Un giro di emozioni

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Gli altri protagonisti della corsa rosa.

Il giro d’Italia, insieme al Tour De France, è la competizione ciclistica mondiale per eccellenza. Tutti i ciclisti professionisti vogliono arrivarci al meglio, al massimo della forma per dare, in ogni tappa, il meglio di sé sia per rimanere nella storia ma, soprattutto, per riempire il proprio animo di emozioni intangibili che gli rimarranno impresse per sempre.

Il giro d’Italia 2015 ha visto alla partenza 198 ciclisti facenti parte di 22 squadre. Si sono dati battaglia per 21 corse per un totale di 3501 chilometri. Salite, discese, pioggia, neve, caldo hanno emozionato milioni di spettatori e appassionati che, con l’arrivo di maggio non aspettano altro che poter gustarsi, per due settimane, del “sano” ciclismo.

Nelle varie tappe in giro per lo stivale, non è mai mancato il tifo. Incoraggiamenti continui per tutti i corridori, dal più forte, al meno dotato. Un giro molto duro, che ha visto compiere imprese importanti i nostri ciclisti più quotati, Aru su tutti (chiuderà la competizione secondo). Al termine, il 30 maggio hanno tagliato l’arrivo nell’ultima tappa Torino-Milano in 163. Tanti si sono persi per strada, stremati dalla fatica e dal poco tempo per poter recuperare; altri causa cadute o infortuni hanno dovuto abbandonare in anticipo. Tanti uomini coraggiosi, ognuno con un motivo importante per cercare di arrivare all’ultima gare e poter dire di aver terminato una grande impresa sportiva.

Giro-ditalia-2015

Un’immagine del Giro 2015, vinto da Contador su un bravissimo Aru.

C’è chi è arrivato per vincere, chi è arrivato per cercare di conquistarsi una maglia prestigiosa o un contratto in una squadra più quotata. Ma c’è anche chi è arrivato ad affrontare il Giro senza grandi obiettivi, o magari con obiettivi molto meno vincenti ma comunque importanti e veri, che credo valga la pena ricordare. Si da sempre molta, forse troppa, attenzione a chi vince e a chi è capace di compiere imprese quasi sovraumane. Ma ci sono tanti (la maggior parte) che umilmente pedalano senza ricevere nessuna riconoscenza, o forse ne ricevono pochissima. Meritano anche loro, come gli altri, di essere ricordati.

Tsgabu Grmay, 23 anni ha concluso il Giro 91°, a 4h20’33” dal vincitore assoluto, Contador. Nonostante questo ampio divario, ha vinto anche lui. Perché? E’ stato il primo etiope a cominciare e concludere il Giro d’Italia. Addirittura è il primo africano degli altipiani ad esserci riuscito. Cosa volete che chiedesse in più? Io credo niente. Il suo sogno l’ha raggiunto. L’ha raggiunto di corsa, lui che ha sempre corso ma inizialmente lo faceva a piedi. Poi, spinto anche dall’aria che respirava a casa, ha deciso di correre in bici. Scelta più che azzeccata, visto che è diventato professionista (corre per la Lampre) ed è riuscito a rimanere nella storia della sua terra. Per Grmay la bici è “passione”, il ciclismo “gioia” e dice: “Sono cristiano ortodosso. Per me Dio è ovunque, e non solo sulle montagne, che sono più vicine al cielo. Prego quando mi sveglio e quando vado a dormire, prima della partenza e dopo l’arrivo. Non per chiedere ma per ringraziare. Tsgabu sa di avere grandi doti e di avere delle possibilità che pochi al mondo hanno. Per questo ringrazia Dio per la possibilità che, insieme ai suoi sacrifici e al grande impegno, gli ha donato di fare quello che nella vita gli piaceva e lo appassionava di più.

Xu Gang, cinese di 31 anni è arrivato al Giro con grandi ambizioni: voleva diventare “il corridore asiatico più forte di sempre”. Arrivato al giro da esordiente, con alle spalle 3 titoli nazionali in linea e una tappa al giro di Corea. Non grandi cose, ma secondo lui abbastanza per poter coronare il suo sogno. Xu disse: “La Cina ha le potenzialità per diventare una forza in questo sport”. Forse è ancora troppo presto, visto che lui non è riuscito a terminare la competizione e il suo connazionale Ji è arrivato 156°. Xu ce l’ha messa tutta, ne siamo certi. Forse è ancora presto per vederlo raggiungere traguardi importanti. La tenacia e la voglia di migliorarsi sempre di più sicuramente gli daranno la forza per fare sempre meglio e, perché no, rimanere nella storia del ciclismo cinese.

La salita per il passo del Tonale nella 16ma tappa.

La salita per il passo del Tonale nella 16ma tappa.

