Indigestione manzoniana

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alessandro_manzoniC’è un libro che fa tremare tutti gli studenti italiani. Il temibile romanzo “I Promessi Sposi” di quel pretone di Alessandro Manzoni con i suoi due polli, Renzo e Lucia. Qualcuno si chiederà perché ce l’ho a morte con uno dei più grandi classici dell’Ottocento. Semplicemente l’ho detestato; già alle medie mi sarei letta più volentieri “I Malavoglia” in edizione integrale piuttosto che dedicare anche un solo minuto ai Promessi.

Chi, come me, non ama le storie romantiche, già parte in svantaggio. Si aggiunga che, prima di arrivare al romanzo effettivo, ogni studente deve sorbirsi le tragedie manzoniane, l’orticaria alla seconda lezione è assicurata! Ammetto che, anche il più appassionato insegnante manzoniano, non sarebbe riuscito a farmelo digerire. Ovviamente i gusti sono gusti ma andiamo per gradi.

Ricordo che “I Promessi Sposi” è considerato il Romanzo Storico per eccellenza, che mostra la città di Milano nel periodo della pestilenza del Seicento, attraverso alcuni personaggi che raccontano la propria storia romanzata, inserita in una cornice storica reale.

Forse fino agli anni Cinquanta del Novecento era una lettura accettabile per gli studenti, ma la società si è evoluta e l’eterno peregrinare di questi due poveri disgraziati diventa insostenibile. Chi e cosa fanno abbioccare gli studenti?

Renzo e Lucia sono due comuni mortali, lei neppure tanto gnocca, che si trovano in difficoltà per colpa di un farfallone arrapato, egocentrico e piagnucolone, chiamato Don Rodrigo. Diciamocelo, Manzoni non ha saputo creare degli “antagonisti” seri. Don Rodrigo è una specie di Draco Malfoy ante litteram. Un frignone abituato ad avere tutto ciò che vuole e quando gli pare. Se non riesce ad ottenerlo, come non è riuscito ad avere Lucia, ecco che corre a chiedere aiuto a “paparino” l’Innominato. Anche qui cadono le braccia. L’Innominato, così cattivo che nemmeno se ne dice il nome (Colui che non deve essere nominato), il duro più duro che c’è… Una notte ad ascoltare quella gatta morta di Lucia che prega e si scioglie come un budino! Sono molto perplessa!

1320509462Renzo, il bravo ragazzo, il buon partito che fa più casino dei bravi. Matrimonio a sorpresa, quasi fa venire un infarto a Don Abbondio, coinvolto nella mischia dei tumulti di Milano, in fuga come un ricercato, entra nel Lazzaretto per convincere la sua ex futura sposa a mollare tutto per la fuitina… Poi si chiedono perché i ragazzi di oggi hanno una visione distorta dell’amore!

Don Abbondio e Fra Cristoforo: Tordo uno e tordo due! Il primo che si lascia guidare come un cagnolino da Perpetua (per fortuna le donne erano considerate una nullità, se non ci fosse lei non si muoverebbe un alito di vento.) Il secondo decide di prendere la strada più lunga (si diceva “la strada che conduce al Signore non è mai facile ma piena di salite e di ostacoli.” Alla faccia, sembra un percorso di Triathlon infinito!) Fra Cristoforo, che non si fa intimidire da nessuno, li potrebbe sposare e chiudere questo supplizio una volta per tutte… No! Che pensa il buon frate: “Separiamoli per un po’ intanto che metto a posto le cose!” Allora ammettilo, Alessandro, che sei un sadico. Vuoi torturare gli studenti del futuro!

