Elliott Erwitt: il bianco e nero che strappa un sorriso

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A LUCCA LA GRANDE RETROSPETTIVA DI UNO DEI PIU’ GRANDI MAESTRI DELLA STREET PHOTOGRAPHY

 

“Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto. Non miro necessariamente a tanto, ma riconosco che si tratta del traguardo supremo”

E’ in questa frase dello stesso Erwitt che si racchiude la poetica di uno dei più grandi (e longevi) fotografi del 900, che ha fatto della ricerca dell’ironia e del grottesco uno dei punti di forza della sua carriera fotografica.

Fino al 30 agosto sarà possibile visitare la mostra “Elliott Erwitt. Retrospective” a cura di Maurizio Vanni, organizzata dal Lu.C.C.A.Lucca Center of Contemporary Art in collaborazione con la Magnum Photos di Parigi. L’esposizione è la terza di una serie di mostre organizzate con l’agenzia parigina, dopo quelle di Henri Cartier-Bresson e Robert Capa.

La mostra si snoda in 136 scatti in bianco e nero che ripercorrono 60 anni di carriera del celebre fotografo. Sono tanti i soggetti ritratti: bambini che giocano, scorci di New York, androni abbandonati che celano chissà quale mistero, cani parigini portati al guinzaglio.

 

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Elio Romano Erwitt nasce nel 1928 a Parigi da genitori russi di origine ebraica, trascorre l’infanzia a Milano fino al 1939, quando la famiglia emigra negli Stati Uniti a causa del fascismo. Non possiamo stupirci quindi di questo suo occhio vivace, che già da bambino aveva maturato un modo unico di vedere la realtà privo da preconcetti e sempre aperto al nuovo.

In America decide di cambiare il suo nome in Elliott e inizia a interessarsi alla fotografia frequentando la Hollywood High School di Los Angeles. Nel 1952, dopo un primo periodo europeo, dove ha iniziato la sua carriera professionista,  viene chiamato dall’ esercito americano come assistente fotografo, continuerà comunque a fotografare per varie pubblicazioni e come freelance per riviste quali Collier’sLookLife e Holiday o aziende come Air France e KLM.

Durante le sue escursioni newyorkesi in cerca di lavoro, avviene l’incontro con fotografi del calibro di Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che apprezzano a tal punto il suo lavoro da diventare per lui veri e propri mentori.
Ed è Robert Capa ha invitarlo formalmente in qualità di socio fondatore a unirsi alla famosa agenzia Magnum Photos nel 1953.

Ma i lavori per l’agenzia erano solo una parte della sfaccettata personalità più complessa e ambivalente. Pur avendo svolto il servizio militare in Europa come assistente fotografo presso l’US Army Signal Corps, non è mai stato un fotoreporter d’assalto o un fotografo di guerra. Alcuni suoi scatti sul campo presenti alla mostra dimostrano questa sensibilità nuova, di chi non vuole solo documentare il conflitto, ma vuole far riflettere. Le sue foto non sono altro che la testimonianza dell’umanità che sopravvive alla tragedia che sta dilaniando l’Europa.

 

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Erwitt ha ritratto la storia e i personaggi-chiave degli anni Sessanta, da Kruscev a Nixon, da Marilyn Monroe a Che Guevara, ma sempre cogliendoli nel loro ambiente e mai in pose ufficiali, rendendo “umani” anche personaggi più inarrivabili.

E’ da molti definito l’erede della tradizione fotografica che rese celebre Henri Cartier-Bresson, basata su un’ottima capacità di bilanciamento fotografico e sull’ istintiva sensibilità nel “cogliere l’attimo”. Ma il lavoro di Erwitt ha uno stile autonomo e riesce ad emergere con originalità nel panorama della fotografia del Novecento grazie a un taglio molto personale in cui domina la libertà creativa, il divertimento e l’attesa dell’istante, inteso come un flusso naturale e spontaneo privo di una progettazione. La mostra che si presenta infatti come una incredibile collezione di scatti rubati, è completamente composta da foto  in bianco e nero e  sottolinea con delicatezza il carattere a volte comico di situazioni quotidiane, con una predilezione per scorci e scene di strada, spesso all’ insaputa dei soggetti ripresi. Situazioni e soprattutto animali, come i tantissimi cani parigini immortalati nei suoi lavori, ai quali lui stesso dedica alcune monografie.

 

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E’ una sensazione forte quella che si prova guardando le tante scene proposte dal fotografo, sembra quasi di entrare nella vita degli altri, senza essere sorpresi, di entrare a far parte di quel momento in un’onda di coinvolgimento, per poi uscirne con uno sguardo nuovo.

 

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“Con il colore si descrive, con il bianco e nero s’interpreta” dice Erwitt. Chi l’avrebbe mai detto?

Meno colore, più immaginazione.

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Chica

    Un bellissimo articolo, che riporta in maniera puntuale e emozionante la vita e l’opera di un autore che non conosco bene. è bello scoprire il mondo e la storia che passa non soltanto attraverso gli eventi tragici noti a tutti, ma anche attraverso esempi di fascino, di arte, di bellezza. Un occhio differente in grado di osservare con un’altra visuale, forse andando in più a fondo, tentando di scorgere un particolare che a altri sguardi sfugge. Grazie davvero!

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    • Martina

      Grazie mille a te ! La bellezza del raccontare sta proprio nella curiosità che esplode in chi legge dall’altra parte. E’ un gioco a due e non c’è cosa più bella!Grazie ancora, M.

      Rispondi

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