“Adone” di Giambattista Marino: alias “50 sfumature di Venere”

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6229_1Dalla pubblicazione della trilogia delle “50 sfumature” all’uscita del primo film, ci sono stati due boom di critiche e consensi. Chi vedeva queste storie come volgari o eccessive, e chi, invece, le ha trovate molto fantasiose o improbabili. Fatto sta, che ha suscitato interesse e curiosità, sdoganando la diffidenza nei confronti della letteratura “erotica” e della relativa filmografia.

Tra i molti commenti che ho letto, in giro nel web, molte mamme erano scandalizzate all’idea che questi libri fossero letti dai figli. Alcune hanno pure chiesto l’intervento delle associazioni dei genitori perché venissero ritirati o non ammessi nelle biblioteche. Tale atteggiamento risulta abbastanza comico se si considera che uno dei grandi capolavori della letteratura, l’ “Adone” di Giambattista Marino, inserito di rito nei programmi ministeriali di letteratura italiana, è ancora più esplicito e “moralmente” non conforme a certi insegnamenti cattolici. Molte delle tematiche care all’opinione pubblica attuale, già nel 1623 venivano affrontate e narrate liberamente. Questo poema è stato osteggiato fin dall’inizio da Papa Urbano VIII, che impone una revisione. Una seconda condanna arriva nel 1625, attenuata dall’intervento dell’Accademia degli Umoristi. L’attacco definitivo arriva nel 1627. La grande fama di Marino in Italia e all’estero favorirà la diffusione e la ristampa della sua opera, anche sotto falso titolo, soprattutto al di là delle Alpi.

In breve: Adone è un fanciullo della Tracia, talmente bello che attira l’attenzione di tutte le fanciulle del regno. Vive nei boschi, votato a Diana, dea della caccia, lontano dai piaceri carnali della dea Venere e dedito alla pastorizia. Nelle sue vene scorre sangue reale ma la sua è una vita “rozza” (semplice), come viene definita dal poeta. Tenuto all’oscuro di tutto, diventa parte della vendetta che il piccolo dio Amore, vuole compiere nei confronti della madre Venere. Il pargoletto alato, infatti, ha colpito per l’ennesima volta Zeus, facendolo invaghire di una ninfa e distogliendolo dalla moglie Giunone. La madre degli dei perde la pazienza e si reca da Venere per lamentarsi del comportamento del pupo. Venere, umiliata e offesa dalla diatriba con l’altra, cattura Amore e gliele suona di santa ragione. Il piccoletto, a sua volta offeso, corre da papà Vulcano, chiede che gli forgi uno strale potentissimo da scagliare contro la madre. Il genitore, ancora offeso per essere stato cornificato dalla moglie Afrodite con il dio Marte, accontenta il piccolo. Con la sua potente freccia Eros si reca da Apollo per farsi prestare il carro del sole, poi da Poseidone per fare in modo che Adone, salito su una barchetta, venga trascinato nelle terre di Venere. Qui comincia la storia di inganni e di racconti che poterà il giovane a percorrere il giardino di Amore, che rappresenta i cinque sensi, attraverso cui passano, Passione, Piacere, Delizia, Lusinga, Lascivia, Lussuria, tutte quelle divinità minori che si accompagnano a madre e figlio. Purtroppo Marte, irato per essere stato scartato a vantaggio di Adone, si vendicherà del giovane facendolo uccidere da un cinghiale inferocito, durante la caccia.

Questa è la storia molto in breve perché, tra i migliaia di versi che compongono questo scritto, Marino sembra raccogliere gran parte della mitologia amorosa e erotica dell’antica Grecia. Parla della storia d’amore tra Amore e Psiche, racconta il mito della nascita del Pavone, dei cipressi, della rosa rossa. Racconta di filosofia, portando Adone Venere e Mercurio nella grotta della luna, dove Platone affermava ci si potesse avvicinare al mondo delle Idee. Parla di arte, cultura e scienza, di storia e delle guerre che, contemporaneamente all’autore, flagellavano l’Italia e la Francia. Parla delle personalità più influenti della sua epoca. Insomma, un gran miscuglio di informazioni, che lascia comprendere la grande abilità di Marino nell’utilizzare la poesia come una prosa narrativa.

Tornando all’argomento centrale di questo articolo, scopriamo come la scuola abbia scientemente scelto le parti meno “osé” per poterne parlare. Leggendolo integralmente, si scoprono molti dettagli estremamente interessanti, erotici e accattivanti: dopotutto, siamo nel giardino di Venere, dove il sesso e l’amore spesso e volentieri si confondono, perché amplificati dalla presenza stessa della dea.

