Il re lucertola

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Nell’anniversario della sua morte. Parigi, 3 luglio 1971.

James Douglas Morrison nacque in Florida nel 1943, primo di tre figli, da padre ufficiale di marina e madre casalinga.

Trascorse l’infanzia nelle residenze per famiglie di militari, con abitudini conformi a quelle di molti bambini e ragazzi di quell’ambiente, accudito dalla mamma che forse lo vedeva già pronto a seguire le orme paterne, sempre più bello man mano che cresceva.

Verso i quattordici anni cominciò a dare segni di inquietudine, circostanza comune a molti coetanei, in verità. Presto però fu chiaro che il ragazzo stava deviando clamorosamente dai canoni familiari e covava una sorda avversione per l’autorità, soprattutto quella incarnata dal padre e canonizzata in divisa.

Jim ancora con i capelli corti. Un bravo ragazzo nell'America del 1961.

Jim ancora con i capelli corti. Un bravo ragazzo nell’America del 1961.

La gioventù californiana era in prima fila nell’assorbire i mutamenti; scuole e università, in particolare la UCLA, frequentata saltuariamente da Jim, erano fucine di rivoluzioni culturali basate sulla letteratura della “Beat generation” e sull’uso degli acidi. Imperversava il libero amore, propagandato dalle comunità hippy. Gli Stati Uniti stavano perdendo l’immagine burrosa trasmessa dai film di Doris Day e dalle canzoncine di Pat Boone e Bobby Darin: in parte era una scelta, ma qualcosa sfuggì di mano.

Si scoprivano i veli sulla società americana, tutt’altro che esemplare. Nel 1969 la bellissima attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, e prossima a partorire, fu praticamente trucidata insieme ai suoi amici, da un gruppo di balordi tossicodipendenti, paragonabili alle nostrane “bestie di satana”.

Jim non nasce esattamente un genio musicale, anzi non sapeva suonare e di musica non capiva nulla, almeno agli inizi. Quando la band si formò, i quattro componenti erano così disperati che si ridussero a suonare ai matrimoni; Jim si vergognava a morte e si metteva di spalle agli invitati, fingendo di suonare un’armonica a bocca. Il cervello del gruppo era l’amico Ray Manzarek, compositore e tastierista; i più giovani Robby Krieger e John Densmore, reclutati, obbedivano: stralunati all’inizio, troppo felici di esserci quando si videro i primi guadagni.

Jim si rivelò abile nella composizione dei testi e nell’interpretazione dei motivi, che perfezionò nel tempo. Scrisse anche poesie, prima incomprese, poi pubblicate con successo. Aveva una cultura pasticciata, in cui si mescolavano i “poeti maledetti” alla Beaudelaire, l’oriente degli sciamani, la psicanalisi, l’esoterismo messicano.

Fu il fratello minore a comunicare agli attoniti genitori che Jim era divenuto il cantante dei Doors e le sue canzoni parlavano di incesto, sesso e sballi. Morrison ruppe con la famiglia, per sempre. Quando, in un’occasione, un assistente gli comunicò che la madre e il fratello lo stavano aspettando per salutarlo, fece dire che non desiderava incontrarli: non si rividero più.

Le esibizioni della band divennero presto famose per gli eccessi del cantante, non sempre gradite dai compagni, ma il dio denaro è adorato ovunque e se una major, in campo cinematografico o musicale, intuisce l’occasione, si mette in moto l’affare. I protagonisti sanno questo e stanno al gioco. La convenienza è palese. Qualunque marachella viene perdonata e coperta, purché la macchina da soldi funzioni senza incepparsi.

Arresto sul palcoscenico. ew Haven 1967.

Arresto sul palcoscenico. ew Haven 1967.

All’inizio i ragazzi si affermarono nei locali di Los Angeles, in particolare nel “Whiskey a gogo”; ai concerti seguivano feste balorde. In un’occasione Jim spaccò una bottiglia in testa a Janis Joplin, affine per disordini comportamentali. I Doors tentarono tours in Europa, resi comunque precari e talvolta interrotti dai malori di Jim. Era l’epoca del Vietnam: dichiaratisi omosessuali, Ray e Jim scansarono l’arruolamento.

Il capitolo sentimentale presenta qualche difficoltà di esposizione. Trattandosi di un bel figliolo, uso a esibirsi con aderenti e osceni calzoni di pelle e magari a torso nudo, Jim non aveva difficoltà a fare sesso con chiunque e dovunque: gli vennero attribuite diverse paternità. In realtà aveva una specie di compagna fissa, che secondo alcuni a un certo punto sposò: Pamela Courson. Graziosa, di famiglia borghese, a Jim piaceva perché “gli ricordava la madre”: fu l’unica occasione, che si sappia, di un tenero accenno alla propria famiglia. Va da sé che la ragazzina si faceva.

