Garfagnana: uno scrigno con le radici nel passato, dove le tradizioni vivono ancora

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Un paradiso nascosto tra i monti e la natura ancora incontaminata dove i ritmi lenti sembrano essere sempre gli stessi di quegli avi che un tempo abitarono questi luoghi. La Garfagnana si scopre poco alla volta.

ANTICHI MESTIERI

ANTICHI MESTIERI

I suoi strati un po’ “ruvidi” e “spigolosi”, caratterizzano anche il carattere degli abitanti, dalla grande generosità, il cuore aperto e un dialetto che non smentisce le origini toscane, con una parlata contaminata nel tempo dai territorio circostanti, tra Liguria, ed Emilia. Nel piccolo e ridente borgo di Piazza al Serchio, circa un migliaio di abitanti, legati ancora oggi alle origini, che mai dimenticano di raccontare, ci immergiamo in una località ricca di usi e costumi, storie e personaggi che rivivono nella memoria di chi oggi mantiene le proprie radici. Un territorio in provincia di Lucca, a meno di cento chilometri dalla più nota località marina di Forte dei Marmi e dalle altre mete più gettonate della Toscana. Un territorio ricco di sorprese e personaggi.

Tra i tanti Ludovico Ariosto che dal 1522 al 1525 fu nominato dal duca di Ferrara, Alfonso d’Este commissario generale a Castelnuovo Garfagnana.

Uno scrigno da aprire con una sola chiave ma che riserva tante e intense sfumature. Una meta ideale per chi realmente è alla ricerca di benessere psicofisico e di relax grazie agli splendidi panorami da ammirare senza fretta. Molti sono i turisti sia italiani che stranieri (in particolare anglosassoni e del Nord Europa) che si possono incontrare a Piazza al Serchio e nei paesi limitrofi durante l’estate.

 

IL FARRO, EMBLEMA DELLA GARFAGNANA.

IL FARRO, EMBLEMA DELLA GARFAGNANA.

Tra le manifestazioni più importanti da alcuni anni è stata ripresa la festa “Le contrade del farro” (nel 2015 si è svolta nel fine settimana dell’11 e 12 luglio). Un evento, ideato e organizzato dal Comune e dall’attivissima Pro loco con i suoi tanti volontari, che rende protagonista il suo cereale per eccellenza. La festa coinvolge tutto il paese, dai bambini agli anziani. Ognuno è come un attore e ha un ruolo ben delineato per accogliere il turista, curioso di immergersi tra i viottoli, quasi come piccole rughe che solcano il centro storico della borgata. Nel 2015 la festa ha aperto le sue celebrazioni con l’inaugurazione ufficiale di un simbolo del paese. La sua fontana di Amola, totalmente restaurata in tutti i suoi più minimi dettagli. Situata all’inizio del borgo ora sgorga di nuovo con la sua fonte trasparente di acqua da sorseggiare lungo il cammino alla scoperta del paese.

A testimoniare la storia e le tradizioni di Piazza al Serchio c’è Andrea Campoli, memoria storica e grande cantastorie. Lui, che vive ancora nella casa di famiglia dove in occasione della festa il cortile è stato abbellito dagli strumenti da lavoro di un tempo e dai giochi dei bimbi di una volta. “Io racconto le fole – sorride Andrea Campoli -. Sono delle favole raccontate in dialetto per non dimenticare le nostre origini. E per non dimenticare si continua ogni anno a ospitare turisti e visitatori per far conoscere il nostro paese.

ANTICHI MESTIERI

ANTICHI MESTIERI

Tipico il farro che cuciniamo ancora durante la sagra con le ricette delle nostre nonne. Dalla zuppa al farro freddo. E poi i mestieri di un tempo che andiamo a rievocare grazie ancora alla volontà dei nostri giovani. Ragazzi che mantengono le origini contadine e i lavori di una volta”. Mestieri come il marmista, lo scalpellino, il fabbro, lo scultore e il taglialegna. Lontani, ma conservati bene. Lavori di precisione svolti da mani certosine con una tecnica antica mantenuta viva. Lo scalpello tra le dita esperte plasma il marmo, lo rende vivo con decorazioni originali che formano disegni unici e mai uguali tra loro per creare una vera e propria opera d’arte. Testimonianza di un territorio e di persone che credono ancora in un mestiere difficile da mantenere, ma portato avanti con sacrificio, caparbietà e passione, tratti tipici degli abitanti di Piazza al Serchio.

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