I fantastici viaggi del rinoceronte di Dürer

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Chi ha mai visto un rinoceronte? E un drago a due teste? O un serpente volante? È probabile che qualcuno di noi abbia visto un rinoceronte, mentre è assai più difficile aver incontrato una delle due altre creature. Eppure, il 20 maggio 1515, quando un rinoceronte sbarcò a Lisbona, lo scalpore e lo stupore che generarono quella visione non furono minori a quelli che avrebbero prodotto un drago o un serpente volante.

Era dai tempi dell’Impero Romano, più di mille anni, che non si vedeva un rinoceronte in Europa; per questo, nonostante i portoghesi da qualche anno si fossero abituati a veder arrivare nel loro paese oggetti e creature provenienti da mondi lontani, una grande folla si accalcò al porto per ammirare quell’animale leggendario della cui esistenza era lecito dubitare. Ma l’epoca a cavallo tra il ´400 e il ´500 è assai particolare: il Rinascimento aveva rimosso le rigidità del Medioevo, dando vita ad uno spirito di fiducia nella capacità dell’uomo e delle sue idee e di apertura verso un mondo nuovo che poteva essere costruito e scoperto. Se l’Italia fu l’origine di questo nuovo universo mentale, la sua frammentazione politica impedì la creazione di uno stato nazionale moderno e così furono soprattutto altri soggetti a mettere in pratica questo vento di rinnovamento. Colombo è italiano, la mappa su cui basa buona parte delle proprie “speranze” geografiche è italiana (del fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli), la sua impresa fu finanziata anche da soldi italiani (perlopiù genovesi), ma le bandiere sulle famose tre caravelle erano quelle di uno stato nazionale non italiano.

Goa (colonia portoghese in India) nel 1509

Goa (colonia portoghese in India) nel 1509

E la Spagna finanziò quel viaggio che aveva il compito di scoprire una rotta alternativa per raggiungere le Indie da occidente, anche perché un altro stato (il Portogallo) si era di fatto impossessato proprio in quegli anni del cammino che vi arrivava passando da oriente (doppiando il Capo di Buona Speranza). Proprio dall’India e più precisamente dalla colonia portoghese di Goa, sita sulla costa occidentale della penisola indiana, arriva il rinoceronte, dono di un sultano locale al governatore delle Indie portoghesi, il quale pensa di farne a sua volta dono al re di Portogallo Manuele I. Il rinoceronte è dunque un impressionante simbolo di forza e del concretizzarsi dello spirito di esplorazione in senso lato che pervade quell’epoca: il mondo si sta rimpicciolendo e il potere del Portogallo si sta ingrandendo come dimostra l’arrivo di un animale fantastico a Lisbona. In quell’epoca si riscoprono anche i testi antichi ed il sapere passato attraverso il quale si interpreta e anticipa lo svelarsi di un nuovo e meraviglioso presente: negli scritti di Plinio il Vecchio si trovano le uniche descrizioni di un rinoceronte e in quelli di Erodoto ed Eschilo si parla delle Amazzoni, le donne guerriere che combattono nude a cavallo, che i primi europei che discesero il Rio delle Amazzoni (il cui nome si deve proprio a questa leggenda) nel 1541-42 giurarono d’aver visto sulle sue rive. Qualsiasi cosa sembra dunque possibile in quegli anni, qualsiasi creatura e luogo mitico raccontato dagli antichi sembra poter essere raggiunto.

Così, quando il rinoceronte sbarca a Lisbona, Manuele I, dopo averlo esibito per la città, vuole immediatamente constatare se è vero, come sostenuto da Plinio il Vecchio, che il rinoceronte è più forte dell’elefante (un animale assai più comune e conosciuto in Europa) ed organizza un combattimento tra i due pachidermi. Pare che nessuno dei due animali fosse particolarmente voglioso di combattere, soprattutto l’elefante che si girò e fece per andarsene, gesto che fu interpretato come segno di resa.

