Gli 11 motivi per poggiare quella valigia e restare dove sei

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L’estate imperversa e voi state pensando di abbandonare la canicola urbana per partire in viaggio? Vi sbagliate di grosso. Ora vi spieghiamo perchè.

città deserta#1 Le città deserte. Bè, questo della bellezza delle città vuote è un clichè. La tipica cosa che chi va in ferie a Settembre si dice per consolarsi. Eppure bisogna dire che assistere solinghi alla metamorfosi incredibile della vostra città strapiena, demograficamente al limite e soffocata dal traffico che si trasforma in un deserto di pietra e asfalto è uno spettacolo mozzafiato. Altro che montagne tibetane. Consiglio dell’autore: Portate una sdraio sul tetto della vostra palazzina, inforcate gli occhiali da sole e stappate una birra ghiacciata. Immaginate di aver prenotato una vacanza alternativa last-minute: un tour nella vostra città in un futuro post-apocalittico in cui voi siete gli unici sopravvissuti. Enjoy!

#2 Non caelum sed animum. Un signore dotato di una certa quantità di senno che è passato su questa terra un po’ di secoli fa, tale Seneca, una volta disse al suo amico Lucillio “Non caelum sed animum mutare debes” , ossia, “non devi cambiare il cielo sopra di te, ma l’anima dentro di te”. Spesso si viaggia per depistare i nostri problemi e concederci il lusso di dimenticarci chi siamo per un po’. Insabbiare gli errori dell’anno passato o nascondere sul cucuzzolo di una montagna i rimpianti e le nostalgie. Ahimè, fosse così facile! Al nostro ritorno troveremo le preoccupazioni ad aprici la porta e i pensieri a guardare la tv in salotto. Forse per una volta potremmo provare a seguire il consiglio del saggio Lucio Anneo ed esplorare gli abissi della nostra interiorità invece di quelli marini, i sentieri tortuosi del nostro io invece di quelli montani e qualunque altra imbarazzante metafora vi venga in mente. Possiamo occuparci dei nostri conflitti irrisolti stando comodamente seduti sul divano e a fine estate invitare cortesemente ad uscire, se non tutti, almeno alcuni dei nostri problemi.

#3 Non rimpiangere il viaggio. Il momento in cui il viaggio finisce e la nostra vita-di-tutti-i-giorni ci attende mostruosa al varco è terribile. Pur di evitarlo, c’è chi fa dirottare aerei, chi getta passaporti nel tritura-tutto, chi si finge morto. Non è un caso se Ulisse si è “perso” per dieci anni prima di ritrovare la strada di casa. Ma nessuno ha mai pensato alla soluzione più facile e più efficace di tutte per evitare il dolore del ritorno: non partire.

Affollatissima

“A-A-ffollatissima”

#4 Evitare lo stress da vacanze. Viaggiare è bello, sì. Ma non possiamo negare che si porti dietro svariate cose tutt’altro che gradevoli. Spiagge stracariche di bambini urlanti, coppie che litigano, coppie che litigano con in collo bambini sempre più urlanti. Bruciature e nasi spellati. Il momento atroce in cui, in uno spazio di un metro per un metro chiamato cabina in cui si ricrea perfettamente il microclima dell’inferno, devi toglierti il costume e tentare di infilarti qualcosa di asciutto sul corpo bagnaticcio. Sgobbate in ripidi sentieri con zaini pesanti. Nottate a combattere contro zanzare assetate di sangue e sassi aguzzi sotto al sacco a pelo. Scarpinate per città sconosciute sotto al sole cocente. Levatacce pre-escursioni, escursioni, mal di gambe post-escursioni. Eccetera, eccetera, eccetera. Viaggiare è bello sì, ma è faticosissimo.

#5 Fingersi ancora a lavoro. Un momento, lasciatemi spiegare. Fingersi ancora a lavoro per poi godersi la gioia di non doverci andare. Ancora ricordo quando *nota nostalgica* il sabato sera, dopo una lunga settimana di scuola, puntavo lo stesso la sveglia alle 6.30. La mattina mi svegliavo, mi prendevo un istante per pensare alle cose terribili che mi aspettavano –svegliarsi nel buio assoluto mentre tutti ancora dormivano – scarpinare fino alla fermata del’autobus sotto eventuali intemperie – mezz’ora di viaggio stipati in strapieni bus/carri bestiame – torture scolastiche varie. Poi mi dicevo, “Ah no, oggi no” e mi giravo dall’altra parte col sorriso sulla faccia. Chiamatemi matta ma ricordo poche gioie intense come quella e la consiglio a tutti come tecnica auto-terapica.

sottolestelle#6 Cinema all’aperto. Chi diserta pavidamente la propria città al primo accenno di calura, non sa che questa, d’estate, si veste di teli bianchi e regala piccoli e grandi gioielli cinematografici: dai film che ci siamo persi durante l’anno ai vecchi classiconi. Il cinema è sempre magico, ma trovo che guardare un buon film con il cielo stellato sopra di te sia impagabile (e invece è pagabilissimo e costa anche meno del cinema invernale).

