Non dimenticate di mettere questi film in valigia

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Cosa serve per partire? lo spirito giusto e una valigia con dentro tutto il necessario e niente di più. Così abbiamo scoperto undici film dove valigie, zaini, armi e bagagli hanno un ruolo importante. Film di tutti i tipi: commedie, western, drammi, film italiani e classici hollywodiani. Scorrete la lista e troverete sorprese e film imperdibili.

“Ombre rosse” (Stagecoach) di John Ford, USA, 1939

Con John Wayne, Thomas Mitchell, John Carradine, George Bancroft, Andy Devine,  Claire Trevor, Louise Platt, Berton Churchill, Florence Lake

Il tema: a ciascuno la propria valigia, tutte insieme fanno il mondo

Nel west il bagaglio migliore è: un fucile e una sella (se siete John Wayne il resto non serve)

Nel west il bagaglio migliore è un fucile e una sella (se siete John Wayne non serve altro)

Genere: Western, pietra miliare della storia del cinema
Consigliato: a chi si porta dietro un bagaglio ma non una zavorra, a chi vuole vedere quando è nato il mito del western
Sconsigliato: ai fan del politicamente corretto col senno di poi, a chi si porta dietro troppi bagagli

“E così, si sono salvati tutti e due dalle delizie della civiltà”

La diligenza del titolo originale (Stagecoach) è carica di valigie, ognuno dei suoi passeggeri ne ha una e se la tiene ben stretta, visto che nei mezzi pubblici affollati non ci si può fidare di nessuno. Ma il vero bagaglio è l’umanità varia che si porta dietro. A elencare i passeggeri può sembrare una barzelletta: ci sono un dottore alcolizzato e un’ex prostituta cacciati dal paese, un codardo rapressentante di alcolici, un banchiere che sta fuggendo con i soldi della banca nascosti nella propria valigia, un giocatore d’azzardo, la moglie incinta di un ufficiale, un conducente ubriaco e un uomo di legge. Poi arriva lui, John Wayne, il Duca, un evaso, Ringo (“il mio vero nome è Enrico”, meraviglie del doppiaggio di queli anni). Quello che oggi è “il vecchio West” era la giovane America, ingenua, razzista e ottimista, sicura che il sogno americano si sarebbe avverato. Il nemico erano gli Apache guidati dal terribile Geronimo. Geronimo era morto nel 1939, cioé solo 30 anni prima del film, un ricordo fresco che agli americani che avevano colonizzato l’ovest tornava comodo facesse ancora paura.
Nella diligenza ognuno quello che ci si aspetta dal lui, ma se serve si imbraccia il fucile e si difende la comunità. E se il nemico è troppo numeroso (più forte o coraggiono non esiste proprio), tranquilli che uno squillo di tromba annuncia la carica della cavalleria, nel più classico degli “arrivano i nostri!”.
Partendo da un racconto di Maupassant, per la prima volta John Ford filma la Monument Valley con i suoi grandi spazi, gli enormi cieli con nuvole basse, gli eroi solitari, gli indiani, la cavalleria, i saloon, il whiskey e naturalmente i duelli con la pistola. C’è tutto, amalgamanto con un cuore immenso e filmato in maniera perfetta stipando come in una valigia tutta l’America in un film. Perché in quella diligenza col suo bagaglio di umanità varia ci sono tutte le fondamenta dell’America. Quell’America che al cinema ha sempre fatto il tifo per gli outsider come il fuorilegge, la prostituta e l’ubriacone, ma che nella realtà ha sempre lasciato carta bianca al banchiere e allo sceriffo.
Da vedere bevendo whiskey con un’ex prostituta.

