La triste fine della Sinistra

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C’era una volta la Sinistra con le sue mille declinazioni politiche, i suoi altisonanti propositi a favore degli emarginati, dei deboli e degli ultimi, con la sua eterna lotta contro il capitalismo, i fascismi e tutte le forze di destra. Figlia della Modernità, ha segnato l’umanità su scala globale fino al XXI sec. Poi, in alcune parti del mondo,  è lentamente declinata, spezzandosi in mille rivoli senza più forza. Senza più anima.

Ave benessere

Uno dei maggiori problemi che ha coinvolto la stragrande maggioranza dei movimenti ritenuti di sinistra (nelle sue infinite versioni, da quelle più moderate fino a quelle più estremistiche) è sempre stato il grande scarto tra le visioni perseguite e la realtà poi ottenuta. Uno scarto diventato palese nel ’900 con una delle versioni di massa: il Comunismo. Le promesse di riscatto dei poveri contro la dittatura della minoranza, ricca in nome di un’utopia all’insegna del benessere per tutti e dell’estirpazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, si sono sempre risolte, nei migliori dei casi, in un regime moderato all’insegna della socialdemocrazia (dove si pensava a garantire il benessere alla maggior parte della popolazione), nei peggiori, invece, attraverso i cupi regimi del socialismo reale, fino agli orrori dello stalinismo e altre orrende dittature.

Il tentativo di creare il “paradiso rosso” indicato vagamente da Marx è sempre miseramente fallito, così come i grandi idealiLeonardi4 di pace e fratellanza universale, rimasti sulla carta a bruciare nelle pieghe brutali della storia umana. Questo scarto idealistico, figlio di un certo “assolutismo” del Mondo Moderno, ha finito per riflettersi negativamente sui vari partiti e movimenti, spesso tacciati di ipocrisia o ritenuti, una volta al potere, traditori di quegli impossibili ideali da rispettare. Con l’avvento della società del benessere il solco è diventato ancora più evidente, anche a causa della scomparsa delle classi simbolo di tali movimenti: il proletariato e la classe operaia.

Prendendo in esame la scena occidentale, e in particolare quella italiana, vediamo che proprio negli anni ’60 inizia il lento e inarrestabile declino. Grazie al boom economico, frutto del mix fra socialdemocrazia europea e capitalismo, in quella decade si venne a creare una forte classe media, la base di forza di tutte le democrazie. L’impatto di questo cambiamento fu notevole sui partiti europei di allora, spingendo molti di essi verso posizioni socialdemocratiche, rinnegando sempre di più le posizioni massimaliste. Anche negli stessi partiti comunisti la transizione divenne evidente, in quanto la famosa “rivoluzione del proletariato” rimase sulla carta, e negata nei fatti, lasciandola unicamente come opzione in mano ai vari gruppi terroristici, come le nostre Brigate Rosse, o alle sgangheratissime proteste studentesche e dei movimenti extra-parlamentari: due componenti che degenereranno in Italia negli anni ’70 in uno scontro violento e continuo, dove bande di borghesi andavano in giro predicendo la rivoluzione in nome del popolo, salvo poi assumere spesso atteggiamenti fascistoidi, con le sprangate “democratiche” contro coloro che non si uniformavano ai loro dogmi (molti dei leader dei suddetti movimenti erano studenti della buona borghesia e da bravi ipocriti si ricicleranno nell’odiatissimo sistema di potere facendo carriera fino ai giorni nostri).
Leonardi2Contigui a questa sinistra “molotov&champagne” o affini ai partiti di massa socialdemocratici/comunisti, emergerà in quelle decadi una delle tare supreme della sinistra occidentale: gli intellettuali radical chic. Giornalisti, intellettuali, pensatori, filosofi, tutti rigorosamente progressisti, falsamente puri e duri, ma allo stesso tempo borghesi fino al midollo e ben inseriti nei salotti che contano e vicini al tanto criticato Potere. I loro insegnamenti finiranno per contagiare una fetta della popolazione, fino a creare i famosi rivoluzionari da salotto (giovani di sinistra, estremisti fino all’università, salvo poi diventare capitalisti con il mondo del lavoro, che ogni due per tre invocano la rivolta dall’attico di casa all’insegna del “armiamoci e partite”).

Un’influenza culturale che spingerà numerosi movimenti di sinistra ad allontanarsi dalle classi popolari, spesso tacciate di essere volgari, razziste e ignoranti, per rifugiarsi nei soliti quattro salottini intellettualoidi, dove conservare l’ipocrita e mai esistita “superiorità morale”.
Quella sinistra originaria, vicino alle classi subalterne, contadine e operaie, e senza quell’insopportabile spocchia di chi ha capito tutto del mondo, sparirà ben prima dei suddetti partiti, inghiottita dal fatale benessere prodotto dal nostro mondo.

