Blatter, una fame infinita di potere

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Sofocle (496 a.C. – Atene, 406 a.C.), considerato uno dei maggiori poeti tragici dell’antica Grecia, disse: “Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere”. Un’affermazione attualissima che credo possa spiegare come, anche un semplice uomo nato in un piccolo paesino svizzero, dopo aver racimolato popolarità e tanti soldi, diventi ossessionato dal potere. La trasformazione che avviene nell’essere umano desideroso e avido di potere forse, nel bene o nel male, ci può far capire qualcosa in più del suo essere e della sua personalità.

Si racconta che Sepp Blatter, nato a Visp (paesino del Canton Vallese con appena 7 mila abitanti), 79 anni, da ragazzino facesse l’attaccante (pare segnasse tanti gol a detta sua). Col passare degli anni comincia ad appassionarsi di romanzi di spionaggio e film noir americani. Una giovinezza davvero movimentata: ha raccontato di aver fatto il militare, il cronometrista, il giornalista oltre ad essere stato uno dei responsabili delle pubbliche relazioni della Longines (gli orologi di Agassi) grazie all’amicizia con Horst Dassler, figlio di Adolph (mister Adidas), oltre al segretario della federazione di hockey su ghiaccio. Pian piano, il giovincello svizzero comincia a crescere e ad accumulare esperienza e pure i suoi incarichi cominciano ad essere sempre più di spessore. Negli anni Settanta è delegato della squadra svizzera alle olimpiadi del 1972 e del 1976 oltre ad essere, ancora oggi, direttore dei progetti di sviluppo alla Fifa dal 1975. Negli anni Ottanta diventa segretario generale del calcio mondiale. Si arriva agli anni più vicini a noi, gli anni Novanta, dove diventa direttore esecutivo poi presidentissimo dal 1998 (si narra che costrinse Lennart Johansson a ritirarsi prima della votazione finale). In mezzo a questi anni e a questi incarichi sempre più altezzosi, la carica più gloriosa: presidente della “World Society of Friends of Suspenders”.

Sepp, sempre elegante e pacato, negli anni dei suoi incarichi (esattamente 34, 17 da segretario e 17 da presidente) è passato attraverso accuse e presunti scandali, Mondiali assegnati tra le polemiche ma, ne è sempre uscito “ pulito”.

Tra il ’97 e il ’99 comincia la sete di denaro: gli vennero contestati pagamenti non autorizzati dai conti Fifa. Champagne, vestiti, gioielli, alberghi. Spese pazze: nel ’99 c’è pure un sollecito da parte dell’ufficio finanziario per 44 mila franchi svizzeri, ma il capo contabile converte la cifra in un rimborso per la diaria. Cosi dell’inchiesta, archiviata, Sepp ebbe da dire: “Ogni accusa è stata respinta”. Sin dagli inizi, quindi, Il buon Blatter si rende conto di avere tante possibilità, ed in particolare di essere protetto e quasi unanime da ogni colpa, approfittandone.

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Conferenza stampa dopo la quarta rielezione a presidente della FIFA.

Sin dal momento del suo insediamento alla Fifa il giro di denaro sporco funziona bene. La volta in cui rischiò più di tutte fu quando qualcuno versò un bonifico su un conto dove non sarebbe dovuto arrivare. Era l’inverno del 1998. Un milione di franchi viene depositato sul conto Fifa, versato dall’Isl (International Sport and Leisure), la società dalle cui ceneri poi sarebbe nata Infront (colosso dei diritti tv di cui il nipote di Blatter ne è stato amministratore e presidente). Fa capire, sin da subito, chi comanda e come devono andare le cose (tutto per i suoi interessi).

Siamo agli anni 2000 e non poteva mancare un altro scandalo. Il mondiale del 2006 viene assegnato alla Germania. A decidere dicono sia stata l’astensione di Dempsey, filosudafricano. Favoritismi che vennero poi fatti, nel 2010 a favore del Sudafrica (vittorioso sul Marocco). Blatter parlerà del caso solo nel 2012 quando ormai i giochi sono stati fatti.