#7 Case vuote. Che siate padri/madri con le famiglie in vacanza o giovani lavoratori estivi con contratti a progetto o studenti fuori sede non ancora rimpatriati, tendenzialmente d’estate le persone accanto a voi se ne andranno in vacanza. Questo vi permetterà di girare nudi per casa, cantare stonati a squarciagola, guardare quel film che tutti-dicono-che-è-stupido-ma-a-voi-sembra-carino, giocare a beer-pong da soli, non fare mai le pulizie o farle in continuazione se siete maniaci dell’ordine o indulgere nell’adulterio occasionale [l’Undici non vi giudica]. La casa è il vostro regno privo di sguardi giudicanti, spassatevela e commettete le peggiori nefandezze!

#8 Dedicare tempo ad altro. Quando si va in vacanza si pensa che potremo fare un sacco di cose. C’è che si porta il classico mattonazzo russo da mille pagine in spiaggia e chi mette un audio-corso di spagnolo nel mp3 da seguire durante un lungo viaggio in treno. Ma la vacanza in sé prende tempo. E spesso il librone resta aperto a pagina 4 sulla sdraio mentre noi siamo a farci un bagnetto e la voce della signorina Carmen dentro le cuffie continua a ripetere “Hola! ¿Cómo está?” dimenticata sul sedile di un intercity notte. Si può invece scegliere di restare a casa e dedicarsi veramente a qualcosa che ci interessa. Iniziare lo studio di una lingua, migliorare le proprie abilità culinarie, leggere tutti i libri che l’inverno non ci ha lasciato il tempo di leggere, cimentarsi con uno strumento musicale, darsi alla ceramica o allo studio della biologia molecolare.

parcheggio s

Addio parcheggi ad S!

#9 Guidare in strade sgombre. Questa è una postilla al punto #1 . Per predisposizione personale, e per scarsa capacità a gestire il rapporto con gli altri esseri macchinati, trovo che guidare in strade completamente libere sia uno dei piaceri della vita. Puoi andare piano e nessun bucefalo impaziente ti rintronerà di clacsonate, oppure sfrecciare irresponsabilmente veloce per verificare se veramente la tua macchina arriva a 110 o perfino “guidare a fari spenti nella notte per vedere..” [n.d.r. La rivista non si riterrà responsabile per eventuali multe per eccesso di velocità o morte del conducente in seguito alla lettura di questo articolo. Guida con prudenza]. E, soprattutto, puoi permetterti il lusso di schifare gli odiosi parcheggi ad esse.

#10 Risparmiare per la prossima vacanza. Un altro lato positivissimo dell’estate a casa è che è magnificamente gratis. Potete serbare un po’ di pecunia extra per concedervi qualche lusso in più durante l’inverno o mettere da parte per un super-viaggio, alla prossima occasione.

#11 La solitudine. La solitudine, punto d’incontro di case vuote, città disabitate e strade deserte, è il miglior pregio ed il peggior difetto dell’estate senza viaggi. Siamo, chi più chi meno, una specie animale sociale, e stare troppo da soli ci fa star male. Ma la solitudine, presa in piccole dosi, è un toccasana per tutti. Nella nostra vita di tutti i giorni funzioniamo come macchinette con centinaia di cartelle aperte, ogni faccia che abbiamo davanti è una pagina che carica. Il nostro cervello si sforza per farci risultare ad ogni momento socialmente accettabili e gradevoli. A parte qualche inguaribile scorbutico, vogliamo essere benvoluti e ci impegniamo al massimo per fare in modo che sia così. Questo alla lunga ci stanca e ci ingolfa. Stare un po’ da soli è come formattare e poi ripartire. Ogni tanto serve per sentirsi più leggeri.

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Chi lo ha scritto

Giuditta Mitidieri

Ha due spazzolini in due case diverse, uno a Bologna dove studia Filosofia quando non le scappa da ridere e uno nel contado pistoiese, dove ha radici e affetti. Coltiva velleità letterarie da quando ha vinto un premio e si è montata la testa, nel frattempo dimostra simpatia solo a chi studia materie scientifiche e sogna di poter prendere a sberle tutti gli umanisti che almeno una volta nella loro vita hanno affermato con orgoglio "Io di matematica non ci capisco niente". L'unico uomo che abbia mai amato è il comandante Kim di Calvino. Le piace il limone, il chinotto, l'origine ebraica del suo nome e il mare selvatico della Liguria. Se potessse, vivrebbe dentro a un cinema. Finchè non le sarà possibile si consola scrivendo per L'Undici, come può.

6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Kiki

    Ok, io sono uno per il quale “il giorno più bello della vacanza è quello in cui si torna”, ma condivido ogni singola parola di questa grandissima lista, in particolare la # 3 e il cinema estivo (dove mi sorbisco tranquillamente film che se li vedo in sala durante la stagione chiedo che si convochi il direttore del cinema). Penso che più di ogni cosa, valga la filosofia del barista presso cui mangiavo nei miei giorni universitari riminesi; una volta, era luglio un po’ inoltrato, gli chiesi: “Ma lei non ci va in ferie?” “Certo! Tutte le sere, alle 19″.
    Un grande.

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