 

Renzo e LuciajpgLucia: è una donna insipida, inutile. Tanto valeva che Renzo si comprasse una bambola gonfiabile (magari ne esistevano anche all’ora, in lino). Spaventata da tutto e da tutti, ma ha il coraggio di andare ad infilarsi nel Lazzaretto a farsi appestare! Tanto “Dio vede e provvede.” Piano con le sfide signorina, che stai tirando la corda. Non è sufficiente. Le dicono di avere pazienza, di aspettare, che al momento opportuno Renzo tornerà da lei, e lei che fa? Fa un voto di castità alla Madonna! Quel povero citrullo le sta provando tutte per ritrovarti e sposarti… e tu vai a metterti un’ipoteca sulla patata? Mi auguro, a questo punto, che il pollo se ne sia trovata un’altra nell’attesa. No! Perché l’unico uomo fedele e veramente innamorato (anche un po’ cretino) l’ha trovato lei! Gli altri sbavano ad ogni centimetro di caviglia nuda e lui pensa solo alle tue caviglie e nient’altro. A questo punto della lettura ho già voglia di dar fuoco a qualcosa… Voto di castità infrangibile, nemmeno fosse una stregoneria sciamanica. Allora cercano qualcuno che possa spezzarlo… Mollare tutto e via!? Troppo difficile? Certo che sì! Lucia fa tanto di muso lungo, con lacrime, ansia, manca solo l’attacco di panico, e lui che resta a rosicarsi fino ai gomiti perché ci ha messo troppo ad arrivare. A volte è proprio vero che le donne la fanno più difficile di quello che è!

Monaca-di-Monza-3La Monaca di Monza. Un gran dispiacere che ti abbiano abbandonata in un convento contro la tua volontà, ma tu lì non ci vuoi stare. Hai già “assaggiato” i piaceri della carne, hai addirittura ucciso per un uomo… che cosa ci fai ancora lì? Fai armi e bagagli e sparisci! Ti hanno regalato un crocifisso talmente esagerato che, a rivenderlo, ti ci compreresti una villetta sul Lago di Garda… In compenso aiuterà il suo amante a far contento Don Rodrigo e l’Innominato facendo rapire Lucia. Invece di far rapire la babbiona, prendi i tuoi due straccetti (che valgono più di tutta la dote della ragazza) e vai! Se ti togli il velo nessuno ti riconoscerà più! Rifatti una vita. Altra donna che la fa più complicata del necessario.

Cerca che ti cerco, alla fine i due polli riescono a spezzare il voto di castità, ritrovarsi, stare insieme e… decidono di attraversare l’Adda e trovare rifugio nella Repubblica Veneziana. Pensarci fin dall’inizio? Ammettiamolo, questo non è un libro per crescere, ma per mettere alla prova la predisposizione zen degli studenti.

Concludo con il tema “religione”. Comprendo appieno la necessità di mettere tutta la propria fede, speranza e il suo fervore religioso negli “Inni sacri”. Tuttavia la “fede” e la “provvidenza divina” inserita in un romanzo corposo, lungo, complesso e già incentrato sul tema storico come “I Promessi Sposi” rende il tutto più surreale e patetico. Io immagino la realtà dei fatti, in una situazione come il rapimento di Lucia, nel quale da un lato abbiamo un conte arrapato pronto all’assalto che aspetta solo di avere tra le mani sta ragazza; dall’atra un grande capo di cui quasi nessuno consce il volto e nessuno proprio ne conosce il nome, che si lascia impietosire da una notte di preghiera. (Dio provvede). Renzo si ammala di peste e guarisce, Lucia si getta a capofitto nel Lazzaretto per soccorrere i malati senza ammalarsi (Dio Provvede). Don Rodrigo muore di peste abbandonato dai suoi bravi (Dio ha provveduto). Alla fine della storia i due se ne vanno al di là dell’Adda e vissero felici e contenti (Dio ha provveduto) Non poteva provvedere con anticipo evitando questo mattone immenso prima che venisse scritto? Fermamente convinta che sia una punizione divina!

Ammetto che ci sono state delle parti non proprio così pesanti, con dei personaggi interessanti come l’avvocato Azzeccagarbugli e Perpetua… tutto il resto può andare tranquillamente al rogo insieme a Pinocchio!

