La valigia del viaggiatore è fatta di parole

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“Not all those who wander are lost”
[J. R.R. Tolkien]

La valigia è quasi sempre il bagaglio più piccolo del viaggiatore: ad ogni partenza o ritorno sono ben altre le cose di cui egli non può fare a meno di avere con sè. Tra queste, c’è il lessico. Le parole di chi viaggia spesso hanno poco a che fare con chi è stanziale. Una delle differenze sta nei tempi verbali: il tempo del presente, della non progettualità, del vivere giorno dopo giorno ha la meglio sul tempo passato, che è quello dei ricordi o dei rimpianti, e sul futuro, che è un tempo che riguarda tutto ciò che non esiste ancora, un tempo di chi cerca qualcosa che non è. Il viaggiatore spesso si gode l’attimo, e non sa dove sarà tra una settimana, un mese o un anno.

cd210cbe3118e24f45b9aeaf66e2b2a3L’altra differenza ha a che fare con la lingua del paese in cui ci si trova: per alcuni nuova, per alcuni conosciuta, non importa. Quel che cambia è che non ci sentiremo mai compresi fino in fondo, mai si riuscirà a comunicare quella sfumatura di sentimento che altrimenti nella nostra lingua avremmo trasmesso. È una sorta di disabilità emotiva difficile da compensare. Un vantaggio peró c’è: si iniziano a usare o conoscere parole intraducibili nella propria lingua di origine, e proprio alcune di queste, provenienti da culture assai differenti tra loro, descrivono al meglio i principali stati d’animo del viaggiatore. Gli incontri fugaci, i momenti indimenticabili, e il senso di pieno e vuoto che lasciano nello stesso tempo, niente più amici fissi, niente piú famiglia che si rivede ogni giorno: per descrivere questo i giapponesi usano ichi-go ichi-e. Questa espressione idiomatica descrive un incontro che avverrà solo una volta nella vita; perfino con una stessa persona, sarà impossibile replicare quel certo momento del passato, la stessa sensazione, le stesse emozioni, perché ogni volta tutto cambia: ogni sguardo è unico, ogni istante irripetibile. Quello che fa la differenza è la consapevolezza dell’unicità di ogni istante, che puó far diventare tutto magico e straordinario.

Anche se la vita è fatta di questo, di addii e separazioni, di parole non dette e frasi mai terminate, anche se ogni giorno il sole tramonta e risorge solo per abituarci alla caducità della vita, niente potrà togliere all’animo dell’essere umano l’assuefazione alla nostalgia, o meglio alla saudade.

È un’altra parola intraducibile con un solo termine, di origini portoghesi, e si puó renderne il senso mischiando insieme nostalgia e solitudine, poichè la saudade esprime la malinconia per qualcosa che non si è vissuto, o paradossalmente la “nostalgia del futuro”, qualcosa di perso o addirittura mai trovato, forse sfiorato, intuito.

C’è soluzione a questo? A questa tristezza vaga e leggera, a questo sentire che accompagna a volte anche i momenti felici, alle mancanze che rimangono attaccate a noi per sempre senza possibilità di cambiare? Alcuni cercano di non cambiare nulla, aggrappandosi con testardaggine a ogni singolo frammento della propria attuale vita. Tutto questo però non sarebbe vita, sarebbe più simile alla morte, alla vuota e fredda sensazione di immobilità.

No, la vita non è questo. La vita è Wanderlust, ovvero un forte desiderio di partire e viaggiare per scoprire il mondo e fare nuove esperienze. L’etimologia della parola è tedesca e non inglese anche se poi è stata adottata nella lingua anglosassone e resa nota negli ultimi decenni; la parola è composta da Wandern che significa camminare, girovagare e Lust che invece significa desiderio.

Da "Il Signore degli Anelli" di J. R. R. Tolkien ne

Da “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien ne

Cosí, continuando a scoprire nuovi luoghi e persone, il viaggiatore scoprirà sempre piú spesso un irrinunciabile privilegio: la serendipity. È un neologismo dello scrittore inglese Walpole; deriva da Serendip, antico nome dell’isola dello Sri Lanka, in riferimento alla fiaba persiana “I tre principi di Serendippo”. Nella fiaba, i tre protagonisti scoprono inaspettatamente, durante la loro avventura, indizi e soluzioni che li tolgono puntualmente fuori dai guai. Per questo nel lessico contemporaneo la serendipità è quell’attitudine che ci fa trovare sulla strada della vita qualcosa di bello e inaspettato, mentre si stava cercando altro, scoprendo cosí le possibilità infinite e meravigliose ci sono offerte, pur non avendole mai considerate o addirittura nemmeno pensate.

Buon viaggio dunque, a tutti i viaggiatori che ogni giorno nascono e che nasceranno, con il loro prezioso carico fatto di leggere e impalpabili parole, conosciute e da scoprire, complicate oppure no, d’amore, di rabbia o nostalgia… rimarranno sempre i più invisibili e reali oggetti da portare in ogni viaggio, da scambiare e lasciare andare  ma impossibili da perdere.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Costanza

    Meraviglioso articolo. Coglie esattamente ogni singola sfumatura della complessa avventura del viaggio. C’è che parte per sfuggire, chi lo fa per raggiungere qualcosa di assolutamente sconosciuto, chi per amore, che per lavoro. Durante questi percorsi, c’è nostalgia, saudades, entusiasmo, curiosità, la testardaggine nell’andare avanti. E si, resta sempre qualcosa di non detto, qualcosa che non ha trovato le più giuste parole per essere espressa. Ma può accadere invece di scoprire un linguaggio nuovo, attraverso cui tradurre una parte di noi fin a quel momento sconosciuta. Ho visto un bellissimo film, brasiliano, a tal proposito, dal titolo “Budapest”. Non esiste mai una fine, non c’è mai un inizio ben definibile. Si lascia sempre qualcosa, nelle varie tappe intermedie, e si porta con sé un tesoro per i cammini successivi.

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