Il suono del ghiaccio

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Il suono del ghiaccio.

Uno di questi giorni arriva una mail nella nostra redazione virtuale. E’ di un musicista fiorentino che dice di aver tratto ispirazione per il suo lavoro da un vecchio articolo dell’Undici. Sono quei rari momenti di esaltazione. Qualcosa scritto anni fa, con altri scopi, ha prodotto un movimento mentale e musicale. Ci siamo incuriositi e abbiamo parlato con lui. Eccolo qui. Nicola Giannini. Scopriamo insieme che tipo di musica crea e come noi dell’Undici l’abbiamo ispirato.

Nicola, come hai scoperto l’Undici?

Ciao Roberto, innanzitutto voglio ringraziarti per questa intervista. Ho scoperto l’Undici grazie ad un tuo articolo che approfondisce il finale del film ‘Picnic ad Hanging Rock’. Leggendolo sono venuto a conoscenza che l’editore, al momento della pubblicazione e d’accordo con l’autrice Joan Lindsay, decise di non pubblicare l’ultimo capitolo del libro, per accrescere il mistero della vicenda. Questo sarebbe stato pubblicato dopo la morte dell’autrice. Questa strategia editoriale mi ha decisamente colpito, e quindi ho deciso di scrivere un brano musicale, ispirandomi alle vicende svelate da questa pubblicazione postuma. Il brano si chiama “Every Living Creature Is Due To Arrive Somewhere” .

Cosa ti affascina in Picnic a Hanging Rock?

Mi affascina la sensazione di mistero che pervade tutto il film. Trovo decisamente interessante il carattere onirico della pellicola, ed il modo in cui, attraverso le protagoniste, vengono descritte tematiche come la ricerca dell’ignoto ed il desiderio di superamento dei confini fisici e psicologici. Picnic ad Hanging Rock riesce ad evocare il sottile equilibrio fra il desiderio di controllo proprio dell’uomo, e la non controllabilità della natura. Credo inoltre che il film abbia un immaginario estetico fortissimo, che si esprime, ad esempio, attraverso il contrasto fra la natura brulla ed incontaminata, ed i corsetti stretti delle studentesse.

Pensi che il finale ritrovato sia una delusione oppure una bella scoperta?

Il finale ritrovato è assolutamente una bella scoperta, un completamento ad un’opera già di per sé incredibile.

L'idrofono.

L’idrofono.

In che modo hai trasmesso le emozioni del libro e del film nella tua musica?

Uno degli aspetti che ho voluto evocare è la non controllabilità della natura. Ho deciso di utilizzare come materiale sonoro di partenza delle registrazioni di blocchi di ghiaccio in scioglimento. Ho usato degli idrofoni, particolari microfoni impermeabili che resistono alle alte e alle basse temperature. Il carattere imprevedibile del materiale sonoro, che si ottiene attraverso questa tecnica, mi è sembrato adatto a descrivere la non controllabilità della natura. Le trame sonore sono quindi sempre diverse. Il carattere materico del suono mi ha permesso inoltre di evocare un ambiente fisico naturale, rifacendomi alle colline rocciose di Hanging Rock.

Leggo che componi brani di musica acusmatica. Sembra qualcosa di molto complicato ma anche affascinante. Ce la vuoi spiegare a noi comuni mortali?

Per musica acusmatica si intende musica elettroacustica fissata su un supporto, come ad esempio un disco o un nastro magnetico. La musica elettroacustica è un tipo di arte sonora caratterizzata dall’uso di suoni registrati e poi manipolati, e dall’uso di suoni di sintesi. La musica acusmatica è quindi un caso particolare di musica elettroacustica, che prevede l’ascolto dei brani, attraverso degli altoparlanti, e senza alcuna relazione visiva con la sorgente dei suoni.

Tuttavia, come musicista, non mi occupo solo di acusmatica ma anche di live performance. Ho utilizzato materiali e tecniche simili al lavoro che ho appena citato in un concerto chiamato, Inner Out, che si basa sulle stesse tematiche, come ad esempio il rapporto fra uomo e natura. In questo caso suono dei blocchi di ghiaccio dal vivo, con vari strumenti come plettri, corde di chitarra, bacchette, e perfino una grattugia. Si può sentire e vedere qualcosa in questo link.

Raccontaci del tuo percorso musicale.

Ho iniziato a 14 anni prendendo lezioni di canto e suonando in alcune band locali. Proseguendo mi sono interessato alla chitarra, restando subito affascinato anche dai rumori più incidentali dello strumento. Successivamente mi sono concentrato su produzione musicale, sound design e musica elettronica. Nel 2009 ho vinto il premio come miglior colonna sonora originale presso il festival Movie&Co. Successivamente mi sono iscritto al conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, conseguendo una laurea specialistica in musica elettroacustica.

Che tipo di reazioni ottieni nei tuoi concerti? Il pubblico come accoglie questo genere di musica?

Sono molto contento che i miei concerti interessino sia ad un pubblico abituato alla musica cosiddetta di ricerca e sperimentale, sia a chi non ha questo tipo di passione. Il mio obiettivo è proprio quello di trovare una sintesi fra musica di ricerca e musica pop.

In che modo possiamo avvicinarci a questa musica insolita?

Due nomi su tutti: Bernard Parmegiani ‎con l’album De Natura Sonorum e Robert Normandeau ‎con l’album Sonars.

Cento anni fa il futurista Luigi Russolo inventò l’Intonarumori. L’Undici ne ha parlato in un articolo del maggio 2014. Ci può essere una vaga fratellanza con questi artisti di un secolo fa?

Sì, c’è sicuramente una relazione fra musica elettroacustica e la sperimentazione di Russolo. Entrambe hanno un interesse centrale in quello che è la timbrica dei suoni.

Dove farai i prossimi concerti?

Al momento non ho concerti in vista, perché sto lavorando ad un disco. Per essere aggiornati su uscite e concerti si può far riferimento al mio sito http://www.nicolagiannini.com

Dove saremo fra undici anni? Tu e l’Undici?

Fra dieci anni sarò ancora con delle cuffie in testa ed un registratore portatile in mano, pronto a scovare i documenti sonori più nascosti. L’Undici sono convinto che continuerà a stimolare in maniera brillante la curiosità dei suoi lettori.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

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