Chiudo con un consiglio. Per chi proprio non riesce a digerire “I Promessi Sposi”, è stato fatto un Musical, sul modello del Notre Dame de Paris. Sarà per la musica, sarà che le voci presenti nello spettacolo sono incredibilmente suggestive, sarà che c’era la pubblicità in mezzo, sono riuscita ad apprezzarlo moltissimo e, addirittura, appassionarmi alle canzoni. Il titolo è “I Promessi Sposi – opera moderna” e in Youtube sono presenti alcuni spezzoni da brividi. Risolleviamoci i morale con questo brano che anticipa il primo tentativo di matrimonio, “La sposa”.

https://www.youtube.com/watch?v=AV9vV-u_txc

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16 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Vincenzo

    Per un matrimonio del cazzo hanno combinato tutto quel casino!
    Ma quei due nullafacenti di Renz_i (occacchio ancora lui vivo e vegeto?) e Lucia non potevano decidere di convivere?
    Così facendo ci avrebbero evitato di studiare tutto quello “strascinamento di wallere” (nobile espressione napoletana – giammai lumbard – individuante l’atto del trascinare con sofferenza le ghiandole maschili, dette anche gonadi, sottoposte al pene, indispensabili per produrre ormoni).
    “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, … … ”
    Azzo!
    Ancora procura incubi.
    Penso ai tanti ragazzi di oggi che, in quel contesto, preferirebbero farsi una bella … … passeggiata ( ;) ) per non farsi assalire dall’inevitabile angoscia che procura la lettura della storiella di quegli imbecilli promessi sposi, immagine-simbolo della angosciante quotidianità lombardo-lecchin-comasca.

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  2. Giuditta Mitidieri

    Grandissima Tamara! Attendo con ansia il giorno in cui il nefasto libraccio sarà tolto dal programma ministeriale. Già di cattivi esempi siamo pieni, non abbiamo bisogno anche di un elogio al piagnisteo e alla devozione ottusa

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  3. Vincenzo Bumbica

    Stupisce molto che una pubblicazione seria come” L’Undici” si presti ai giochetti pseudo provocatori di una scrittrice(giovane scommetto) e irriverente(di questo sono certo).E non serve a niente elencare lauree e titoli vari se non si è dotati di quel minimo di sensibilità nei confronti di chi è di parere contrario per aver amato questo romanzo. Dunque l’ironia ci può stare non certo un giudizio che appaghi la vena dissacratoria e opportunamente strumentale di chi invece di guardare i musical scrive sesquipedali minchiate!

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    • kiki

      A Vincè, ma dove li vedi “giochetti pseudo-provocatori” e vene strumentali? Chi ha odiato I promessi Sposi a scuola, chi no, chi lo ha letto 10 anni dopo e l’ha trovato non solo bello, ma pure molto semplice, chi si divertiva con la parodia Lopez-Solenghi-Marchesini, chi meno (io personalmente ho sempre trovato il trio un esempio di umorismo da parrocchia). Forse la serietà de L’Undici sta proprio nel consentire di dimostrare che il mondo è bello perché vario. No?

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  4. Vincenzo Bumbica

    Ecco brava, si appassioni pure ai musical che è meglio invece di scrivere(eufemismo), sesquipedali minchiate truccate da un’ostentata e opportunistica vena dissacratoria che sfocia nella più banale delle provocazioni. La colpa, beneinteso, non è sua bensi di colui o coloro che le consentono tale libertà.D’accordo l’ironia ci può stare, ma un minimo di rispetto anche. Mi sembra lei non ne abbia dimostrato affatto verso coloro,io tra i tanti,che considerano il romanzo un vero capolavoro della letteratura italiana e non credo visto i suoi trascorsi lei si possa permettere tanto!