I due erano più o meno una coppia ufficiale, finché lui non “sposò” anche tale Patricia, con una bizzarra cerimonia esoterica denominata “Wicca”, che prevedeva il travaso di sangue dai rispettivi polsi. Pare che Pamela ne fosse gelosissima. Dovettero verificarsi anche delle scenate. Si racconta che, in un’occasione, le due chiesero un chiarimento al comune “marito” e Jim le picchiò di santa ragione. Pamela prese anche a calci una groupie beccata a fare sesso con Jim. D’altronde anche Pamela era molto chiacchierata, per la sua condotta: strane coppie, dove, a un sistema di vita a dir poco trasgressivo, si affiancano sentimenti tradizionali e ingovernabili (oppure, o anche, il timore di perdere un partner che finanzia generosamente i vizi). In materia di droga, Jim criticava l’abuso di eroina della compagna, ma non disdegnava di imitarla.

Jim & Pamela

Jim & Pamela

Al lavoro musicale si alternavano vacanze in giro per il mondo con il gruppo, per esempio in Marocco; ma, mentre gli altri tre si rilassavano in mare, Jim ruminava pensieri tutto il tempo, ombroso e scostante (crisi d’astinenza? “roba” diversa?). La nazione africana era molto amata da rocker e sballati di lusso inglesi e americani dell’epoca, e Jim vi tornò in seguito con Pamela.

Peraltro, il suo atteggiamento non migliorava. Va bene provocare un po’ l’eccitazione del pubblico con mosse audaci, ma il giovanotto esagerava. Insultava i poliziotti in servizio; si fingeva in preda a una crisi d’astinenza; simulava sesso orale con i compagni; si toccava mentre i lanci di mutandine fioccavano sul palco; in aereo metteva le mani addosso alle hostess. Fu processato più volte. In preda ai suoi deliri da stupefacenti, un giorno diede un passaggio in macchina a un amico e gli impedì di scendere per quattro ore, guidando a rotta di collo.

I pezzi dei Doors non si dimenticano. “Light my fire” è stata ripresa in più versioni. “L.A. Woman” è un vivido manifesto sulla vita delle giovani sbandate in cerca di fortuna a Hollywood. “Roadhouse Blues” è un’ apoteosi della musica made in USA, solo per fare qualche esempio. L’interpretazione migliorava con l’esperienza e la voce di Jim era magica, finché non iniziò precocemente ad abbandonarlo per gli eccessi.

All’inizio del decennio ’70 il cantante appariva ingrassato, gonfio, con una fluente barba. Ancora molto giovane, era carico di successi e di problemi: il manifesto del “tossico” irrecuperabile, che parla strascicando le parole e ha sempre gli occhi semichiusi, imitato da molta gioventù. Si fa fatica a credere che fino a quel momento fosse riuscito a lavorare e produrre opere di qualità. Probabilmente colleghi e collaboratori avevano fatto fronte comune per spremere la sua creatività e sostenerlo finché possibile, ma anche questi sforzi venivano vissuti malamente dal cantante, sviluppando contraddizioni. Pur godendo dei vantaggi offerti dallo show business, detestava la manipolazione commerciale, le stupidaggini di immagine da concedere ai media – concertini prefabbricati, fotografie con l’espressione “maledetta” e sexy – così riducendosi a divenire parodia di uno snob che disprezza, ma compra.

La salute declinava. Stando agli amici, tentò un recupero. Si diede alla ginnastica e provò a rimettersi in forma.

Una delle ultime foto di Jim Morrison. Con Pamela in Francia, una settimana prima di morire.

Una delle ultime foto di Jim Morrison. Con Pamela in Francia, una settimana prima di morire.

Senza dubbio rimase scosso, nel 1970, dalle morti per overdose dei suoi colleghi che avevano dominato la scena negli ultimi anni, insieme a lui: Hendrix a Londra a settembre, Joplin a Los Angeles in ottobre, 27 anni entrambi (ormai considerata svolta anagrafica fatale per molti cantanti) .