Eugert Zhupa, albanese, di recente è diventato famoso per aver ricevuto un cazzotto durante il Giro di Turchia. Il suo nome però gira da tempo tra gli addetti ai lavori. Ha fatto parte della schiera dei debuttanti più interessanti di questo 98° Giro d’Italia. Nato nel 1990, a 5 anni si trasferì in provincia di Reggio Emilia con la famiglia. La sua avventura nel ciclismo si narra che inizi quasi per caso. Circondato da amici calciofili. “Ero piccolino, un amico mi sfidò in salita vicino a casa. Vinsi e decisi che sarei diventato un professionista”. E’ bastato poco, una semplice gara tra amici per fargli aprire gli occhi e rendersi conto che il sogno ce l’aveva praticamente in mano. Fra gli under 23 vince parecchio. Poi arriva il salto: lo prende la Neri Sottoli (ora Southeast) fortemente voluto dal ds di allora, Luca Scinto. Diventa cosi il primo ciclista professionista albanese. “Nel mio Paese il ciclismo praticamente non esiste”. Credo che questo lo renda ancora più orgoglio e conscio delle grandi potenzialità e della fortuna che ha. Può lasciare un segno e aprire nuove strade per questo sport in Albania. E’ giovane e ha tutte le carte in regola per poterlo fare.

Ramon Carretero, panamense, in patria ha vinto tutto: 4 Tour nazionali, 4 titoli a cronometro, più un oro nei Giochi panamensi. Però la musica fuori dai suoi confini nativi cambia. La competizione aumenta ed è spietata. Non lascia scampo. Fuori da Panama diventa un anonimo gregario, uno dei tanti. Classe ’90, è figlio di un ex presidente della Federazione ciclistica del suo Paese. E’ proprio il padre (come spesso succede) a trasmettergli la passione per la bici. Si trasferisce presto in Colombia per allenarsi e diventa professionista nel 2013. Dopo una parentesi alla Movistar sbarca in Italia: prima alla Vini-Fantini poi alla Neri-Sottoli. Con l’attuale Southeast diventa il primo panamense a prendere parte al Giro. Il debutto però è da dimenticare: abbandona la corsa alla settima tappa per problemi di salute. E anche quest’anno non è andata meglio. Il suo obiettivo era riuscire a terminare le 21 tappe. Non c’è riuscito. Dovrà riprovarci con più forza e coraggio per riuscire a tagliare traguardi ambiziosi anche al di fuori dei confini panamensi.

Il logo della corsa

Il logo della corsa

Michael Hepburn l’anno scorso, sognava un finale diverso. Al giro del 2014 è in testa alla prima tappa ma a fondo classifica alla fine. Una parabola discendente che lo inserisce tra i peggiori dell’edizione 2014. Specialista dell’inseguimento su pista (5 titoli mondiali e un argento alle Olimpiadi di Londra) è diventato professionista su strada a 21 anni e nel 2014 ha vinto il titolo australiano a cronometro. Successi che non gli hanno fatto finire il Giro 2015 tanto meglio del 2014. Termina la corsa 160°, al quart’ultimo posto. Meglio dell’anno precedente ma non un risultato eccellente. Il corridore della Origa Greenedge è l’ultimo australiano della corsa. Il finale è stato diverso. Non ancora, credo, quello che desiderasse ma avrà tempo e modo per rifarsi. Una competizione come il Giro, dove le salite sono molte e la fatica non lascia scampo, le sue qualità di velocista sono sacrificate. Con gli anni e con un po’ di esperienza in più saprà centellinare meglio le energie e conquistare risultati ancora più meritevoli.

Come si sa, nello sport d’élite, arrivare ad ottenere grandi risultati è davvero difficile. La competizione è enorme, tutti vogliono vincere e spendono ogni centesimo del loro fiato per arrivarci. Occorrono doti pazzesche, fisiche e mentali. Credo che però ci sia una cosa che accomuna tutti i grandi sportivi: la voglia e la convinzione di potercela fare, di vedersi capaci di tagliare grandi traguardi e di emozionarsi nel farlo. Michael Jordan, considerato da tutti il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi, disse: “Posso accettare di fallire, chiunque fallisce in qualcosa. Ma io non posso accettare di non tentare”. Parole importanti, che dette da un campione assoluto dello sport, lo sono ancora di più. Ognuno desidera realizzarsi e mettere a frutto le proprie capacità. Chi più chi meno sogna. La bellezza dello sport credo sia proprio questa: alla partenza di una gara tutti partono alla pari. Si annullano vittorie e sconfitte. Per qualche minuto, ora, giorno si fa tutti parte della stessa barca, piena di sogni e di emozioni che, ognuno alla fine riuscirà a vivere dentro di sé. Sogni ed emozioni arricchiscono la vita e ci fanno apprezzare il sacrificio e la fatica.

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