L’anno successivo un altro caso scuote la Fifa: Isl, l’agenzia che gestiva i diritti tv, fallisce. Ne nasce un caso di tangenti pagate dalla Isl a Teixeira e altri alti dirigenti. Anche in questo caso Blatter ne esce alla grande: assolto.

Nel 2002 il “buon” Sepp guadagna come Bush e Kofi Annan, capi supremi di States e Nazioni Unite e con gli anni prova, oltre a sperperare denaro e a dispensare mazzette, a combinare qualcosa di buono e a cambiare due o tre regole (alcune assurde) del calcio. E’ stato uno dei promotori dello spray dell’arbitro, le espulsioni a tempo contro i simulatori, la normalizzazione dei gol in trasferta (nelle coppe), la demonizzazione del fallo da dietro, la limitazione degli stranieri, il Mondiale ogni due anni. Non ha mai visto di buon occhio la moviola in campo (forse la cosa che più serve al calcio d’oggi). Non gli è riuscito praticamente nulla, ma quello che più conta (per lui) è che sia rimasto incollato alla poltrona per 17 anni. George Orwell affermava una massima che credo Blatter (ma non solo) condividerebbe in pieno: “Sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo”. I suoi nemici hanno rivelato che sarebbe disposto a rinunciare ad un milione pur di avere una carica. Ciò dimostra quanto Blatter sia profondamente malato di potere, quello che ti fa essere il più importante di tutti e che ti fa fare quello che vuoi (anche a discapito di altri).

Jack Warner, un altro dei grandi inquisiti dell'ultimo scandalo FIFA.

Jack Warner, un altro dei grandi inquisiti dell’ultimo scandalo FIFA.

Si arriva al 2006: un’inchiesta stabilisce che la famiglia di Warner, presidente Concacaf, si sarebbe arricchita per 900mila dollari con la vendita dei biglietti per i mondiali disputanti in Germania e vinti dall’Italia di Marcello Lippi.

Quattro anni più tardi (2010) si arriva ai mondiali del Sudafrica. Anche qui non mancano le polemiche e gli scandali per la vittoria dei sudafricani. Quando il Sudafrica vinse, a discapito del Marocco, si parlò di un indennizzo per lo “scippo” del 2006 quando per una strana astensione si aggiudicò il mondiale la Germania. Adesso, ai giorni d’oggi, si parla di dollari (10 milioni) per Jack Warner, sempre lui (si è consegnato alla giustizia): soldi che però sono passati per conto della Fifa. Il presidente federale sudafricano Danny Jordaan dice che quello fu solamente un contributo per lo sviluppo del calcio nella Concacaf, cosa che richiederebbe spiegazioni ma da Zurigo tutto tace. Non se ne sono accorti? Un interrogativo che forse non riceverà mai risposta.

Nel 2011, alle elezioni della Fifa, sembra che finalmente qualcuno possa scalzare dal trono Blatter. Bin Hamman sembra in grado di vincere. Ma anche qui non mancano le sorprese. Anche il buon Bin Hamman viene scoperto con le mani nel sacco. La fifa investiga su di lui e fu scoperto a pagare i nordamericani, sempre tramite l’ormai “gira soldi” Warner, per essere eletto. Bin Hamman dopo tutto si ritira e rispiana la strada ad un nuovo successo di Blatter. Gli sfidanti di Blatter sono pochi e qui pochi che si presentano spesse volte sono peggio di lui o meglio, vogliono far di tutto per vincere e percorrono strade poco lecite. Per il potere, anche loro, sono disposti a tutto.

Andando indietro di un anno si assiste ad una doppia assegnazione: vincono Russia 2018 e Qatar 2022. Ci fu corruzione? La commissione etica Fifa archivia. Ma i sospetti per un “rapporto” addomesticato rimangono. Dalle ultime indiscrezioni, sembra che sia Russia 2018 che Qatar 2022 siano state comprate con un giro mazzette a destra e a manca da capogiro. Questi due eventi e le loro assegnazioni poco regolari hanno scatenato ulteriori indagini in questi ultimi mesi e si è scoperto un giro d’affari che comprendeva parecchi dirigenti della Fifa.

