Grecia, tieni duro! Il labirinto europeo dei vuoti legislativi

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Negli ultimi giorni il gossip e il vociferare nei corridoi al lavoro (n.d.r. l’autrice lavora in Lussemburgo), nei giornali, nel mondo si concentrano sula questione del debito greco e del referendum. Lo sappiamo bene che gli inglesi si sentono ancora in quello stato mentale di potenza coloniale dell’800, ancora di più se parliamo di Unione Europea. Il Regno Unito è dentro all’Unione Europea, al mercato interno, ma non fa parte dell’Unione monetaria (di quella economica sì). Ha aderito all’ERM III (European rate mechanism), ovvero un patto attraverso il quale si evita di avere una variabilità del tasso di cambio tra le diverse valute dell’Unione Europea, l’obiettivo attraverso il quale si raggiunge una stabilità monetaria.

La Gran Bretagna ha siglato una clausola di opt out dal Trattato di Mastricht, ovvero non aderisce al terzo step dell’ERM (ovvero la moneta unica), ha seguito parzialmente I criteri di Copenhagen perché la sterlina era, ed è ancora, una moneta forte, e non conveniva per nessun motivo aderire all’unione monetaria. Inoltre, la Gran Bretagna non rispetta i criteri di convergenza economica stabiliti dall’Unione Europea: ad esempio, il rapporto tra disavanzo pubblico e il PIL è al di sopra della soglia stabilita.

City of London

City of London

Forse è una questione di appartenenza identitaria e culturale, sicuramente una convenienza finanziaria: é come il thé alle cinque di pomeriggio, o il meridiano di Greenwich e l’ora inglese, una regola diversa per quell’isola, da più parti considerata il più grande paradiso fiscale in Europa.
N. Shaxson, giornalista inglese, autore del libro “Le isole del tesoro” ha impiegato tanto tempo, parole e carta, per spiegarci che esiste un nuovo meccanismo per spostare e prestare i soldi, il transfer pricing. Meccanismo attraverso il quale le societàappartenenti allo stesso gruppo ma residenti in paesi diversi, tendono a spostare i redditi imponibili nei paesi con fiscalità più favorevole. Insomma, come se avesse scoperto l’acqua calda.

I vuoti legislativi, certe direttive europee (vedi direttiva madre figlia sul pagamento dei dividendi) hanno permesso la funzionalità di certi meccanismi. La direttiva sui dividendi tra società figlia e società madre eviterebbe il problema della doppia imposizione, ma se la società ricade in particolari condizioni è esentata dal pagamento di ritenuta alla fonte nello Stato di residenza. E non è di certo il legislatore disattento, no, il vuoto c’è perché fa comodo a tutti, comodo a chi detiene ricchezza, Stati compresi. Come se fosse colpa della Svizzera, che ha da sempre avuto un atteggiamento autonomo in Europa, o di altri Paesi a noi conosciuti come il Jersey, paradiso delle “private equity” per gli inglesi, o il Lussemburgo.

La Gran Bretagna è, e sarà almeno per ora, il più grande paradiso fiscale d’Europa. Con le sue eccezioni del caso, con le sue contraddizioni, con le sue regole. Ciò che infastidisce di più è il dito puntato contro la situazione della Grecia: è la supponenza su qualcosa che non si conosce.

La situazione greca preoccupa non solo per il popolo di questa nazione, o per i suoi governanti, ma, sopratutto, per l’illusione che l’Unione ha portato a tutti, l’utopia dell’uomo, l’inganno, la definizione di Pigs (i maiali) per i paesi del sud d’Europa. Non riusciamo a essere uniti in questioni importanti di rilevanza internazionale, non siamo uniti nelle scelte comunitarie, non siamo uniti neanche nelle scelte che dovrebbero portare innovazione, come i brevetti.

La diversità fiscale continueràa esserci e non c’è nessuna voglia di cambiare questi regimi che portano a tanti le loro pance piene. La Gran Bretagna dovrebbe guardare molto di più ai suoi problemi interni, più che a quelli della Grecia. È indubbio che la situazione crea fastidio a tutti e che creerebbe un precedente e l’inizio di una catastrofe.
Ma come dire, potrebbe essere un buon motivo per poter cambiare approccio, perché non siamo per niente in linea con il resto del mondo.
L’Unione Europea delude, fa arrabbiare, poiché non prende una posizione forte davanti alla comunità internazionale. Non solo per la questione della Gran Bretagna, ma per tutte le parentesi aperte e mai chiuse che comportano la diversità.

Che dire, Grecia, tieni duro!

