L’Europa non esiste

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L’Unione Europea sta deludendo senza mezzi termini i propositi di chi invoca una unione politica prima di essere solo e miseramente monetaria. E non perché da un punto di vista economico le cose cambino: laddove la Germania ha un’eccedenza sospetta di esportazioni (rispetto ai consumi interni e quindi all’import) da ormai molto tempo, il dubbio che l’Euro e la struttura europea abbiano favorito quasi unicamente i teutonici è lecito.

Il caso della Grecia e il fallimento dell’agenda sull’immigrazione evidenziano ancor di più un’assenza di politiche comunitarie condivise e volte alla difesa degli Stati membri.

Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, primo ministro e ministro delle finanze dello Stato ellenico.

Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, primo ministro e ministro delle finanze dello Stato ellenico.

Tsipras e la sua delegazione – che, nel frattempo, al fine di rassicurare l’ex Troika, ha spedito in naftalina Varoufakis senza grandi risultati – si sono trovati a combattere contro un mostro tecno-burocratico che non ha nulla a che vedere con una serena discussione che ha per priorità la tutela di uno Stato parte integrante dell’Unione e dell’Eurozona.

Comunque dovesse finire, la Grecia raggiungerebbe i suoi risultati anti-austerity o, di converso, la sua sconfitta pro-austerity dopo una vera e propria battaglia con gli organi europei. Si chiama Unione Europea o Bolgia Europea?

Nel momento in cui Juncker, a capo della Commissione Europa, difende maggiormente gli interessi dei creditori greci palesa il fatto conclamato che l’Europa dei popoli e dei governi è snobbata in subordine degli interessi del Fondo Monetario Internazionale e delle banche – bocciata anche l’ultima proposta del governo Tsipras-Varoufakis di far acquistare dalle banche greche quote di titoli nazionali; senza contare, e non va dimenticato, che la Grecia è esclusa dal quantitative leasing che la BCE sta attuando immettendo euro sonanti nel mercato con la complicità delle banche centrali nazionali.

Si dirà che, in realtà, l’Europa dei tecnici, negoziando le proposte del governo di Syriza, stia preservando anche i creditori esposti con la Grecia quali lo Stato Italia – 10 miliardi italiani dati in prestito alla Grecia con un accordo bilaterale e altri circa 30 miliardi erogati in favore del Fondo Salva Stati che poi li ha riversati a sua volta verso Atene; peccato che questi prestiti siano da rifondere nel 2020 e nel 2023, diversamente dal FMI che ha strappato al governo Tsipras un’ultima deadline a fine giugno 2015 per i suoi denari. Tutto e subito.

Ovviamente, alla Commissione Europea, premono di più i soldi del FMI e non troppo i crediti che l’Italia e la Germania (circa 65 miliardi diberngiu3 euro di crediti diretti e indiretti verso la Grecia) o la Spagna e la Francia hanno accumulato per aiutare l’Ellade contemporanea. E non potrebbe essere altrimenti poiché la Commissione Europea, l’organo che tutto decide in Europa, è parte, insieme al FMI e alla BCE, del Brussel Group, ossia della tanto odiata Troika. È naturale che difenda gli interessi di un suo fratello.

L’agenda europea sull’immigrazione, che si presupponeva di ricollocare nei diversi Paesi europei 40mila immigrati richiedenti asilo ad ora fermi in Italia (24mila) e Grecia (16mila), era solo un modo d’iniziare (per utilizzare un pallido eufemismo) che non avrebbe risolto nulla. Intanto, però, anche questa piccola quota è scomparsa; lo smistamento (termine orripilante se trattasi di esseri umani) è stato rinviato a data da destinarsi: dopo che Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca si erano tirati fuori sfruttando alcune scorciatoie presenti negli accordi europei, Francia e Spagna in testa non hanno voluto accettare un trattamento diverso e hanno riposto la testa sotto la sabbia per non vedere e sentire che il problema mediterraneo e sempre più prepotentemente libico li riguarda.

Gli spagnoli hanno già Ceuta e Melilla, il crocevia dei destini di migliaia di diseredati; i francesi hanno Mentone e i confini con l’Italia da dove provano a respingere gli Alì dagli occhi azzurri che risalgono i gironi dell’inferno trovando, per la verità, un continente europeo sempre più vecchio e povero socialmente, economicamente e culturalmente.

