Essere se stessi paga sempre, anche di fronte al Re Sole. “Le regole del caos” di Alan Rickman

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Se pensiamo a quanto sia difficile esprimere se stessi completamente quando si riceve un compito da un superiore, possiamo immaginare cosa significhi rimanere fedeli alle proprie idee quando chi assegna il lavoro, è il Re Sole in persona. Se a questo si aggiunge che la prescelta per l’incarico è una donna, allora il quadro delle difficoltà raccontate dal film di Alan Rickman è completo.

Tit. Orig. “A little chaos”, United Kingdomle-regole-del-caos
Genere: drammatico, commedia
Regia: Alan Rickman
Uscita Italia: 4 giutno 2015
Uscita UK: 17 aprile 2015
Uscita USA: 26 giutno 2015

Interpreti:
Kate Winslet: Sabine De Barra
Matthias Schoenaerts: André Le Notre
Alan Rickman: Re Luigi XIV
Helen McCrory: Madame Le Notre
Stanley Tucci: Filippo I di Borbone-Orléans

Eppure Sabine De Barra (Kate Winslet) ci riesce.
Donna volitiva, coraggiosa, pura e appassionata, lavora come paesaggista nella Francia del 17° secolo. Ama le sue piante e i suoi fiori in maniera naturale, si dedica a loro pienamente e in cambio ne riceve l’indipendenza, stato assai inusuale per una donna dell’epoca.“Io lavoro per me stessa” dichiara Sabine all’inizio del film a un gruppo di giardinieri concorrenti che la guardano sbigottiti.

La dichiarazione d’indipendenza di Sabine è anche il motivo del suo successo: è proprio la solidità di quello in cui crede che le permette di mantenere intatta la sua indole, anche quando le verrà affidata la realizzazione di uno dei giardini principali del nuovo palazzo di Versailles. La corte di Re Luigi XIV (Alan Rickman, nella doppia veste di regista e attore), con gli sfarzi, le seduzioni e il divertimento, ma anche con le rigide etichette, la paura e la falsità, si scontra con il caos visionario ma organizzato dei giardini di Sabine e con l’impetuosità, l’integrità e la dolcezza del suo animo.

Rose per il Re

Rose per il Re

Come una pianta robusta con radici profonde, lei non si adatta all’ambiente e rimane fedele a se stessa, anche quando si troverà a dover aprire nuovamente il suo cuore; per un nuovo amore con l’architetto di corte André Le Notre (Matthias Schoenaerts e per un vecchio dolore chiuso in un baule in soffitta.

La capacità di Sabine De Barra di essere se stessa e di seguire le sue inclinazioni naturali, senza farsi inquinare dalle dinamiche di corte, ha scatenato la mia visione emotiva: si può avere successo nella vita se non si segue la propria intrinseca disposizione d’animo?

Ecco, diciamo che Le regole del caos è il film perfetto per richiamare la teoria elaborata da James Hillmann nel suo libro “Il codice dell’anima”, per la quale esiste qualcosa in ognuno di noi che ci induce a essere in un certo modo, a fare determinate scelte e a prendere una via piuttosto che un’altra.
Questo qualcosa, secondo lo psicologo junghiano è il ‘daimon’, il ‘demone’ che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita e che rappresenta la nostra “vocazione” o “carattere”. Come una piccola ghianda dentro una quercia, queste qualità sono innate dentro di noi e la loro realizzazione è, secondo Hillmann, la missione della nostra vita.
Kate Winslet nella sua interpretazione della giardiniera di Versailles, colpisce nel segno e trasmette pienamente la forza del ‘daimon’ del suo personaggio, così come il film di Rickman è nel complesso un’ottima rappresentazione del conflitto tra il destino personale del singolo e quelli della collettività che lo circonda.

bivio

Bivio

La dissociazione dai nostri talenti naturali a cui ci costringe la nostra cultura, è sicuramente causa di grande infelicità per molti e in questo senso il film di Rickman offre un grande spunto motivazionale, perché mostra il successo che deriva dall’espressione delle proprie attitudini. Sicuramente è pure un film riuscito dal punto di vista della riproduzione delle dinamiche estetiche e relazionali dell’epoca, con un buon livello interpretativo del cast e che, con il racconto di una storia romantica a lieto fine, è destinato a un vasto pubblico.
Ma il vero perché di questa storia, è il potere destabilizzante dell’autenticità: la vittoria della sfida sociale e creativa di questa donna, che ci mostra come sia possibile tenere testa persino al Re Sole quando si è convinti che la strada intrapresa sia proprio la nostra.

Dream

Dream

“Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene.
Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione”
(M. Gramellini)

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Tamara V. Mussio

    Avevo già i programma di vedere questo film, solo per Alan Rickman, un attore a tutto tondo che merita moltissimo. Ora che ho letto il tuo articolo la cosa mi stuzzica ancora di più. Grazie per averne parlato.

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