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    • olimpianike

      Ma meno male che nell’Undici si possono esprimere opinioni signor Vincenzo Bumbica, altrimenti credo che non le sarebbe stato consentito di formulare tale commento. Rispetto la sua opinione visto che trova i Promessi Sposi un capolavoro, ma credo che lo stesso dovrebbe fare lei nei confronti di chi questo genere non lo ama e lo trova troppo lontano dalla propria personale sensibilità, mi sembra che questo faccia la differenza fra esprimere le proprie opinioni ed essere SESQUIPEDALMENTE intollerante.

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  5. Anna

    Non ricordo di avere mai letto con attenzione i Promessi Sposi, nemmeno per le interrogazioni a scuola, però ringrazio Manzoni della sua creazione perché in caso contrario non sarebbe esistita la parodia del trio Lopez-Marchesini-Solenghi, che adoro.
    A proposito di storia…ma nel Seicento ci si sposava per amore?

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    • Tamara V. Mussio

      Questa è una bella prospettiva da cui vedere la cosa. Ottimo suggerimento Anna. Effettivamente nel Seicento era difficile che ci si sposasse per amore, solitamente ci si sposava per convenienza. Si riunivano possedimenti o denari. Poteva capitare che si si sposasse per amore tra poveri oppure tra nulla tenenti, perché non ci sarebbe stata una vera e propria “dote” importante.

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  6. kiki

    Oh, ragazzi, che volete che vi dica… A me è piaciuto…
    Letto a stralci a scuola per esserci interrogato sopra (sbaglio o lo si studiava sia in seconda che in quinta superiore?), l’ho riletto poi 10 anni dopo l’esame di maturità.
    Ho scoperto così un libro di struttura semplicissima, stile serial TV di oggi (capitoli tutti della stessa lunghezza, attorno alle 20 facciate, ognuno dedicato a un episodio specifico ma capace al tempo stesso di portare avanti la storia complessiva), svelto, appassionante, come dite voi più o meno involontariamente comico in alcuni tratti, ma anche drammatico. Sì certo, un po’ bigotto (du’ palle), ma si sa che il Manzo da quel punto di vista.
    E poi, il finale con l’inacidito Renzo che critica tutto e tutti perché la gente non si capacita che abbia smosso mare e monti per ‘sta contadinotta che non era certo Candice Swanapoel, è proprio divertente (così come lo è questo articolo, che rende giustizia a legioni di studenti)

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    • Tamara V. Mussio

      Quando si para di classici della letteratura studiati a scuola ci sono sempre due fronti. Interessante sapere che qualcuno, superata l’orticaria tipica delle interrogazioni, poi sia riuscito ad apprezzarlo. Ho fatto la stessa cosa con “I ragazzi della via Pal” e “I fu mattia Pascal”. Noiosissimi durante gli studi, ripresi in seguito e apprezzati moltissimo. Purtroppo Manzoni per me è un ostacolo veramente duro.

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  7. Max Keefe

    Bisogna leggere i Promessi Sposi come un grande romanzo comico. Involontariamente comico. Allora sì che se ne potrebbe apprezzare la grandezza. Il romanzo è una grande satira dei vizi e delle debolezze degli italiani: il potente senza freni (Don Rodrigo), il prete senza coraggio (Don Abbondio). Ci sono scene che trovo assolutamente comiche: la conversione dell’Innominato, per dirne una. Ma vi pare possibile convertirsi per un mero calcolo economico (e se Dio ci fosse?)? Ma che dire del voto di castità di Lucia? Fatta la legge, trovato l’inganno. Lucia si libera del voto con un trucco legale degno dell’Azzeccagarbugli. che c’è di più italiano di rinnegare una promessa solenne? E poi la comica della finta religione, del finto stato, delle finte leggi. Brava Tamara!

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    • Tamara V. Mussio

      Grazie! Sinceramente oltre alla comicità di certe parti (il voto di castità di Lucia su tutte che mi pare tanto una ripicca tra fidanzatini), ho visto una sorta di duplice “mafia” all’interno del testo. Da una parte Don Rodrigo, l’Innominato e i bravi. Dall’altra questa immensa sudditanza nei confronti di Fra Cristoforo che risulta molto più simile ad un “padrino” clericale!

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