“La ragazza con la valigia” di Valerio Zurlini, Italia-Francia, 1960

Con Claudia Cardinale, Jaques Perrin, Romolo Valli, Corrado Pani, Gian Maria Volontè
Questa è Claudia Cardinale a 21 anni, non so se mi spiego (ah, nella foto ci sono anche due valigie)

Questa è Claudia Cardinale a 21 anni, non so se mi spiego (ah, nella foto ci sono anche due valigie)

Il tema: La valigia serve soprattutto a mettere dentro le illusioni.
Genere: drammatico.
Consigliato ai nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio”, alle matricole di Psicologia, ai fan della Cardinale (che qui ha 21 anni, non so se mi spiego)
Sconsigliato ad adrenalinici ed amanti dell’action movie
“Ue… il bagno nero… non lo sapevo che c’erano anche in Italia!”
Una giovane e ingenua Cardinale (Aida, come sei bella!) sedotta e abbandonata in un amorazzo estivo a Riccione, insegue il suo cavaliere fino a Parma, con la sua valigia in mano. Non riuscirà a mettergli il sale sulla coda, ma farà invece sbroccare il di lui giovanissimo fratello. In un andirivieni lungo la via Emilia tra Parma e Rimini/Riccione, Zurlini racconta la provincia e i suoi personaggi (dal prete alla zia, dalla governante al bellimbusto) alla vigilia del boom italiano, aiutandosi con una colonna sonora che saccheggia Mina e Peppino di Capri (e con lo score originale di Fausto Papetti!). Film molto introspettivo, intenso, anche se oggi può apparire a tratti un po’ noioso. Nota a margine: il film è annoverato tra i 100 titoli italiani da salvare.
Da vedere in Piazza Maggiore, in una fresca serata del Cinema Ritrovato

“La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli, Italia, 1968.

Con Monica Vitti, Carlo Giuffrè, Stefano Satta Flores
Spago per chiudere la valigia e una pistola per chiudere certe questioni

Spago per chiudere la valigia e una pistola per chiudere certe questioni

Il tema: Dalla Sicilia all’Isola di Jersey, un viaggio di formazione
Genere: commedia.
Consigliato ai fan della Vitti “comica”, a chi non si fa problemi a ridere degli stereotipi
Sconsigliato ai fan della Vitti “impegnata”, a chi è sempre pronto a offendersi per vilipendio dell’orgoglio nazionale.

“Perché un vero uomo ha il dovere di provarci, ma una vera donna ha il dovere di resistere!”

Assunta Patanè, siciliana rapita e sedotta per errore da Macaluso Vincenzo, è costretta a inseguirlo nella perfida Albione per riparare al torto subito e vendicare l’onore a colpi di pistola. In un viaggio da Edimburgo a Brighton che durerà anni, Assunta è progressivamente (e inconsciamente) penetrata da nuovi modi di vivere e di ragionare, che la faranno desistere dal proposito assassino ed il cambiamento sarà così profondo da far commentare amaramente al Macaluso, una volta abbandonato: “puttana eri, e puttana sei rimasta!” La donna italiana può diventare europea, ma il masculo italiano non lo cambi.
Da vedere con la famiglia inglese che ci ha accolti come ragazzi au pair

“Fantozzi” di Luciano Salce, Italia, 1975.

Con Paolo Villaggio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Liù Bosisio, Plinio Fernando, Giuseppe Anatrelli
tre, due uno...recitate a memoria questo dialogo (e riconoscete cosa c'è nella valigida di Fantozzi)

tre, due uno…recitate a memoria questo dialogo (e riconoscete cosa c’è nella valigia di Fantozzi)

Il tema: le vacanze di Monsieur Travet
Genere: commedia.
Consigliato ai libri di storia
Sconsigliato a chi si immalinconisce a pensare alla serie dal terzo in avanti.

“Italiani sempre rumore, sempre cantare chitarra e mandolino… Noi tedeschi, no italiani-mandolino!”

Fantozzi non è un film, è un’epopea. L’epopea del ragioniere che impiega tutte le sue forze a sopravvivere nel suo mondo piccolo borghese. Fantozzi è un mondo, sta alla cultura italiana come La recherche di Proust sta a quella francese, meriterebbe trattati sociologici, non recensioni (anche per provare a capire come si possa passare dai primi due strepitosi episodi alla pochezza/inutilità dei successivi otto). E Fantozzi raggiunge vette forse inarrivabili quando, preparata la valigia, va in campeggio con il fido Rag. Filini: già nel tragitto – accompagnato dalla mitica “nuvoletta del ragioniere”, che scarica acqua esclusivamente sulla Bianchina dei due – tampona l’auto di un Ministro e viene frustato dalla scorta. Ma il climax si ha nella famosa scena della tenda (che ve lo dico a fare?). Ragionieri di tutto il mondo, unitevi ed andate in campeggio.
Da vedere in campeggio, nella tenda del vicino tedesco

“Wild” (Wild) di Jean-Marc Vallée, Stati Uniti, 2014.

