In estate si incontrano genitori 10 e lode

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Queste riflessioni agostane sono maturate nella “mia” spiaggia ravennate di Lido Adriano dove da non pochi lustri mi regalo un mattutino bagno di sole e di mare. Immobile, mi concedo uno sdraio e un ombrellone che danno sguardo ai tanti mondi famigliari dello stabilimento balneare.

Uno scorcio della spiaggia libera di Lido Adriano (RA)

Uno scorcio della spiaggia libera di Lido Adriano (RA)

Di fatto, è una tendopoli di vita blindata a disposizione di bagnanti/clienti che hanno l’arte di recitare straordinarie pagine goldoniane. E’ un palcoscenico dove la “ciacola” campeggia sovrana in ogni anfratto dello stabilimento marino, il cui copione di storie estive è soprattutto popolato di bambini, di genitori e di nonni. Al centro, è sempre di scena la relazione iperprotettiva e contrastava tra bambini e adulti. Parlo del mio teatro gratuito di acculturazione pedagogica dove spendo, quotidianamente, il mio titolo accademico di Emerito in scienze dell’Educazione.

Attenzione, però. All’interno del suo ombrellonificio (con zonetintarella e zonecorridoio), lo stabilimento balneare non mette in campo soltanto le rituali partite a tre mamme, babbi e figli ma dà voce anche ad altri protagonisti del romanzo domesticorecitato sugli scenari delle vacanze marine. Ci riferiamo alle coppie che hanno bambini sotto i tre anni. Queste, mi regalano domande.

Quanti genitori (perché lavorano, perché non hanno nonni a portata di mano, perché non possono permettersi una colf oppure perché credono e noi siamo con loro alla insostituibile funzione educativa dei servizi per la prima età della vita) dovranno, dopo le ferie estive, risvegliarsi angosciate chiedendosi: mia figlia/o sarà accettata/o al “nido” oppure resterà in lista d’attesa?   Oggi ho deciso di importunare le mamme e i babbi del mio stabilimento balnearetramite una chiacchierata (una duplice domanda) che accendo su un duplice quesito.

Lo esplicito. Sul piano socioeducativo, come valutate l’Asilo nido? E ancora. Siete in allarmata attesa di un posto/nido per la vostra figlia/o? Le risposte di inaspettata sensibilità e competenza pedagogica hanno messo a baricentro due fondamentali traguardi formativi: la socializzazione e la conoscenza.  Sul versante della socializzazione è la tesi da loro sostenuta il “nido” riduce le cifre di solitudine e di immobilità/dipendenza dei loro pargoli. L’essere/soli significa vivere spazi domestici dove manca l’ossigeno dell’incontro, della relazione e del dialogo con altri bambini. L’immobilità e la dipendenza sono il prezzo che la prima infanzia paga quando é costretta a vivere in mini/appartamenti con un immutabile compagno di gioco, il telecomando, che la cattura, per ore e ore, in un mondo consolatorio e artificiale. Tendenzialmente, falso e inesistente.1346666771_asilo-nido-latina-487636252

Sul versante della conoscenza è la tesi da loro sostenuta il “nido” offre una molteplicità di competenze percettive, sensoriali e cognitive che saranno cruciali lungo lesuccessive stagioni della vita.   Proprio perché ho condiviso le considerazioni pedagogiche testimoniate nel test rivierasco, ho ricordato al mio campione di spiaggia che nei primi tre anni di vita tendenzialmente ricettivi ed esplosivi si decide tutto (o quasi) in relazione alla futura maturità affettiva, sociale e mentale della prima età della vita. I bambini in tenera età sembrano degli scout in erba ingordamente protesi a vivere l’avventura e l’emozione dell’esplorare, del curiosare, dello scoprire. Per potere soddisfare la loro voracità occorre saziarli mettendo a disposizione il mondo inesplorato e misterioso del “nido”.

Svolto il minisondaggio non posso esimermi dall’attribuire, a caldo, una pagella pedagogica che gode di ottimi voti: un bel dieci alle mamme e un nove abbondante ai babbi. Ripensandoci, mi pare una discriminazione ingiusta. Sì, mamme e papà meritano, per acclamazione, un bel dieci e Lode!

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