Mercoledi 27 maggio 2015 esplodono due inchieste clamorose. Una in America, dove Fbi sbarca sulle macerie Fifa: arresta con un blitz all’alba sette dirigenti autorevoli riuniti a Zurigo per il Congresso e poi, in un videoconferenza mondiale, elenca una striscia squallida di accuse, 47 reati compresi corruzione, riciclaggio ed estorsione, svolti per 24 anni. Dall’altra parte l’inchiesta svizzera, iniziata a novembre su input della Fifa, che blocca conti correnti di dirigenti e suggerisce quello che ormai era cosa nota: che i mondiali di Russia 2018 e Qatar 2022 siano stati comprati, minacciando di cambiare la geografia dei prossimi mondiali. Succederà? Visto il giro di interessi e i poteri forti che sono a capo di Russia e Qatar si dubita fortemente. Il signor Putin appena sentita la notizia del blitz americano dell’Fbi ha accusato gli americani di fare i loro soliti giochi sporchi accusandoli di voler sabotare il Congresso che di li a poco si sarebbe svolto per l’elezione del futuro presidente della Fifa. Putin spalleggia Blatter ed è ovvio capire il perché visto l’assegnazione del mondiale, mentre l’America è favorevole ad un cambio al vertice. Si rievoca la guerra fredda ma credo che sia fortemente fuori luogo e che non ne valga la pena, per nessuno. Gli interessi sono tanti ed ognuno è pronto a giocare sporco e a fare i propri, di interessi, non guardando in faccia a nessuno.

Venerdi 30 maggio 2015 si assiste al congresso che eleggerà il nuovo presidente della Fifa. I due candidati sono Sepp Blatter e il principe Ali. Gli scontenti sono tanti. Un cambio lo auspicano in molti ma come volevasi dimostrare non cambia nulla. La potenza di Joseph è dirompente e si aggiudica nuovamente la carica di presidente. Ali si ritira dopo la prima votazione, rendendosi conto non avrebbe avuto comunque la possibilità di vincere. Con la nuova rielezione di Blatter, per la Fifa iniziano i guai. Le indagini sulle mazzette e sugli scandali delle assegnazioni pilotate non termineranno, anzi. L’Fbi non dimentica.

Il nemico giurato di Blatter. Michel Platini.

Il nemico giurato di Blatter. Michel Platini.

Michael Platini, acerrimo rivale di Blatter, presidente dell’Uefa, sperava di sbarazzarsi di Blatter. I due non si sono mai amati e si sono sempre fatti la guerra. Lo stesso Platini però era conscio della difficoltà di vedere qualcun altro al posto di Blatter. L’ormai ottantenne svizzero è una roccia e quando si presenta sul palco per l’ultima volta dice: “l’età non è un problema. Ci sono cinquantenni che sembrano più vecchi”. Uno spirito allegro da uomo consapevole di aver portato a casa un altro gran bel risultato, nonostante tutto. Al momento della vittoria, sul palco del congresso commenta: “Vi voglio bene, amo il mio lavoro, grazie per la fiducia”. Gli scandali usciti nei giorni precedenti non lo spaventano e non lo piegano minimamente: “E’ stato un cataclisma. Mi prendo la responsabilità di quanto accaduto, ma non abbiamo bisogno di rivoluzione, solo di evoluzione. Dobbiamo ridare lustro al nome della Fifa con un leader forte e di speranza. Da domani mattina cominceremo a farlo”. Un’idea progressista, forse non da ottantenne. Lo spirito non gli manca. Vuole continuare a colmare la sua sete di potere.

