmente frequentate solo da chi non deve dimostrare niente a nessuno. Da chi è libero dentro.

(*)Asperità del manto stradale

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Chi lo ha scritto

Carmen NY

Carmen è autrice di romanzi, saggi e manuali ad uso professionale. Genovese d'anagrafe , ama le culture diverse, il che per lei ha sempre significato anche quella del vicino di casa. In epoca di globalizzazione, la distanza tra individui di fatto è divenuta infinita anche tra condomini: la condivisione e la conoscenza restano  valori fondanti per non inabissarsi nella disumanità.

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