Venere e Adone

Venere e Adone

Macho non è figo. Giustamente vi chiederete come sia possibile, Venere si trastullava allegramente con Marte, che è la quintessenza della mascolinità e della virilità. Eppure è così. Marte sconfitto da Venere perde la sua fierezza da “Macho Man” e diventa una specie di “trottolino amoroso”. Abbandona le armi, abbandona la corazza, dimentica di essere un guerriero spietato e sanguinario e si lascia cingere la testa di corone di fiori, cospargere di oli profumati e la massima schermaglia che ingaggia è tra le lenzuola della dea. Questa era una delle critiche che i Romani muovevano ai Greci e ai Persiani, che avevano corrotto la gioventù romana, con i piaceri della carne e dell’ozio. Adone, non è da meno. La descrizione che abbiamo di questo baldo giovane, non è quella di un mascolino pastore, rude e virile; ma quella di un giovane delicato, ancora imberbe (tratto che verrà ripetuto più e più volte nel testo: il fanciullo non ancora adolescente ma sulla soglia della pubertà, non ancora maschio, senza barba e quasi femminile in alcuni atteggiamenti, attizzava moltissimo). Questa incertezza nell’espressione della sessualità, questa ricerca di un fanciullo che sia più simile ad una fanciulla, che mostri delicatezza, rossore di guance, viso delicato e membra sode ma affusolate, è la dimostrazione di come, anche in presenza della Chiesa Cattolica, la tradizione Greca sia sopravvissuta. Anche il bel Narciso della leggenda presentava queste caratteristiche, esattamente come molti amanti degli dei. Insomma, qualcuno dice che non esistono più gli uomini di una volta. Prima di lasciarsi sedurre dall’”Ufficiale gentiluomo” o dall’uomo in divisa, il canone di bellezza era quello dell’uomo androgino e molto molto giovane.

La tecnica del fazzoletto, spiegata da Venere. Chi ha visto il film “La rivincita delle bionde” sa che la protagonista insegna alla sua amica estetista/parrucchiera a conquistare il fattorino, coinvolgendo anche tutte le clienti del negozio, con la tecnica del “fazzoletto che cade”. La scena è esilarante, perché tutte provano il movimento di anche dopo essersi piegate a raccoglierlo, mostrando il fondoschiena. Nel momento cruciale l’amica dà una testata potentissima al fattorino che si piega insieme a lei. Questo è solo uno dei tanti film o cartoni animati in cui viene usata la tecnica del fazzoletto per attirare l’attenzione di un uomo. Venere non si accontenta di uno scambio di sguardi, vuole essere toccata subito da Adone, quindi si ferisce la caviglia. Attraverso questo escamotage viene narrata la leggenda della nascita della rosa rossa e ci troviamo subito di fronte ad un atto compiuto: lei vuole essere toccata, vuole sedurre Adone attraverso la propria pelle. Nel 1600 era assolutamente fuori luogo e inaccettabile che una donna mostrasse della pelle nuda, figuriamoci questa che viene descritta nuda e coperta di pochi veli, con la caviglia scoperta pronta a farsi medicare /toccare da un uomo che nemmeno conosce! In pratica più che dea dell’amore, secondo i canoni posteriori, sarebbe una prostituta molto esplicita! Per concludere la rosa bianca che ha punto la caviglia di Venere, essendo stata utile nella seduzione di Adone, viene tinta del sangue della dea e eletta a fiore per eccellenza della passione, dell’amore e prediletto da Venere stessa.

patataLa leggenda del Pomo d’oro: il peggio di uomini e donne. Attraverso il racconto della leggenda della guerra di Troia, partita dal “Concorso di bellezza” tra Atena, Giunone e Afrodite, in lotta per la famosa Mela d’Oro, Marino ci esplicita i maggiori difetti delle donne e degli uomini che hanno partecipato. Le donne: le tre dee si mettono all’opera per convincere Paride a farsi donare il premio. Prima lo lusingano e lo adulano per la sua bellezza, per la saggezza, per l’intelligenza, per quanto è bravo a pascolare le pecore (ci avete fatto caso? Tutti quelli che hanno a che fare con Venere in qualche modo prima si accompagnavano alle pecore. Che sia una caso?). Poi passano alla corruzione, cosa darebbero in cambio della mela. Marino lo dice chiaramente: se c’è qualcosa a cui le donne non possono resistere sono la brama di gioielli/oro e la gloria, l’essere famose e adulate. Si aggiunga anche qualche lacrimuccia e un pizzico di finta modestia ed ecco fatta una donna. Forse una visione un po’ maschilista, ma certamente non scorretta. Gli uomini qui che fanno? Ne approfittano, ovviamente! Zeus pur di non rischiare di essere evirato da moglie e figlie, sgancia la patata bollente a Mercurio che, alla faccia del saggio messaggero degli dei, vola come un razzo da Paride, gli scarica la mela e sparisce. Il tontolone, prima cerca di essere diplomatico, poi decide di approfittare della situazione. Le tre sono disposte a tutto pur di vincere, quindi chiede che si spoglino integralmente. Per Venere nessun problema, tanto indossava due veli gusto per non essere scortese. Atena e Era sono un po’ più restie, ma accettano. Il porco prima se le guarda tutte e tre ben bene, poi le guarda tutte una alla volta (ci mancava solo che le palpasse per vedere se erano sode) poi ascolta le proposte delle tre. Non accetta potere e dominio, offerto da Atena, non accetta ricchezza e conoscenza offerte da Era, ma accetta la donna più bella del mondo offerta da Venere. “Patata” batte il banco.