Il celeberrimo ritratto di un rinoceronte realizzato da Albrecht Dürer nel 1515

Il celeberrimo ritratto di un rinoceronte realizzato da Albrecht Dürer nel 1515 ed oggi custodito al British Museum di Londra

La curiosità suscitata dal rinoceronte è enorme e decine di studiosi si recano a Lisbona per ammirarlo. Tra questi, un tipografo moravo, Valentim Fernandes, e un altro osservatore sconosciuto che lo descrivono minuziosamente in due lettere inviate a loro conoscenti a Norimberga (Germania). Proprio in quella città ha la sua bottega uno dei maggiori pittori ed incisori del Rinascimento: Albrecht Dürer. Dürer vede la seconda lettera (forse non la prima, la cui copia dell’epoca in italiano è conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze) e realizza un ritratto del rinoceronte che diverrà presto famosissimo in ogni angolo del mondo.

L’importanza di Dürer non risiede soltanto nelle sue capacità artistiche, quanto anche nel fatto che molte delle sue opere (compreso il ritratto del rinoceronte) sono xilografie, ossia incisioni su legno, che si sposano alla perfezione con una delle altre meravigliose invenzioni di quegli anni: la stampa. Le immagini incise su legno possono, infatti, essere riprodotte infinite volte sui libri stampati e dunque viaggiare per tutto il mondo conosciuto. La fortuna e l’intuizione di Dürer sono dunque anche quella di specializzarsi in un campo che fa della riproduzione e quindi della diffusione dell’immagine la sua forza. Si tratta di qualcosa di assolutamente moderno e che accompagna oggi, ogni giornata delle nostre vite. Non a caso, Dürer si firma con un “logo” (in alto a destra sotto la parola “Rhinocerus” nell’incisione) per firmare le sue opere e difenderle dalle copie illegali.

Il prestigio e la bravura di Dürer, la risonanza dello sbarco del rinoceronte e la possibilità di diffusione delle immagini grazie alla stampa fanno sì che la sua incisione divenga presto lo standard e il riferimento per chiunque volesse raffigurare un rinoceronte per vari secoli a seguire. Il fatto è che Dürer non vide mai un rinoceronte in vita sua…Tuttavia, fu in grado di riprodurlo, seppure con diversi errori anatomici, perché qualcuno glielo descrisse in maniera incredibilmente accurata. Paradossalmente, Dürer fece uso della capacità d’osservazione e descrizione di chi vide il rinoceronte per realizzare un’opera che simboleggiò, tra l’altro, l’inizio di un’epoca che avrebbe segnato, molti anni dopo, il declino di questa capacità. Oggi, in un mondo dove le immagini sono ovunque, in ogni schermo che ci circonda, provenienti da qualsiasi angolo del mondo e nel quale fotografiamo qualsiasi cosa anche per ricordarcene, stiamo sempre più perdendo quella facoltà di osservare e descrivere che invece fu alla base dello scambio di esperienze ed informazioni per millenni. Fino a quando con l’incisione di Dürer e poi, soprattutto con la fotografia e gli smartphones, ebbe inizio “l’era dell’immagine” che la sta rendendo superflua.

La Venere di Milo, una delle più celebri statue greche.

La Venere di Milo, una delle più celebri statue greche.

L’incisione di Dürer è dunque uno dei primissimi esempi della smisurata potenza delle immagini e della loro diffusione che oggi sperimentiamo continuamente. Il ritratto del rinoceronte è un’immagine non corretta, realizzata da qualcuno che non aveva mai visto il soggetto rappresentato, ma ne divenne la rappresentazione stessa: per secoli il rinoceronte non fu quello vero, bensì quello di Dürer. E ciò avvenne anche e soprattutto perché quell’immagine viaggiò per secoli per il mondo stampata e riprodotta su libri ed inoltre perché, spesso, ciò che piú importa non è la fedeltà dell’immagine rispetto alla realtà, quanto ciò che simboleggia (nel caso del rinoceronte: lo spirito e il mondo nuovo del Rinascimento). Non consideriamo forse come una delle icone della bellezza una statua di una donna con due braccia mozzate?

