In morte di Astianatte: la tragica fine di un bambino

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Se pensiamo alla guerra di Troia, con tutte le sue incertezze in bilico fra storia e leggenda, vi è un episodio che più di altri ha toccato la nostra sensibilità: la morte del piccolo Astianatte. Certo, siamo in un’epoca in cui la violenza è all’ordine del giorno, dove ci si uccide di continuo fra familiari e la vita di un essere umano vale meno di niente, ma la morte di un bambino colpisce sempre in modo particolare. Nella mitologia greca la sanguinosa guerra fra gli Achei e la potente città di Troia avvenne attorno al 1250 o al 1194 a.C., in quella che è l’odierna Turchia. Gli eventi del conflitto sono narrati principalmente dal poemi epici Iliade e Odissea di Omero, composti attorno al IX secolo a.C.
A ben pensarci, non so quanto ci si possa fidare di Omero, proprio lui sulla cui identità ed esistenza vi sono sempre stati forti dubbi, un po’ come su Elena Ferrante all’ultimo Premio Strega. Ma visto che sue sono le fonti, dobbiamo accontentarci di quello che ci dice.

Astianatte era principe di Troia, essendo figlio di Ettore – a sua volta figlio di Priamo re di Troia – e Andromaca, figlia del re Eezione, che fece una fine orribile, in quanto venne scaraventato giù dalle mura della città, poiché Priamo non avrebbe più dovuto avere una discendenza. I greci, in battaglia, erano crudeli né più né meno quanto gli altri popoli, ma in questo caso, l’indovino Calcante ci aveva messo del suo, poiché li aveva messi in guardia da una probabile futura vendetta del figlio di Ettore, nel caso in cui fosse vissuto.
Alla nascita il padre gli impose il nome di Scamandrio, quasi fosse un dono del fiume Scamandro nei pressi di Troia, ma da tutti venne chiamato Astianatte, che significa “signore della città”.

Sull’identità di chi compì l’orrendo misfatto, vi sono pareri contrastanti – ormai è un’abitudine. Omero ci parla di Odisseo (Ulisse), che nel caso specifico non aveva nutrito dubbi nel commettere infanticidio; così come si mostrò spietato Neottolemo, figlio di Achille, che dopo la morte del padre e di Ettore, volle insidiare proprio Andromaca, madre di Astianatte.
Una cosa è certa: il consiglio venne da Ulisse, affinché la stirpe di Priamo non potesse prosperare.

So cosa state pensando: che Ulisse non è solo il viaggiatore per eccellenza e l’eroe positivo descritto dalla mitologia. Non vi preoccupate, in realtà ha deluso anche me, quando mi sono accorta che essendo sempre incline a raccontare storie lo si potrebbe definire il re degli inganni. Chi troppo mente, seppur per salvarsi la vita, è portato a omettere la realtà e a disinteressarsene. Ma in quel periodo sembrava facessero a gara a chi era più feroce e sanguinario, perciò passiamo oltre.

A scaraventare giù, sulle rocce sottostanti, tenendolo per una caviglia, l’eventuale erede di Troia, sarebbe stato proprio Neottolemo a cui forse il piccolo dava fastidio, nell’approccio con la madre. Certo è strana la sorte che vuole un padre e un figlio trovare la morte per mano di un altro padre e un altro figlio. Seguitemi nel ragionamento: Achille uccide Ettore, padre di Astianatte, che a sua volta viene ucciso da Neottolemo figlio di Achille. E vorrei far notare che la famiglia che ne va di mezzo è sempre quella dei troiani.

Sulla morte del piccolo Astianatte, in realtà, fin dall’antichità sono sorte discussioni. Addirittura alcuni storici hanno formulato l’ipotesi che il figlio di Ettore sia sopravvissuto alla distruzione di Troia e alla partenza dei greci si sia ripreso trono e città, aiutato nell’impresa nientemeno che da Enea.
L’immaginario collettivo però non crede a questa versione, siam tutti abituati a pensare ad Astianatte come al povero bambino gettato dalla rupe di Troia.

Gli eroi della guerra di Troia” di Giorgio Ieranò

Gli eroi della guerra di Troia” di Giorgio Ieranò

Il mese scorso è uscito, a tal proposito, un libro a metà fra il saggio e il romanzo, che potrebbe aiutarci a fare chiarezza, almeno su questo episodio. Si tratta di “Gli eroi della guerra di Troia” di Giorgio Ieranò, docente di mitologia greca all’Università di Trento; un libro che consiglio a tutti, perché permette di fare un rapido ripasso sulla mitologia greca e la storia antica, in termini leggeri ed accattivanti.
Il fatto è che accanto al mondo degli uomini, in mitologia vi è sempre l’universo parallelo degli dei, che con le loro interferenze e la moltitudine di nomi, puntualmente fanno sprofondare nel caos. Per esempio, vi siete mai chiesti il perché gli dei dovevano sempre scendere dall’Olimpo e andare ad accoppiarsi coi mortali? E soprattutto, perché la nascita di un figlio era sempre conseguenza di uno stupro? Le cose sono due: o avevano il controllo degli impulsi sotto i tacchi dei calzari, oppure avevano una concezione strana dell’amore. Scegliete voi.

Tornando ad Astianatte, proprio in quest’opera, frutto di ricerche e studi fedeli, si dice che la scena del suo funerale sia una delle più commoventi del dramma di Euripide. Ecuba – moglie di Priamo e nonna del bambino – lo seppellisce nello scudo del padre Ettore, talmente grande da poter contenere un corpo di fanciullo.

Il commento di Ecuba colpisce: “Mio amato, che morte orribile ti è toccata in sorte. Se tu fossi caduto per la patria dopo avere vissuto la giovinezza, dopo avere conosciuto l’amore, ed essere diventato re, saresti stato felice, se c’è felicità in queste cose. Ma tu avevi appena intravisto il mondo, l’avevi immaginato nella tua fantasia, e non hai potuto conoscere nulla, non hai vissuto nulla di quanto ti spettava. Le mura della città ti hanno disfatto e insanguinato i riccioli, che tua madre accarezzava e baciava così spesso. La morte ride dalle tue ferite, ride dalle tue ossa spezzate. E queste mani, così simili a quelle di Ettore, queste mani ora così inerti e rotte. E la tua bocca, da cui uscivano i tuoi vanti di bambino, ora è chiusa per sempre”.

In questo particolare periodo storico, risulta impensabile infierire sulla Grecia, ma significative sono le ultime parole dell’anziana donna:

Cosa potrà scrivere un poeta sulla tua tomba? Qui giace un bambino, ucciso un giorno dagli achei, per paura. Che vergognoso epitaffio per la Grecia! Non hai avuto altra eredità da tuo padre, avrai almeno il suo scudo di bronzo: sarà la tua bara”.

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