Con Reese Witherspoon, Laura Dern, Gaby Hoffman, Michiel Huisman, Thomas Sadoski

Genere: self-help on the road

“– Ti pesa la solitudine? – Onestamente mi sento più sola nella vita normale che qui.”

“– Ti pesa la solitudine? – Onestamente mi sento più sola nella vita normale che qui.”

Il tema: soffro ergo mi carico uno zaino e cammino
Consigliato: amanti della passeggiata, persone che elaborano un lutto, appassionati di paesaggi meravigliosi.
Sconsigliato: donne che non escono senza tacchi, pigri, amanti dei lunghi viaggi in auto.

“Non si è mai pronti per quello ci aspetta”

Fare lo zaino non è come fare la valigia. Lo zaino te lo porti addosso, spesso per giornate intere. Devi soppesarlo ed equilibrarlo. Deve contenere tutto l’indispensabile e niente di più. Ogni grammo è un pensiero. Cheryl Strayed ha confezionato uno zaino enorme che a stento riesce a sollevare; contiene ancora alcuni oggetti inutili, ma durante i tre mesi di cammino solitario sulla Pacific Crest Rail, dal deserto del Mojave nel sud della California al Bridge of Gods, tra Oregon e Washington, sarà capace di liberarsene. Nella fatica del cammino e nella solitudine, si toglierà dal groppone anche il dolore che ha imprigionato tutta la sua vita fin dall’infanzia, accetterà la morte di sua madre, la fine del proprio matrimonio e tutte le enormi boiate compiute crogiolandosi nella sofferenza. Storia molto vera (il film è tratto dal best seller autobiografico di Cheryl Strayed e sceneggiato da Nick Hornby), rientra pienamente nel filone “mi immergo nel mio inferno personale e ne riemergo sentendomi meglissimo”, sia per i tratti narrativi fortemente empatici e partecipati, sia per le spigolature banali. Inevitabilmente costruito intorno alla recitazione di Reese Witherspoon, bravissima; da citare i passaggi sui pregiudizi e i rischi che gravano su una donna che vuole viaggiare da sola. Scenari meravigliosi e una gran voglia di mettersi a camminare verso chissà dove (anche se carenti di dolori da smaltire).
Da vedere con gli scarponi ai piedi.

“Mary Poppins” (Mary Poppins) di Robert Stevenson, Stati Uniti, 1964.

Con Julie Andrews, Dick Van Dyke, David Tomlison, Glynis Johns, Karen Dotrice, Matthew Garber

Genere: leggenda disneyana

“Supercalifragilistichespiralidoso!"

“Supercalifragilistichespiralidoso!”

Il tema: governanti di vita
Consigliato: personale di servizio, famiglie con bambini, spazzacamini.
Sconsigliato: banchieri, genitori diffidenti verso le baby-sitter, odiatori del gorgheggio.

Non giudicare mai le cose dal loro aspetto; nemmeno una valigia. Io non lo faccio mai!”

La valigia di Mary Poppins è “fatta con un tappeto”, dice lei; sicuramente non un tappeto dell’Ikea, più probabilmente un tappeto magico. La brava Mary, infatti, ne estrae in sequenza un attaccapanni, uno specchio, una pianta e una lampada con paralume, poi effetti personali vari: però, a guardarci dentro, la valigia è vuota! Insomma, non tutte le valigie sono uguali, alcune sono molto speciali e possono appartenere soltanto a persone “praticamente perfette” come Mary Poppins, che arrivano inaspettate ma proprio al momento giusto, e poi ripartono “quando cambia il vento” dopo avere felicemente cambiato le vite che hanno incrociato. Mentre stipate di roba inutile la valigia per le ferie, chiudete gli occhi e ripetete tre volte Supercalifragilistichespiralidoso: vedrete che riuscirete a infilarci dentro non dico un attaccapanni, ma almeno un paio di scarpe in più (funziona veramente, io lo faccio sempre, fidatevi; però dovete stringere forte gli addominali, come durante il Pilates). Capolavoro di tecnica mista (attori in carne e ossa e cartoni animati: come dimenticare i pinguini camerieri?), questo film vanta generazioni intere di fan dagli anni Sessanta a oggi e alcune tra le canzoni più amate dei film Disney, tra i quali è quello che ha raccolto più nomination agli Oscar (tredici, ne vinse cinque). Se è uno dei vostri preferiti, non perdete Saving Mr. Banks, il film di J.L. Hancock che ne racconta (liberamente) la nascita. (Bello Mary Poppins, eh, per carità! – ma io preferisco Pomi d’ottone e manici di scopa).
Da vedere insieme a un gruppo di suffragette.

