Noi due ragazzi … Walt Whitman e il sogno americano

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Sarebbe riduttivo compendiare l’opera di Walt Whitman nella celebre frase “Oh! Capitano, mio Capitano”, la stessa pronunciata da Robin Williams nella scena d’addio de “L’Attimo fuggente”. Ma il “vate americano”, così com’era considerato, ne è a tutti gli effetti l’autore. Whitman ha scritto questa poesia, dal titolo omonimo, in seguito all’assassinio del presidente Lincoln – avvenuto nel 1865 – di cui è stato sempre un grande ammiratore. I versi parlano di un tremendo viaggio compiuto e del dolore per la morte del “condottiero”, restituendo quel senso di epopea americana che il poeta si è sempre proposto di inseguire.

“Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto.
la nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato”.

Ma oltre a questo, chi era Walt Whitman?
Sicuramente uno dei maggiori poeti americani di tutti i tempi.

Nato nello stato di New York nel 1819, morto nel New Jersey nel 1892. Scrittore, poeta e giornalista statunitense, è conosciuto per essere l’autore della raccolta poetica “Foglie d’erba” che, a partire dal 1855, fu pubblicata in diverse edizioni. Come una sorta di “incompiuta”, tale opera rappresenta la stesura di pensieri generati durante tutta una vita, costantemente modificata dall’autore fino alla fine dei suoi giorni.

Sono versi di una vitalità eccezionale, che celebrano un corpo sensuale e, al tempo stesso, invocano una presa di coscienza rivolta alla nazione intera. Walt Whitman può essere definito come il cantore della libertà, precursore dei suoi tempi, così come della sessualità e soprattutto dell’omosessualità. Con lui, l’essere umano è posto al centro di una percezione che, solo in un secondo momento, considera la comprensione delle cose. In sintesi, prima c’è l’uomo, e poi tutto il resto.

Studiare questo autore è utile per comprendere l’essenza di quello che è stato il “sogno americano” dei giorni a venire. Ovvero, la speranza condivisa che attraverso il duro lavoro, il coraggio e la determinazione sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita e la prosperità economica. In quegli anni gli Stati Uniti non avevano ancora identificato una poetica tipicamente nazionale. Mancavano, in sostanza, di un linguaggio che fosse “diverso” e caratterizzante. Si avvertiva, in modo esplicito, la necessità di individuare un “cantore” che riuscisse a impersonare tutto ciò che l’America desiderava essere. E Whitman è riuscito a impersonare con maestria questo ruolo.

La poetica di Walt Whitman si concentra sul riconoscimento delle diversità e sull’onestà delle emozioni, e ricava grandi impulsi dalle contraddizioni pubbliche e private.
“Io sono il poeta del corpo, e sono il poeta dell’anima. Io sono colui che cammina con l’avanzare della tenera notte”.

Lo ha dichiarato, in veste di poeta dell’anima dell’intera nazione americana, nella prima stesura del 1855 della sua raccolta. Ricca quanto una vita umana e sconfinata come la natura che egli ha tanto amato. Sebbene sempre rielaborata, questa prima stesura è l’esempio palese dell’innovazione apportata dalla poesia di Whitman, costituita da una totale indifferenza alla rigidità della metrica classica e, soprattutto, da quell’entusiasmo mai sopito che lo ha posto fra i grandi.

Ho “conosciuto” quest’autore leggendo l’autobiografia del regista di origini turche Ferzan Ozpetek, recentemente pubblicata da Mondadori nel maggio 2015. In “Sei la mia vita”, infatti, Ozpetek cita proprio una poesia di Whitman, tratta dalla raccolta “Foglie d’erba”, mentre narra la storia della sua vita al compagno che gli siede a fianco, durante un viaggio in auto. Ho in seguito scoperto che è una poesia che viene letta anche durante i matrimoni gay.

Di questi versi rimane la fierezza – al di là dell’orientamento sessuale, di anime indomite, che vivono secondo istinto, rinnegando ogni legge che non sia il proprio personale sentire. In essi vi sono l’entusiasmo e la forza della giovinezza; l’orgoglio di chi ha l’onestà di ritenersi nel giusto. Di chi sembra nulla temere.

Solitamente, le poesie di Whitman riprendono nel titolo le parole con le quali la lirica ha inizio. E anche questa, non fa eccezione.

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

teaser-news-sedicesimo-ozpetek_a3_2_news_imgSostanzialmente l’opera di Whitman è frutto di una concezione romantica della poesia, che però mira a dare, attraverso un linguaggio antiletterario, una rappresentazione della realtà attinente al vero e un’esaltazione della fisicità dell’uomo. Compito del poeta, quindi, è creare le basi per dare espressione all’individualità. Ne scaturisce un’immagine di uomo fiero, nuovo. Un “io” quasi mitico, epico e forte. 
È quella stessa energia, pura e genuina, che si sprigiona dalla visione de “L’attimo fuggente”.

Sono le parole di Ferzan Ozpetek, che, meglio di chiunque altro, ha saputo commentare:
“Eravamo soli nell’universo. Soli, spregiudicati e appassionati, come quella poesia di Walt Whitman”.

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