Amore e viaggi: Grecia 1984

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Roberto borbotta: andiamo un po’ in montagna. Genna ribatte garrula: finché ci sono salute e giovinezza, meglio cogliere le occasioni. Partono dall’aeroporto di Venezia. La maggioranza è come sempre composta da freschi sposi, ma loro due ora  si sentono più esperti e li guardano con condiscendenza: ehi,  noi siamo già stati negli USA. I posti non sono a prenotazione; la salita in aereo si rivela subito un arrembaggio indecoroso, alla conquista delle prime file.

Tra gli altri viaggia il sig. L., anziano e malandato; dicono (ma sarà vero?) che va cercare un’antica fidanzata dei tempi di guerra. C’è massima comprensione per la commovente vicenda alla “Portobello”, ma intanto il vegliardo trascorre tutto il tempo del volo, due ore circa, a mangiare latte e banane senza intendere ragioni; poi si sente male,  prende a sputacchiare in giro, in breve gli si fa il vuoto intorno, e così sarà per tutta la vacanza.

Tour in autopullman tra Atene, i principali siti archeologici del paese e un’escursione a scelta tra un monastero alle Meteore e una minicrociera. Alle Meteore le donne devono rinunciare ai pantaloni: Genna impone la crociera.

La guida locale, una signorina di nome Niky, attacca a criticare gli italiani; in Grecia le guide sono laureate, in Italia no; i greci che vengono  a studiare in Italia sono i peggiori; i meridionali, poi, sono sempre in ritardo: nessuno fiata, neppure i napoletani che si sono aggregati. Si fa strada la sgradevole sensazione ( che verrà confermata in futuro), di pagare per ricevere insolenze.

partenone-ateneSeguono le visite di rito. Tra Partenone e rovine varie, la gita è inzeppata di lunghe e dotte spiegazioni da cattedra universitaria; si colgono i primi sbuffi (“ma che vuole questa, non sono mica venuto a scuola, ora me ne torno in albergo”). Nicky chiede se qualcuno è laureato in lettere; Roberto alza la mano di Genna, che si incazza, ma ormai è fatta. Già arrostita dal sole cocente, in mezzo al solito mucchio di rovine, tutte restaurate e prive della maggior parte dei pezzi originali, lei diventa di bragia.

Niky esulta: ha trovato una collega e una vittima. La fa avvicinare e spiega con dovizia di particolari il significato di certi oscuri e tondi segni sul muro. Parte la fiondata di un ragazzo romano, madido di sudore e biancovestito: “ahò, queste so’ e persone che devono da venì qqua, no gli ‘gnoranti come nnoi”.

Le soste comprendono i pasti, in verità assai succulenti, presso trattorie davvero ruspanti, con cucina casalinga e genuina. Peccato che subito dopo il pranzo ci si rimette in viaggio.I tornanti non mancano, le teste ciondolano, pesanti. L’autista, un ometto coi baffi di nome Kristo, supera i limiti di velocità e la Polizia, opportunamente appostata, gli leva un bel po’ di punti dalla patente.

Il poverino rimarrà triste fino alla fine del tour perché è la prima volta che gli capita; gli italiani, invece, sono ammirati dal sistema dei punti e commentano, stolidi: “ah, se lo mettessero anche da noi, le cose andrebbero diversamente!”. Sì, tutti a piedi. Kristo si consola durante le interminabili trasferte, ascoltando ad alto volume un canale di musica greca. Dopo un paio di pomeriggi del genere, Genna, forte del suo status dottorale, si avvicina a Nicky. “A Kristo non piace la musica italiana?” “Come no!” si entusiasma Nicky, e con lei tutti. Da quel momento partono Adriano Celentano e Loredana Berté.

La crociera di un giorno è un mito: ogniqualvolta sono sul punto di approdare ad un’isola, l’altoparlante fornisce accurate spiegazioni in inglese, francese, tedesco, spagnolo e giapponese, ma non una parola in italiano: perfino Niky depreca l’omissione. Vengono serviti  un bel riso scotto e un gelato che si scioglie appena uscito dal frigo. Ad Atene, serata folkloristica nella “Plaka”, il quartiere greco- turco ( i due popoli si detestano, ma tant’è). Fioccano le  disgustose richieste italiche di spaghetti, ma il peggio deve ancora arrivare: danza del ventre tra la robusta danseuse e un americano ubriaco fradicio, che si presterebbe anche a farsi denudare, se non lo fermassero in tempo.

grecia-isoleA seguire, tocca assistere al ballo del qua-qua che tutti, ma proprio tutti gli europei presenti in sala conoscono. Gli italiani fingono di non esistere. Una francesina si lancia sul palco in un frenetico sirtaki; un ballerino la acchiappa a tradimento e se la fa roteare sul capo: la poveretta viene poi abbandonata fuori scena semisvenuta….

Per non mancare l’aereo che li riporterà in patria, passano  tutti davanti alla fila per un taxi, tra gli sguardi di riprovazione degli astanti: il massimo dell’orrore nostrano. Ovviamente è sempre presente il sig. L., che viaggia in perfetta comodità. Istruzioni per non essere attorniati da scocciatori: fate un casino d’inferno e sporcate dappertutto.

Si esce dalla Grecia con le valigie zeppe di  souvenir di monumenti, anfore e bricchi, consacrati turisti doc. Tornare in traghetto? Cuccette soffocanti,  disagio della traversata, facce gialle. Nulla, per gli scandinavi accampati per ogni dove: Roberto e Genna si rodono d’invidia.

 

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