“All’inseguimento della pietra verde” (Romancing The Stone) di Robert Zemeckis, Stati Uniti, 1984.

Con Kathleen Turner, Michael Douglas, Danny De Vito, Alfonso Arau, Manuel Ojeda

Genere: commedia d’avventura stile anni Ottanta

...la comodità del trolley...signora mia non le dico

…la comodità del trolley…signora mia non le dico

Il tema: passi per un grosso, grossissimo guaio, ma trovi l’uomo dei tuoi sogni
Consigliato: possessori di mappe del tesoro, zitelle sentimentali, sorelle in lite
Sconsigliato: alligatori, trafugatori di tesori, fan di Indiana Jones.

“– Ascoltami: tu soffri l’aereo, il treno, il pullman! Praticamente vomiti sulle scale mobili ai grandi magazzini, per la miseria! – Beh, io tanto volevo perdere qualche kilo.”

“In Colombia?!?!? Hai idea di cosa sia la Colombia?!?! (…) Hanno le giungle là! Insetti grossi come elicotteri! E i rivoluzionari!”

“In Colombia?!?!? Hai idea di cosa sia la Colombia?!?! (…) Hanno le giungle là! Insetti grossi come elicotteri! E i rivoluzionari!”

L’azzurra valigia rigida che Joan Wilder riempie angosciata lasciando la confortevole New York per volare in Colombia, chiamata a soccorrere la sorella in pericolo, simboleggia tutta la sua vita: abitudinaria, inibita, impacciata e pavida, condivisa soltanto col gatto Romeo e il solitario lavoro di autrice di romanzi sentimentali. Beh, purtroppo (e poi per fortuna) per lei, la valigia azzurra viene scagliata nel ventre della giungla dalle sapienti mani dell’audace Jack Colton, e ne viene inghiottita. Allo stesso modo risucchiata in un’avventura inestricabile – mappe del tesoro, militari, signori della droga, sparatorie, serpenti e alligatori, rapide, fango e un’umidità insopportabile –, Joan supererà incredibili peripezie ricorrendo alla passione e al coraggio di cui sono intrisi eroine ed eroi dei suoi romanzi. Ne uscirà stravolta, innamorata e felice. Ultima regia di Zemeckis prima di Ritorno al futuro, il film sembra cercare il favore che il pubblico aveva riservato a I predatori dell’arca perduta di Spielberg uscito nel 1981, ma in realtà era stato scritto diversi anni prima (da Diane Thomas, cameriera di Los Angeles che morirà in un incidente d’auto soltanto poche settimane dopo l’esordio al cinema del suo script).
Da vedere su un autobus diretto a Cartagena.

“Il treno per il Darjeeling” (The Darjeeling Limited) di Wes Anderson, Stati Uniti, 2007.

Con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Houston, Natalie Portman, Bill Murrey, Amara Karan, Barbet Schroeder

Genere: simmetrico on the road

Abbiamo l'occasione di fare di questo viaggio un'esperienza che ci cambierà la vita, e ne abbiamo bisogno."

Abbiamo l’occasione di fare di questo viaggio un’esperienza che ci cambierà la vita, e ne abbiamo bisogno.”

Il tema: mio fratello è figlio unico
Consigliato: figli unici, odiatori dei genitori, ferrovieri
Sconsigliato:persone provenienti da gaie famiglie numerose, amanti dell’autostop.

“Chissà se noi tre avremmo potuto essere amici nella vita. Non come fratelli, ma come persone.”