Siamo tutti nudisti! Non solo nella leggenda del Pomo d’Oro si parla di nudità. In tutto il racconto, considerando che siamo nel giardino di Venere, c’è sempre qualcuno nudo o semi-nudo. Le donne più belle che vengono raccontate sono sempre coperte di veli, leggeri, fluttuanti, con i capelli sciolti e l’occhietto vispo. Le Grazie, le Ninfe, le ancelle, tutte le donne che sia accompagnano o entrano a far parte della storia vengono descritte con “seni discinti, vesti fluenti, piedi nudi e veloci”. Per dare un’immagine chiara. Nude e coperte da una pareo leggero e quasi del tutto aperto. Amore gira sempre nudo. Anche Adone, dopo la visita al giardino si rinfresca nella fontana di Apollo. Nudo entra ed è ormai vittima dei piaceri della carne.

ninfe-satiri-dio-panAmore colpisce tutti, maschi e femmine. Tante storie sulla teoria del gender, quando la letteratura e la mitologia greca sono piene zeppe di uomini amanti, donne amanti, uomini e animali… Mentre la Chiesa metteva al rogo streghe, eretici, sodomiti e condannava la Simonia, Marino ci racconta di Zeus e Ganimede, il coppiere degli dei. Il poeta, tuttavia, non si limita a dirci che i due si innamorano. Ci racconta anche di come si scambiano effusioni, baci appassionati, lingue feroci che si incrociano durante i banchetti. Ci narra gli stratagemmi di Zeus per averlo sempre accanto e per poterlo toccare. Calici rovesciati di proposito, Ambrosia passata di bocca in bocca per nutrire il suo amante, baci infuocati per ottenere la divina bevanda. Tutto questo non nell’intimità di una stanza ma durante i grandi banchetti con tutte le divinità presenti. Uno spettacolino erotico continuo.

Gli dei sono tutti vegetariani! Gioiranno i vegetariani di tutto il mondo. Marino, attraverso il personaggio di Mercurio, informa Adone del fatto che agli dei fa schifo vedere le carcasse degli animali sacrificati sugli altari. Bruciarli, poi, è ancora peggio! Agli dei piace ciò che è bello e ciò che è profumato, soave. Quindi si invitano i greci a omaggiare gli altari con fiori e frutti maturi, che siano colorati, belli, profumati e ricchi. Che l’essere vegetariani sia il segreto della loro immortalità?

Gli dei greci erano cristiani! Bene, questa affermazione potrebbe sembrarvi strana eppure c’è una spiegazione. Leggendo questo poema si entra in un mondo meraviglioso, suadente e seducente, che riporta l’immaginazione alle mitologiche storie di dei ed eroi… Improvvisamente alcuni personaggi si appellano a Dio (inteso come il dio cristiano). Suona strano leggerlo e abbastanza anomalo. Nel racconto della storia di Amore e Psiche, quando la giovane viene abbandonata sulla rupe dove il piccolo dio la salva, la scena viene descritta così:

 

“Le man torcendo e’n vermiglietti giri

Dolcemente incurvando i mesti lumi,

con che lagrime, o Dio! Con che sospiri

si scioglie in acque e si distempra in fiumi”

 

Sempre nella stessa parte, troviamo Amore che invoca Dio, per sottolineare quanto sia perentoria la sua scelta di abbandonare l’amata.

 

“Giusto flagel riserbo ad ambedue,

te sol con la mia fuga io vo’ punire.

Rimanti, a Dio; da te cercato in vano

E col corpo e col cor già m’allontano.”

Si conferma che la conversione dei pagani in cristiani è diventata retroattiva, più della Legge Severino.

Non c’è che dire: “Adone” di Giambattista Marino è un capolavoro del 1600 per attualità, per libertà d’espressione, per la faccia tosta con cui sfida la Chiesa parlando di ciò che è più oscuro e condannato. In aggiunta l’abilità dell’autore di creare immagini meravigliose attraverso la scrittura si abbina perfettamente al suo eccellente utilizzo di giochi di parole e figure retoriche. Chi volesse provare a cimentarsi nella lettura potrebbe scoprire tutte le prodezze di Venere e Amore.

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