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Carissima Freida, arrivo al suo articolo da un link di un altro articolo scritto da Alessandro Leonardi in materia d’ evasione fiscale. Gli argomenti finanziari mi sono brutalmente ostici: non capisco niente di tutti quei termini che voi specialisti usate per spiegare, in buona sostanza e sempre che io non capisca ravi per travi, che ci sono fior fiore di evasori e fior fiore di paesi che oggi campano piu’ che alla grande sull’ evasione fiscale. E si fan pure belli, si fan” sani” economicamente, finanziariamente, socialmente, moralmente forgiando termini non proprio leggiadri per i paesi più svantaggiati che non si sono attrezzati per tempo a campare piu’ che benone sulle malefatte altrui, non hanno ammodernato il loro sistema fiscale rendendolo elastico ed appetibile, non hanno voluto-saputo tagliare parassitismi di stampo antico che si rivelano oggi boomerang formidabili. Insomma, a me par di capire che non ci siano paesi virtuosi e da beatificare e paesi fannulloni ed imbroglioni da insultare. Sbagliero’, ma mi sembra di capire che in un modo o nell’ altro tutti i paesi di un’ unione, che non si capisce più cosa unisca, facciano del loro meglio ( si fa per dire) per tirare a campare con trovate finanziarie assolutamente poco ortodosse. E la parte del leone in questa triste religiosità la fanno i paesi che giocano alla grande sul catafascio di quei paesi che, nel loro piccolo, mandano al catafascio i loro cittadini. Ho capito benino o non ho capito niente?
    D’ altro canto io stessa , in prima persona, ho avuto la sgradita esperienza di sentirmi raccontare, ancora tanti anni fa , prima dello sfascio del 2008, di studi commercialisti che “aiutavano” ( ma guarda tu se si doveva usare un termine tanto pio ! ) le ditte italiche a portare l’ amministrazione finanziaria in una qualche timorata ed accogliente capitale più a nord delle Alpi. Il luminoso soggetto di tanta beneficenza era assai gongolante nello spiegarmi vicende praticamente incomprensibili e da me non richiestegli anche perche’ lontane mille miglia dai miei campi d’ interesse, e costui non riusciva proprio per niente a dissimulare un ridicolo senso di onnipotenza per tanto illustre e caritatevole capacità di creare arzigogolati pizzi e macrame’ col software anziché col tombolo. Sicché di quel soggetto peregrino che dovevo per forza da lì in poi incrociare quotidianamente dopo anni e anni di felice lontananza, rinforzai il non lodevole giudizio, per istinto più che per comprensione delle sue giravolte inframmezzo le tortuose acrobazie finanziarie a me sì tanto ostiche ed antipatiche. E da lì in poi evitai, senza mezze misure, di mettermi nell’ infelice condizione di ascoltare prodezze di uno che ” aiutava” le prodezze di altri beati, santi, eroi assai poco patriottici. Tutti troppo intelligenti per la sempliciotta mentalità di una lavoratrice con trattenute alla fonte e che il massimo della felicità finanziaria la trova nelle svendite di fine stagione soprattutto quando trova la miracolosa scritta” paghi uno prendi due”. Che quelle menti che, francamente parlando , in cuor mio disprezzavo già da lungo tempo non fossero poi granché intelligenti e creative, ebbi contezza alcuni anni dopo, quando il giornale locale sbatté in prima pagina la felice notizia che erano chiamate in giudizio per…reati da stenterelli rubagalline, altroche’ alta ingegneria finanziaria! Ma quale ingegneria finanziaria! Ma quale creatività finanziaria! Quale religioso sostegno?
    Eccome se tocca gridare di tenere duro. Tutti dobbiamo tenere duro e soprattutto sarebbe ora più che passata di battere duramente il pugno sui tavoli di chi decide tutto delle nostre tasche, senza tenere in minimo conto che nelle nostre tasche ci sono i soldi che abbiamo guadagnato noi lavorando onestamente, pagando tutte le tasse, pagando ulteriormente servizi che compaiono bellamente nella tabella delle trattenute, aiutando quanto si può anche le varie organizzazioni che si occupano di ricerca medica, di assistenza ai non abbienti, di aiuti umanitari.
    E no! A me non van proprio giù le infinite storielle delle infinite acrobazie finanziarie che fan sparire in un battibaleno forzieri e capannoni produttivi. E meno ancora accetto il ritornello italiota che chi può fa bene a non pagare un bel niente allo stato ché tanto lo stato non restituisce come dovuto: a scuola costoro i figli ce li mandano e son pieni di boriose pretese, in ospedale ci vanno e occupano letti che non hanno pagato, e le strade ben asfaltate le pretendono scrivendo forbite lettere perfino al giornale se la ruota della prestigiosa ed esosa autovettura ha beccato una buca, e le immondizie le loro pregevoli colf le vanno a portare nei numerosi bidoni comunali che ogni notte i netturbini svuotano.
    Troverei congruo un minimo di dignitoso senso civico, di decoroso senso di sé stessi, di senso dell’ onestà e dello stato. Se non garbano la civiltà e le regole cambino aria, dimora, domicilio e residenza coloro che non intendono rispettarle, lasciando lo stato a chi il senso dello stato ce l’ ha. Io non piangerò certamente la loro dipartita. E se resteremo in pochi, pazienza! Un vecchio proverbio insegna addirittura ” meglio soli che male accompagnati”.

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