No grazie…

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La vita, si sa, non è una passeggiata.

Eppure, anche se andiamo avanti con fatica, se pensiamo di non farcela, se vorremmo avere più pace, più serenità, più tempo libero, anche se i nostri rapporti sono complicati, le relazioni fragili, gli impegni pressanti e la nostra energia è agli sgoccioli, non esitiamo ad accollarci pesi che non ci appartengono, sopportiamo situazioni dalle quali ci potremmo affrancare, ci facciamo depredare, sacrificare, prosciugare, pieghiamo la testa e andiamo avanti senza spendere un minuto per una sana riflessione sul come/cosa potremmo fare per rendere la nostra vita più leggera. Non più superficiale, più leggera.fatica1

Dovremmo davvero fare uno sforzo di lucidità per capire che farsi rispettare, difendere i propri valori e le proprie idee, non scendere a patti quando questa non è una libera scelta ma un’imposizione, non è essere egoisti, non è essere cattivi, non è essere opportunisti.

Forse nessuno ci ha insegnato che dire di no si può. E si deve. È un’opzione della vita. Una scelta. Un diritto. Saper dire no grazie perché non ho tempo, no grazie perché non posso, no grazie perché non mi piace, no grazie perché non mi interessa.

Eppure non è così facile. Ci facciamo mille problemi. Abbiamo paura di non essere capiti, di essere giudicati, non più amati, di non saper rispondere in modo assertivo ad un eventuale contrattacco stimolato dal nostro no. Temiamo le reazioni, le critiche, l’abbandono, la solitudine, il ricatto, la vendetta. Ci sono sempre queste variabili, magari non sono così esplicite, così evidenti ma, quello che succede dentro di noi, è sempre molto doloroso. All’inizio. Poi, piano piano, ci facciamo il callo. Subentra l’abitudine, rinunciamo, ci adattiamo anche là, dove mai dovremmo perché ne va della nostra salute, fatica4della nostra dignità, integrità e libertà. E senza di esse, non dimentichiamocelo mai, la qualità della nostra vita non potrà che essere scadente.

Si, in questo pasticcio ci siamo dentro un po’ tutti, chi più, chi meno, ma credo che nessuno possa dire di esserne completamente fuori. Eppure cambiare si può. Da dove incominciare? Dalle piccole cose perché, come per ogni disciplina, ciò che fa la differenza è l’allenamento progressivo. Dunque, quando ci viene fatta una richiesta e noi sentiamo dentro, giù, in fondo nella pancia, quel sottile senso di disagio, che non è proprio malessere ma una sorta di fastidio che si ramifica anche nelle altre parti del corpo, facciamo un bel respiro e, con un sorriso pronunciamo un educato quanto deciso no grazie. Giustificarlo può essere una stampella, all’inizio, però sappiate che quando sarete diventati più esperti, non sarà più necessario. La vostra voce, i vostri occhi e la postura del vostro corpo saranno sufficienti e nessuno oserà insistere. Quando dentro di noi abbiamo deciso che è no, non ci dev’essere alcuno spazio di trattativa, altrimenti il rischio di fallimento è alto perché riveliamo all’altra parte la nostra insicurezza e la nostra fragilità.

Molto spesso le nostre paure non sono reali ma sono il frutto della nostra disistima, sono potenti blocchi che ci sbarrano la strada. La nostra. E ci costringono a percorrere quella di qualcun altro. Restare ben fermi, trovare il nostro centro di gravità permanente, come suggeriva il grande Battiato, avrà l’effetto di farci sentire “a casa” e a casa propria ci si sente forti e protetti.

Ciò a cui dobbiamo fare attenzione però, è non perdere la capacità di valutare la situazione. Dire no va bene se sentiamo che dire si ci metterebbe in perdita energetica. Dire no per partito preso oppure senza averne una valida motivazione ci priverebbe della straordinaria opportunità che la vita ci offre per crescere che è quella del confronto sano, funzionale e propositivo.

Dunque iniziamo, da oggi, mantenendo attiva la consapevolezza che abbiamo messo in letargo per non cadere in qualche tranello, per sentire lucidamente ciò che per noi va bene e ciò che invece ci fa male. E, inaspettatamente, ci accorgeremo che anche gli altri, invece che demolirci, come avevamo temuto, ci rispetteranno di più.

Buon lavoro! :-)

 

 

 

 

 

 

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gianni

    Sembrerebbe quasi scontato ed invece è probabilmente uno degli scogli maggiori da affrontare per un buon vivere. E su cui raramente riflettiamo.

    Rispondi
    • Daria Cozzi

      Si, Gianni, hai ragione … diamo molte cose per scontate e, nel farlo, perdiamo il senso della realtà e la lucidità per capire ciò che succede dentro di noi … un gran peccato ;-)

      Rispondi

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