La storia e il viaggio del rinoceronte non finiscono con la sua storica sfida con l’elefante nel 1515 a Lisbona, ma continuano verso l’Italia. Se, infatti, è vero che l’Italia dei piccoli staterelli sta perdendo la sua centralità, cominciando proprio in quegli anni a divenire bottino di guerra degli stati europei, è anche vero che in Italia rimane un soggetto politico potente ed autorevole: il Papa. E fu proprio al Papa (Leone X) che il sovrano di Portogallo decide di regalare il rinoceronte, probabilmente perché abbia un occhio di riguardo nell’assegnazione delle terre del Nuovo Mondo che andavano scoprendosi in quegli anni (il Trattato di Tordesillas che divise il mondo al di fuori dell’Europa tra Spagna e Portogallo nel 1494 fu sancito proprio da un Papa).

Nel tardo autunno del 1515, il rinoceronte viene perciò nuovamente imbarcato su un veliero che salpa da Lisbona e attraversa lo stretto di Gibilterra alla volta di Roma. Tuttavia la curiosità suscitata dal rinoceronte si era propagata in tutta Europa ed il Re di Francia Francesco I non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di vederlo. Dietro lauto compenso, il veliero devia dunque verso nord e fa scalo a Marsiglia (un vero e proprio tour…) dove si trova il Re che sta partecipando ai festeggiamenti per la vittoria nella battaglia di Marignano (vinta dai francesi contro gli svizzeri per il controllo del ducato di Milano…).

Ripartito da Marsiglia all’inizio del 1516, il veliero con il rinoceronte a bordo comincia a costeggiare la riva tirrenica dell’Italia con destinazione Civitavecchia. Tuttavia al largo di Porto Venere (Liguria) una terribile tempesta lo fa naufragare. Il rinoceronte, incatenato, muore tragicamente annegato nel Mar Ligure.

Qualche giorno dopo il suo corpo è recuperato su una spiaggia dell’attuale Costa Azzurra, riportato a Lisbona, imbalsamato e nuovamente spedito a Roma. Questa volta arriva sano e salvo, ma un rinoceronte impagliato non fa la stessa impressione di uno vivo: il Papa non ne è per nulla entusiasta e lo fa depositare nelle cantine di un qualche suo palazzo.

Ed è lì che – secondo la leggenda – lo ritrovano i lanzichenecchi, i soldati mercenari tedeschi arruolati nell’esercito dell’imperatore Carlo V, durante un altro evento epocale di quegli anni: il sacco di Roma del 1527. Erano secoli che un esercito straniero non saccheggiava la città eterna: un altro accadimento che contribuisce a sancire il declino politico italiano. La leggenda narra che i “barbari” appiccarono fuoco al povero rinoceronte (imbalsamato) per riscaldarsi in una notte romana tra un saccheggio e l’altro…

Ma anche la storia dell’incisione ha un seguito. Tra i tanti libri su cui viene riprodotto il rinoceronte ce n’è uno scritto nel 1585 a Siviglia da un artista e anatomista spagnolo di origine tedesca di nome Juan de Arfe. In quegli anni Siviglia è una delle città più frenetiche del mondo, dove arrivano e partono uomini e merci da e per le Americhe. Così, anche il libro (intitolato “De varia commensuración para la Esculptura y Architectura”) con il rinoceronte dentro, viaggia dalla Spagna al Nuovo Mondo ed in particolare alla Nuova Granada, l’attuale Colombia. Chi va dall’altra parte dell’Oceano vuole portare con sé i simboli ed il sapere del Vecchio Mondo e i libri sono lo scrigno che racchiude tutto questo: non sono solo le spade ad arrivare nelle Americhe. E così il libro sivigliano con il rinoceronte dentro sbarca a Cartagena de las Indias, nel mare dei Caraibi e dopo un breve viaggio a cavallo, sale a bordo di una barca che risale il corso del Rio Magdalena (proprio come, qualche anno dopo, i protagonisti de “L’amore ai tempi del colera”), sbarca nel cuore delle Ande e le risale sulla schiena di un mulo, fino a giungere alla città di Tunja, a 2.800 metri sul livello del mare.

