All’inferno solo andata

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Il commissario lo guardava con aria truce, aspettandosi una confessione, certo di averlo in pugno. Il ragazzo rimandava un’espressione strafottente, infastidito di trovarsi in un commissariato di polizia a quell’ora del mattino. La volante che era andata a prelevarlo non aveva agito con delicatezza, né con discrezione. Persino sua madre, anziana e ormai sorda come una campana, si era svegliata. Lui le aveva detto che era arrivato Lello per andare al lavoro. Alle persone affette del morbo di Alzheimer si può dare ad intendere qualsiasi cosa. E sua madre aveva smesso di rappresentare un problema per lui, da almeno un paio d’anni, da quando non distingueva più il giorno dalla notte e tutto le pareva immobile.

Piuttosto, cosa voleva quell’uomo grande e grosso seduto all’estremità del tavolo, che ostentava sicurezza e pareva soggiogarlo? Perché era così certo della sua colpevolezza? Eppure lui sapeva di non avere lasciato in giro tracce.

«Allora signor Comelli», il commissario si schiarì la voce «ieri notte lei è andato al Pineta, come tutti i venerdì. È stato visto da alcuni testimoni, quindi non mi dica di no. Solo che ieri sera non si è limitato a ballare. Una ragazza ha perso la vita e adesso vorrei sentire quello che ha da dire in proposito».

Il ragazzo riuscì a mantenere la calma: era un tipo freddo che non si lasciava impressionare facilmente. Ma il commissario era incalzante. Aveva incollato gli occhi ai suoi. Erano occhi insistenti, di uno che conosce la verità. Eppure non lo aveva visto nessuno, ne era sicuro. Era stato attento anche alle telecamere. In quell’angolo buio, sul retro della discoteca, non ce n’erano. Ne era più che certo, dato che la frequentava da anni.

«Se confessa ora la sua colpa, può essere che la pena di omicidio premeditato le venga tramutata in qualcosa di meno pesante. È stata un’aggressione d’impeto, vero? La giovane ci stava, all’inizio, ma poi quando siete andati nel retro si è tirata indietro. Lei non ci ha visto più e l’ha massacrata di botte. Dica, è andata così? Non l’ha violentata…le è bastato quel rifiuto per far scattare tutta la sua rabbia. Mi spieghi cosa è successo».

Il ragazzo rimase impassibile. Ma sì, quanto avrebbe voluto dirgli che era andata esattamente come aveva detto lui. Che quella troia aveva accettato la sua offerta di bere qualcosa insieme, gli si era strusciata addosso per due o tre balli, e che poi aveva risposto di sì anche alla sua richiesta di andare a prendere una boccata d’aria. Ma tutto ad un tratto si era ribellata, quando lui l’aveva portata in un angolo buio e aveva cercato di baciarla. Perché diamine l’aveva provocato, se poi non voleva starci? Tutte uguali le donne. Quello che le era capitato dopo se l’era solo meritato.

«Sto aspettando, signor Comelli. Mi dica la sua versione dei fatti». Il commissario non mollava. Gli stava col fiato sul collo, come un mastino sulla preda.

«Signor commissario..» esitò il ragazzo, ma la voce usciva stridula, senza più la baldanza di prima, «ho conosciuto una ragazza, ieri sera in discoteca, è vero. Ma verso le tre io sono tornato a casa. Ho una madre malata, non posso stare fuori tutta la notte. La ragazza mi ha accompagnato al parcheggio, ci siamo salutati e sono andato via. Di quello che lei abbia fatto dopo o cosa le sia capitato, io non so niente».

«Vede Comelli» obiettò il commissario «quando dico che ci sono dei testimoni, non intendo il personale della discoteca che l’ha vista offrire da bere alla ragazza, e nemmeno i suoi amici che l’hanno notata ballare con lei. Intendo un testimone che l’ha vista nel retro mentre lei la picchiava. Lo stesso che poi ha dato l’allarme».

Il ragazzo ora era nervoso. Cosa non aveva funzionato nel suo piano? Non capiva.

«Conosce Paola Monteferro?». Il ragazzo fece segno di no.

«E Giorgia Balestrieri?», un altro no.

Il commissario si alzò dalla sedia e, con tutta calma, la posizionò proprio di fronte. Ora i loro occhi erano a meno di mezzo metro di distanza. Ne avvertiva il respiro, doveva essere un fumatore. «Lei non conosce questi nomi, perché è un animale. Perché è mosso solo da istinti, come la peggiore feccia che popola questo pianeta. Perché se tenesse in considerazione il prossimo, saprebbe che Paola è il nome di quella povera ragazza che ha massacrato ieri sera. In quanto a Giorgia, invece, è quella disgraziata che sta davanti alla discoteca a vendere fiori. Quella che lei, signor Comelli, prende sempre in giro insieme ai suoi amici, chiamandola “cerebrolesa”. Oppure “povera stupida”. Vede signor Comelli, si dà il caso che sia stata proprio Giorgia Balestrieri a vederla ieri sera, mentre massacrava con calci e pugni la povera Paola Monteferro».