Le valigie con monogramma del padre morto un anno prima attraversano l’India sul coloratissimo Darjeeling Limited, il treno a bordo del quale Francis Whitman trascina i suoi fratelli Peter e Jack, con cui non parla dal funerale del genitore, per un viaggio spirituale (lui dice), così da ritrovare il rapporto tra loro perduto. Nessuno dei tre, però, è sincero fino in fondo. Finiranno a incontrare la madre, fattasi monaca, e ogni segreto verrà rivelato. Le magnifiche valigie arriveranno al termine del viaggio? Ancora una famiglia scassata e malinconica, ancora relazioni da infrangere e ricomporre per Wes Anderson, che immerge i tre tristi Whitman in un’India bellissima e confinante con la surrealtà. Last but not least: le valigie sono Luis Vuitton (disegno di Marc Jacobs, decorazioni di Eric Anderson, fratello del regista).

Da vedere su un treno destinato a perdersi.

“American Life” (Away We Go) di Sam Mendes, Stati Uniti, 2009.

Con John Krasinski, Maya Rudolph, Jeff Daniels, Maggie Gyllenhaal, Alison Janney, Catherine O’Hara

Genere: commedia intelligente

Hai guardato l'itinerario? L'ho attaccato all'interno della tua giacca

Hai guardato l’itinerario? L’ho attaccato all’interno della tua giacca

Il tema: noi due, che accidenti vogliamo farne del nostro bel futuro?
Consigliato: donne incinte, persone senza fissa dimora, traslocatori.
Sconsigliato: genitori frustrati, persone stanziali.

Siamo completamente privi di vincoli. È uno scenario da sogno!”

Phoenix, Tucson, Madison, Montreal, Miami e poi finalmente casa. Verona e Burt sono in procinto di avere un bambino e, abbandonati dai genitori di lui vicino ai quali si erano trasferiti (i futuri nonni hanno improvvisamente scelto di andare a vivere in Belgio per due anni), decidono di fare crescere la propria figlia vicino a un qualche altro parente o caro amico. Così fanno le valigie e partono alla ricerca del posto giusto: città accoglienti, ma i congiunti sono tutti fuori di testa o terribilmente infelici. Il loro posto, comunque, li aspetta, come li aspetta il loro speciale modo di essere genitori, dopo che davanti ai loro occhi ha sfilato una parata di genitori nel tragico svolgimento delle proprie funzioni. Bella commedia, misurata e spiritosa, con una sceneggiatura originale perfetta, firmata dagli scrittori Dave Eggers (quello di L’opera struggente di un formidabile genio, per intenderci) e Vendela Vida, sua moglie. Dopo le strazianti coppie di American Beauty e Revolutionary Road, finalmente a Sam Mendes ne capita una complice, affiatata e amorevole.
Da vedere durante il travaglio.

“Ma papà ti manda sola?” (What’s up, doc?) di Peter Bogdanovich, USA, 1972

Con Barbra Streisand, Ryan O’Neal, Madeline Kahn:, Michael Murphy, Philip Roth

Genere: commedia brillante

Finché esisteranno due valigie uguali è normale che poi succedano dei casini

Finché esisteranno due valigie uguali è normale che poi succedano dei casini

Il tema: Scambi di valigie
Consigliato: a chi aprendo una valigia spera sempre di trovarci dei diamanti, a chi vuole gustarsi una divertente commedia d’altri tempi col ritmo di oggi
Sconsigliato: a chi dà importanza alla valigia ma non al contenuto, a chi odia Barbra Streisand.

Sono il signor Kaltenborn, il direttore di quello che resta dell’albergo. Le saremmo grati se se ne andasse via di qua.”
“Quando?”
“Ieri, signore.”

Questa storia incredibile di equivoci, scambi di persona, innamoramenti, inseguimenti, furti ed esperimenti nasce proprio così: da uno scambio di valigie più o meno involontario che scompiglia le vite di un agente segreto, un ladro, un ricca (ex) stella e, soprattutto, di un impacciato geologo e una ragazza vitale e squinternata che, chissà per quale motivo di appiccica a lui distraendolo da quell’arpìa della fidanzata. Ne seguono equivoci, scambi di ruolo e di persona e un epico inseguimento che sarà ispirazione per John Landis nei Blues Brothers. Bogdanovich è un autore cinefilo che ha studiato cinema ed è bravissimo a saccheggiare il meglio (qui sopratutto il mitico Susanna di Howard Hawks e altre commedie brillanti) per shakerarlo e renderlo originale in una commedia nuova e brillantissima. Non si tratta del citazionismo che va di moda adesso, ma di riempire una valigia di cinema per fare un bagaglio nuovo. Il film scorre veloce, leggero e divertente e Barbra Straisand è anche bella e con un fascino giovane e originale ancora lontano dall’icona liberal che sarà poi.