La piazza principale di Tunja: la casa di Juan de Vargas è nella strada sulla sinistra della foto

La piazza principale di Tunja: la casa di Juan de Vargas è nella strada visibile a sinistra della foto

Tunja oggi conta circa 200.000 abitanti e la sua importanza è inferiore rispetto ad altre città colombiane, ma, all’epoca, è uno dei maggiori centri pre-colombiani e successivamente spagnoli. Mentre Bogotà fu fondata dagli spagnoli ex-novo, il luogo dove fu “fondata” Tunja (nel 1539) era già occupato da uno stanziamento degli indigeni locali (i Muiscas). Per questo, come e più di Bogotà, Tunja è il luogo all’interno dell’attuale Colombia verso cui si dirigono le alte sfere del potere politico e religioso dei conquistatori. Ed insieme a loro arrivano i loro libri.

Giunto a Tunja, il libro con il rinoceronte di Dürer dentro, termina il suo viaggio intercontinentale nella biblioteca di uno dei personaggi eccellenti della città: il dotto Juan de Castellanos, la cui casa si trova dietro l’angolo dell’immensa piazza principale dove già trova posto l’immancabile cattedrale. A pochi passi da dove vive Juan de Castellanos, nel 1586, lo scrivano reale Juan de Vargas da poco arrivato in città, comincia a far costruire la propria casa. Juan de Vargas decide di fare le cose in grande e fa dipingere i soffitti con motivi floreali, scene di caccia e numerosi personaggi mitologici. E da dove traggono ispirazione i pittori? Soprattutto dalle illustrazioni contenute nei libri che si trovavano nella ricca biblioteca del vicino di casa, Juan de Castellanos. E cosa appare in una di quelle illustrazioni? La celebre incisione di Dürer: il rinoceronte.

Il rinoceronte sul soffitto della casa di Juan de Vargas a Tunja (Colombia)

Il rinoceronte sul soffitto della casa di Juan de Vargas a Tunja (Colombia)

Per questo, ancor oggi, sui soffitti della casa di Juan de Vargas a Tunja, si può ammirare, tra tante creature e scene fantastiche, anche un rinoceronte chiaramente ispirato a quello di Dürer: lo stesso rinoceronte che partí dall’India, sbarcò a Lisbona e dopo essere passato da Marsiglia, Porto Venere, Roma, Norimberga, Siviglia e Cartagena giunse un giorno sotto il cielo della Colombia, a 2800 metri sopra il livello del mare, dove ancor oggi vive, apparentemente felice, in compagnia di scimmie, serpenti…e draghi volanti!

Bibliografia essenziale:

http://www.taxidermidades.com/2012/12/el-rinoceronte-de-durero.html

http://panizzi.comune.re.it/Sezione.jsp?titolo=Un+rinoceronte+per+il+Papa&idSezione=1111

http://blog.bne.es/blog/los-viajes-del-rinoceronte-de-durero/

https://it.wikipedia.org/wiki/Rinoceronte_(Dürer)

http://cvc.cervantes.es/lengua/thesaurus/pdf/20/TH_20_002_147_0.pdf

http://elgiroscopo.es/tras-las-huellas-del-rinoceronte-de-durero/

https://es.noticias.yahoo.com/blogs/arte-secreto/la-insólita-odisea-del-rinoceronte-durero-112921001.html

http://www.losvargas.org/bricabra/bric0008.html

 

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Comune Orzinuovi

    Vi segnalo che la seguente opera:

    Rinoceronte di Albrecht Dürer
    Xilografia
    Konrad Gesner
    Conradi Gesneri medici Tigurini Historie animalium lib.1 De quadrupedibus uiuiparis
    Tiguri: apud Christ. Froschouerum, 1551
    Chiari (Brescia),Fondazione Biblioteca Morcelli – Pinacoteca Repossi
    Provenienza: Fondo Stefano Antonio Morcelli

    È attualmente esposta all’interno della mostra

    Albrecht Dürer. I simulacri della memoria. Opere a confronto.
    Rocca San Giorgio – Orzinuovi (BS)
    29 Agosto – 29 Novembre 2015

    Per Info:
    Comune di Orzinuovi – Ufficio Servizi Culturali
    Tel. 030.9942210-215-203 – cultura [at] comune.orzinuovi.bs.it
    Orceania Servizi S.r.l. Tel. 030.9444136 – info [@] orceaniaservizi.it

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  2. Costanza

    Fantastico!! Non conoscevo questa storia. Davvero molto interessante. Come sempre un grande articolo, coinvolgente e originale.

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