«Impossibile!» il ragazzo sbottò all’improvviso, livido in volto «quella mentecatta non ha mai detto una parola. Sa solo fare versi strani, come le bestie. Quella non è normale, è meno di niente!».

Il commissario sorrise. Sapeva di avere vinto. E pregustava la mossa finale, quasi fosse stata una partita a scacchi. «Signor Comelli, qui sbaglia di nuovo. Se lei avesse un po’ di considerazione per chi le sta intorno, saprebbe che Giorgia Balestrieri non è una ritardata mentale. Né incapace di intendere e di volere. È una ragazza sordomuta».

“Scacco”, pensò il commissario, ma si trattenne. E subito dopo, si pentì di averlo paragonato ad un animale. Gli animali certe cose non le fanno.

Quegli occhi adesso, quelli del ragazzo, erano lontani anni luce. In un mondo a parte, nel quale era precipitato da chissà quanto tempo. Uno di quei posti in cui entra la belva, insieme alla sua assenza di valori, e dal quale non fa più ritorno.

Foto di Ketti Gramolelli.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Gia, è sempre così. Ti vedono diverso, ti deridono crudelmente, si rivolgono a te nei modi peggiori, si comportano con te come se tu fossi una nullità, cercano di schiaccartii perché, ben che ti vada, dai fastidio, lontano come sei dalla loro prepotente arroganza, dalla loro violenza infame e stupida che si nutre fella fragilità altrui, della altrui incapacità di difendersi. Alle volte, però, i bastardi sbagliano del tutto la loro balorda analisi della situazione: si ritrovano ad avere a che fare non con la stupida nullità umana che essi stimavano, ma con una persona che essi, accecati di stupidità e malato senso di potere, non conoscevano. La loro presunzione non aveva permesso loro di capire che la persona da niente, da non tenere in minima considerazione, era diversa, non era quel mucchio di straccetti che essi vedevano con gli occhi della stoltezza. Quella persona aveva sì le sue debolezze, le sue fragilità, ma , in verità, aveva una forza immensa che loro non conoscevano: l’ umiltà, la capacità di sopportare, la capacità di farsi avanti al momento giusto. Non era la persona debole da non considerare o schiacciare a piacimento, come ai loro occhi annebbiati dalla sbruffoneria appariva: quella persona era una persona presunta debole, cioè una persona che i vigliacchi violenti e prepotenti non si aspettano mai di trovare sul sentiero infame delle loro bestialità.
    E sono queste persone che, presto o tardi, mettono al muro i maledetti contro la cui natura malvagia nulla si può fare. Purtroppo solo dopo l’ ultima delle loro infamita’, la piu’ plateale, i falsi deboli avranno modo di inchiodarli all’ evidenza della loro nefandezza. Può essere che per le carogne che ci circondano sia l’ ultimo atto. Può essere che, da lì in poi, abbia inizio una guerra senza tregua tra i bastardi vigliacchi e le persone che hanno disvelato agli stolti ciechi la loro reale natura di persone attente, silenti, dall’ animo mite ma estremamente inflessibile.
    Gli stupidi, proprio perché tali, continueranno col loro mantra fatto di agguati, sgambetti, colpi bassi, intenti beluini, ma dovranno per forza aprire meglio occhi e orecchie, guardarsi di più in giro, fidarsi di meno di sé stessi e dei loro pari, cercare di stare attenti col metodo degli squallidi bluff con le persone ingenue ed ignare che essi cercano di attirare nella ragnatela per cercar aiuto nel colpire il bersaglio, ma finalmente sapranno che avranno di fronte un avversario che non conoscono, non possono prevedere, difficilmente potranno annientare. Coi figli di buona donna bisogna avere il coraggio e la determinazione di smascherarli, aspettando con cura l’ occasione buona, che non mancherà, perché essi agiscono colpo su colpo preda di impulsività demenziale, ché di meglio dai loro genitori non hanno potuto ereditare. Cio’ non significa, purtroppo, quasi mai assicurare loro il luogo che fa per loro. Significa semplicemente avvertirli di avere a che fare con qualcuno che vorra’ e sapra’ agire contro di loro, che hanno di fronte qualcuno che li conosce e che può in ogni momento dimostrare a tutti di chi son figli. Con le bestie bastarde è già tanto.
    Ciò che fa veramente male è il pensiero di non esserci entrati prima nelle loro azioni infami, di non averli fermati come dio comanda, prima che scagliassero la loro ferocia sui deboli veri, sugli innocenti, su chi non aveva modo di difendersi dalle loro azioni di sciacalli assetati di sangue.

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