Intanto, mentre all’interno del quartier generale della Fifa si svolgeva il congresso, all’esterno al mattino si è svolto un sit-in di protesta per ricordare gli operai morti per fatica, stenti e malnutrizione nel deserto qatariota in preparazione dei mondiali del 2022. Oltre 1400 in meno di cinque anni, che di questo passo si tramuteranno in 62 morti per ogni partita giocata. A loro chi pensa? I potenti ci pensano? Fanno costruire stati fatiscenti ai limiti del disumano. Strutture enormi che una volta finita la competizione verranno abbandonati. Ma gli operai morti se ne vanno e non ritornano. Forse occorre più senso di civiltà e meno fanatismo. Ma i soldi e gli interessi che ci sono sotto non porteranno a nessun cambiamento, purtroppo. Alzare la voce serve, ma fino ad un certo punto perché i poteri forti comunque sia hanno la forza per zittire e insabbiare tutto.

Jerome Valcke, segretario generale della FIFA, ancora al suo posto.

Jerome Valcke, segretario generale della FIFA, ancora al suo posto.

Si pensava che nonostante gli scandali e la nuova rielezione le acque si calmassero ma al contrario si sono agitate ulteriormente. Sepp Blatter martedi 2 giugno dà le dimissioni da presidente della Fifa. Con grande stupore, spiazza tutti e per la gloria di molti lascia l’incarico. Non sorride, non scherza, non ammicca l’occhiolino. E’ cupo, ha gli occhi bassi e parla a bassa voce: “L’appoggio ricevuto non sembra essere condiviso da tutti nel mondo del calcio. Per questo offro la mia rinuncia. Prendo questa decisione per ripulire l’immagine della Fifa, che a fronte di fide nuove non si ferma, ha bisogno di un profondo cambiamento. Non voglio restare, adesso sono libero da vincoli di un’elezione e sarò in grado di concentrarmi sulle prossime riforme”. Sembra che il motivo principale delle sue dimissioni siano le rivelazioni avvenute sul New York Times dove si dice che la tangente di 10 milioni per i mondiali in Sudafrica fu autorizzata dal segretario generale della FIFA Valcke (che non ha minimamente pensato di fare un passo indietro e dimettersi). Lui smentisce, ma l’Associated Press pubblica l’email firmata.

Una mossa senz’altro strategica per cercare di svincolarsi. Le sue sono delle dimissioni pressoché finte. Resterà comunque alla guida della Fifa fino al prossimo congresso straordinario che verrà eletto tra dicembre e marzo (quello normale è fissato per il 13 maggio 2016).

In poco più di nove giorni si è assistito a un vero e proprio sconvolgimento della dirigenza del calcio mondiale. Dal blitz dell’Fbi nel mega hotel di Zurigo, alle dimissioni, o meglio alla promessa di dimissioni, del grade capo.

Il padre padrone del calcio “lascia” il trono dopo averci passato una vita intera. La decisione di dimettersi dopo appena quattro giorni dalla rielezione lascia molto perplessi. Non si è fatto mancare, nelle interviste del giorno dopo, critiche a Michael Platini dicendo “non dimentico” e minacciando ritorsioni nei suoi confronti. Si narra che con il potere in mano, anche le riforme dell’Esecutivo potrebbero essere guidate da Blatter, con una nomina di un successore-erede. Ma di mezzo rimane l’Fbi che pare lo abbia inserito tra gli indagati. Insomma non saranno rose e fiori per il signor Blatter che siamo pronti a scommettere che farà di tutto per metterci lo zampino anche nella candidatura del suo successore.

Credo che tutta questa triste vicenda si possa riassumere con una chicca di Edmund Burke che disse: “Quanto più grande è il potere, tanto più pericoloso ne è l’abuso”. I signori che si trovano a governare (dalle massime cariche dello sport alla politica) dovrebbero fare tesoro di queste parole. Cavalcando l’onda del potere e della gloria, si incappa nell’errore di credersi invincibili. Si accresce notevolmente il proprio ego che si alimenta di questo e ne richiede sempre di più e non ne vuole sapere di abbandonare questa finta gloria. L’abitudine ad uno status di vita come questo porta a stravolgere la propria vita e a viverne un’altra, forse finta, forse apparente che prima o poi finisce e rischia di lasciare il vuoto, sia dentro che fuori il proprio essere.

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