Io non leggo perché… non so leggere

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L’ultimo spettro che si aggira per l’Italia ha un nome evocativo e allarmante: analfabetismo.

Gli italiani, secondo il recente studio Ocse, sono risultati ultimi nelle competenze di base. È alto il numero di coloro i quali non sanno né leggere né far di conto: il 20 per cento dei giovani e il 25 per cento degli adulti leggono male; in matematica: il 25 per cento dei giovani e circa il 33 per cento degli adulti hanno scarse abilità (ndt).

A questo punto, cosa può fare – in senso lato o stretto – chi, invece, rientra nelle altre percentuali?

  1. Disinteressarsene (infischiarsene: se ne occuperà qualcun altro, magari qualche politico);
  2. Tendere la mano.

bella-italia-a19050188[1]Come evidenziano le due opzioni, non esiste una via di mezzo: o si è italiani o non si è italiani. Un dualismo che in questo frangente diventa di vitale estrinsecazione. Soltanto l’amore per la propria patria potrà spingere i suoi figli a ricercare la strada per una nuova era di coesione sociale, in cui nessuno sia costretto – per cause a lui non imputabili – a rimanere indietro.

Analizzare le cause, rimuovere i punti di debolezza e intensificare o impiantare (laddove non ci siano mai stati) i punti di forza, sono tra le prime azioni da compiere. Focalizzando lo sguardo sul terzo punto, balza agli occhi, prepotentemente, l’estrema urgenza d’intervento, al duplice fine di arrestare l’inabissamento culturale dell’Italia e, indirettamente, di fornire a tutti ancora la possibilità di dire “Ho fatto la mia parte”. E quella parte sarà enorme, anche se infinitesimale.

Per risalire la china c’è un solo modo: l’approccio diretto, da mettere in pratica soprattutto facendo pressione, in ogni ambito territoriale – dal piccolo comune di poche anime alle affollate municipalità delle metropoli – sugli assessorati alla Cultura affinché organizzino un evento “reale” al giorno, in grado di coinvolgere tutti coloro che, per svariate ragioni, vengono tenuti lontani dall’arte in genere ma anche dallo studio (i dati sulla dispersione scolastica sono emblematici e strettamente correlati all’analfabetismo).

È ben noto che non tutti nascono con le stesse inclinazioni, al mondo ci saranno sempre persone dedite alle più disparate attività ma non tutte fra esse potranno asserire di aver operato una scelta tra le possibili opzioni, racchiuse in un ventaglio che agli ultimi continua ad essere negato, e solo in rare occasioni aperto, grazie all’impegno di valide associazioni, le cui attività – sempre orientate verso i più piccoli – diventano esemplari, modelli ai quali ispirarsi ed eventualmente da suggerire all’assessore di turno più riluttante al cambiamento.

L’Italia dei bambini

La città dei bambini e delle bambine. Festambiente - Rispescia (GR)

La città dei bambini e delle bambine. Festambiente – Rispescia (GR)

Uno spunto – che potrebbe auspicabilmente segnare l’inizio di un’imitazione su tutto il territorio nazionale – lo fornisce “La città dei bambini”: laboratori, giochi, sport ma anche teatro ed altro pensato da Legambiente che, per definizione, non dimentica mai la risorsa collettiva più importante: l’ambiente, richiamato anche nel nome degli eventi, come nel caso della straordinaria Festambiente, in cui – oltre a concerti di grandi artisti, teatro civile, stand espositivi… – i più piccoli, appunto, sono accolti nella loro “città”.

“Io non leggo perché non so leggere” – ispirato dal concetto che diede anche il titolo allo straordinario evento #ioleggoperchè svoltosi pochi mesi fa – vuole essere quindi volano per chi non ha mai avuto la possibilità di imparare a leggere, nella speranza che anche il sogno di un bambino nato nell’inferno possa avere solide probabilità di essere realizzato.

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