Jim e Pamela, nel 1971, si spostarono a Parigi, città molto amata da lui, che entrò in un giro di cineasti, come Agnés Varda, girando qualche prova di film d’avanguardia. Ovvio, si era introdotto anche in altri tipi di compagnie, più losche. Pare che a contattare gli spacciatori fosse soprattutto Pamela. La coppia prese un appartamento in affitto dalla modella Elisabeth Larivière, che li inquadrò come due fricchettoni di lusso, perennemente inzeppati di droga, lei impegnata a fare shopping con i soldi del compagno, lui a girovagare per la città con un aspetto che “faceva pena e paura”. Il cantante bazzicava ricchi nullafacenti, bistrot e club notturni dove beveva fino allo sfinimento, sempre attento a informarsi, dai compagni rimasti negli USA, delle vendite dei suoi dischi, che procedevano piuttosto bene. Tutto fa pensare che, fuori dall’ambiente musicale americano e a contatto con l’amata cultura europea, francese soprattutto, in qualche modo si rilassasse, divenendo anche più disponibile con il pubblico, per gli autografi e tutte quelle incombenze che in patria lo facevano rabbiosamente rivoltare, senza tuttavia riuscire a rinunciare ai suoi vizi.

Il 3 luglio 1971 rimane nella leggenda del mito pop per le solite incongruenze, che hanno aperto la strada alle ipotesi più strane.

Pamela dichiarò alla polizia che, mentre lei dormiva, Jim nel cuore della notte si ficcò nella vasca da bagno, dove lei lo trovò, poco dopo. Alcuni testimoni “risvegliatisi” di recente, allora hippy nottambuli o gestori di locali, forniscono versioni diverse. Affermano che egli si sentì male in un club dopo un passaggio di roba, ultimo anello di una serie di assunzioni di dosi da cavallo, che diedero il colpo di grazia a un fisico debilitato da alcool a fiumi e sigarette a non finire. I suoi accompagnatori lo avrebbero trasportato a casa, tentando il bagno nell’acqua fredda, metodo utilizzato in questi casi per far rinvenire, anche se, ai pompieri intervenuti, l’acqua della vasca si presentò calda.

"Metti te stesso davanti alle tue più profonde paure. E dopo la paura non avrà più potere e tu sarai libero."

“Metti te stesso davanti alle tue più profonde paure. E dopo la paura non avrà più potere e tu sarai libero.”

Uscì un certificato medico, basato sulla testimonianza di Pam e le dichiarazioni della tranquilla polizia parigina, già poco incline a occuparsi di reati legati a questo genere di cose e a cittadini stranieri. Come causa della morte si legge: arresto cardiaco. Tutto finì in un lampo e rimase deluso qualche amico che chiese di vedere il corpo, rinchiuso alla svelta nella bara. In cinque lo accompagnarono al cimitero parigino di Père Lachaise, dove riposano molte celebrità amate da Jim.

La sua tomba fu in parte rinnovata dai genitori, che fecero porre una targa in greco con la scritta “legato ai suoi demoni”. Forse per l’eccesso di visite il sito, recintato per porre un freno agli assalti dei fans, appare in disordine, i fiori ammassati, la lapide un po’ franata, biglietti sparsi. La “vedova” Pam, a detta della madre, rimase sconvolta e oppressa da sensi di colpa: morì di overdose nel 1974 e di più non è dato ufficialmente di sapere.

Con queste premesse era inevitabile che qualcuno alludesse ai misteri di quella scomparsa. Hopkins e Sugerman, i più famosi biografi di Morrison, hanno scritto una doppia versione della storia, alludendo ad un allontanamento volontario per rifarsi una vita lontano dalle tentazioni del rock. Jacques Rochard ha fatto di più: ha scritto un libro dove sostiene di aver incontrato Jim, circa nel 1980, e di aver appreso i motivi di questa sparizione.

Più in generale, da allora si sono diffuse alcune teorie, a proposito di celebrità, o anche solo di effimere star, morte precocemente, in USA e non solo. Si insinua la voce che un “grande fratello” o una cricca di vecchi saggi, che domina il mondo, si incaricherebbe periodicamente di far emergere divi e icone ad uso del popolino, per distrarlo dai problemi reali, provvedendo in seguito a eliminare gli interessati, che sarebbero talora consapevoli del trucco e spie del potere, talaltra allocchi manovrati. Quando uno di loro si accorge della trappola, succede che provi a liberarsene, fingendo la morte.

Riguardo a Jim, abbiamo il commento di Ray Manzarek, secondo cui, se il cantante fosse vivo, avrebbe come minimo battuto cassa a più riprese: pare che i soldi gli piacessero molto.

E il flusso di visite alla “tomba” non cessa.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Ludo

    La storia di Jim Morrison di certo è complessa, molto interessante e lui resterà per sempre un mito. Ho visto la sua tomba a Parigi: nonostante le transenne ci sono ti fiori, poster, foto. Peccato però che l’articolo sia confusionario, forse eccessivamente lungo e dispersivo. Alcuni tratti sono ben scritto, ma in alcuni passaggi si rischia di perdere il filo del discorso. La bellezza dell’articolo è maggiormente associata all’argomento trattato.

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