Ingobbiti sui compiti a casa? no, grazie

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SE IL POMERIGGIO E’ PIANTONATO DAL MATTINO. In queste settimane, i tam tam dei nostri quotidiani hanno alzato al cielo l’urlo di Munch di mamme e papà rivolto alla montagna dei compiti a casa che sta franando sul tempo libero e sul pensiero divergente delle bambine e dei bambini.  Come dire, si stanno inasprendo i toni della rabbia famigliare per i reiterati blitz corsari di insegnanti che ingobbiscono gli allievi nelle ore pomeridiane (e serali!) su banali scritture e memorizzazioni coccodé. Senz’anima.
Finalmente, siamo al cospetto di genitori pedagogicamente emancipati. Consapevoli che i compiti domestici – se ripetitivi e a mente spenta – mai potranno aprire la finestra al pensiero contromano.
Siamo risolutamente “contro” i compiti a casa. Soprattutto se incatenano, per ore, bambini e adolescenti al supplizio di memorizzazioni e di scritture acefale. Pratiche didattiche prive di stimoli cognitivi al punto da relegare in panchina – in surplace – le strutture generative della mente (il pensiero autonomo, plurale, divergente) e del cuore (i sentimenti, le passioni, le utopie) delle giovani generazioni.

incarico-letteratura-libro-di-scuola-scaffale-per-i-libriDomanda. Si possono cucinare tra le mura domestiche piatti alfabetici appetitosi? Probabilmente sì, ma a patto di mettere al forno “altri” cibi post scolastici.  Lo spettrale scenario dei compiti a casa potrebbe cambiare di segno se questa pratica rituale indossasse – come in una favola dell’apprendimento – la veste regale della Ricerca. Un abito che è d’obbligo nel ballo propedeutico a pratiche investigative che scavano nelle conoscenze erogate in classe. Parliamo di forme di indagine sostenute da più fonti (internet, e-book, enciclopedie, riviste et al.) per verificare la veridicità dei saperi veicolati il mattino al traino di un’unica locomotiva: il libro di testo. Siamo al cospetto di un’intelligente procedura alfabetica che regala agli alunni gambe robuste per salire all’Attico cosparso di piante fiorite di nome metodo della scoperta.

Questa, la tesi. Ai compiti domestici vanno dismessi gli abiti dei giorni feriali per far loro indossare la veste della domenica: la Ricerca. Riconoscendole l’identità cognitiva di luogo di decollo di un mini/volo didattico che dia sguardo a istruttorie critiche: a supplementi di indagine sulle conoscenze depositate nella lezione, nel libro di testo e nel power-point. Una pratica inquisitiva di tal fatta ha il pregio di buttare giù dal seggiolone la patetica liturgia di compiti a casa incartapecoriti in forme ripetitive e stucchevoli su quanto é stato cucinato nel banco.

SE I COMPITI A CASA VESTONO L’ABITO DELLA DOMENICA. Si è detto. I supplementi di studio pomeridiano possono godere di una legittimazione didattica. Ma a una condizione: che indossino l’abito della Ricerca. In quanto forma investigativa che allarga (esplora altri punti di vista) e scava (scopre altre teorie interpretative) negli statuti disciplinari
di Programmi ministeriali sempre più prescrittivi e assiomatici. L’insegnamento che il docente fa circolare nella classe può arricchirsi, tra le pareti di casa, di fertili interpretazioni cognitive. A patto di abilitare gli alunni – nei loro angoli domestici – a padroneggiare più metodi interpretativi, più officine di indagine, più strumenti di scavo alfabetico dei saperi erogati dalla Scuola.esami-terza-media_2842138_696052

E’ possibile dunque imparare in famiglia più-punti-di-vista-cognitivi, con l’obiettivo di dare risposte critiche ai saperi accumulati il mattino. Riparando eventuali assiomi, mettendoli in crisi, rompendo e aggiustando logicamente quei postulati astratti e apodittici che non permettono al discente nessun dubbio, nessuna libera interpretazione, nessun consumo euristico. Come i surgelati alimentari sono conoscenze impacchettate: da riscaldare e dare in pasto alla mensa dell’istruzione. E’una pseudo cultura in pillole sotto forma di pasticche cognitive avvolte da una risibile inconfutabilità.
Di più. Per renderle saperi/verità sono grottescamente verificate tramite quiz che confermano i loro obiettivi alfabetici: mnemonici e pappagalleschi.

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Chi lo ha scritto

Frabboni

Franco Frabboni è professore emerito di pedagogia all'Università di Bologna. Collabora con altri atenei e pubblica per diverse riviste specialistiche e non tra cui l'Undici. Ha scritto oltre 200 libri sulla scuola, la pedagogia e l'educazione dell'infanzia.  Generazioni di insegnanti si sono formati sui manuali scritti dal prof. Frabboni, ma non è detto che li abbiano capiti.

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