Nulla di fatto, dunque. I 40mila rimarranno rispettivamente italiani e greci, gli sbarchi continueranno senza sosta, e il cambiamento del regolamento di Dublino – in cui si sancisce che chi richiede asilo deve rimanere nel territorio in cui è sbarcato fino a richiesta accolta – è un totem che difficilmente verrà scalfito in un breve lasso di tempo.

D’altra parte ci sono voluti anni e anni prima che la BCE applicasse alla moneta il QE; se il problema consta di carne umana che vuole vivere, magari studiare e lavorare lontano dalle terre infuocate d’Africa, la prospettiva che l’UE sia un corpo solidale con le proprie parti è un miraggio vago e degno di un uomo che non vede l’acqua da tre giorni nel bel mezzo del Sahara.

Il 28 giugno del 1914, il serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono dell’Impero austro-ungarico, insieme alla moglie Sofia. L'attentato rappresentò il pretesto da parte dell'Austria per dichiarare guerra alla Serbia, e divenne il casus belli della prima guerra mondiale.

Il 28 giugno del 1914, il serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono dell’Impero austro-ungarico, insieme alla moglie Sofia.
L’attentato rappresentò il pretesto da parte dell’Austria per dichiarare guerra alla Serbia, e divenne il casus belli della prima guerra mondiale.

Due casi, il cul-de-sac greco, e la catastrofe immigrazione, che testimoniano l’assoluta insignificanza politica di alcuni governi nazionali (Italia e Grecia) e del Parlamento europeo – l’unico soggetto elettivo dell’UE – e il roccioso impegno della Commissione Europea al fine di farsi considerare sempre più un mostro adatto alle teorie del complotto di mezzo web: perché, se continuasse in questo modo, non sarebbero più sufficienti le propagande euro-occidentali che cercano di lenire o minimizzare gli apocalittici disegni evocati dai professionisti delle trame oscure i quali vedono un’Europa, nel futuro prossimo, senza diritti e con i doveri dei lavoratori inaspriti e soffocanti.

Il limite non è stato ancora raggiunto: la metodologia non aiuta e la bella estate favorirà i barconi, gli scafisti e i desideri di giovani e siloniani cafoni in cerca di Ellis Island fallaci.

Ha senso ancora pensare all’Europa in un’ottica politica? Un’Europa dai tanti idiomi che di per sé dividono e che ricompone la sua Babele solo quando le segrete stanze si chiudono e Juncker, Merkel, Hollande, Draghi e altri trovano l’esperanto unitario: barrare la strada a qualsiasi rivendicazione di buon senso politico in luogo di tetragoni e meccanici piani monetari, o protezioni territoriali sovente dettate da egoismo e consenso elettorale in procinto di essere perduto – non solo Alba Dorata e Salvini, la stessa CDU merkeliana ha in patria qualche accenno di problema con i primi importanti risultati elettorali del partito xenofobo (alle amministrative di Dresda) che fa leva sull’anti-immigrazione e che di nome fa Pegida.

Poiché se non si capisce che lo sforzo politico dell’Europa deve convergere sul problema dei conti economici degli Stati (allentando completamente i rigori atroci e freddi dei numeretti macroeconomici) e sull’annoso bubbone dell’immigrazione e dei profughi, è consigliabile finirla qui. Non ha senso l’Europa senza la risoluzione dei problemi del debito che sia necessariamente a favore dei popoli di ogni Stato; né ha senso se si lasciassero Italia e Grecia in balia di piani raffazzonati anti-immigrazione quali sono Triton e Poseidon.

Liberi di non crederlo, ma l’uomo europeo giocherà il suo futuro su queste due scommesse. Perse entrambe, l’Europa potrà tornare a una situazione non dissimile a quella dei primi del Novecento, con la consapevolezza che un Gavrilo Princip è un vulcano silente sempre pronto ad eruttare.

Non ci saranno i bastioni, le baionette o i moderni droni. Oggi Gavrilo e le nuove tendenze belliche si reificano in modi diversi: sanzioni economiche, spionaggi telematici, costrizioni sociali di ogni genere e tipo. Fino a quando, la Grecia o il Venezuela (prossimo stato in allerta default), invece di rivolgersi all’UE o all’Alba, non chiederanno aiuto non tanto alla Cina o alla Russia, bensì ai colossi economico-mercatisti quali Apple, Facebook o Alibaba che superano e travalicano la forma Stato.

La guerra, in futuro, si combatterà su questo fronte: le nuove alleanze degli Stati con le potenze sovra e trans nazionali fanno e faranno morti senza sparare.

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