In nome del Sistema

La caduta del blocco sovietico nel 1989 lasciò smarrite le variegate formazioni sinistroidi, ormai prive della dialettica della Guerra Fredda. La mutazione al loro interno era già in atto dalla fine degli anni ’70: il PSI con l’avvento di Craxi aveva rigettato la dottrina marxista per farsi alfiere del modernismo anni ’80. E lo stesso PCI, con Berlinguer, aveva lentamente preso le distanze dalla dittatura sovietica. Ma il vero cambiamento era in corso nella società stessa, tra l’estensione del consumismo all’ennesima potenza, l’avvento del nuovo spirito edonistico e il rigetto del cupo periodo ideologico degli anni ’70. I fanatici della politica venivano rimpiazzati dallo spensierato riflusso fieramente capitalista, rappresentato in modo plastico dallo yuppismo.
Inoltre, negli anni ’80, i valori che avevano retto i grandi partiti di massa della I Repubblica (Pci, Psi, Dc) divennero sempre più annacquati, corrosi dall’offensiva culturale, politica e sociale del Neo-Liberismo combinato con il cambiamento tecnologico della Globalizzazione.

I partiti degenerarono in fretta in un arrivismo senza alcun senso di dignità, dando pienamente forma alla famosa partitocrazia denunciata Leonardi3dalle inchieste di Tangentopoli. La retorica dei leader si trasformò presto in vuote parole per trascinare stancamente i propri elettori alle urne.
In questi anni le sezioni partitiche cominciano a svuotarsi, gli iscritti calano e l’astensione diventa una novità rilevante del mondo politico. Ciò che viene a mancare a sinistra è l’Alternativa. Sparito e infangato il paradiso comunista, a cui crederà negli anni ’90 una minoranza, i socialdemocratici e tutti quelli della “nuova” sinistra si getteranno nel pensiero unico del XXI sec: un solo modello, il sistema turbo-capitalistico globalizzato, con un contorno rosso annacquato di pseudo-socialdemocrazia, schiacciato nella realtà dal continuo impoverimento della classe media, dall’abbandono delle classi sociali care alla sinistra storica e il trionfo dell’immagine sulla realtà.

Tentativi mal riusciti

Con il XXI sec, il declino diventa sempre più evidente e conclamato agli occhi delle masse. Da una parte la sinistra estrema sempre meno rilevante, rifugiatasi in improbabili alleanze suicide (governo Prodi II) o in multiple scissioni tra partiti settari e distanti dalla realtà. Dall’altra, la sinistra moderata, troppo moderata, la quale a furia di compromettersi con i poteri di “sistema” diventa sempre più indistinguibile dalle forze di destra, tanto che in diversi governi europei si formeranno grosse coalizioni comprendenti i maggiori partiti di entrambi gli schieramenti.
Leonardi5In questa moria generale si affaccerà sulla scena italiana (ma in verità era già presente anche prima sotto forme diverse) la mitologia del leader estero, a cui aggrapparsi per far sognare il proprio elettorato e per nascondere l’incapacità di proporre leader veramente validi. Così, a seconda delle varie fazioni, si passerà dall’esaltazione di Clinton, Blair (la famosa terza via…), Chavez (il nuovo socialismo…), Jospin, Zapatero, Obama, ecc.,  all’ultimo mito: il premier greco Tsipras, fino al prossimo disconoscimento a fronte del fallimento dell’eroe e della sua “riforma progressista”. Un fallimento dettato dall’arrivo al potere e dalla scoperta da parte del proprio elettorato dell’impossibilità delle promesse fatte in campagna elettorale (un fenomeno che risulta mediaticamente più evidente e stridente nella sinistra, rispetto alla destra).

La spietata ironia della Storia

Con la Grande Recessione del 2007/8, sembrava giunto il momento per far risorgere dalle ceneri la “vera” sinistra e la lotta contro il capitalismo estremo. Paradossalmente, a guadagnare terreno sembrano essere per ora solo i partiti nazionalisti o localisti, o forze che si propongono come movimenti che vanno oltre la classica dicotomia destra-sinistra (a parte qualche eccezione come la Grecia). È curioso che la Sinistra, proprio nel momento in cui il Sistema mostra sempre più diseguaglianze e inefficienze, proprio quando servirebbe un movimento antagonista serio e preparato, sia ancora inchiodata al passato o ostaggio di tutti i suoi limiti culturali e politici.

Al culmine della battaglia, al momento propizio, il Vuoto.

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