Da vedere dopo un furioso inseguimento

“Mamma, ho perso l’aereo!” (Home alone) di Chris Columbus, USA, 1990

Con Macaulay Culkin, Joe Pesci, Daniel Stern, John Heard, Robert Blossom, Catherine O’Hara

“Io non la so fare una valigia Jack, non l’ho mai fatta in vita mia”

"Se ti fa sentire meglio, io mi sono dimenticato gli occhiali"

“Se ti fa sentire meglio, io mi sono dimenticato gli occhiali”

Ognuno ha il suo metodo per preparare la valigia: chi le fa due giorni prima, chi all’ultimo minuto, chi prima prima scrive un elenco dettagliato di ciò che deve metterci dentro e chi si lascia ispirare
fissando dentro l’armadio. In ogni caso è un’operazione richiede calma e concentrazione. Questo non avviene nella casa dei McCallister, quando il giorno prima di partire per Parigi i componenti della numerosissima famiglia si mettono a riempire valigie nella confusione totale. Ed è qui che si avvera
l’incubo di ogni vacanza: lasciare a casa qualcosa di importante. Certo qui la combinano veramente grossa dimenticando a casa il figlio più carino e meno stupido della comitiva. Il resto è un film con gag divertenti che si susseguno a un ritmo vertiginoso (forse un po’ troppo rumoroso) fino al finale che, come da copione, sistema tutto.
Il film è diretto dallo sceneggiatore di Goonies e Gremlins di due pietre miliari del cinema per ragazzi degli anni ottanta ed è un divertente sunto di ciò che alimenta la nostalgia per gli anni ottanta: era un mondo semplice, in cui le emozioni e gli stati d’animo erano espressi chiaramente con urla e salti di gioia, pianti o sguardi catatonici. Era un’epoca in cui i bambini ciccioni erano sadici o vittime e le ragazzine con l’apparecchio quando si toglievano gli occhiali diventavano delle gnocche. I buoni erano buoni e furbi e i cattivi stupidi e, appunto cattivi. Tutto facilmente riconoscibile. E se quello vestito da poliziotto era un ladro e il barbone un eroe, se ne accorgeva subito anche un bambino. Ovviamente i buoni vincevano a mani basse, tutto si risolveva con una risata, senza traumi. Oggi queste cose nel cinema come nella vita ce le sogniamo e allora rimpiangiamo un tempo in cui si facevano lievi film per ragazzi avventurosi e divertenti, non così rassicuranti come potrebbe sembrare. Fate vedere “Mamma, ho perso l’aereo” ai bambini di oggi, sarà un successo come fu un successo alla sua uscita.

Lascia stare che sta bene lui...

Lascia stare che sta bene lui…

Con questo film il piccolo protagonista Macaulay Caulkin divenne (momentaneamente) una superstar e non date retta alle invidiose malelingue che vi raccontano che quel biondino tanto carino ha fatto una brutta fine tra droghe e crisi depressive. Tutt’altro: è stato per dieci anni fidanzato con Mila Kunis, davvero un invidiabile successo.
Da vedere con Mila Kunis (basta che non siate gelosi del fatto che adesso sta con un altro)

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anna

    Sono stata irrimediabilmente attratta dall’immagine in evidenza: ho visto “Wild” con piacere (sarà stato il fatto che eravamo sotto le stelle?) molto recentemente. Film che mi sono sentita addosso per svariati motivi (che vi risparmio) e che soprattutto mi ha fatto riflettere e trarre delle conclusioni su una questione attualissima: nonostrante l’estetica discutibile, anche i sandali da trekking hanno un loro perchè.
    Grazie dei consigli, sempre preziosi, as usual.

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