Vuoi diventare dottore senza studiare?

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Una qualunque Università non è degna di questo nome se – per invogliare gli studenti ad iscriversi presso le sue facoltà – ricorre ad inviti di siffatta “consistenza”, dimostrando palesemente di non rispettare quantomeno i principi base della tradizione universitaria (istituzioni di alta cultura) la quale si fonda sul trasferimento di saperi che sia non solo nozionistico ma soprattutto in grado di accrescere costantemente l’impegno da profondere nell’apprendimento delle materie previste dal corso di laurea, la cui scelta spesso risiede in una sorta di amore-passione per quella disciplina che, solitamente, va delineandosi nella mente e nel cuore – sin dalla tenera età – fino a prorompere in tutta l’imponenza dell’inclinazione naturale.

Amore per lo studio

Amore per lo studio

Il mittente del messaggio “Vuoi diventare dottore senza studiare?” è un ateneo svizzero, la cui impronta lascia presagire il rischio di fuorviare sia gli studenti che si sono iscritti (o si iscriveranno) che gli altri. Questi ultimi, se per un verso potranno affermare orgogliosamente di aver studiato, magari presso una prestigiosa Università, per l’altro molto probabilmente si troveranno a concorrere per un posto di lavoro proprio con uno di quegli studenti “neghittosi” (ancorché lavoratori) che, in ossequio alla diffusa linea di condotta “scorretta”, useranno tutte le scorciatoie possibili per accaparrarsi occupazioni, incarichi, consulenze etc., senza il minimo sacrificio.

E di sacrificio certamente non può essere stata contrassegnata la formazione di chi ha coniato quell’espressione dall’apodittico controsenso, secondo il cui dettato lo studente non conseguirebbe ma comprerebbe il titolo di dottore. Questa prassi, se per alcuni non è una novità, per altri potrebbe esserlo, ma non solo. Uno degli effetti più catastrofici in assoluto, potrebbe essere dato dall’imitazione in campo comunicativo che, paradossalmente, attecchirebbe non solo nel neofita del marketing; materia che, tra l’altro, dovrebbe essere ben conosciuta, onde evitarne una pessima implementazione.

È utile ricordare, a tal proposito, il fondamento di questa affascinante disciplina, sorta in vista di fornire gli strumenti atti a porre – al centro di qualsivoglia attività – il “cliente” che, nel caso di cui si tratta, è rappresentato dallo studente. Oltretutto, siamo in presenza di un’altra sorta di ossimoro, visto che “studente” sta ad indicare una persona che studia.

Ma se svisceriamo ogni termine, a ritroso, forse correremmo il rischio di arrivare all’origine dell’Università e non solo: della scuola, del significato dei libri, delle elucubrazioni scientifiche, letterarie, e, chissà, se mentre noi siamo intenti a ripercorrere tutte le fasi che, nel tempo, hanno contribuito all’evoluzione dello studio in generale… chissà, quindi, se non esca un dottor Privo Pallino o una dottoressa Tizia Lacuna a dire l’ultima parola.

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